mercoledì, 14 maggio 2008, ore 15:56

Perchè finisco per sentirmi in colpa anche se so bene che non deve essere così? Episodi passati hanno portato un rapporto a essere in un primo momento buono, poi ad essere di maggiore confidenza, infine ad assumere sembianze di amicizia. Le cose sembravano andar bene, ma la troppa confidenza a volte genera aspettative, e le aspettative abbassano le difese e scoprono settori vulnerabili, talmente vulnerabili che sono stati colpiti da cose futili e idiote. Sul momento sembrava finita là, mi sono detto che no, non ce la si poteva prendere per una cosa simile. Eppure è stato così. Da buon cinico e stronzo mi adeguo alle situazioni pur senza volerlo, però quando prendo posizione poi è dura, molto dura spostarmi. Così per qualche anno quello che sembrava un bel rapporto è diventato indifferenza quasi totale, parole spiccicate e forzate, forzate dal vedersi ogni giorno perché si fa parte di quell'ambiente e si deve collaborare. Tutti si sono accorti, tutti hanno provato a parlarci, prima con la controparte, poi con me. Pian piano il gelo d'oltreconfine si è sciolto, ma di qua è rimasto, eccome se è rimasto, e per lungo tempo anche. Tanto che alla fine sembrava che la colpa di tutto fosse addirittura la mia perché rifiutavo ogni tipo di approccio che andasse oltre discorsi che non riguardassero l'ambiente. E non me ne importava niente, come al solito. C'è voluto molto tempo, molto, però le cose alla fine sono migliorate di parecchio, ma ovviamente non può essere più come prima. Così adesso mi ritrovo a sentire nuovamente confidenze, cose private, cose personali, inviti in casa, trattamenti gioviali e  sereni, ma il muro rimane ben saldo. Me ne dispiace, un po' mi sento in colpa per non dare quanto ricevo, ma è già successo e non risuccederà. E non è colpa mia, non l'ho voluto io, tutti fanno degli errori, ma dagli errori si impara, si impara a proteggersi, si impara a non rifarli e a non recare danno, e io non ho tempo né voglia di richiudermi come avevo già fatto. Peggio per me, peggio per lui.
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venerdì, 02 maggio 2008, ore 10:50

Eh si, non so cosa farci...

Mi dico sempre di non farlo, di lasciar perdere, e invece persevero.

Stamattina scena già vista in ufficio, parcheggio la bimba ed entro, i miei due colleghi parlano col capo, discutono partendo dal vaffa day di Grillo per continuare con AnnoZero, la trasmissione di Santoro, e del fatto che ci fosse come ospite Sgarbi che come al solito ha dato spettacolo.

Non ho visto niente ieri, quando di sera sono tornato a casa mi sono buttato sul divano e mi sono anche appisolato a sognare.

Volente o nolente sento quello che dicono. Mi contorco lo stomaco a cercare di star zitto, delle cose dette dal capo sono segno solo di faziosità e ignoranza, ognuno ha la sua opinione e mi va bene, purchè supportata almeno da un minimo di cultura, e invece niente, lui ha la verità rivelata in mano.

Poi faccio una battuta. Giusto per instillare un minimo di dubbio, per fargli capire che non è tutto come dice lui. Niente. Provo a fargli capire cosa volevo dire. Forse è il suo modo di dire le cose che non mi va, tanti giri di parole per dire niente e tornare al punto di partenza, senza aver cambiato versione nè detto nulla di diverso, anzi, si contraddice e non si accorge di farlo.

E allora salta fuori quello stronzo che ho dentro, il bastardo, il rompiballe.

Risatina sarcastica, gli dico anche che il suo modo di dire le cose senza avere il minimo dubbio che possa sbagliarsi non va proprio bene, che la sua opinione vale quanto la mia, ma la mia è tale, ossia un'opinione, la sua è certezza.
E gli rinfaccio il suo discorso, gli faccio notare come abbia detto due cose una agli antipodi dell'altra, la sua contraddizione, il suo girare con le parole e dire tutto e il contrario di tutto senza aver poi detto niente che non sia un luogo comune.

