lunedì, 28 aprile 2008, ore 09:55

Giorno di festa, la bimba mi porta via.

Giornata intera in ballo di gruppo, ma solo con me stesso, montagna e mare, e sole.

Pensieri lontani e opprimenti.

Divertimento e spensieratezza, per un pò.

Mancanza e malinconia, per un altro pò.

Strada veloce, pensieri di pari passo.

Casa, zainetto, ancora strada.

Mega cena, alla faccia della dieta.

Persone, cagnara, chiasso, gente nuova, spirito unito.

Notte tranquilla, relativamente, tanto sonno, tanta stanchezza.

Doccia, colazione, divisa, concorrenti, tanto sole e tanta polvere.

Panino a pranzo.

Altro sole, altra polvere.

Rientro, riposo, telefono, tanto telefono.

Altra mega cena, altra mega dormita.

Doccia, colazione, divisa, altri concorrenti, meno sole e meno polvere.

Altro panino a pranzo, pochi interventi e tutti di scarsa rilevanza.

Rientro, saluti, bimba, strada veloce, pensieri veloci.

Doccia calda scioglie e si porta via la stanchezza.

Sirena, cicciona, telefono, tensione palpabile.

Sollievo, ma non troppo, si sente.

Paura, la solita, la regalo e non voglio.

Incomprensione, perchè questo è.

Cena, parenti, mente altrove, altro spazio e altro tempo.

Cicciona, giro in macchina, biliardo, tanto biliardo.

Ore piccole, al solito, mondo strano spostato di qua.

Pensieri e parole sulle dita, partono, non so quando arrivano.

Letto, piumone, calduccio, musica, pensieri che si sciolgono e si riannodano.

Buio.
viruslibero
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mercoledì, 09 gennaio 2008, ore 20:05

Il pischello scooterista è tornato, o meglio, non se n'è mai andato. Ogni occasione è buona per contattarmi e chiedermi di uscire assieme in moto, per msn o per sms (sembra uno scioglilingua). Ora, io ho già abbastanza casini per conto mio, non disdegno una uscita in moto, ma in tutta sincerità gli ho già spiegato che esco come e quando mi va bene e soprattutto quando ne ho la possibilità.

Quel che in effetti non gli ho detto chiaro è che preferisco uscire da solo, sopratutto questo periodo, perché non mi va di star dietro a nessuno o di stare davanti e dover aspettare, vado per conto mio, senza una meta definita, senza un percorso, decido al momento, così come decido quando e se uscire. E lui invece continua a chiedermi quando ci facciamo un giretto, nemmeno fossi l'unico al mondo ad avere una moto con cui uscire...

A ben vedere siamo anche totalmente diversi, lui un pischello pressoché ventenne, studente, anche ben fornito economicamente visto che, anche se non lavora, spende un bel po' di soldi in accessori tuning per l'auto (neon blu sotto la macchina, amplificatori stereo da trilioni di watt per pompare musica da discoteca, accessorini vari tipo display per vedere i dvd, adesivi da mettere sul cofano o sul lunotto posteriore), infatti pare che il papà gli comprerà una moto "vera" appena possibile.

Io invece di chiedere certe cose a mio padre non me lo sono nemmeno mai sognato, non ho fatto l'università per non dover pesare sui miei facendo il mantenuto, sopratutto perchè avrei dovuto studiare fuori città, ho comprato la mia prima Y10 a 24 anni dopo aver trovato il mio primo lavoro, e sono riuscito, indebitandomi per un bel po', a comprarmi la moto, unico grosso sfizio, a 30 anni suonati, contro tutto e tutti, parere contrario di padre motociclista compreso. Odio la musica da discoteca, adoro le musiche dei Pink Floyd (che non smettono di girare in quel povero lettore cd che ho in macchina), sono sempre finanziariamente spiantato, costretto a fare il "bamboccione" in attesa di trovare sistemazione migliore e di potermene andare per conto mio.

