lunedì, 19 maggio 2008, ore 17:20

E' successo di nuovo, ma ormai sto diventando bravo. Che io abbia un caratteraccio è risaputo, che io mi accorga a pelle di cosa pensa la gente di me molto meno. Comunque qua in ufficio io sono il pazzoide rompiscatole intrattabile nevrotico, e questo è un dato di fatto. Così l'altra mattina, mentre smanettavo sopra una stampante da aggiustare con un difetto piuttosto strano, la segretaria viene e mi chiede a che punto è. Le dico che ci sto lavorando. Mi incalza e mi dice che è urgente. Lo so che è urgente, e ripeto che ci sto lavorando. Insiste: "Guarda che ci ha detto che gli serve subito perchè ha delle cose da stampare prima possibile". Sento una arteria nella tempia che comincia a chiudersi, il cervello entra in debito d'ossigeno, ma ribatto tranquillo che sto cercando di fare il prima possibile. Faccia stranita, come se non fosse contenta della risposta, e torna alla sua postazione. Passa un'ora e torna alla carica, mi chiede nuovamente, quasi scocciata, a che punto è la stampante. Divento nervoso, e a me si vede lontano due chilometri. Dico che ci sto ancora lavorando, lo dovrebbe pur vedere, il mio banco è ingombro dei pezzi della stessa, ma vabbè. Al mio rispondere non proprio pacato mi dice di darmi una calmata con aria ancora più stizzita (d'altronde sanno come va a finire poi, non sono un rompiballe mica per dire...). Il mio problema è che forse non ho proprio mezze misure, o sono calmo oppure mi girano. E hanno cominciato a girare. Ancora più nervoso replico che non sto giocando, ci sto lavorando. Così mi tornano alla mente cose già vissute. E' ormai evidente, da diverso tempo, che qua la gente pensa che io passi il tempo a grattarmi, a ciondolarmi nella sedia o a giocare al pc. D'altronde avevo avuto un paio d'anni fa una discussione anche col genero del capo, avevano mandato lui in avanscoperta perchè con me non si può discutere, ho sempre e solo torto e niente motivazioni (o forse è che replico e questo non va bene per chi è convinto di aver ragione?). E mi era stato detto che davo l'impressione di essere svogliato, di non fare niente in ufficio e di darmi una mossa col lavoro. Peccato fosse un periodo di stanca, un periodo in cui arrivava poco lavoro e tutti erano nervosi perchè le cose non andavano benissimo, e quindi fosse normale prendersela con quello che "rendeva" meno. Al mio replicare con lui le mie ragioni, in tutta pacatezza seppure le cose che gli avevano detto di dirmi ha visto anche lui quanto reggessero poco, tutto era tornato alla normalità, se così la possiamo chiamare. Ma nell'aria quel pensiero, quegli sguardi e quelle attenzioni a quel che faccio sono rimasti. Così quando la segretaria mi ha incalzato come se io non stessi facendo il possibile per risolvere un problema ho reagito male, ho detto che se era convinta che stessi giocando mi stava benissimo, e ho chiuso il discorso. Ha provato a dirmi qualcosa, come si fosse accorta che forse non era proprio come diceva, ma non è servito. Il problema è stato risolto, io ho tenuto i contatti col cliente, io ci ho parlato e ho spiegato bene come stavano le cose, e la cosa comica è che il cliente non aveva tutta la fretta che invece mi metteva addosso lei, aveva premura, come qualsiasi cliente, ma quando gli ho parlato ha anche capito la situazione. Adesso lei è fredda, un ghiacciolo al confronto brucia. Forse dovrei andare a chiarire, forse dovrei cercare di calmare le acque. Ma non lo faccio. Lei, come altri, è tra le persone che tempo addietro aveva fatto la stessa cosa quando i rapporti col mio collega si erano raffreddati. Senza motivo apparente, o forse si, semplicemente riteneva giusto quello che diceva il collega, d'altronde era l'unica campana che si sentiva visto che io non parlavo della cosa, quando ho cercato di farlo l'ho fatto col collega stesso, non mandavo certo gli altri a dire le cose. Stavolta siamo punto e a capo. Le passerà, se le vuol passare, altrimenti pazienza. Sopravviverò senza di lei? Qua qualcuno non ha capito che qui non siamo amici, siamo colleghi. Forse sarebbe meglio se andassimo d'accordo, ma ho altre priorità, io ho i miei scazzi, lei i suoi. Mi tengo i miei.
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venerdì, 02 maggio 2008, ore 10:50

Eh si, non so cosa farci...