Mi guarda e dice che lui certe cose non le ha mai dette.

Tempo perso, lo sapevo che dovevo starmene zitto. Ultima battuta: "Ho capito, lei ha ragione, non ha mai detto queste parole poco fa, me le sono inventate. Discorso chiuso."

Dice ancora qualcosa ma ormai non ascolto più. Sono proprio fesso a impegolarmi in discorsi che non portano a niente. La mia filosofia del dubbio non attacca con certe menti, hanno troppo bisogno di aver ragione per accorgersi che magari, forse, in teoria, in qualche caso, a volte, può capitare che non tutto sia solo bianco o solo nero...

Ma forse sono io che sto troppo nel grigio...
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lunedì, 28 aprile 2008, ore 09:55

Giorno di festa, la bimba mi porta via.

Giornata intera in ballo di gruppo, ma solo con me stesso, montagna e mare, e sole.

Pensieri lontani e opprimenti.

Divertimento e spensieratezza, per un pò.

Mancanza e malinconia, per un altro pò.

Strada veloce, pensieri di pari passo.

Casa, zainetto, ancora strada.

Mega cena, alla faccia della dieta.

Persone, cagnara, chiasso, gente nuova, spirito unito.

Notte tranquilla, relativamente, tanto sonno, tanta stanchezza.

Doccia, colazione, divisa, concorrenti, tanto sole e tanta polvere.

Panino a pranzo.

Altro sole, altra polvere.

Rientro, riposo, telefono, tanto telefono.

Altra mega cena, altra mega dormita.

Doccia, colazione, divisa, altri concorrenti, meno sole e meno polvere.

Altro panino a pranzo, pochi interventi e tutti di scarsa rilevanza.

Rientro, saluti, bimba, strada veloce, pensieri veloci.

Doccia calda scioglie e si porta via la stanchezza.

Sirena, cicciona, telefono, tensione palpabile.

Sollievo, ma non troppo, si sente.

Paura, la solita, la regalo e non voglio.

Incomprensione, perchè questo è.

Cena, parenti, mente altrove, altro spazio e altro tempo.

Cicciona, giro in macchina, biliardo, tanto biliardo.

Ore piccole, al solito, mondo strano spostato di qua.

Pensieri e parole sulle dita, partono, non so quando arrivano.

Letto, piumone, calduccio, musica, pensieri che si sciolgono e si riannodano.

Buio.
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lunedì, 24 marzo 2008, ore 15:30

240308-0009E' arrivata la primavera, ma un ultimo colpo di coda l'inverno lo voleva dare. Così stamattina, la mattina della pasquetta, degli spuntini all'aperto, dei festeggiamenti, dei tanti inviti a stare in compagnia hanno invece portato a un giretto, quello solito che faccio in notturna, ma stavolta in pieno giorno. Ma il motivo è particolare, certo è bello anche di giorno, ma oggi le cose sono cambiate in pochi minuti e c'era da godersi lo spettacolo. Questo è infatti quello che vedevo mentre passeggiavo con cautela tra i fiocchi enormi che cadevano veloci sul parabrezza dell'auto e gli alberi attorno a me che invece li accoglievano e se ne vestivano impallidendo e riempiendosi di quel fascino invernale che non sono più abituato a vedere, soprattutto in periodi come questo. Così, contento come un bambino sono rientrato a casa, finalmente solo mia per un giorno, vuota, di quel vuoto che cerco spesso per riempirmi di me stesso e godermi di quello che sono, perso in pensieri, parole, piccoli gesti e sogni di coloro che per me rappresentano davvero tanto, io che vivo e pulso anche tra le tre e le quattro del mattino in immagini di viaggio descritti al telefono, o in pomeriggi in cui senza saperlo riesco a dare calore anche solo scaldando mani infreddolite, le stesse che mi scaldano il cuore con un fiocchetto appeso ad un bracciale, o ancora nel sentire speranza e augurio in chi sogna di me senza che io ci sia davvero e che mi cerca in continuazione con qualsiasi scusa, e non serve dire perché, non serve spiegare né ribadire, le parole a volte non servono. A volte.240308-0011 E mentre mi accingo a preparare quel poco che so di cucina riempio anche il camino con un poco di legna, contrasto bellissimo il paesaggio bianco che filtra dalla finestra e il bagliore e il calore della fiamma che si propaga nell'ambiente. Nelle situazioni più difficili si vede quel che siamo davvero, quanto siamo pronti a sopravvivere e quanto siamo capaci di capire quanto freddo abbiamo dentro. Attendo in poltrona con un libro in mano che venga l'ora, l'ora di partire. Anche oggi non mi esimo dall'andare a fare quello che il lunedì notte, qualsiasi lunedì sia, faccio sempre.
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sabato, 22 marzo 2008, ore 00:12

