lunedì, 23 giugno 2008, ore 00:23

Giornate strane, sensazioni strane, adrenalina accumulata dà dolori a un corpo sotto stress, una mente che fugge, un cuore indeciso, e fuggire col corpo serve a ben poco. Ma fuggire con la mente ancora meno. Cadere fa male, ma ci si alza e si continua. Lo faccio da sempre, in ogni senso.

Qualcuno dice che quello che non ti uccide ti rende più forte. Sembra talmente vero da farmela considerare una gran cazzata. Quel che non ti uccide cambia la tua percezione delle cose, ma non ti rende più forte. Forti non lo si è mai, non in assoluto. Si impara a difendersi forse, ma non si è mica più forti di prima, solo più... preparati. Ma questo vuol dire anche essere meno ingenui, e assaporare meno le cose, goderle meno.

A volte mi faccio trasportare da cose che sono luoghi comuni, cose inculcate, cose... banali. Razionalmente mi rifiuto di crederle, inconsciamente mi vengono in testa, perché sarebbe facile, è semplice scaricare su altri o su altro cose che invece dipendono solo da me. E invece me ne prendo la responsabilità se devo farlo, ma non per questo rinuncio a fare quello che mi pare, quello che sento, quello che mi va, quello che ritengo più giusto o semplicemente più... mio.

Ma col cuore, col corpo, con la mente, con tutto me stesso, che gli altri siano d'accordo o no, le faccio e basta. Io decido la mia vita, fintanto che mi ritengo capace di farlo, e se sbaglio ho deciso io, ma mai mi sono pentito di qualcosa, perché tutto quel che ho fatto finora l'ho fatto perché mi sentivo di farlo. Recriminare? Rimpianti? Rimorsi? Non mi appartengono, raramente guardo al passato, tutto quello che mi è successo finora, che dipendesse da me o no, mi ha insegnato sempre qualcosa, a volte ricado in scelte che so bene a cosa portano, ma non mi importa niente, perché se faccio una cosa sono convinto e deciso di farla perché la ritengo consona a quello che sono, a quello che ritengo di essere.

Alcune percezioni delle cose hanno subìto stravolgimenti, altre invece sono rimaste ferree, ma tutto ruota intorno a quello in cui io credo e sento, percepisco, tocco, vedo, gusto, intuisco. Ho un mio modo di vivere le cose, non mi interessa se vengo capito, se vengo considerato un sognatore, uno stolto, un idiota, un bastardo. Mi è stato chiesto chi sono. Sono tante cose e nessuna, ma so esattamente cosa sento e voglio, ogni giorno, ogni minuto.

Non voglio essere e non sarò mai niente di diverso da quello che sento, poco importa che in questi occhi camaleontici molti non riescano a leggere e altri ci vedano un mondo. Poco importa se alla luce sono una cosa, al buio sono un'altra, l'iride è solo una porta che si spalanca o si chiude, non ha importanza di che colore è, conta quello che c'è dentro. E quello che c'è dentro non ha colore, non ha massa, non ha sostanza, ma soprattutto non è diviso, è un tutt'uno, e fa quello che vuole, sempre e comunque.

E non c'è giusto o sbagliato, non c'è bene o male, c'è solo il sentire, il mio sentire, qualunque cosa porti, piaccia o non piaccia.
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sabato, 14 giugno 2008, ore 00:01

La mia anima nera sta sempre qua. Non riesco davvero, non sono più capace di ricambiare un sorriso, perché quello mi da tante cose, cose che non ho, o non ho più, e che forse non avrò mai, e non so vivere allo stesso modo di prima, prima che lo vedessi e lo sentissi. E' dura, mi rendo conto che nemmeno riesco a star zitto, a ignorare, io ci avevo creduto e volevo dare molto, ma non riuscivo a dare abbastanza. Non riesco a sorridere sapendo che poi piangerò. Ora lo capisco meglio, meglio di prima, quando mi bastava poco per toccare la luna. Non so sorridere sapendo che poi essa sparirà nuovamente dietro l'orizzonte, quando io non sarò più visibile, quando lei non lo sarà per me. Mi sento un po' come nel film Lady Hawk. Mi è stato detto che sto scappando. Forse è così, forse ora è il mio turno. Ma questo lupo gironzola sempre qua intorno, più sfuggente forse, più preso dal suo essere animale, dal dover fuggire la gente, le superstizioni, i danni che provoca quando morde, perché morde. Ma sta qua, non è poi così lontano, almeno per ora. Fino a quando non dovrà fuggire davvero. Fa proprio male vedere speranza quando si vede la mia ombra e non poterla alimentare come prima, qualcosa ha infettato ferite che non guarivano ma nemmeno peggioravano. Un guaito, e la fuga. Ma non so star lontano da qui. Dietro quegli alberi, dietro quel cespuglio o quella roccia, due occhi lucidi osservano. Dietro la solita maschera di cera, impenetrabile ai più.
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mercoledì, 28 maggio 2008, ore 22:08

