lunedì, 23 giugno 2008, ore 00:23

Giornate strane, sensazioni strane, adrenalina accumulata dà dolori a un corpo sotto stress, una mente che fugge, un cuore indeciso, e fuggire col corpo serve a ben poco. Ma fuggire con la mente ancora meno. Cadere fa male, ma ci si alza e si continua. Lo faccio da sempre, in ogni senso.

Qualcuno dice che quello che non ti uccide ti rende più forte. Sembra talmente vero da farmela considerare una gran cazzata. Quel che non ti uccide cambia la tua percezione delle cose, ma non ti rende più forte. Forti non lo si è mai, non in assoluto. Si impara a difendersi forse, ma non si è mica più forti di prima, solo più... preparati. Ma questo vuol dire anche essere meno ingenui, e assaporare meno le cose, goderle meno.

A volte mi faccio trasportare da cose che sono luoghi comuni, cose inculcate, cose... banali. Razionalmente mi rifiuto di crederle, inconsciamente mi vengono in testa, perché sarebbe facile, è semplice scaricare su altri o su altro cose che invece dipendono solo da me. E invece me ne prendo la responsabilità se devo farlo, ma non per questo rinuncio a fare quello che mi pare, quello che sento, quello che mi va, quello che ritengo più giusto o semplicemente più... mio.

Ma col cuore, col corpo, con la mente, con tutto me stesso, che gli altri siano d'accordo o no, le faccio e basta. Io decido la mia vita, fintanto che mi ritengo capace di farlo, e se sbaglio ho deciso io, ma mai mi sono pentito di qualcosa, perché tutto quel che ho fatto finora l'ho fatto perché mi sentivo di farlo. Recriminare? Rimpianti? Rimorsi? Non mi appartengono, raramente guardo al passato, tutto quello che mi è successo finora, che dipendesse da me o no, mi ha insegnato sempre qualcosa, a volte ricado in scelte che so bene a cosa portano, ma non mi importa niente, perché se faccio una cosa sono convinto e deciso di farla perché la ritengo consona a quello che sono, a quello che ritengo di essere.

Alcune percezioni delle cose hanno subìto stravolgimenti, altre invece sono rimaste ferree, ma tutto ruota intorno a quello in cui io credo e sento, percepisco, tocco, vedo, gusto, intuisco. Ho un mio modo di vivere le cose, non mi interessa se vengo capito, se vengo considerato un sognatore, uno stolto, un idiota, un bastardo. Mi è stato chiesto chi sono. Sono tante cose e nessuna, ma so esattamente cosa sento e voglio, ogni giorno, ogni minuto.

Non voglio essere e non sarò mai niente di diverso da quello che sento, poco importa che in questi occhi camaleontici molti non riescano a leggere e altri ci vedano un mondo. Poco importa se alla luce sono una cosa, al buio sono un'altra, l'iride è solo una porta che si spalanca o si chiude, non ha importanza di che colore è, conta quello che c'è dentro. E quello che c'è dentro non ha colore, non ha massa, non ha sostanza, ma soprattutto non è diviso, è un tutt'uno, e fa quello che vuole, sempre e comunque.

E non c'è giusto o sbagliato, non c'è bene o male, c'è solo il sentire, il mio sentire, qualunque cosa porti, piaccia o non piaccia.
viruslibero
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lunedì, 16 giugno 2008, ore 12:00