E' iniziata la primavera, teoricamente.
Praticamente sta arrivando il freddo. Stamattina andando a lavoro  c'era abbastanza freddo rispetto a ieri, e ancor più rispetto a ieri l'altro. Insomma le previsioni ci hanno preso, questo ponte di Pasqua sarà freddo e piovoso. Marzo pazzerello...
Non per niente ci sono nato in questo strano mese.
Nonostante tutto sto ancora andando a lavoro con la bimba. Qualche tempo fa mi ci ero "costretto" da solo, la vecchia auto di mio padre, dopo 19 anni e 11 mesi di servizio ha detto basta e non ha voluto saperne di compiere almeno i 20 anni, così ho lasciato la mia fida automobile a lui e mamma e io ho iniziato ad andare a lavoro in moto, non tralasciando di rinfacciarlo a mia madre che per mesi mi ha detto di venderla e di non andarci più (carogna che sono), e a rimanere in giro anche la sera con la bimba. Adesso hanno di nuovo un'auto tutta loro  mi hanno restituito la mia, ma io continuo a preferire uscire la mattina con la bimba, qualunque sia il meteo seppure, freddo intenso a parte, mi sono risparmiato docce fuori programma, a parte una volta in cui sono bastati 200 metri per sorprendermi e ridurmi come un pulcino. Ovviamente non potevano mancare i commenti a lavoro, compreso quello del babbeo che adesso, non sapendo come farsi notare, ha preso a chiamarmi "Pistoni di ghiaccio". Ora, per intuito posso provare a dedurre che sia perché anche col freddo che fa me ne vado in giro in moto, ma devo dire che un soprannome più stupido non avrei saputo inventarlo nemmeno essendo ubriaco perso.
Insomma, oggi è l'equinozio di primavera, la durata del giorno è identica a quella della notte, da qui in poi le giornate diventeranno sempre più lunghe e le notti sempre più corte. E fra una settimana entrerà in vigore l'ora legale.
Tutti parlano di Pasqua, tutti a preparare gite o pranzi in compagnia, io non ho programmato un bel niente, so solo che domenica sono a pranzo da una delle mie sorelle, per lunedì di pasquetta non so nulla, se il tempo sarà clemente, anche se non credo proprio, mi farò un giretto in solitario, tanto alla sera devo tornare al paesello perché sono di servizio, sempre che non decido di fare servizio anche tutto lunedì visto che i turni erano un po' scoperti.
Insomma, quest'anno la vivo così, improvvisazione allo stato puro. E vedremo come andrà.
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martedì, 18 marzo 2008, ore 15:46