Non che siano cose che impediscono di fare un giro assieme, ma quando si esce in gruppo è una cosa, mille teste diverse con mille idee diverse, quando si esce in due qualche "affinità" bisognerebbe averla, e anche se il motociclista in genere non guarda queste cose forse sono un anomalo che preferisce godersi la strada e il panorama per conto suo. Per sabato mi ha proposto un giretto in un posto che, devo dirlo, mi piace molto, assieme a dei suoi "amici" che vengono qua per l'occasione. Sarei tentato, meteo permettendo, ma solo per la strada che si intende fare. Ma se poi mi stacco dal gruppo per fare la mia andatura?? E non è detto che sia più veloce, anzi, probabilmente sarà anche più lenta, ma certi posti hanno un loro perché.

No, non me la sento, questo periodo è così, io e la mia bimba, la mia fidanzata meccanica vogliamo starcene per conto nostro... o comunque senza nessuno che non sia davvero gradito, e lui, mi spiace, non lo è...
viruslibero
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venerdì, 23 novembre 2007, ore 10:18

E' ormai un anno è mezzo che le cose non mi vanno poi tanto bene. Era cominciata l'Aprile dello scorso anno con l'incidente in moto nel quale una macchina ha pensato bene di speronarmi uscendo da un incrocio, non tagliandomi la strada ma proprio colpendomi di fianco mentre passavo. Qualcuno che ha assistito mi ha detto solo di avermi visto volar via. Mi chiedo a volte se sono invisibile, mi capita talmente spesso, in moto o in macchina, che nessuno mi veda arrivare che probabilmente ho qualche aura strana che mi "nasconde".

Da allora tutta una serie di cose sono andate storte, casini con l'assicurazione (con cui siamo ancora in causa), problemi sentimentali vari, problemi finanziari per cure mediche, avvocato, riparazione moto, altro incidente con la moto (fortunatamente senza conseguenze fisiche), altri soldi per ripararla nuovamente, pensieri e problemi di salute in famiglia, insomma, un bel casino. Certo ci sono state anche note positive, e notevoli direi. Però ovviamente devo essere "distratto" da queste cose, altrimenti magari riesco a sorridere a cuor leggero nonostante tutto questo come ho fatto anche ieri e come spero di fare oggi, domani e sempre.

Però, puntuale, martedi mattina, ripartendo per tornare in città dopo aver fatto servizio 118, la mia auto ha pensato bene di farmi la sorpresa prenataliza facendo un bel rumoraccio in movimento e fermandosi all'improvviso. Così qualche anima buona mi ha prestato un'auto per andare a lavoro e ho fatto chiamare il  carroattrezzi per portarla dal meccanico. Responso: distribuzione andata, 1600 euro di danni, 1600 improperi partiti nel mio cervello e solo qualcuno è riuscito a uscire dalle mia labbra, gli altri andavano troppo veloci per essere pronunciati.

Fatti un pò di conti l'unica soluzione è ripararla, la macchina di altro non ha mai avuto nulla, avevo cambiato le gomme pochi giorni fa, non mi conviene nè versarla nè buttarla, quindi giù di finanziaria. Un collega mi dice di chiedere ai miei, di non fare il "coglione", di non indebitarmi di nuovo ma piuttosto vendo un rene.  Sarò scemo ma preferisco non chiedere a nessuno, sopratutto a loro che già mi danno ancora ospitalità a 33 anni suonati, ci manca solo che devo pure chiedergli soldi per i miei casini, come se non pesassi abbastanza nella loro vita. Qualcuno diceva che finchè si pagano delle rate si è certi di essere vivi, e forse aveva ragione. E così anche questa è andata così.

