martedì, 18 settembre 2007, ore 23:15

Sono stato a salutare una parente oggi. Per l'ultima volta. Una prozia, la sorella di mia nonna che già da tempo non c'è più. Ho passato un sacco di tempo assieme a lei da piccolo, a lei come ai figli e figlie che sono poi miei zii e zie, di cui due hanno fatto da battesimo alla più piccola delle mie due sorelle.

C'era un bellissimo rapporto con lei, una gran donna davvero, ho dei bellissimi ricordi, seppure ormai molto sfumati. Già, sfumati ormai, perché in pratica in questi ultimi quindici anni l'ho vista pochissimo, e via via sempre meno, fino a quando l'ho rivista l'anno scorso e quasi non mi riconosceva, mi ha dovuto chiedere se fossi veramente io, e non perché non mi vedesse bene, ma perché nel frattempo sono un po' cresciuto, e  come è normale, tutti questi anni un po' scoloriscono la memoria, specie in una donna ormai anziana. Però sembrava davvero contenta di vedermi.

L'età sembrava non averla minimamente scalfita da come me la ricordavo anni prima, i suoi occhi erano uno spettacolo, uno azzurro chiaro e l'altro grigio, la sua vitalità e il suo spirito erano memorabili, e nonostante gli anni passati e l'imbarazzo della situazione ancora si vedevano tutte queste cose. Forse è anche un po' colpa mia che ho permesso l'allontanamento, ma sicuramente la situazione non era delle più rosee.

Tutto a causa di un dissapore tra i miei parenti, quelli più stretti (ossia i miei genitori e i miei zii e zie, figli di mia nonna) e lei con i suoi figli. Se poi penso a quale dissapore mi viene un po' l'orticaria, una discussione nata dalla presunta proprietà di un costume folcloristico tradizionale che apparteneva, pare, a mia nonna, e di cui la figlia si era impossessata tempo addietro. In qualche maniera i miei parenti stretti sono riusciti a rientrare in possesso del costume e non hanno poi voluto restituirlo, per il fatto che apparteneva a mia nonna defunta. Apriti cielo.

Sono sempre rimasti fuori da questa che io reputo una stronzata, o perlomeno ci ho provato, ma nonostante questo, la mia zia a cui è stato "rubato" il costume folk ha tolto il saluto anche a me, e ha fatto lo stesso sua sorella. I tre fratelli, miei zii, invece, bene o male hanno mantenuto il rapporto con i miei e quindi anche con me. In pratica le donne di quella famiglia hanno chiuso i rapporti con la mia, gli uomini no.

Dicevo che un po' forse è colpa mia,  mi dispiace, non tanto per le figlie (mie zie) quanto per lei, che chiamavo "Nonna" anche se non lo era, solo che vivendo a casa di una delle due mi veniva un po' male anche mantenere il rapporto, visto che questa mi aveva tolto il saluto.

E ora non c'è più. E mi chiedo se davvero valeva la pena tutto questo casino per andarsene senza aver potuto riallacciare un rapporto che i miei parenti avevano cercato più volte di risanare, di trovare un accordo o perlomeno di cercare di chiarire. Loro, le due mie zie, non hanno invece mai voluto e lei ci si è trovata in mezzo e sicuramente, sentendo una campana sola, non ha voluto o potuto trovare spiegazioni alternative alla versione delle figlie. Non capirò mai i litigi di questo genere per delle motivazioni così assurde...

Ciao Nonna, dovunque tu sia.
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venerdì, 14 settembre 2007, ore 00:23

Sempre meno spesso, dovrei dire purtroppo, sono e credo anche sarò presente per alcune persone. Magari in seguito le cose si aggiusteranno, magari sarò meno preso da me stesso, magari potrò tornare ad avere la stessa partecipazione di prima. Ma non lo so, il futuro non lo sa nessuno (almeno credo), e ora come ora so di aver trascurato diverse persone, e non per cattiveria o dimenticanza.

