lunedì, 24 marzo 2008, ore 15:30

240308-0009E' arrivata la primavera, ma un ultimo colpo di coda l'inverno lo voleva dare. Così stamattina, la mattina della pasquetta, degli spuntini all'aperto, dei festeggiamenti, dei tanti inviti a stare in compagnia hanno invece portato a un giretto, quello solito che faccio in notturna, ma stavolta in pieno giorno. Ma il motivo è particolare, certo è bello anche di giorno, ma oggi le cose sono cambiate in pochi minuti e c'era da godersi lo spettacolo. Questo è infatti quello che vedevo mentre passeggiavo con cautela tra i fiocchi enormi che cadevano veloci sul parabrezza dell'auto e gli alberi attorno a me che invece li accoglievano e se ne vestivano impallidendo e riempiendosi di quel fascino invernale che non sono più abituato a vedere, soprattutto in periodi come questo. Così, contento come un bambino sono rientrato a casa, finalmente solo mia per un giorno, vuota, di quel vuoto che cerco spesso per riempirmi di me stesso e godermi di quello che sono, perso in pensieri, parole, piccoli gesti e sogni di coloro che per me rappresentano davvero tanto, io che vivo e pulso anche tra le tre e le quattro del mattino in immagini di viaggio descritti al telefono, o in pomeriggi in cui senza saperlo riesco a dare calore anche solo scaldando mani infreddolite, le stesse che mi scaldano il cuore con un fiocchetto appeso ad un bracciale, o ancora nel sentire speranza e augurio in chi sogna di me senza che io ci sia davvero e che mi cerca in continuazione con qualsiasi scusa, e non serve dire perché, non serve spiegare né ribadire, le parole a volte non servono. A volte.240308-0011 E mentre mi accingo a preparare quel poco che so di cucina riempio anche il camino con un poco di legna, contrasto bellissimo il paesaggio bianco che filtra dalla finestra e il bagliore e il calore della fiamma che si propaga nell'ambiente. Nelle situazioni più difficili si vede quel che siamo davvero, quanto siamo pronti a sopravvivere e quanto siamo capaci di capire quanto freddo abbiamo dentro. Attendo in poltrona con un libro in mano che venga l'ora, l'ora di partire. Anche oggi non mi esimo dall'andare a fare quello che il lunedì notte, qualsiasi lunedì sia, faccio sempre.
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martedì, 04 marzo 2008, ore 17:48

Viaggio nel paese della Fatgirl, mancavo da un po' e mi ha fatto davvero piacere reinmergermi nel suo mondo, il solito mondo di corse, di fretta e di ritardi cronici dove anche l'orologio rimasto all'ora legale va avanti di quindici minuti. Gli orari in questo mondo sono sballati, non sono orari compatibili con la "normalità" del quotidiano comune, quindi zaino con vesti di ricambio nel cofano, nell'eventualità di pernottamento.

Trovarla che corre tra bagno e camera nel suo vestirsi e svestirsi è ormai usualità, quella stessa che mi e ci permette di considerare quasi nullo il tempo in cui non ci vediamo. E il suo gatto che mi sale sulle ginocchia a farmi le fusa come fossi una persona di casa, mentre aspetto  osservo il suo correre avanti e indietro e il chiedere consigli anche a me che posso dire al massimo "si, mi piace" oppure "no, era meglio l'altro".

Serata musicale, quindi appuntamento col resto del gruppo per sistemazione strumenti e preparativi. In mezzo ai vicoli stretti e tortuosi un locale, un circolo che ci vai solo se sai che esiste, altrimenti vedi la porta e pensi a uno scantinato. E invece dentro è carino, migliorabile ma carino, troppo soffuse le luci magari, ma ci si può stare. Sorrisi di chi già mi conosce e sguardi straniti, io sono "l'amico", ma chi non sa o non vuol sapere pensa diverso e diffida, per natura o per preconcetto, ma non mi pesa, sono abituato a chi non capisce, quindi anche a chi diffida.