Una nota positiva però c'è (voglio proprio andare a cercarla però...) ed è il fatto che sto nuovamente gironzolando in moto, forzatamente certo, però devo dire che mi mancava. Non sono proprio giornate ideali meteorologicamente parlando, ma mi rendo conto che non me ne importa un accidente, tutto questo casino mi sto accorgendo che alla fine mi sta scivolando addosso come se non mi riguardasse poi tanto, forse ho altro per la testa, forse preferisco pensare a cose ben migliori di questa, forse sono solo matto. Delle tre forse l'ultima è quella giusta, e la cosa grave è che sono anche contento di esserlo.

Non credo alla sfiga, non credo al malocchio, a volte mi chiedo se con tutto quello che succede esista davvero, ma alla fine, che sia vero o no, non me ne importa niente...
viruslibero
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lunedì, 15 ottobre 2007, ore 00:00

Da non molto abbiamo avuto a che dire, certi suoi comportamenti non mi sono piaciuti l'ultima volta, ma non sono riuscito a capire se la colpa fosse sua o mia, o forse semplicemente non ci fosse una colpa, forse qualche fattore esterno ha minato la nostra intesa e non ci ha permesso di capirci come invece ci succede di solito. Si perché solitamente invece siamo una cosa sola, io e lei, insieme siamo qualcosa che non è definibile nel gergo umano, non è descrivibile, non si può raccontare, si può solo vivere. Sentirsi l'un l'altra è qualcosa di magico, di assurdo.

Ci siamo incontrati, guardati e studiati, era da qualche tempo che non ci vedevamo e quella paura di non ritrovare quello che avevamo lasciato si insinua sempre tra noi. Usciamo insieme, ci confidiamo un po', riprendiamo un po' a "conversare", a comunicare, a cercarci, e dopo esserci chiariti e capiti meglio ci rendiamo conto che le cose non sono cambiate e, anzi, di volta in volta la voglia in entrambi cresce sempre di più. Cerchiamo a vicenda delle reazioni, ci provochiamo, ci coccoliamo, e lungo quel percorso di sensazioni e movimenti che sembrano andare all'unisono il nostro "sentirci" cresce, a dismisura.

Qualche attimo di panico, di paura o semplicemente di timore verso cose che non dipendono da noi ma che ci si parano davanti ci provano e ci spaventano, ma dopo qualche attimo siamo nuovamente solo noi, noi e il percorso che, seppure non sappiamo dove porti e che ci rendiamo conto essere pieno di difficoltà, vogliamo percorrerlo e viverlo insieme, quasi serenamente, come se quello che potremmo lasciarci dietro né quello che potremmo trovare in seguito non fosse importante, come se quel che conta è solo l'andarci insieme, solo io e lei, in un movimento che è una dolcissima danza spontanea, quasi che il fiato e il respiro  facessero da sottofondo musicale al nostro muoverci l'uno sull'altra amplificando sensazioni ed emozioni fino a portarle a spasmi di gioia non immaginabili.

E poi arriva il momento del distacco, del forzato saluto, del ritornare alla realtà, alla routine, alla monotonia, al sopravvivere di sempre, in attesa di un nuovo incontro, di un nuovo sole che ci permetta di stare assieme nuovamente, non importa dove, non importa come. Importa solo il quando e il quanto, perché il tempo quando siamo assieme accelera di brutto, e le ore nell'orologio vanno via veloci, e non fai in tempo a dire che stai partendo che sei già arrivato e che il tempo è finito, quel tempo che delle volte ti sembra non passare mai, e delle altre che non ti basta, che ti tradisce, che ti prende in giro. E allora non fai che bramare ancora e ancora quel groviglio, quel tutt'uno di te e di lei...