Ci sto pensando ora e scrivo ora, perchè altrimenti tutto mi sfugge nuovamente, e nuovamente non scriverei nulla per settimane. Non che questo mi interessi, se scrivo lo faccio per me, ma poi non riuscirei a rimettere insieme tutto quello che ora, adesso, in questo istante, mi passa per la testa. Si perchè ci penso sempre e ormai quasi me ne convinco, io non credo avrò mai quello che cerco. Non esiste, o se c'è non è me che cerca. Io... sono troppo... amico. Non sono un compagno, forse nemmeno lo sarò mai. E' sempre stato così finora, e non credo l'andazzo cambierà. So fare solo questo, so essere solo questo, mi si vede solo per questo. Tante persone intorno, poche veramente amiche, nessuno che riesca ad andare oltre, per volere mio o per volere altrui, ma comunque è così. Non sono uno che dà la "botta" (prendo riferimenti da chi, in questo momento, credo pensi cose simili alle mie), sono ricercato, molto ricercato lo ammetto, anche da persone che non conosco proprio, forse a qualcuno piace parlare con me, chissà per quale motivo poi, dico poco e non dò quasi mai consigli, o forse è proprio per questo. Quando lo faccio, quando spero in qualcosa, mi sembra di essere invadente e sopratutto di parte, ma finisco per dirlo lo stesso, e allora non vale più. Dicevo che non sono uno che dà scossoni, botte di vita, non in quel modo che dà abbastanza emozione da far fare colpi di testa o ancora da dare quella sicurezza necessaria. Sono fuffa, sono niente, sono occasioni perse, sono molto ma anche niente, niente che valga la pena. E arrivo sempre a decidere io, perchè nessuno decide con me, per me, insieme a me. E' la mia vita, ora come allora, e non credo cambierà. In fondo ho tanto affetto intorno a me, non da tantissime persone, ma sono quelle importanti, mi cercano sempre, a volte sembra abbiano davvero bisogno di me, come io di loro, e seppure non sia sufficiente, seppure non sia quello che cerco, il buco che ho dentro lo riempiono in gran parte. La germanica mi da del "tonto", dice che dovrei approfittare di certe occasioni, di non considerare quasi sacre certe cose di cui non sono capace. Ma non riesco a spiegarle che io non vado avanti a tatto, ho bisogno di "senso" in generale. Però mi cerca sempre, mi dà del suo senza volere del mio, le piace stare con me, ed è una bella compagnia. La cicciona mi riempie di coccole, reali o a distanza, e mi tira su il morale con qualsiasi cosa, come solo lei sa fare, si preoccupa di me come io di lei, e le voglio un bene dell'anima. La sirena è sempre là, mi chiede, mi dà, mi cerca, ora meno spesso ma è normale, ha iniziato un viaggio e deve organizzarsi meglio, parte importante della mia vita. E mia sorella, una cosa strana e bellissima, non importa come, non importa chi, è sempre là e sempre ci cerchiamo, possiamo anche passare una sera davanti alla tv a vedere dottor house, senza commenti, senza chiacchiere, in silenzio, ma abbiamo bisogno l'uno dell'altra, anche senza dircelo. Disperata solo all'idea che io possa cambiare residenza. Fantastico. Potrei anche non desiderare altro in fondo. Eppure, quando torno ad essere lupo (praticamente sempre) io devo uscire, inoltrarmi nel bosco e ululare alla luna, ancora e ancora, anche se non mi si sente. Perchè lei sta comunque lassù, e mi sente anche se sto zitto. Almeno spero...
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mercoledì, 28 maggio 2008, ore 22:08

Decisamente non sono mansueto, anzi, tutt'altro.

Riesco a mordere e a far male anche a distanza.

Non mi piaccio così, non mi piaccio per niente, ma quella belva che mi porto dentro si sente braccata e sola, e reagisce.

Non sono così, non voglio esserlo.

Gli eventi però creano questa situazione, e io non so dominarla.

Ho bisogno di altro, ho bisogno... di ben altro.

Sembrano passati secoli, e i silenzi che ho intorno mi dilaniano l'anima.

E non sopporto nemmeno che ci si prenda colpe che non sono mie né di nessuno.

