E così anche oggi sono riusciti in extremis, al venerdi sera, a farmi perdere le staffe. Già, il rompipalle dell'azienda, l'indisponente, il ribelle, il piantagrane, cioè io, ne ha fatta un'altra delle sue.
Un cliente che qualche giorno fa ha acquistato un pc portatile è venuto poco fa con il figlio in ufficio. Mi hanno chiamato. Pare che il figlio non riuscisse a collegare il pc con internet senza fili. Ho chiesto le cose basilari ma da quel che ho capito in ufficio il problema non era risolvibile per cui ho detto al bambino che avrei dovuto andare a casa loro e controllare i loro parametri e configurarli nel pc. Mi dice ok, diciamolo anche a mio padre. Questi parlava con il mio capo. Ci siamo avvicinati, ho spiegato la situazione e ci siamo accordati per la settimana prossima.
A questo punto interviene il capo e mi dice "Perché non fai un salto ora a casa loro a controllare?" Sapevo già che non c'era tempo per finire entro l'ora di chiusura, e inoltre avevo già un altro pc in mano per un altro cliente. Ho detto "Mmm, ora non posso proprio". Come faccio sempre d'altronde, tutti i clienti mi dicono che sono educato e accomodante, qualche volta anche molto paziente (che per me è anche strano), ma è il mio lavoro, sono uno che non sta a lecchinare, le cose vanno dette come sono, e forse è questo che si apprezza di me.
Sono il primo che si indispone se si cerca di prendermi in giro con delle scuse, per cui cerco sempre di non trovarne, dico le cose come sono. Comunque il tipo si vede che sa come funziona, vende moto, lo conosce, è un commerciante anche lui, così dice che non è affatto urgente, d'altronde devono partire fuori questi giorni e torneranno alla fine della settimana prossima, per cui dice che ci sentiremo giovedì per metterci d'accordo. Perfetto mi dico, questione risolta, almeno per ora, e torno alla mia postazione a fare quello che stavo facendo.
Passano cinque minuti e arriva il capo, inizia a parlare come fa sempre, cercando di indorare la pillola, e poi mi dice che non gli va bene come gli ho risposto davanti al cliente. Rimango un po' perplesso, non capivo, così ho chiesto cosa intendesse. Mi dice che non gli va che io risponda "Non ci vado", che nel caso dovevo fare dei salamecchi come fa lui e dire cose del tipo "Ma lei cosa dice, lascio stare il lavoro che ho in mano adesso? Mi dica lei cosa fare". Ora, sarò anche fatto male ma se ho qualcosa in mano e ho dato la mia parola di persona, non mi importa che stronzate o che impegni si è preso il capo senza chiedere, io finisco quello che ho in mano.
Altra cosa, quando mi mettono in bocca cose che non ho detto le mie balle girano vorticosamente. Io infatti non ho detto che non andavo a casa del cliente, ho detto che non potevo, il che sottintende che, siccome sono a lavoro, ho altre cose per le mani. Evidentemente è un sottinteso che per lui non esiste, dato che ormai ho preso l'appellativo di rompipalle, ha voluto intenderlo come un rifiuto, a sentirlo mentre mi parlava sembrava un mio capriccio.
Ho chiesto perché la volesse prendere nel modo sbagliato, il cliente non ha mica detto nulla. E lui continua con questa sua teoria che gli ho rovinato quello che lui aveva detto poco prima. Io non so nemmeno cosa si fossero detti, ho semplicemente risposto a quello che mi si chiedeva, non sono un veggente né uno sparaballe, sono un tecnico. Continuo a dire che non capisco il motivo di una simile ramanzina, e lui attacca ancora e dice che non mi devo permettere mai più.
Mah, rimango basito, chiedo sarcasticamente di essere fornito di un vocabolario con su scritte le frasi preferite, così un'altra volta non sbaglio. Chiudo il discorso e riprendo a fare quel che facevo. Dopo un paio di altre frasi a vuoto se ne va. Intanto però lo stomaco si arrotola e il fegato lavora a tempo pieno. Forse per certe cose non ci sono buono, forse essere chiari e diretti non paga, mi si rigirano le budella solo a pensare di dire qualcosa che non sia vera, ma meglio le stronzate e i lecchinaggi, no?
Ma sono io che sono intollerante e rompiscatole più del solito? Voglio andarmene...