Esco, un intervento e due consegne, robetta semplice, me la sbrigo in poco tempo. Un'ora e un quarto in giro, e ho anche perso tempo tra cercar parcheggio e ritardi vari. Torno verso l'ufficio, traffico, macchine a rilento, clacson. In lontananza luci blu lampeggianti, proprio di fronte all'ufficio. Scorgo i carabinieri, poi due ambulanze, di cui una parcheggiata di traverso, come quando la si lascia così come viene per fare il più presto possibile senza perder tempo, l'ho fatto anche io qualche volta. La riconosco, è quella medicalizzata. Qualcosa di serio sicuramente, l'istinto mi dice di mollare il furgoncino là dove sono e andare a dare una mano, la razionalità invece mi dice che sarebbe inutile, medico e infermiere sono già là, più autista e altri tre membri dell'altro equipaggio, quello dei volontari. No, sarei solo d'intralcio. Alla fine arrivo e parcheggio davanti all'ufficio, i colleghi sono fuori a parlare, sicuramente dell'accaduto. Mentre scendo l'equipaggio della medicalizzata va via, rimangono i volontari e le forze dell'ordine. Brutta cosa, se il medico va via e gli altri rimangono senza portar via nessuno credo purtroppo che le cose non siano andate per il meglio, credo anzi che qualcuno verrà portato via dentro a una sacca verde scuro chiusa. Arrivo dai colleghi e chiedo. Pare che la commessa dell'attività commerciale di fronte sia stata trovata cianotica da dei clienti, è stato chiamato il 118 ma da quel che si dice non ce l'ha fatta. Un infarto forse. Madre di due bambini piccoli, piuttosto giovane, la mia età o qualcosa di più. La segretaria dice "Vedi? Ci si alza la mattina e non si sa nemmeno se si rientra vivi a casa. Che senso ha fare progetti?". E' vero, i progetti servono per avere motivi di andare avanti, si rimanda, si progetta, si sogna. Sarà per questo che spesso e volentieri sono impaziente e cerco di godermi le cose così come vengono? Ha senso? E dire che queste cose le vedo in prima persona e anche spesso, purtroppo aggiungo. Ma ogni volta penso agli altri e mi faccio scivolare tutto addosso, quasi non voglio pensare a me. Forse dovrei farlo
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domenica, 09 marzo 2008, ore 02:41

Non volevo parlarne e non pensavo minimamente di farlo, ma mi ci sono trovato in mezzo e qualcosa devo dirla. Parlo della festa della donna.

Premessa, tanto per chiarire il mio pensiero: il fatto che esista una festa della donna significa che va ricordato che la donna esiste e che fa parte del mondo al pari di qualsiasi altra cosa, in particolare che va trattata per quello che è, una persona, un essere umano uguale all'uomo (al maschio per intenderci, al cosiddetto padrone del mondo secondo alcune fantasiose teorie, ma questo è un altro discorso). E se si festeggia, o meglio, si deve ricordare, questo vuol dire che in passato qualcosa che ne ha minato l'importanza c'è stato. Su questo si potrebbe discutere per ore, al giorno d'oggi esistono posti dove ancora la donna è considerata qualcosa di diverso, di non "a livello" del maschio umano.

Il luogo comune dei cosiddetti benpensanti vuole che la donna venga festeggiata ogni giorno e tante altre teorie paritarie che, piaccia o no, considero corbellerie per fare scena.

Il mio pensiero, per quanto banale, è abbastanza semplice: la donna non deve essere festeggiata, non deve essere ricordata, non ci deve essere bisogno di una ricorrenza per mostrarne l'esistenza e l'importanza. Perché se c'è bisogno di tutto questo la donna viene considerata qualcosa di diverso, da cosa poi è da chiarire. La donna non è un mondo a sé, la donna non è qualcosa di diverso ma sopratutto qualcosa di inferiore, ogni persona è un mondo a sè, non dipende dal sesso o dal colore.