Insomma, sono uscito con la mia "piccola" bimba.
viruslibero
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lunedì, 08 ottobre 2007, ore 00:52

Si, bella giornata oggi, bella davvero, peccato aver deciso di non prendere la bimba stamattina, mi sarei divertito ancora di più. Andrà meglio la prossima volta...
viruslibero
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mercoledì, 26 settembre 2007, ore 01:22

Non riesco, dovrei esserci abituato, d'altronde ne ho viste diverse,  dovrei aver esorcizzato un poco l'argomento. E invece no, la morte fa comunque un effetto sempre brutto, comunque sia, e parlarne o vederla non sminuisce la paura che si ha di lei. La signora in nero con la falce mi ha evitato molto spesso, anche se raramente credo ce l'avesse con me. Si può scherzare su di lei quanto si vuole, ma quando la sua ombra si insinua nei pensieri a volte non si può fare a meno di rimanerne condizionati, che sia per qualche secondo che per una vita intera.

E giusto l'altro giorno ha preso di mira un ragazzo come me, motociclista come me (forse più bravo con la moto ma meno fortunato), e se l'è preso via nello stesso punto in cui anche io sono passato pochi minuti prima con la germanica. Ho ripensato un po' a questa cosa, chiesto in giro, raccolto informazioni, e forse, anche se fossi stato lì, non avrei potuto fare granché per lui, però forse qualche segno dentro me l'ha lasciato.

Si perché quell'ombra si è insinuata nei miei pensieri stasera, e il solo immaginare di perdere quello che finora mi ha dato solo gioia ed emozione mi ha provocato un po' di panico, mi ha urlato dentro e un po' mi ha scosso. Non mi è piaciuto per niente provare una sensazione simile ed esorcizzare non è servito a molto. Certo era solo un pensiero, magari uno scherzo senza cattiveria, però lì per lì è stato brutto.

Stare a guardare la luna piena di stasera un po' mi ha risollevato, nonostante la vedessi lontana ed offuscata. Mi sono ripreso quasi subito alla sua luce,  e quel pensiero si può dire sia andato via, ma la mia reazione iniziale un po' ha stupito anche me. Ci tengo così tanto? Credo proprio di si. Prima non era così, prima non ero così, perché non ci pensavo o perché non avevo tutto questo? Ora sono più ricco, sono più fortunato, sono più vivo per certi aspetti, e se sei vivo senti maggiormente la differenza, immagini meglio il vuoto, il baratro, e lo temi...
viruslibero
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martedì, 11 settembre 2007, ore 19:43

Dopo aver approfittato di quell'angelo a cui pare dia fastidio anche che io pensi solo al concetto di approfittare, dopo esserci resi conto che antiche paure non hanno senso di esistere oramai, e non si sa se con sollievo o malinconia, dopo essere entrato nella sua dimensione temporale totalmente diversa dal "convenzionale" e averne goduto e apprezzato dei suoi lati piacevoli, che ancora non so se siano positivi o no, e sopratutto dopo che mi ha permesso di staccarmi dalla vita "normale" per poter avere momenti, seppure pochi, davvero belli, io e la mia bimba siamo tornati al mondo dove viviamo il quotidiano.

Ci siamo tornati al sorgere del sole, quando i bioritmi di quella dimensione segnavano semplicemente ora di andare a letto, anche se le nubi scure non promettevano niente di asciutto. Ma a parte qualche goccia durata pochi chilometri la strada è passata sotto di noi abbastanza velocemente, e il ritorno alla realtà è stato traumatico solo per la mancanza di quell'emozione a cui oramai mi stavo abituando, e di cui non riuscirò di certo a fare a meno in seguito, di vivere cose troppo diverse da come le pensavo e credevo prima, al punto da non saperne nemmeno dell'esistenza. Cose che quell'angelo che mi ritrovo come amica mi ha permesso di vivere in una condizione che non pensavo possibile, e che lei invece mi ha fatto vedere essere plausibili e nemmeno tanto strane, e per certi versi addirittura auspicabili.

Una giornata insomma davvero piena di partenze che sono ritorni e di ritorni che sono partenze.

Ritorno al quotidiano, con tutto che torna com'era, anche la nostalgia e il desiderio, la malinconia e il sorriso, il rumore del lavoro e il silenzio del mare notturno, la monotonia delle stesse facce di sempre e la sorpresa del trovare tutto diverso, piccolo, inutile.