Ma in questo bosco blu, qualcuno ci sarà??
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venerdì, 23 maggio 2008, ore 00:34

Fantasmi che conosco già tornano a volte a farmi visita, specie nei silenzi del mio non vivere. Me li porto appresso da sempre, ma stanno sempre in sordina a bisbigliare. Quando decidono però di venir fuori solitamente c'è silenzio, quando l'Essere Nero che mi porto dentro fa calare il buio. Passare dalla molta luce alla penombra è sempre un po' inquietante, e vado a volte a pensare cose che trasmetto a chi magari sa che sono senza luce e non può farci nulla. E non vorrei. Fantasmi infidi e velenosi che però poi spariscono al primo raggio di luce, anche nel pieno della notte, purché sia luce. Attese infinite di eventi lontani dal piccolo mondo accentuano suoni e urla del mio non essere, del mio non sentire, del mio non vivere dentro a luoghi e tempi che non mi appartengono. Quel che muove il tam tam perpetuo mi da anche forza per attendere un sogno che aleggia imperterrito dal tempo del mio percepire senza capire, come un volano che mi sostiene quando credo e penso che non è per me il poter dare quel briciolo di bello che si pensa io possa avere. Tutto va contro e tutto sembra fermo, eppure va avanti, come il tempo che passa lento nel silenzio e va veloce nel sospiro. E io qua a partorire pensieri che dicono niente e dicono vita, sollevando impercettibilmente labbra e guance all'immagine di chi piega la testa per immergersi in tutto questo senza bagnarsi, immagine di cui tanto senso di vuoto e di inutilità mi fa invadere il sangue.
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sabato, 03 maggio 2008, ore 01:16

Serata intensa. Emozioni contrastanti si annodano e si contorcono, sono contento, ma non lo sono. Sono felice, ma non lo sono. Ho quel che cercavo, ma non ce l'ho. Così una sirena smette il suo canto e nuota via, trascinata da sè stessa in un viaggio di speranza, eppure mi vuole accanto a sè, ancora, comunque. Sono in un vortice che mi trascina con sè, non so se ridere o piangere, d'altronde non posso far niente, non devo far niente, è così. Emozione, tanta nei suoi occhi stasera. La sorpresa è riuscita. Appena ha un secondo però mi chiede se io sapessi. Sapevo. Mi dà bonariamente del traditore. Ma è contenta che io lo sia stato, almeno stavolta. Spero che il viaggio sia buono, spero che la compagnia sia giusta, spero tutto il bene possibile. Il tizio della barca domani parte con lei, destinazione... non lo so. E io sto là a guardare, a vederla andar via... Come mi sento? Non lo so neanche io, assorbito nei miei soliti dubbi da rompiballe e nelle mie speranze sempre positive per coloro a cui voglio bene. Buon viaggio, cucciolotta...
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lunedì, 07 aprile 2008, ore 16:19

Tanto per non smentirmi, oggi parlo del padre del Babbeo, ossia del grande capo.
Stamattina una scena che si vede spesso in azienda, ma che tutte le volte mi fa un effetto che è la mescolanza di tante cose. Sono rientrato da un'intervento presso un cliente e ho trovato il capo che parlava con due persone vicino alla mia postazione.

Ho dovuto usare gli stivali chiodati da alpinismo per non scivolare sulla saliva che c'era per terra! L'operazione lecchinaggio estremo era in corso da qualche minuto e gli effetti si vedevano lontano un miglio, il capo era quasi prono e prontissimo ad abbassarsi i pantaloni e immolarsi alla causa dell'azienda. Sono quindi venuto a sapere che uno di questi due è il responsabile capo dell'ufficio tecnico della sede locale di un'apparato statale, mentre l'altro, che lavora sempre in questo apparato, pare sia un onorevole o ex onorevole.

Avevano un problema col pc portatile di uno dei due e chiedevano spiegazioni. Ovviamente sono stato spedito a casa dell'onorevole con effetto immediato (non mi è nemmeno stato chiesto se c'era qualcosa da finire in ufficio) e altrettanto ovviamente non credo che l'intervento verrà mai pagato se non con altri tipi di "favoritismi". Non me ne dovrebbe importare poi tanto, io in effetti devo fare quello che mi dice il capo.