L'uomo in sé nel corso dei secoli ha voluto dimostrare e imporre, attraverso varie forme tra cui stronzate religiose o dimostrazioni tramite forza fisica, che la donna è inferiore all'uomo. C'è da capire l'uomo, poverino, d'altronde la donna ha sempre avuto la capacità di dominio sull'uomo maschio, che grazie alla sua incapacità di pensare contemporaneamente con il membro e col cervello ha pensato bene di prevaricare fisicamente la donna imponendole il silenzio e la sottomissione inventandosi un sacco di storielle anche ben congegnate a volte.

Chi un poco di sangue al cervello lo faceva arrivare sapeva bene invece che la donna ha sensibilità e cervello quanto l'uomo se non di più, ma erano pochi. Non so se sono uno di quelli, magari ho il membro piccolo e qualche particella di ossigeno al cervello ogni tanto arriva, chissà.

Comunque, veniamo al nocciolo. Siccome sono talmente idiota da non festeggiare queste cose spesso nemmeno mi ricordo di queste ricorrenze, come appunto è successo oggi che per me era un giorno qualunque. Dopo il consueto giro in moto del sabato pomeriggio, stasera mi sono fatto convincere a uscire con degli amici, tre uomini, quattro me compreso, e due donne per la precisione.

"Pensavamo di andare a fare due tiri al bowling". Dico ok, è un po' che non ci gioco. Arriviamo e all'ingresso il tipo ci guarda e dice che stasera entrano solo donne o coppie. In un nanosecondo le balle cominciano a girarmi per due motivi, il primo era l'essermi dimenticato della ricorrenza, il secondo era che selezionare la gente in questo modo è una emerita fesseria, ma vabbè, uno di noi conosce il tipo e ci fa entrare lo stesso, e questa è già la terza fesseria che aumenta il mio giramento di balle. Lascio perdere e entriamo.

Grande casino dentro, musica a manetta, ragazze di tutti i tipi e tutte le età ci guardano come marziani quando entriamo, la mia voglia di giocare è sparita alla velocità delle balle che ancora girano vorticosamente. Riusciamo ad avere una pista per giocare praticamente subito. Meno male, almeno mi distraggo un po', le palle ce le ho, me le sono appena gonfiate. Per una mezz'ora diamo addosso ai birilli, poi le due ragazze con noi mi instillano il dubbio che nel locale ci sarà lo spogliarello maschile.

Penso che non può essere, che non ho nessuna voglia di assistere, non tanto allo spettacolino in sé, quanto a quello che le ragazze daranno di sicuro. Ci sediamo al tavolo, il tipo che canta e suona la chitarra va avanti per un po', poi l'annuncio. Si, c'è lo spogliarello. Quelle palle che prima giravano vorticosamente ora giacciono per terra sotto la mia sedia. Un ragazzo vestito di bianco entra in scena con bandana in testa e occhiali da figo e inizia il suo ballo, si toglie una cosa alla volta, alcune donne urlano, altre applaudono, altre che ridono, qualcuna ha una faccia stranita quanto la mia. Rimane in perizoma rosso per la gioia delle quindicenni presenti  poi va via. Penso meno male, è finita qua.

Magari! Passa mezz'ora e ne arriva un'altro, anche questo con bandana e occhiali, diverso colore del vestito. Musichetta diversa, stessa scena. Le mie palle riesco a vederle al piano di sotto che scavano ancora. Passa anche questa con alcune ragazze che filmano, che fanno foto col cellulare e che urlano all'impazzata. E io mi chiedo perché mai ho avuto l'idea di uscire anziché rimanere a casa in camera mia a leggere. Ma ormai è tardi. La speranza comunque è che sia finalmente finita. E invece no.

Dopo un'altra mezz'ora arrivano tutti e due vestiti da poliziotti. Faccio per andarmene, mi trattengono "Dai è l'ultimo". Mi risiedo e aspetto che finisca questa pagliacciata, i due prendono quindicenni a caso dal pubblico e le portano sul palco a ballare con loro e a strusciarsi l'un l'altra. Finalmente, anche se questo è durato parecchio di più delle prime due uscite (o forse a me è sembrato così??) finisce anche questa e il tipo con la chitarra torna a cantare. Finisco la mia birra e dico che vado, si alzano anche gli altri e andiamo via.