Partenza verso mondi irreali, posti conosciuti ma mai vissuti, dove creature mitologiche vorrebbero permetterti di avere quello che vuoi, che aspetti, poter esaudire i tuoi desideri, in un sentimento reciproco che non sai nemmeno se mai potrai ricambiare, ma che col pensiero hai fatto milioni di volte.

E la sento quella malinconia, illuminata da una speranza di poter davvero esprimere quello che si ha dentro e che sento vibrare tutte le volte che quegli occhi mi parlano, mi chiedono e che vedo sorridere a quello che dico e scrivo, e di cui gioiscono con me e per me, come faccio io quando le parti si invertono, perchè anche io voglio la stessa cosa per lei, magari meno travagliata, meno complicata.

Tante partenze e tanti ritorni, ma nessun arrivo, in viaggio, sempre, scegliendo come meta solo la libertà, quella di essere come si è, senza limiti, senza silenzi che siano solo tali...
viruslibero
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lunedì, 03 settembre 2007, ore 16:47

Ieri giretto con la bimba e un amico con la sua. Chiamarlo giretto non è esattamente appropriato, abbiamo fatto un po' di chilometri, però abbiamo passato una bella giornata e ci siamo divertiti, anche se le zone costiere sono ancora piene di traffico e soprattutto di imbecilli (ma questo è normale). Giornata davvero bella ieri, mi sono quasi pentito di non essermi portato appresso il costume da bagno. Ho visto posti che finora avevo visto solo di sfuggita o che non avevo visto affatto, frequentati ancora da un bel po' di gente, nonostante siamo già ai primi di settembre.

Tra i tanti siamo passati anche in zone dove la puzza di soldi è quasi insopportabile, automobili di lusso, ville megagalattiche, natanti che osano chiamare barche ma che sono vere e proprie navi, e gente di tutti i tipi, a cominciare da noi due poveri mortali fermi a guardare e continuare con persone vestite con qualche migliaio di euro addosso, oppure personcine con la puzza sotto al naso che guardano chiunque come l'ultimo dei poveracci, o ancora ragazze, belle e non, che li seguono come cagnolini e che magari, pur non essendo di nobili origini, guardano anche loro dall'alto verso il basso.

E lo dico senza troppa invidia, non servirebbe, solo con una punta di amarezza, al pensiero che qualcuno fa a gare per cercare di accontentare questa gente pur di entrare a far parte delle loro grazie, o ancora chi cerca di vantarsi di aver conosciuto una di loro, o ancora fingere con loro di essere alla pari, in modo da ottenere considerazione. Conosco persone simili, ci convivo anche, e mi fanno più pena queste che non invidia quelle altre.

Credevo di riuscire a non pensare a questa gente in questi giorni di ferie che ho, e invece ieri sono riuscite a tornarmi in mente, purtroppo. Certo, non ci ho perso su la giornata, ben altri pensieri e ben altre cose avevo da fare, a cominciare dal divertirmi con la mia bimba, non sono certo un riccone, e ci ho messo anni per pagarmela e per piangerci su sudore e tristezza, ma ora è nuovamente in circolazione, e io con lei, e avercela mi ha permesso di avere grandi emozioni e grandi soddisfazioni, e sono anche fortunato rispetto ad altri che non possono averla. In fondo, sono ricco anche io...