Decisamente non sono mansueto, anzi, tutt'altro.

Riesco a mordere e a far male anche a distanza.

Non mi piaccio così, non mi piaccio per niente, ma quella belva che mi porto dentro si sente braccata e sola, e reagisce.

Non sono così, non voglio esserlo.

Gli eventi però creano questa situazione, e io non so dominarla.

Ho bisogno di altro, ho bisogno... di ben altro.

Sembrano passati secoli, e i silenzi che ho intorno mi dilaniano l'anima.

E non sopporto nemmeno che ci si prenda colpe che non sono mie né di nessuno.

Ma in questo bosco blu, qualcuno ci sarà??
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venerdì, 23 maggio 2008, ore 00:34

Fantasmi che conosco già tornano a volte a farmi visita, specie nei silenzi del mio non vivere. Me li porto appresso da sempre, ma stanno sempre in sordina a bisbigliare. Quando decidono però di venir fuori solitamente c'è silenzio, quando l'Essere Nero che mi porto dentro fa calare il buio. Passare dalla molta luce alla penombra è sempre un po' inquietante, e vado a volte a pensare cose che trasmetto a chi magari sa che sono senza luce e non può farci nulla. E non vorrei. Fantasmi infidi e velenosi che però poi spariscono al primo raggio di luce, anche nel pieno della notte, purché sia luce. Attese infinite di eventi lontani dal piccolo mondo accentuano suoni e urla del mio non essere, del mio non sentire, del mio non vivere dentro a luoghi e tempi che non mi appartengono. Quel che muove il tam tam perpetuo mi da anche forza per attendere un sogno che aleggia imperterrito dal tempo del mio percepire senza capire, come un volano che mi sostiene quando credo e penso che non è per me il poter dare quel briciolo di bello che si pensa io possa avere. Tutto va contro e tutto sembra fermo, eppure va avanti, come il tempo che passa lento nel silenzio e va veloce nel sospiro. E io qua a partorire pensieri che dicono niente e dicono vita, sollevando impercettibilmente labbra e guance all'immagine di chi piega la testa per immergersi in tutto questo senza bagnarsi, immagine di cui tanto senso di vuoto e di inutilità mi fa invadere il sangue.
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mercoledì, 21 maggio 2008, ore 00:40

Mi ci sento proprio, circondato da tanti ma in fondo sempre solo, con un'anima che urla in silenzio e una luna che sa sentirmi ma è lontana. Vedo sorrisi che stanno a distanza, perchè sanno che non mi si può avvicinare troppo, i rischi di un morso che ti stacca la mano sono troppi, troppo selvatico, troppo randagio, troppo imprevedibile. Solo chi è come me sa capire cosa ho, cosa mi spaventa, cosa mi fa star bene. E io so stare bene, e a volte riesco anche far stare bene altri. Bello da vedere, misterioso, mai domato. Quando si pensa di aver capito come sono riesco ancora a stupire, a incutere timore, a spaventare e allontanare. Si, sono selvatico, sono solitario, sono capace solo di spaventare, e da me bisogna stare lontani. Sempre, anche ora, sopratutto ora.
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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:35

E la luna torna a splendere, qualche nuvola, ma il vento d'alta quota la porta via in fretta. E' bello guardarla da quaggiù, ma si dice che andarci le faccia perdere tutta la sua carica romantica. Ma io mi ci sono avvicinato, ci sono andato, e non è così. Un astronauta non lo sa che bisogna "sentirla", bisogna viverla per sapere cosa si prova. Con la tuta e la navicella non la si può capire, bisogna saperci respirare, bisogna saperci vivere, bisogna lasciarla così com'è, non cercare di modificarla, altrimenti scappa a nascondersi al buio, e mostra di se solo uno spicchio. La tuta non serve, serve essere come lei. O lo si è o non ci si vive. E se non ci si vive la si può solo guardare da lontano, ma allora non sarà mai luna piena.
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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:27