Non sono infastidito, non sono stupito né mi fanno pena certe cose. E' solo che mi chiedo perché ci debba essere bisogno per le persone, in questo caso le donne, di avere un giorno specifico all'anno per potersi andare a divertire. Alcune davvero pensano che ci voglia un motivo per staccarsi dal quotidiano? O forse è proprio perché, avendo un quotidiano da cui non possono o non vogliono liberarsi, devono trovare una scusa? Ad alcune donne ho visto fare scene patetiche, forse sono quelle più frustrate da quell'andazzo che vivono tutti i giorni. Ovviamente è una mia supposizione.

Ho sproloquiato anche troppo su un argomento che decisamente non volevo affrontare, ma ancora non mi ci ero trovato in mezzo, o meglio, non mi ci ero voluto trovare, e credo a questo punto che facessi bene a non volerlo.
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martedì, 04 marzo 2008, ore 17:48

Viaggio nel paese della Fatgirl, mancavo da un po' e mi ha fatto davvero piacere reinmergermi nel suo mondo, il solito mondo di corse, di fretta e di ritardi cronici dove anche l'orologio rimasto all'ora legale va avanti di quindici minuti. Gli orari in questo mondo sono sballati, non sono orari compatibili con la "normalità" del quotidiano comune, quindi zaino con vesti di ricambio nel cofano, nell'eventualità di pernottamento.

Trovarla che corre tra bagno e camera nel suo vestirsi e svestirsi è ormai usualità, quella stessa che mi e ci permette di considerare quasi nullo il tempo in cui non ci vediamo. E il suo gatto che mi sale sulle ginocchia a farmi le fusa come fossi una persona di casa, mentre aspetto  osservo il suo correre avanti e indietro e il chiedere consigli anche a me che posso dire al massimo "si, mi piace" oppure "no, era meglio l'altro".

Serata musicale, quindi appuntamento col resto del gruppo per sistemazione strumenti e preparativi. In mezzo ai vicoli stretti e tortuosi un locale, un circolo che ci vai solo se sai che esiste, altrimenti vedi la porta e pensi a uno scantinato. E invece dentro è carino, migliorabile ma carino, troppo soffuse le luci magari, ma ci si può stare. Sorrisi di chi già mi conosce e sguardi straniti, io sono "l'amico", ma chi non sa o non vuol sapere pensa diverso e diffida, per natura o per preconcetto, ma non mi pesa, sono abituato a chi non capisce, quindi anche a chi diffida.

Aiuto per quel che posso, osservo, rido. E' bello e mi mancava, vedere e sentire l'elettricità del legame che la musica riesce a fornire, non tanto il suonarla o cantarla quanto il volerla trasmettere e diffondere, consapevoli poi di chi la gusta e chi la giudica, chi la sente e chi la capisce, e anche di chi la critica. Ce la si gusta negli sguardi e nell'impegno di chi la gode e la emana, anche solo mentre si montano e si sistemano gli strumenti.

Attesa dell'inizio, ultimi accordi e regolazioni, poi via, si parte. Repertorio diverso da quello solito, ma godibile e allegro, e il trasporto sale, mi prende e mi solleva, e vado via e mi perdo, qualcuno mi parla ma non sento niente, come solito ripercorro cose che non vivo più, attimi di gioia e momenti di malinconia, speranze e paure si rimescolano nelle mie viscere, la calma impetuosa del momento che prende il posto della fretta da panico mi rimette in circolo cose che scaccio senza successo ormai da tempo, cose distanti ma non in quel momento.