Aiuto per quel che posso, osservo, rido. E' bello e mi mancava, vedere e sentire l'elettricità del legame che la musica riesce a fornire, non tanto il suonarla o cantarla quanto il volerla trasmettere e diffondere, consapevoli poi di chi la gusta e chi la giudica, chi la sente e chi la capisce, e anche di chi la critica. Ce la si gusta negli sguardi e nell'impegno di chi la gode e la emana, anche solo mentre si montano e si sistemano gli strumenti.

Attesa dell'inizio, ultimi accordi e regolazioni, poi via, si parte. Repertorio diverso da quello solito, ma godibile e allegro, e il trasporto sale, mi prende e mi solleva, e vado via e mi perdo, qualcuno mi parla ma non sento niente, come solito ripercorro cose che non vivo più, attimi di gioia e momenti di malinconia, speranze e paure si rimescolano nelle mie viscere, la calma impetuosa del momento che prende il posto della fretta da panico mi rimette in circolo cose che scaccio senza successo ormai da tempo, cose distanti ma non in quel momento.

Un applauso, poi due, tre, non so quanti ne faccio, quanti se ne fanno, la musica che mi passa accanto e quella voce che tanto mi scalda sono un tutt'uno con quello che sono e che non sono, ne apprezzo ogni nota e me la gusto accordandola a sogni e immagini che prendono forma o che saltano fuori da luoghi lontani dove erano riposte. Pausa, si siede accanto a me, parlottiamo un po', esco anche io a respirare un po' di aria artificialmente invelenita altrui, poi si riprende, altro giro, altro regalo.

L'orario di stop è ben definito, lo si sfora del canonico quarto d'ora e si inizia a smontare tutto nell'attesa di mangiare qualcosa nella penombra poco romantica del locale stesso. Due battute, due risate, qualche sguardo nei miei confronti un poco si scioglie, è evidente, c'è meno tensione che all'inizio, ma d'altronde ho cercato di allentarla volutamente, e credo di esserci riuscito, non perchè ci tenga particolarmente, quanto perchè ingiustificata.

Cambio di rotta, qualcuno va a casa a dormire, noi ci trasferiamo di luogo, lei mi chiede che intenzioni ho per la serata, se trattenermi e dormire in questo mondo per ripartire l'indomani mattina oppure partire direttamente, decido per la seconda, così mi sveglio nel mio letto senza sorbirmi il viaggio al mattino. Andiamo a fare due puntate al bingo, passiamo un'altra oretta a divertirci, e dopo aver vinto ben 3,06 euro di cinquina senza ricevere i miei sei sudatissimi centesimi decido che è ora, sono quasi le tre nell'orologio "normale", e al mattino la sveglia suonerà all'orario "normale" per andare a lavoro.

Saluto e ringrazio per la serata, con la coscienza sporca per essere in credito di ben tre euro con lei senza essermeli fatti restituire, la tranquillizzo dicendole che non ho sonno e non sono stanco ma le prometto di chiamarla appena arrivo a casuccia, e parto, cosciente di lasciare qualcosa in quel mondo che mi riporterà prima o poi a tornarci.

Il viaggio è tranquillo, nessuno in giro a quell'ora se non qualche camion, l'andatura è sostenuta, il limite è superato ma non di tanto, la strada scorre via sotto le note di altra musica regalatami e ormai penetratami dentro, due terzi di viaggio e il cellulare squilla, lo sapevo e aspettavo, anche lei sta tornando a casa ma ci arriva in ben poco tempo, continuiamo a parlarci finchè non arrivo anche io, con qualche pausa per mancanza segnale, e rimango un pò in macchina sotto casa a parlare con lei, di tutto e di niente, cose importanti e cose frivole, ma è un discorrere che è piacevole sempre, così diversi e così legati, sono fortunato. Un saluto affettuoso e appuntamento al prossimo viaggio fuori dal mondo, dal mio mondo, per entrare in un altro, così diverso ma non meno accogliente nè noioso.