Una volta imboccata la via del ritorno ci siamo separati dal mio amico motociclista, io avevo ancora un po' di tragitto da fare, mezz'ora circa in strada dritta. Ma con la bimba la strada dritta non mi va, così, ovviamente, deviazione per le stradine, ci ho messo un bel po' a rientrare, sono arrivato a casa che era quasi buio, ma ero troppo contento e da solo mi sono divertito da matti, molto più che quando ero col mio amico. Sto diventando troppo solitario? Mah...
viruslibero
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giovedì, 30 agosto 2007, ore 01:26

Non so proprio come iniziare, sono troppo esterrefatto, perchè c'è qualcuno che mi permette di usufruire di una cosa talmente personale da lasciarmi senza parole, In principio non volevo, ero qui perchè dovevo farle visita, perchè era ormai troppo tempo che non la vedevo pur sentendola spesso, perchè il contatto con lei è qualcosa di talmente speciale da creare una sorta di dipendenza nei suoi confronti. Ma una dimostrazione di tanto affetto e tanta fiducia poche persone sono riuscite a darmela in questo modo, forse nessuna finora. Si perchè mi ha chiesto, e alla fine ho accettato, di occuparmi dei suoi due gatti meravigliosi se avessi deciso di rimanere in città.

Così stamattina sono arrivato da lei con la mia bimba, l'ho vista praticamente svegliarsi, vestirsi, truccarsi e preparare dei bagagli, uscire con me a far compere, a mangiucchiare qualcosa di veloce e addirittura accompagnarmi dal fantasma e farci quattro risate. E poi, dopo averla salutata per partire verso posti conosciuti, ho preso la bimba e sono tornato dal fantasma.

E ora, dopo una serata passata in pizzeria, sono qua nel suo eremo a scrivere su un monitor quello che si prova a godere di una casa non mia, che in passato tante volte mi ha ospitato ma in cui ora sono l'unico abitante umano, con Apollonio e Nirvana che mi fanno compagnia strusciandosi a me mentre sto scrivendo e facendo miagolii sommessi. Sono rimasti un pò straniti quando hanno visto apparire sulla porta un essere che non era la loro compagna di vita, ma sono comunque rimasti appollaiati sul divano a ricevere le mie coccole di bentornato senza battere ciglio, come se in fondo non fossi proprio un estraneo. E' vero che mi conoscono di già, anche se li ho frequentati poco, però un certo rapporto con loro è sempre esistito ed è sempre stato direi idilliaco, d'altronde come si fa a non amare due bei gattoni coccolosi come loro? E' praticamente impossibile. Non so se farò gli orari a cui sono abituati loro, non credo di avere l'orologio biologico di quell'angelo mattacchione che mi pregio di avere come amica, ma farò del mio meglio per coccolarli a dovere come meritano.

Stare qua fa un effetto strano, come quando hai a disposizione la casa dei genitori senza che loro ci siano, in fondo è una casa che in qualche modo conosco bene, ma ovviamente mancando la "titolare" sono io che me ne devo occupare, o perlomeno devo cercare di non creare troppa confusione. Le istruzioni per l'uso mi sono state date, in fondo non devo fare chissà che, ma la cosa più bella sarà godere del silenzio di un mondo diverso dal mio e della compagnia di quelle adorabili creature di cui sono sempre stato pazzo e che, per un motivo o per l'altro, in casa dei miei mi è poi stato impedito riavere.

Quante cose si possono fare in mondi paralleli alla dimensione in cui si vive... più di quanto ci si immagina, più di quello che potevo desiderare, più di quanto potevo pretendere. E a volte anche sfiorarle o toccarle con un dito basta a riempire il cuore di gioia, come i silenzi di mura sconosciute, come i versi strani di "animali" che invece si conoscono da poco ma che sembrano essere là da una vita...

viruslibero
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giovedì, 02 agosto 2007, ore 02:04