Un applauso, poi due, tre, non so quanti ne faccio, quanti se ne fanno, la musica che mi passa accanto e quella voce che tanto mi scalda sono un tutt'uno con quello che sono e che non sono, ne apprezzo ogni nota e me la gusto accordandola a sogni e immagini che prendono forma o che saltano fuori da luoghi lontani dove erano riposte. Pausa, si siede accanto a me, parlottiamo un po', esco anche io a respirare un po' di aria artificialmente invelenita altrui, poi si riprende, altro giro, altro regalo.

L'orario di stop è ben definito, lo si sfora del canonico quarto d'ora e si inizia a smontare tutto nell'attesa di mangiare qualcosa nella penombra poco romantica del locale stesso. Due battute, due risate, qualche sguardo nei miei confronti un poco si scioglie, è evidente, c'è meno tensione che all'inizio, ma d'altronde ho cercato di allentarla volutamente, e credo di esserci riuscito, non perchè ci tenga particolarmente, quanto perchè ingiustificata.

Cambio di rotta, qualcuno va a casa a dormire, noi ci trasferiamo di luogo, lei mi chiede che intenzioni ho per la serata, se trattenermi e dormire in questo mondo per ripartire l'indomani mattina oppure partire direttamente, decido per la seconda, così mi sveglio nel mio letto senza sorbirmi il viaggio al mattino. Andiamo a fare due puntate al bingo, passiamo un'altra oretta a divertirci, e dopo aver vinto ben 3,06 euro di cinquina senza ricevere i miei sei sudatissimi centesimi decido che è ora, sono quasi le tre nell'orologio "normale", e al mattino la sveglia suonerà all'orario "normale" per andare a lavoro.

Saluto e ringrazio per la serata, con la coscienza sporca per essere in credito di ben tre euro con lei senza essermeli fatti restituire, la tranquillizzo dicendole che non ho sonno e non sono stanco ma le prometto di chiamarla appena arrivo a casuccia, e parto, cosciente di lasciare qualcosa in quel mondo che mi riporterà prima o poi a tornarci.

Il viaggio è tranquillo, nessuno in giro a quell'ora se non qualche camion, l'andatura è sostenuta, il limite è superato ma non di tanto, la strada scorre via sotto le note di altra musica regalatami e ormai penetratami dentro, due terzi di viaggio e il cellulare squilla, lo sapevo e aspettavo, anche lei sta tornando a casa ma ci arriva in ben poco tempo, continuiamo a parlarci finchè non arrivo anche io, con qualche pausa per mancanza segnale, e rimango un pò in macchina sotto casa a parlare con lei, di tutto e di niente, cose importanti e cose frivole, ma è un discorrere che è piacevole sempre, così diversi e così legati, sono fortunato. Un saluto affettuoso e appuntamento al prossimo viaggio fuori dal mondo, dal mio mondo, per entrare in un altro, così diverso ma non meno accogliente nè noioso.

Non lo è mai con lei, non lo è mai stato, bella cosa l'amicizia.
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sabato, 01 marzo 2008, ore 00:26

Oggi ho un po' di nervosismo addosso. Non mi piace quando sono nervoso, le cose che solitamente mi scivolano addosso mi danno fastidio, divento silenzioso per non dire cose di cui mi pentirei e tendo a isolarmi per lo stesso motivo.

Giornata un po' storta oggi a lavoro, in giro da stamattina non sono riuscito a portare a termine una riparazione, mi ha portato via praticamente la giornata, non ho nemmeno pranzato per cercare di riuscire nell'impresa, sono tornato tardi e non ho nemmeno avuto il tempo di rilassarmi un minuto perché avevo delle cose da sbrigare dopo il lavoro.

Sono passato a casa due minuti per prendere una cosa e il solito via vai di figlioccia, nipote, parenti vari, casino, porte aperte, televisione accesa con nessuno a guardarla e altre mille cose mi hanno fatto scappare via a gambe levate. Poi a casa di un amico camionista dove il decoder digitale non funzionava più, la madre sostiene che non ha fatto niente ma il telecomando ce lo aveva lei al momento del "collasso", e continua a guardarmi e a dirmi come e cosa fare per ripristinare tutto, salvo che di tecnologia ne capisce come io di agricoltura. In dieci minuti riesco a ripristinare il tutto, dieci minuti di apnea e di sangue al cervello, a volte sembra che più sei nervoso e più la gente lo faccia apposta ad aumentarlo. Saluto l'amico che mi chiede cos'ho, dico niente, che magari ci vediamo dopo così mi distraggo, ma non sono per niente convinto di voler uscire.