Non lo è mai con lei, non lo è mai stato, bella cosa l'amicizia.
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venerdì, 22 febbraio 2008, ore 15:31

Attimi e lacrime in parole che scorrono via, lisce e veloci come un fiume in cui mi immergo per non star fuori a guardarmi. Troppe le domande, forse solo una, sento troppo tutto quanto, meglio farlo immerso in storie altrui, vere o romanzate, facendo quel che faccio da sempre senza esserne mai troppo coinvolto come ora. Ascolto e vivo senza sentire il tempo che scorre via, quasi stupendomi di come ogni tanto mi ritrovo a parlare, ascoltare e scambiare sensazioni con chi, così uguale e così diverso, mi avvolge con sé in un tempo infinito e un fuso che non è il mio ma che ogni volta mi prende con sé senza che io me ne accorga. E stavolta le parole mi escono con la semplicità di quando le scrivo, molto più compresse e vive, ma sempre mie e sempre sentite. Niente consigli, solo opinioni, solo emozioni e analisi esterne, seppur da coinvolti e già reduci. Il tempo non cambia quel che di bello trovo ogni volta, forse quasi lo rafforza, lo riempie, e non per quel che viene detto, ma per come viene fatto e per quello che in tutta la sua semplicità rappresenta.
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venerdì, 15 giugno 2007, ore 01:56

Ultimamente mi è capitato di conoscere dell persone tramite web, tramite internet, tamite la Rete. Ho sempre reputato questo un mezzo di comunicazione freddo. Freddo perchè senz'anima, non riesce a dare appieno il calore, la dolcezza, la melodia che una voce può esprimere, anche solo via telefono. Un testo scritto su un monitor va anche saputo scrivere, bisogna riuscire a darle l'intonazione giusta per far capire all'interlocutore lo stato d'animo di chi scrive, e non è affatto semplice. Ho frequentato chat, fequento tuttora dei forum, comunico con delle persone via msn o similari, e spesso si deve ricorrere a faccine, emoticon e simboli vari per poter far capire a chi sta dall'altra parte del monitor con che emozione vuoi comunicare una certa cosa. Spesso ci si può capire male, si può fraintendere, si può interpretare in modo totalmente diverso da come uno scrive il senso dello scritto stesso, e questo nonostante la sintonia che si può avere con una persona. Ma non è mai lo stesso che incontrare la persona, non è mai lo stesso che sentirla, vederla, toccarla. Sentire una voce dopo averla "frequentata" via web è un'altra cosa. Ogni parola, ogni più piccola intonazione, ogni perplessità, ogni imbarazzo ed emozione sono lì, le tocchi, le puoi sentire, le puoi avere addosso. A volte ci si ritrova ad ascoltare incantati, senza nemmeno sapere come e perchè, estasiati da una voce dolce, che ti porta via da quel che fai, che non hai nemmeno il coraggio di interrompere per qualsiasi motivo, perchè ti piace, perchè te la godi, perchè la senti tua, la senti accarezzarti a ogni sillaba. E a volte non serve dover fare discorsi sensati o argomentazioni impegnate, bastano anche piccole cose di tutti i giorni, cose comuni, cose che qualcuno definirebbe sceme, poco importanti, ridicole, e che invece se ascoltate hanno un senso, hanno calore e provocano emozione, perchè da essa nascono, per essa provocano altre reazioni come risatine imbarazzate o sospiri. E ascolti chi sa trasformare in parole sensazioni ed emozioni, e ti accorgi che le vivi tu stesso assieme a lei, pur stando magari in silenzio ad ascoltare, a viverle, a sentirle tue. E a malincuore, quando arriva il momento di interrompere, speri di non essere tu a doverlo fare, speri in qualsiasi cosa, una interruzione telefonica, l'aver finito il credito, la batteria del telefono che si scarica, qualsiasi cosa pur di non dover essere tu a dover dire che non c'è tempo, che il tempo è finito, che si deve rimandare alla prossima volta. E invece lo devi fare, proprio per quei motivi che non vorresti esistessero, non in quei momento, non in queste situazioni. E quando chiudi già ti manca, già la brami, già vorresti premere nuovamente il pulsante e richiamare, subito, all'istante. Ma non puoi, non subito. E allora attendi, magari invano, perchè i motivi sono tanti, perchè non c'è solo questo, e pensi purtroppo che è così. E torni allora con la mente in quella spiaggia, in attesa di chissà cosa, di spaventoso o di meraviglioso, o di spaventosamente meraviglioso. Ma intanto quella voce la senti sempre, e speri che non diventi triste mai, che rimanga sempre come quando la ascolti, come quando la senti sospirare, ridere, parlare, spiegare senza spiegare, come quando la senti e basta. E la vuoi felice, come te quando sai che lo è.
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mercoledì, 30 maggio 2007, ore 23:25