Solo ogni volta che vedo scene simili mi viene un misto di pena per lui, di compassione perché in fondo è una vita che usa questi metodi per far andare avanti l'azienda (se aspettiamo i risultati sul campo del figlio Babbeo stiamo freschi), di prurito alla lingua perché a leccare culi non sono bravo e mi viene di usarla per dire quello che penso, di nervosismo al pensiero che le cose debbano ancora funzionare così, di insofferenza perché il solo pensiero che un uomo anziano possa ancora prostrarsi così di fronte a chi pensa di avere chissà quali poteri, o peggio che lo faccia anche di fronte a persone che certi poteri non li hanno ma li millantano mi irrita.

E in tutto questo è ovvio che devo star zitto e far finta di niente. Non credo di essere in grado di amministrare e gestire un'azienda, sono il primo che lo ammette, probabilmente se dovessi averne una fallirei dopo poco tempo proprio per il mio pensare che devo fornire servizi senza chiedere favori a nessuno, meritandoli nel caso, non supplicandoli.

Però ho visto da solo clienti tornare da noi (dalle mie parti si dice che prima o poi tutti tornano a bere dalla fontana dove in precedenza hanno defecato) dopo avercene detto di tutti i colori e poi aver appurato che altri non danno quanto diamo noi, e non perché siamo migliori, anzi tutt'altro, ma solo perché siamo "onesti". Però mi spiace, mi spiace davvero vedere una persona che in teoria è già in pensione continuare a venire in azienda per cercare di tenerla su anche a causa dell'incapacità di qualcuno che invece se ne frega altamente. Mah...

viruslibero
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lunedì, 24 marzo 2008, ore 15:30

240308-0009E' arrivata la primavera, ma un ultimo colpo di coda l'inverno lo voleva dare. Così stamattina, la mattina della pasquetta, degli spuntini all'aperto, dei festeggiamenti, dei tanti inviti a stare in compagnia hanno invece portato a un giretto, quello solito che faccio in notturna, ma stavolta in pieno giorno. Ma il motivo è particolare, certo è bello anche di giorno, ma oggi le cose sono cambiate in pochi minuti e c'era da godersi lo spettacolo. Questo è infatti quello che vedevo mentre passeggiavo con cautela tra i fiocchi enormi che cadevano veloci sul parabrezza dell'auto e gli alberi attorno a me che invece li accoglievano e se ne vestivano impallidendo e riempiendosi di quel fascino invernale che non sono più abituato a vedere, soprattutto in periodi come questo. Così, contento come un bambino sono rientrato a casa, finalmente solo mia per un giorno, vuota, di quel vuoto che cerco spesso per riempirmi di me stesso e godermi di quello che sono, perso in pensieri, parole, piccoli gesti e sogni di coloro che per me rappresentano davvero tanto, io che vivo e pulso anche tra le tre e le quattro del mattino in immagini di viaggio descritti al telefono, o in pomeriggi in cui senza saperlo riesco a dare calore anche solo scaldando mani infreddolite, le stesse che mi scaldano il cuore con un fiocchetto appeso ad un bracciale, o ancora nel sentire speranza e augurio in chi sogna di me senza che io ci sia davvero e che mi cerca in continuazione con qualsiasi scusa, e non serve dire perché, non serve spiegare né ribadire, le parole a volte non servono. A volte.240308-0011 E mentre mi accingo a preparare quel poco che so di cucina riempio anche il camino con un poco di legna, contrasto bellissimo il paesaggio bianco che filtra dalla finestra e il bagliore e il calore della fiamma che si propaga nell'ambiente. Nelle situazioni più difficili si vede quel che siamo davvero, quanto siamo pronti a sopravvivere e quanto siamo capaci di capire quanto freddo abbiamo dentro. Attendo in poltrona con un libro in mano che venga l'ora, l'ora di partire. Anche oggi non mi esimo dall'andare a fare quello che il lunedì notte, qualsiasi lunedì sia, faccio sempre.
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domenica, 09 marzo 2008, ore 02:41

Non volevo parlarne e non pensavo minimamente di farlo, ma mi ci sono trovato in mezzo e qualcosa devo dirla. Parlo della festa della donna.