Ma quando parlo le cose che dico si capiscono o no? Evidentemente no. Sabato mattina, giorno della partenza, ero stanco morto ma felice di esserlo perchè la sera prima ho fatto un giro in moto di quelli da prenderti il cuore e stracciarlo in mille pezzi per poi cercare di ricomporlo con la colla vinilica di Art Attack, praticamente impossibile. In teoria mi sarei dovuto svegliare presto, prendere la borsa con il mio bagaglio da cinque giorni e dirigermi alla fermata dell'autobus che doveva portarmi a prendere quell'aereo diretto verso un mondo parallelo già visto ma che nuovamente mi attendeva. Il problema è sorto quando la sveglia è suonata, io l'ho sentita, mi sono svegliato, l'ho spenta e poi ho poggiato la testa sul cuscino pensando "Si, ora mi alzo". Solo che tutto questo è una mia ipotesi, perchè non ricordo niente di tutto questo, quello che ricordo è la voce di mio padre che, alzatosi presto per andare in campagna, mi scuote e mi chiede cosa ci faccia ancora a letto visto che mezz'ora prima avrei dovuto essere partito per l'aeroporto. Apro gli occhi, guardo l'orario, dico "Merda" e qualcos'altro che mamma mi ha detto essere volgare ma che io non ricordo, e nonostante io sia ancora totalmente rimbambito dal sonno riesco a pensare "Vado in macchina". Una macchia strana come quella di Flash si intravede passare tra la camera e il bagno a velocità supersonica, poi apre la porta e una volta fatte le scale sparisce dentro la mia auto. So di aver tempo e non corro, sono cento chilometri da casa all'aeroporto, ho anche l'occasione di ammirare l'alba nascere sul mare, dopo che poche ore prima l'ho visto tramontare prima di rimettere su il casco e ripartire verso casa. Il viaggio va bene, tutto tranquillo, prendo l'aereo, arrivo a destinazione. Mamma a metà mattina mi chiama e mi chiede come è andata. Dico tutto bene. Colgo l'occasione e chiedo se per caso capita a lei o babbo di passare vicino all'aeroporto magari di prendere la macchina dal parcheggio a pagamento altrimenti dopo cinque giorni spendo più di parcheggio che non di viaggio!! Ma solo se capita ovviamente. L'indomani mattina alle nove, nel pieno del sonno dopo una serata spassosissima e divertente ma anche affaticante, mi chiama babbo per dirmi che è andato assieme a mamma in aeroporto a prendere la macchina. Non capisco un accidente, sono stanchissimo, ma dico ok. Col passare delle ore riprendo coscienza di me stesso, richiamo e chiedo cosa ci facessero così presto in aeroporto. Sono andati apposta a prendere la macchina... Ma se dico di andarci solo se capita perchè ci andate apposta??? Mah...
Viaggio dal mondo parallelo fino a Roma per un corso di aggiornamento per lavoro, tre giorni intensi e anche poca voglia di uscire in giro per la città eterna, arriva finalmente oggi, giorno del rientro. Mia sorella mi chiama e mi chiede come torno a casa una volta giunto in aeroporto. Niente di più facile, con l'autobus. Mi dice che forse sono in giro e passano a prendermi loro (lei e il fidanzato). Dico chiaramente che se sono vicino all'aeroporto per altro si può fare, ma cento chilometri solo per me non è il caso, non avrebbe senso. Stazione Tiburtina questo pomeriggio, treno per l'aeroporto, attesa. Telefona mia sorella, a prendermi vengono loro, dico ok, ma cosa ci fate di là? "Siamo in giro per altre cose". Strano mi dico, di pomeriggio lei di solito lavora. Salgo in aereo, ritardo di mezz'ora, due palle, poi finalmente il decollo, due pensieri di quelli che mi attanagliano ormai da tempo e già atterriamo. Scendo e trovo mia sorella con Sergio ad aspettarmi. Domande di rito: cosa ci fate qua? come mai in giro a quest'ora? Risposta: per riportarti a casa, e non protestare, tanto ormai siamo qua!!
Ma parlo ostrogoto quando dico che non c'è bisogno di fare le cose che sono inutili? Se capita di farle ok, ma altrimenti che senso ha? Poi si lamentano quando faccio le cose e non dico mai niente...
Certo dovrei dire che fa piacere avere tante attenzioni, ma perchè allora mi sembra sempre di "disturbare" le persone? Son fatto male, lo so...
viruslibero
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