Passo da mia sorella a prendere il libro che finalmente è arrivato (Caos calmo, fra poco vado a letto e lo inizio!!), sto bene da lei, mi fa sedere e mi invita a cenare insalata, dato che sono a digiuno decido di seguire l'andazzo della giornata e ceno insalata con lei e il compagno nonché mio amico di vecchia data. E' davvero bello il rapporto che ho con lei, non ne parlo spesso ma in effetti è una cosa fantastica, mi calmo un po'.

Decido di uscire, incontro l'amico camionista con un altro che non vedo da un po'. L'atmosfera sembra rilassata ma poi il camionista ritorna coi suoi discorsi sul lavoro, ritorno in apnea, ho bisogno di rilassarmi, di sfogarmi, penso al libro che ho in macchina e che aspetta solo di essere sfogliato, non ho sentito niente del suo discorso ma ormai lo so a memoria per tante volte che me ne ha parlato. Una sua conoscenza provvidenziale fa capolino, interrompe il suo discorso e io decido che è ora di rientrare a casa.

Sono arrivato, il parentame è defluito via, entro in camera, accendo il pc per trovare quello che per tutta una giornata ho sperato di veder apparire nel cellulare, un pò mi rincuora, entro qua e inizio a scrivere quel che mi è successo e che penso, così, per analizzarlo un poco e darmi del deficiente per l'ennesima volta, perché so che quando sono nervoso in fondo basta poco per calmarmi, ma quel poco non ce l'ho, né so se l'avrò mai. La gastrite ringrazia.

Il cuscino e il libro urlano a gran voce di piantarla di scrivere, mi sa che ubbidisco.
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domenica, 24 febbraio 2008, ore 01:38

Sento troppo, da un lato è dura, dall'altro è fantastico. Dura perché ogni emozione è una botta forte, fantastico perché forse riesco anche a trasmetterla.

Ma sono migliorato io o è regredito qualcun altro? Perché oggi, in giro con la bimba, un amico che ricordavo guidasse meglio di me faceva errori sui errori e quando stavo davanti non riusciva ad avere il mio passo? Bioritmi forse, giornata buona per me, meno per lui, forse, di certo io e la bimba andiamo davvero d'accordo questo periodo...

Ho divorato un libro in pochi giorni, cosa inusuale per me, mi ha preso parecchio e lo finirò tra poco. Non so se esserne contento oppure no, perché da un lato vuol dire che mi è piaciuto molto, moltissimo, dall'altro vorrei non finisse, per quello che mi ha dato, per quello che mi ha fatto vivere, per il batticuore che avevo e che ho mentre lo leggo. Ne voglio un altro altrettanto bello. Consigli?

Ho ordinato e sto aspettando Caos calmo, e infatti mi sono rifiutato di andare a vedere il film prima di aver letto il libro. Spero sia bello come mi hanno detto.

Serata tra amici, un compleanno, festeggiato in pizzeria, conferme di affinità, cazzeggio vario, segnali strani che non colgo e non voglio cogliere, il pensiero e l'anima che volano oltre l'orizzonte, come solito, come sempre.

Gli auguri di buon anno, dati per l'ennesima volta, come in ogni occasione in cui ci si vede, che si ripetono per più di duecento volte su trecentosessantacinque, un rito ormai, quasi un saluto, mandati e scambiati addirittura via fax, che quest'anno magari ci faremo una volta in più: anno bisestile...

Mi chiedo quanto sono strano a volte, ma non so rispondermi...

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