Passaggio effettuato. Emozioni andate, sensazioni rimaste. La cosa in sè è stata bella, ben orchestrata, quasi "monotona" per quanto era lineare. Piccole sfumature che forse ho colto solo io, forse ho voluto coglierle senza che ci fossero. Ma il messaggio delle stesse, l'ennesimo, era sempre quello. Una sirena bella, emozionata, timorosa, a volte quasi assente, magari la fatica e lo stress. Un tizio, quello della barca, molto preso, concentrato, attento a tutto, ha studiato bene la parte, la conosceva bene, talmente bene da essere impeccabile, tanto da sorridere imbarazzato a un piccolo incespicare nella frase di rito della sirena. Tutto bello, tutto a memoria. Peccato per le sfumature. E io a "godermi" il deja vu, scene di un film già visto, tutto uguale, ma non il protagonista. Non mi dispiace non essere là, mi spiace solo che la mia controfigura non la considero all'altezza del film, della trama, dell'attrice. Tutto è andato via liscio, mi scivolava addosso come pioggia sulla pelle. Le speranze vanno in una direzione, le sensazioni da un'altra. Spero convergeranno prima o poi, e mi auguro nella direzione delle speranze. Il pinguino era sempre là, oscuro e minaccioso, finora è stato ben controllato dalla sirena e ben schivato dal tizio. La strada è nuova, il viaggio è iniziato.
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sabato, 03 maggio 2008, ore 01:16

Serata intensa. Emozioni contrastanti si annodano e si contorcono, sono contento, ma non lo sono. Sono felice, ma non lo sono. Ho quel che cercavo, ma non ce l'ho. Così una sirena smette il suo canto e nuota via, trascinata da sè stessa in un viaggio di speranza, eppure mi vuole accanto a sè, ancora, comunque. Sono in un vortice che mi trascina con sè, non so se ridere o piangere, d'altronde non posso far niente, non devo far niente, è così. Emozione, tanta nei suoi occhi stasera. La sorpresa è riuscita. Appena ha un secondo però mi chiede se io sapessi. Sapevo. Mi dà bonariamente del traditore. Ma è contenta che io lo sia stato, almeno stavolta. Spero che il viaggio sia buono, spero che la compagnia sia giusta, spero tutto il bene possibile. Il tizio della barca domani parte con lei, destinazione... non lo so. E io sto là a guardare, a vederla andar via... Come mi sento? Non lo so neanche io, assorbito nei miei soliti dubbi da rompiballe e nelle mie speranze sempre positive per coloro a cui voglio bene. Buon viaggio, cucciolotta...
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mercoledì, 16 aprile 2008, ore 10:28

Ho un cuore che pulsa e si dibatte come non mai. Energie nuove ma conosciute danno vigore a un ritmo che ormai si era assopito su se stesso. Cose piccole danno davvero tanta forza. Piccole parole con rinnovata fiducia, quasi non ci credo, eppure stanno lì a brillarmi negli occhi, a darmi cose spaventose. Volare alto, si può cadere, ma è meglio star per terra? Arrivare deciso, duro, impenetrabile, credendo di essere tutto questo, e perdere tutto in un secondo, in uno sguardo, una parola. Ci riprovo, dico ciò che penso, congelo tutto per poi sciogliermi ancora, e ancora. Il tocco è semplice, delicato, eppure giusto, un completarsi quasi inquietante tanto è perfetto. Finisce il tempo, finisce il tocco, continua la sensazione di esso, sempre e comunque. Mi ci rituffo ogni volta, e ogni volta è assurdo. Inquietante e assurdo.
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mercoledì, 09 aprile 2008, ore 15:55

Nascosto dietro a quello che non sono proseguo ancora sotto una luce lunare che da tempo non rischiarava più il mio cammino. Io e la luna, un tutt'uno che mi da forza, che mi fa vivere, che mi da emozione. Il paesaggio resta sempre in penombra, ma ora si vede, si vede molto e si intuisce tutto. Arriverà mai la luna piena?
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