Mi piacerebbe ribadire quello che ripeto da una vita, che l'amicizia, quella vera per come la intendo io, non si misura con la quantità di tempo dedicata, in effetti non si misura proprio, è amicizia, possono passare giorni oppure anni, ma se è vera rimarrà sempre tale, e basteranno due minuti per essere nuovamente quello che magari si pensava non fosse più. Certo è difficile da credere, ma a me succede, succede di continuo, proprio con quelle persone, poche ma buone, a cui tengo di più. E mi dispiacerebbe se dovessero arrivare a pensare che il mio non farmi vedere o sentire per qualche tempo possa essere sintomo di perdita, perché non lo è.

Anzi, sono io il primo che si pone problemi se mi faccio vivo troppo spesso dopo essere magari sparito per qualche tempo, e mi è capitato di pensare di stare "approfittando" troppo della situazione. Certo, poi mi è stato detto che non era assolutamente così, in fondo anche io farei l'impossibile per coloro a cui tengo davvero. La mancanza di contatto però non voglio sembri una perdita di sentimento, perché quello non è condizionato dalla frequentazione.

Giorni fa mi è capitato di ricontattare Angie, che mi ha detto avere una giornata non bella e che nel caso ci saremmo sentiti in seguito. Mi ha detto anche che le aveva fatto piacere che l'avessi contattata visto che non ci si era più sentiti. Non so cosa sia successo, non so il perché dell'umore basso ma non ho insistito, ho solo detto che, come sempre, per qualsiasi cosa bastava chiamarmi, cosa che comunque proverò a rifare io nei prossimi giorni.

Anche con la Germanica sono un po' sparito, anche se ci sentiamo spesso in ogni caso, e un po' anche con la sirena che se ne è di certo accorta e me l'ha fatto notare. Ho usato le ferie per estraniarmi da tutto il resto, spero nessuno se ne abbia a male, ma avevo bisogno di stare con me stesso. Adesso magari tornerò ad avere più tempo da dedicare alle persone della mia vita, quelle a cui tengo, quelle che mi danno tanto e vogliono poco.
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venerdì, 31 agosto 2007, ore 00:53

Non mi piace ritrovarmi in certe situazioni, forse non piace a nessuno, mi costa sempre un pò dover essere troppo duro con chi non lo merita, ma sono anche dell'opinione che determinate cose vadano dette subito e direttamente, prima che la situazione assuma una piega troppo "brutta" e che rischia di far davvero troppo male. Ho metodi e toni forse discutibili nel dire le cose, o comunque nel cercare di farle capire, ma indorare la pillola credo serva a ben poco, meglio se si vede come la penso e trovare un accordo o comunque chiarire bene la situazione. Tralasciare, omettere, mentire o fare finta di niente credo sia molto peggio che dire la verità nuda e cruda da subito. Stasera mi è toccato farlo, speravo di non arrivarci, speravo di non doverlo fare, sopratutto perchè l'interlocutore mi piace per la tenerezza che ha, ma andava fatto perchè è giusto così. Spero di aver spiegato bene, spero di essere stato chiaro, spero non se ne abbia e continui a essere quello che è, il mondo è pieno di tante belle persone ben più meritevoli di attenzione, e sopratutto meglio disposte a riceverla. Scrivere qua ora è solo un modo per esternare quello che sento e il dispiacere che ho provato nel rendermi forse un pò antipatico, ma preferisco sembrarlo che non rischiare di deludere o di alimentare speranze che inevitabilmente non avrebbero seguito. E non è questione di corazza o di difese, è solo evitare di perdere tempo in sogni o speranze irrealizzabili ora come ora. Certo, il futuro nessuno lo sa prevedere, mai dire mai si dice, ma il futuro in questo momento non è una priorità, staccarmi da certe quotidianità è infatti un modo per lasciarle là dove erano e dove credo le ritroverò tra non molto, con la speranza, un pò meno remota, che assumano altri aspetti e altre forme al mio ritorno.