Premessa, tanto per chiarire il mio pensiero: il fatto che esista una festa della donna significa che va ricordato che la donna esiste e che fa parte del mondo al pari di qualsiasi altra cosa, in particolare che va trattata per quello che è, una persona, un essere umano uguale all'uomo (al maschio per intenderci, al cosiddetto padrone del mondo secondo alcune fantasiose teorie, ma questo è un altro discorso). E se si festeggia, o meglio, si deve ricordare, questo vuol dire che in passato qualcosa che ne ha minato l'importanza c'è stato. Su questo si potrebbe discutere per ore, al giorno d'oggi esistono posti dove ancora la donna è considerata qualcosa di diverso, di non "a livello" del maschio umano.

Il luogo comune dei cosiddetti benpensanti vuole che la donna venga festeggiata ogni giorno e tante altre teorie paritarie che, piaccia o no, considero corbellerie per fare scena.

Il mio pensiero, per quanto banale, è abbastanza semplice: la donna non deve essere festeggiata, non deve essere ricordata, non ci deve essere bisogno di una ricorrenza per mostrarne l'esistenza e l'importanza. Perché se c'è bisogno di tutto questo la donna viene considerata qualcosa di diverso, da cosa poi è da chiarire. La donna non è un mondo a sé, la donna non è qualcosa di diverso ma sopratutto qualcosa di inferiore, ogni persona è un mondo a sè, non dipende dal sesso o dal colore.

L'uomo in sé nel corso dei secoli ha voluto dimostrare e imporre, attraverso varie forme tra cui stronzate religiose o dimostrazioni tramite forza fisica, che la donna è inferiore all'uomo. C'è da capire l'uomo, poverino, d'altronde la donna ha sempre avuto la capacità di dominio sull'uomo maschio, che grazie alla sua incapacità di pensare contemporaneamente con il membro e col cervello ha pensato bene di prevaricare fisicamente la donna imponendole il silenzio e la sottomissione inventandosi un sacco di storielle anche ben congegnate a volte.

Chi un poco di sangue al cervello lo faceva arrivare sapeva bene invece che la donna ha sensibilità e cervello quanto l'uomo se non di più, ma erano pochi. Non so se sono uno di quelli, magari ho il membro piccolo e qualche particella di ossigeno al cervello ogni tanto arriva, chissà.

Comunque, veniamo al nocciolo. Siccome sono talmente idiota da non festeggiare queste cose spesso nemmeno mi ricordo di queste ricorrenze, come appunto è successo oggi che per me era un giorno qualunque. Dopo il consueto giro in moto del sabato pomeriggio, stasera mi sono fatto convincere a uscire con degli amici, tre uomini, quattro me compreso, e due donne per la precisione.

"Pensavamo di andare a fare due tiri al bowling". Dico ok, è un po' che non ci gioco. Arriviamo e all'ingresso il tipo ci guarda e dice che stasera entrano solo donne o coppie. In un nanosecondo le balle cominciano a girarmi per due motivi, il primo era l'essermi dimenticato della ricorrenza, il secondo era che selezionare la gente in questo modo è una emerita fesseria, ma vabbè, uno di noi conosce il tipo e ci fa entrare lo stesso, e questa è già la terza fesseria che aumenta il mio giramento di balle. Lascio perdere e entriamo.