Giornata particolare oggi. Era un pò che aspettavo notizie da Angie e alla fine stamattina ci siamo sentiti, ci siamo scritti. Novità buone, sta bene, il peggio è passato, sembra serena e tranquilla. Sono contento. Le ho chiesto se ci vediamo qualcuno di questi giorni, ha detto di si, mi farebbe davvero piacere. Non so se sia una coincidenza, ma ieri eravamo al cinema con amici e la sorella era con noi. Saranno stati spontanei quei messaggi oppure la sorella ha "imboccato" la comunicazione? Poco importa, alla fine ci siamo sentiti ed è questo che conta.

La sirena poi mi ha cercato questo pomeriggio al telefono, abbiamo parlottato, le ho chiesto se aveva letto qua; ancora non lo aveva fatto, quindi non sapeva dell'omissione. Infatti era tranquilla. Ha letto stasera e mi ha scritto che doveva pensare e che poi ne avremmo parlato.  Doveva pensare... A cosa? A me? Al fatto che non ho parlato? O a quello che non ho detto? Aspetto e vediamo, quando parleremo saprò.

E poi questo pomeriggio mi ha riscritto Lei. Bisogna che le do un nome, un nick, un appellativo, altrimenti qua non si capisce mai niente. Facciamo che la chiamo la Germanica, per motivi che non sto a spiegare. Bene, mentre rientravo a casa dal lavoro e tra i tanti pensieri che mi ronzavano per la testa mi soffermavo a pensare come stesse oggi visto che ieri non l'avevo sentita il suono dei messaggi nel cellulare si attiva e compare il suo nome. Per dirmi cosa? Un collega oggi compie gli anni. Ok, non lo sapevo e mi ha fatto piacere essere avvisato. Con la scusa abbiamo messaggiato un pò, le ho chiesto come stava, ha detto abbastanza bene. Quando si usa la parola "abbastanza" solitamente sta a significare "non tanto ma si va avanti". Ok, mi basta, il tono dei messaggi l'ho tenuto su con qualche battuta a cui ha risposto vivacemente, e mi ha anche promesso una crostata. Bene, sono contento.

Vado a cenare e poi a nanna. Non so il perchè ma sono stanco la sera questi giorni. Forse il tempo che fa le bizze, anche se solitamente non ne risento. Mah...
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mercoledì, 04 aprile 2007, ore 21:37

Io: Pronto?

Lei: Ciao, sono io. Sei a lavoro?

Io: Si.

Lei: Io sto rientrando a casa, ho finito di lavorare poco fa. Volevo chiederti, ma hai qualcosa? Ieri sembravi stranino quando sei passato...

Io: Mmm, no, perchè?

Lei: Boh? Mi sembravi strano...

Io: Boh? Non mi sembra... [Ero strano si, ero blindato, quella saracinesca ha fatto scendere anche barricate di pietra, mura fortificate, tempeste magnetiche, barriere infrangibili, orde di mostri armati fino ai denti (anzi, erano armati anche quelli), stuoli di guerrieri spartani (ho visto "300" al cinema) e chi più ne ha più ne metta, e solo perchè ho osato guardarti negli occhi...]

Lei: Ok, va bene, era solo per sapere. Ci sentiamo in settimana?

Io: Ok, non c'è problema [Non penso ci siano problemi, forse era solo ieri che ero un pò vulnerabile, ho visto in tv "The Terminal" e la storia di Tom Hanks con la hostess mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi, il tutto ovviamente provando a non farmi vedere dai due colleghi di 118... Era un pò che non mi succedeva, credo fosse solo un momento di sbandamento, tornerà tutto nella norma, vedrai!]

Lei: Ciao ciao

Io: Ciao...
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