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giovedì, 23 agosto 2007, ore 21:24

Attimi oppure mesi passati a estraniarmi dal mondo, dal mio mondo, qualche volta mi fanno perdere contatto con la realtà, quella che poi mi ripiomba addosso come un macigno, e mi accorgo che magari una persona a cui tengo molto ha avuto qualche problema e io non ho saputo capirlo, sentirlo, anche se quando ho trovato una porta chiusa in effetti mi sono chiesto come mai. Lì per lì ho pensato a un errore, ma poi, ricomponendo pezzi di puzzle, parole dette e ridette e sensazioni mi sono detto che forse qualcosa che non andava c'era davvero. E la conferma è poi arrivata prima che io abbia potuto poter instaurare un qualsiasi collegamento con lei, e vorrei riuscire a chiederle, a capire, a poter fare qualcosa, per quel poco che mai ho potuto. Il sentore di una situazione simile era nell'aria, si sentiva, l'ho visto nei suoi occhi mascherati da un sorriso, l'ho sentito in autocritiche troppo severe, che forse non erano attinenti ma ne avevano il sapore, nonostante la serata, nonostante la compagnia, nonostante tutto. E la si sentiva da tempo, anche in pomeriggi passati al telefono, o bei momenti su un divano tra coccole ai gatti e puntate di telefilm che guardavo ma non vedevo, in cui mi augurava tutto il bene possibile, paradossalmente sperando di non vedermi per un pò. E io di bene gliene voglio e gliene auguro tutto il possibile e anche di più, perchè nonostante quel che dice, quel che pensa, quel che crede di essere, so cos'ha dentro e cosa è capace di tirare fuori, non l'ho visto tutto, forse nemmeno lei stessa, ma c'è davvero tanto e spero riesca a scambiarlo con chi davvero se lo merita, perchè bisogna meritarselo. Scusa se ero troppo preso da me stesso, scusa se non ho capito, scusa se non c'ero. Ho fatto l'egoista, non me ne pento, ma mi dispiace lo stesso, perchè non volevo farlo proprio a te...
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mercoledì, 11 luglio 2007, ore 23:13

So che ho la testa altrove, so che sono praticamente assente da molte cose, mi sono assentato anche da te, e te ne chiedo scusa. L'ultima volta che ti ho sentita abbiamo praticamente troncato di netto la comunicazione, anche se durava già da più di un'ora (le nostre solite insomma), speravo di riuscire a chiamarti in seguito ma non ci sono riuscito. Sei impegnata in molte cose e non mi va di provare e riprovare a contattarti, mi sembra sempre di "romperti le scatole". Ora sei via, partita col corpo e anche di testa come ami dire tu ( ce ne fossero di teste come la tua attaccate a un fisico come il tuo!!! ), magari hai tempo, magari no, ma preferisco aspettare che torni e sapere che ci sei per chiamarti. Perchè mi manchi e mi sento un pò in colpa per averti trascurato un pò. E' vero che non ci sentiamo molto spesso ultimamente, per un motivo o per l'altro, e per questo mi sembra sempre di avere la sensazione che te la sia presa, che un pò ci soffra del fatto che non ti cerco, che non mi faccio sentire. Ho tante cose da dirti e tante da chiederti, e vorrei poterti ascoltare come ho sempre fatto se lo vorrai, se ne avrai voglia. Sei via e io sono qua, ma ti penso come sempre, forse maggiormente visto che mi manchi più del solito. Aspetto, aspetto che torni e spero ci sentiremo presto. Ciao bella cicciona!!!
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mercoledì, 06 giugno 2007, ore 00:36