Grande casino dentro, musica a manetta, ragazze di tutti i tipi e tutte le età ci guardano come marziani quando entriamo, la mia voglia di giocare è sparita alla velocità delle balle che ancora girano vorticosamente. Riusciamo ad avere una pista per giocare praticamente subito. Meno male, almeno mi distraggo un po', le palle ce le ho, me le sono appena gonfiate. Per una mezz'ora diamo addosso ai birilli, poi le due ragazze con noi mi instillano il dubbio che nel locale ci sarà lo spogliarello maschile.

Penso che non può essere, che non ho nessuna voglia di assistere, non tanto allo spettacolino in sé, quanto a quello che le ragazze daranno di sicuro. Ci sediamo al tavolo, il tipo che canta e suona la chitarra va avanti per un po', poi l'annuncio. Si, c'è lo spogliarello. Quelle palle che prima giravano vorticosamente ora giacciono per terra sotto la mia sedia. Un ragazzo vestito di bianco entra in scena con bandana in testa e occhiali da figo e inizia il suo ballo, si toglie una cosa alla volta, alcune donne urlano, altre applaudono, altre che ridono, qualcuna ha una faccia stranita quanto la mia. Rimane in perizoma rosso per la gioia delle quindicenni presenti  poi va via. Penso meno male, è finita qua.

Magari! Passa mezz'ora e ne arriva un'altro, anche questo con bandana e occhiali, diverso colore del vestito. Musichetta diversa, stessa scena. Le mie palle riesco a vederle al piano di sotto che scavano ancora. Passa anche questa con alcune ragazze che filmano, che fanno foto col cellulare e che urlano all'impazzata. E io mi chiedo perché mai ho avuto l'idea di uscire anziché rimanere a casa in camera mia a leggere. Ma ormai è tardi. La speranza comunque è che sia finalmente finita. E invece no.

Dopo un'altra mezz'ora arrivano tutti e due vestiti da poliziotti. Faccio per andarmene, mi trattengono "Dai è l'ultimo". Mi risiedo e aspetto che finisca questa pagliacciata, i due prendono quindicenni a caso dal pubblico e le portano sul palco a ballare con loro e a strusciarsi l'un l'altra. Finalmente, anche se questo è durato parecchio di più delle prime due uscite (o forse a me è sembrato così??) finisce anche questa e il tipo con la chitarra torna a cantare. Finisco la mia birra e dico che vado, si alzano anche gli altri e andiamo via.

Non sono infastidito, non sono stupito né mi fanno pena certe cose. E' solo che mi chiedo perché ci debba essere bisogno per le persone, in questo caso le donne, di avere un giorno specifico all'anno per potersi andare a divertire. Alcune davvero pensano che ci voglia un motivo per staccarsi dal quotidiano? O forse è proprio perché, avendo un quotidiano da cui non possono o non vogliono liberarsi, devono trovare una scusa? Ad alcune donne ho visto fare scene patetiche, forse sono quelle più frustrate da quell'andazzo che vivono tutti i giorni. Ovviamente è una mia supposizione.

Ho sproloquiato anche troppo su un argomento che decisamente non volevo affrontare, ma ancora non mi ci ero trovato in mezzo, o meglio, non mi ci ero voluto trovare, e credo a questo punto che facessi bene a non volerlo.
viruslibero
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domenica, 24 febbraio 2008, ore 01:38

Sento troppo, da un lato è dura, dall'altro è fantastico. Dura perché ogni emozione è una botta forte, fantastico perché forse riesco anche a trasmetterla.

Ma sono migliorato io o è regredito qualcun altro? Perché oggi, in giro con la bimba, un amico che ricordavo guidasse meglio di me faceva errori sui errori e quando stavo davanti non riusciva ad avere il mio passo? Bioritmi forse, giornata buona per me, meno per lui, forse, di certo io e la bimba andiamo davvero d'accordo questo periodo...