Mi dico sempre di non farlo, di lasciar perdere, e invece persevero.

Stamattina scena già vista in ufficio, parcheggio la bimba ed entro, i miei due colleghi parlano col capo, discutono partendo dal vaffa day di Grillo per continuare con AnnoZero, la trasmissione di Santoro, e del fatto che ci fosse come ospite Sgarbi che come al solito ha dato spettacolo.

Non ho visto niente ieri, quando di sera sono tornato a casa mi sono buttato sul divano e mi sono anche appisolato a sognare.

Volente o nolente sento quello che dicono. Mi contorco lo stomaco a cercare di star zitto, delle cose dette dal capo sono segno solo di faziosità e ignoranza, ognuno ha la sua opinione e mi va bene, purchè supportata almeno da un minimo di cultura, e invece niente, lui ha la verità rivelata in mano.

Poi faccio una battuta. Giusto per instillare un minimo di dubbio, per fargli capire che non è tutto come dice lui. Niente. Provo a fargli capire cosa volevo dire. Forse è il suo modo di dire le cose che non mi va, tanti giri di parole per dire niente e tornare al punto di partenza, senza aver cambiato versione nè detto nulla di diverso, anzi, si contraddice e non si accorge di farlo.

E allora salta fuori quello stronzo che ho dentro, il bastardo, il rompiballe.

Risatina sarcastica, gli dico anche che il suo modo di dire le cose senza avere il minimo dubbio che possa sbagliarsi non va proprio bene, che la sua opinione vale quanto la mia, ma la mia è tale, ossia un'opinione, la sua è certezza.
E gli rinfaccio il suo discorso, gli faccio notare come abbia detto due cose una agli antipodi dell'altra, la sua contraddizione, il suo girare con le parole e dire tutto e il contrario di tutto senza aver poi detto niente che non sia un luogo comune.

Mi guarda e dice che lui certe cose non le ha mai dette.

Tempo perso, lo sapevo che dovevo starmene zitto. Ultima battuta: "Ho capito, lei ha ragione, non ha mai detto queste parole poco fa, me le sono inventate. Discorso chiuso."

Dice ancora qualcosa ma ormai non ascolto più. Sono proprio fesso a impegolarmi in discorsi che non portano a niente. La mia filosofia del dubbio non attacca con certe menti, hanno troppo bisogno di aver ragione per accorgersi che magari, forse, in teoria, in qualche caso, a volte, può capitare che non tutto sia solo bianco o solo nero...

Ma forse sono io che sto troppo nel grigio...
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lunedì, 07 aprile 2008, ore 16:19

Tanto per non smentirmi, oggi parlo del padre del Babbeo, ossia del grande capo.
Stamattina una scena che si vede spesso in azienda, ma che tutte le volte mi fa un effetto che è la mescolanza di tante cose. Sono rientrato da un'intervento presso un cliente e ho trovato il capo che parlava con due persone vicino alla mia postazione.

Ho dovuto usare gli stivali chiodati da alpinismo per non scivolare sulla saliva che c'era per terra! L'operazione lecchinaggio estremo era in corso da qualche minuto e gli effetti si vedevano lontano un miglio, il capo era quasi prono e prontissimo ad abbassarsi i pantaloni e immolarsi alla causa dell'azienda. Sono quindi venuto a sapere che uno di questi due è il responsabile capo dell'ufficio tecnico della sede locale di un'apparato statale, mentre l'altro, che lavora sempre in questo apparato, pare sia un onorevole o ex onorevole.

Avevano un problema col pc portatile di uno dei due e chiedevano spiegazioni. Ovviamente sono stato spedito a casa dell'onorevole con effetto immediato (non mi è nemmeno stato chiesto se c'era qualcosa da finire in ufficio) e altrettanto ovviamente non credo che l'intervento verrà mai pagato se non con altri tipi di "favoritismi". Non me ne dovrebbe importare poi tanto, io in effetti devo fare quello che mi dice il capo.

Solo ogni volta che vedo scene simili mi viene un misto di pena per lui, di compassione perché in fondo è una vita che usa questi metodi per far andare avanti l'azienda (se aspettiamo i risultati sul campo del figlio Babbeo stiamo freschi), di prurito alla lingua perché a leccare culi non sono bravo e mi viene di usarla per dire quello che penso, di nervosismo al pensiero che le cose debbano ancora funzionare così, di insofferenza perché il solo pensiero che un uomo anziano possa ancora prostrarsi così di fronte a chi pensa di avere chissà quali poteri, o peggio che lo faccia anche di fronte a persone che certi poteri non li hanno ma li millantano mi irrita.