E' bello programmare tutto, è bello avere il controllo delle cose, è bello essere sicuri di quello che avviene, senza intoppi, senza imprevisti, quindi senza sorprese. Tutto flia via liscio, tutto calcolato, definito. Se piace così va bene, benissimo. Si sa cosa aspettarsi in ogni situazione, si sa come reagire, cosa dire, cosa fare. Tutto regolato, tutto... anche noioso se vogliamo. Ma si fa questo perchè piace davvero o perchè si è insicuri dentro e si vuole evitare noie, grattacapi e eventi inattesi? E' davvero questo che si vuole? Non sarebbe meglio guardarsi dentro, chiedersi se è effettivamente questo che si vuole dalla vita? Non sarebbe meglio fermarsi un attimo a pensare più in là, a cosa ne verrebbe fuori, a cosa ci si deve aspettare (alla fine è di questo che si parla) in futuro? Con una vita così, bella programmata, viene anche facile fare calcoli del genere. Proiettiamoci nel futuro prossimo, anche vicino, un anno, due anni, e poi  andiamo pian piano anche oltre. Abitudini, passioni, voglie, desideri, piccole risposte del quotidiano, ritagli di tempo da dedicare. E' davvero questo che vogliamo? Non suona la sirena? Non scatta l'allarme? Se tutto rimane silenzioso allora ok, tutto va bene. Ma se tutti i giorni vediamo segnali, se ogni giorno sentiamo male, se ogni ora abbiamo un pensiero che ci opprime proprio là, in fondo alla mente, e fa tutto quel baccano pur essendo in angolino, forse qualche domanda sarebbe meglio porsela, forse sarebbe meglio registrare  tutti quei sintomi, fare due conti, sommarli alle emozioni e cercare di dare un risultato. E non basta rispondersi "non lo so". Non basta. Programmare va bene, ma poi come si vivono gli avvenimenti, anche piccoli, che ci accadono ogni giorno? Può sembrare banale, forse lo è, forse è meraviglioso anche per questo, ma ritrovarsi a guardare immagini in movimento riflesse in uno schermo senza riuscire a trattenere lacrime che nessuno vede è orribile e fantastico. Orribile per il non essere visti, fantastico per le emozioni che fa uscire dal cuore. E questo non è programmare, è vivere. Cerchiamo di vivere allora, qualsiasi cosa, tutto quello che è possibile, faccia male o no, ma guardiamoci dentro e proviamo a capire cosa vogliamo davvero. Come si fa a parlare di qualcosa che suona come "libertà programmate"? E' un paradosso, un ossimoro, qualcosa che non esiste. Forse, e dico forse, è meglio "vivere"
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domenica, 03 giugno 2007, ore 00:02

Io non volevo questo, non volevo succedesse, ma in fondo me l'aspettavo. Io ci ho provato ieri e ci ho provato tutto oggi, e lo farò domani e i giorni a venire. Ma credo non servirà a niente, posso pensare mille cose assieme, essere impegnato in migliaia di faccende, avere per le mani talmente tante situazioni da mandare in tilt la ragione e il pensiero, ma quelle due pagine risuonano, rimbalzano, si amplificano, mi assordano, mi scuotono sottopelle e pompano sul cuore. E non posso farci nulla. Non volevo, non volevo succedesse, ma lo sapevo e lo sai, e sapevi anche che sarebbe successo questo, seppure non si possa far niente, e non c'è germanica, Angie o nessun' altra o altro che tenga. Mi serve tempo, credo, spero che sia una cosa che si metabolizza, a cui ci si "abitua", che viene assorbita e appianata, come tutte le cose, ma mi ha agganciato, preso, conquistato e  vinto. Come un virus, sembra assurdo, ma è così. E vaccino per ora non ce n'è. Che situazione di merda, solo io riesco a infilarmi in queste cose? Non lo so, è certo che se esiste la sfiga sentimentale io sono il suo prediletto.
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domenica, 13 maggio 2007, ore 02:08

Approfitto dell'occasione, seppure sia già passata la mezzanotte e quindi sono in ritardo, per fare gli auguri alla cicciona e a mia figlioccia.

Un bacione a tutte e due...
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lunedì, 09 aprile 2007, ore 03:54

Già, cuore caldo stasera, c'è voluto poco per rattristarmi un pò questo pomeriggio, ma è bastato pochissimo per tornare a gioire ed esser felice. E' bastato il sentire, vedere e abbracciare chi so che mi vuole bene e a cui ne voglio altrettanto. E' il mio angelo, come al solito.