Ho divorato un libro in pochi giorni, cosa inusuale per me, mi ha preso parecchio e lo finirò tra poco. Non so se esserne contento oppure no, perché da un lato vuol dire che mi è piaciuto molto, moltissimo, dall'altro vorrei non finisse, per quello che mi ha dato, per quello che mi ha fatto vivere, per il batticuore che avevo e che ho mentre lo leggo. Ne voglio un altro altrettanto bello. Consigli?

Ho ordinato e sto aspettando Caos calmo, e infatti mi sono rifiutato di andare a vedere il film prima di aver letto il libro. Spero sia bello come mi hanno detto.

Serata tra amici, un compleanno, festeggiato in pizzeria, conferme di affinità, cazzeggio vario, segnali strani che non colgo e non voglio cogliere, il pensiero e l'anima che volano oltre l'orizzonte, come solito, come sempre.

Gli auguri di buon anno, dati per l'ennesima volta, come in ogni occasione in cui ci si vede, che si ripetono per più di duecento volte su trecentosessantacinque, un rito ormai, quasi un saluto, mandati e scambiati addirittura via fax, che quest'anno magari ci faremo una volta in più: anno bisestile...

Mi chiedo quanto sono strano a volte, ma non so rispondermi...

viruslibero
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venerdì, 08 febbraio 2008, ore 01:11

Come si fa a rientrare subito a casa stasera? Pizza versione tritabudella nonchè collauda-conati (compreso il mio), due risate davanti alla tv, altre due al locale con amico che trangugia panini modello cassonetto, poi direzione casa. Ma solo direzione, davanti casa ci si passa, ma si parte per la tangente a inseguire la luna e le stelle, a danzare sulle note e a sognare e disilludersi tra ombre d'auto con vetri appannati e cinghiali che ti passano davanti con tutta la tranquillità di chi sa che a quell'ora non hai un fucile in braccio (ma nemmeno in altri orari nè mai).

Come si fa a dir di no a una germanica che per la quarantesima volta in quarantacinque turni che le toccano ti chiede di essere sostituita? Non le si può nemmeno negare la promessa di un giro con la bimba alla prima occasione, posso solo negarle troppi particolari sul perchè mi ritrovi ancora scompagnato nella vita, per sms non mi viene, e nemmeno in altro modo. Un perchè non ce l'ho, non io e non ora.

Come si fa a riuscire a rispondere pacatamente al capo quando, appena tornato a lavoro pur dovendo essere in malattia come indicato su certificato medico, ti si fanno anche le battute su quanto sei stato via e su come magari lo si sia fatto apposta per evitare di lavorare? Non so come si fa, so solo che, con altrettanta battuta si fa presente che, visto quanto scritto sul certificato medico, forse era davvero meglio starsene a casa, cosa che mi riprometto di fare la prossima volta ma che sicuramente, da fesso quale sono, non farò di certo.

Come si fa a continuare ad avere sensazioni di quando da bambini ci si faceva le ripicche a vicenda pur di dire "vinco io, tiè.." in una pseudo-sfida senza vincitori nè vinti ma con soli partecipanti che girano attorno all'albero rincorrendosi senza prendersi? Porta a qualcosa?

Come si fa a continuare a coltivare un qualcosa di simile alla speranza quando questa viene continuamente calpestata e derisa, quando non addirittura annientata dall'indifferenza, provando addirittura l'impressione che tutto questo sia anche consapevole e voluto?

E come si fa a starsene seduti e fermi in attesa? Si fa, all'inizio si fa, poi ci si alza e si va via, per tornare ogni tanto, dare un'occhiata e tornare ad alzarsi, e si finisce per tornare sempre più di rado, sempre più di rado, la voglia c'è, quella non si perde di certo, ma l'impressione che si ha alla fine può sembrare di distacco e di perdita, non è questo ma lo sembra. E se poi lo diventa davvero?

Come si fa a sembrare quel che non si è? Non lo so...
viruslibero
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