Passare una serata con lei è indescrivibile, la sua aura ti circonda e ti solleva, ti fa volare e, appunto, ti scalda il cuore. E basta darle un microfono e farla cantare per sentire un'onda di emozioni travolgerti e portarti in posti lontani, quelle stesse che inconsapevolmente nascondi, perchè sono tue, perchè non puoi mostrarle in pubblico, perchè non sai come possano essere interpretate. Ci sono persone che riescono a portare l'animo umano a turbini emozionali indescrivibili, che nemmeno io saprò mai spiegarle se non attraverso pochissime parole scritte dentro a un testo che tutto è tranne che una spiegazione, ma che spero riesca almeno in parte a farle capire.

E nonostante io sappia che avrò un bel daffare domani (o dovrei dire stamattina stessa) non riesco a non starle accanto, prima solo per sentirne la voce calda che canta, poi per sapere cosa deciderà tra un letto che non sente suo e un viaggio fino ai suoi gatti e alle sue lenzuola, poi per parlare con lei per un'ora e sei minuti attraverso mille posti in cui nemmeno una volta ha accennato a mancare il segnale della ricezione telefonica.

E lo stare a confessarsi gioie, sensazioni o mille paure che entrambi proviamo o abbiamo provato, ora come mille anni fa, riesce solo a rafforzare una specie di magia, quella che sta racchiusa dentro una parola che nella mia vita poche volte ho sentito così sincera: la parola AMICIZIA, quella vera.
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sabato, 31 marzo 2007, ore 17:41

Eccomi a scrivere di te.

Ti conosco da una vita, ma tu ancora più di me, sono il tuo pensiero fisso da anni, da sempre. A volte credo di essere colui a cui tieni di più, e anzichè esserne contento ne sono infastidito. Il carattere che nel tempo anche tu hai contribuito a forgiare mi impedisce di essere contento di una cosa del genere, proprio perchè anche dai tuoi insegnamenti ho imparato che avere delle cose senza meritarle è una cosa un pò ingiusta, pur se poi si tratta di sentimenti e di trattamento comportamentale.

Sono piccole grandi cose che per me, purtroppo o fortunatamente, hanno un grosso peso, e me ne dispiace perchè finora non sono riuscito a farti capire che sono lusingato e sono contentissimo di questo attaccamento, ma non mi va che questo prevarichi, come succede, anche chi questo rapporto e queste attenzioni le merita quanto me.

E questo brutto carattere che ho non riesce a farti capire che quelle cose che fai in più per me sono cose che fai in meno a chi le deve avere come me. Il problema fondamentale alla fine sta tutto qua. E siccome certe cose non le vedo solo io, mi riesce difficile accettarle, e allora mi viene spontaneo rifiutarle, e lo vedo che ti fa male, lo vedo che vorresti più entusiasmo da parte mia quando lo fai, e ti rode parecchio, come rode a me.

Ma sei anche una delle persone fondamentali della mia vita, non sarei quello che sono senza te, sarei niente senza te, non sarei mai esistito senza te. Le tue cure, le tue attenzioni, i tuoi insegnamenti, le tue carezze prima che io diventassi un uomo che le rifiuta, ogni tuo gesto ogni giorno, tutti i giorni, è segno di un amore infinito.

Mamma, so bene che questo stesso amore ce l'hai anche per le mie sorelle, ma per favore, fai in modo di dimostrarlo meglio anche a loro e forse riuscirò ad accettare tutto quello che fai per me, senza tagliare dove vedo quel "di più" che mi da tanto fastidio.

Non credo leggerai mai queste parole, o forse chissà, ma ti giuro che ogni giorno le ripeto, ogni giorno le dimostro, anche se forse non ti rendi conto, o magari è così e non lo vedo io.

Ti voglio bene
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