E in tutto questo è ovvio che devo star zitto e far finta di niente. Non credo di essere in grado di amministrare e gestire un'azienda, sono il primo che lo ammette, probabilmente se dovessi averne una fallirei dopo poco tempo proprio per il mio pensare che devo fornire servizi senza chiedere favori a nessuno, meritandoli nel caso, non supplicandoli.

Però ho visto da solo clienti tornare da noi (dalle mie parti si dice che prima o poi tutti tornano a bere dalla fontana dove in precedenza hanno defecato) dopo avercene detto di tutti i colori e poi aver appurato che altri non danno quanto diamo noi, e non perché siamo migliori, anzi tutt'altro, ma solo perché siamo "onesti". Però mi spiace, mi spiace davvero vedere una persona che in teoria è già in pensione continuare a venire in azienda per cercare di tenerla su anche a causa dell'incapacità di qualcuno che invece se ne frega altamente. Mah...

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mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 10:20

Da rompipalle patentato quale sono anche oggi non è mancata occasione di venire a sapere che il babbeo ne ha detta un'altra delle sue.

Scene viste e riviste, con lui è un deja vu continuo e noioso, ma a volte riesco ancora a ridere di quest'uomo.

Ieri mattina sono arrivato in ufficio e subito mi sono messo a lavoro su un computer da preparare urgentemente per un cliente e su cui lavoravo già dalla sera prima, ed ero già stato "pressato" dal capo, dalla segretaria, dalla figlia del capo e dal cliente stesso per fare il più in fretta possibile.
Il babbeo (figlio del capo nonchè futuro proprietario dell'azienda, ahinoi) è arrivato poco dopo e ha chiesto ai colleghi come fossero messi col lavoro perchè c'era da andare a farne uno ugualmente urgente dove servono persone per far prima. Dopo l'ok dei miei colleghi viene anche da me a fare la stessa domanda.

Babbeo - Come sei messo col lavoro? (fantasia eh?)

Io - Ho da finire questo di tal cliente che aspetta urgentemente...

Babbeo - E quanto ci metti?

Io - Sinceramente non lo so, ho appena formattato, va installato, configurato, reinmessi i dati salvati, insomma, c'è un pò da fare...

Babbeo - Ma lo finisci per stamattina?

Io - (Ma parlo arabo o cosa?) Non lo so, te l'ho detto, dipende da quanto ci mette a fare l'installazione e tutto il resto...

Babbeo - Perchè c'è da andare in tale posto a fare questo lavoro qua

Io - Ho capito, ma non posso dirti vengo a tale ora, non so quanto ci metto

Babbeo - Ma ce la fai a liberarti per questo pomeriggio?

Io - Facciamo una cosa, dimmi tu cosa devo fare, per me problema non ce n'è, devo finire questo o devo venire a fare quell'altro lavoro? Dimmelo tu, a me non cambia nulla, col cliente ci parli tu però

Babbeo - ...


A questo punto se ne è andato coi due colleghi e io ho continuato a fare il lavoro che facevo.
Stamattina, parlando col collega sono venuto a sapere che il babbeo, come suo solito, anzichè dire le cose in faccia come faccio sempre (purtroppo) io, si è lamentato con lui del fatto che ho un caratteraccio, che è stufo del mio atteggiamento e che se non sto attento questo mese lo stipendio decide lui quando darmelo.

Oggi è 13 e lo stipendio l'ho preso adesso, in ritardo come tutti i colleghi, ma lo stipendio me lo da il capo e non lui, e non è lui che decide queste cose, a lui piace tantissimo fare il duro con tutti meno che con gli interessati, mi fa ridere il fatto che con me non è capace di ribattere nemmeno se sono calmo, figuriamoci se un poco mi altero. Il mio atteggiamento, per quanto io non sia esattamente un agnellino, diventa poco trattabile quando trovo persone come lui che mi fanno mille domande a cui ho già risposto.

Farebbe molto prima a dirmi cosa vuole in modo chiaro e conciso, però quando invece le cose chiare le chiedo io allora sono un rompiballe.

Ho un lavoro da finire, vuoi che faccio questo o faccio altro? Io sono un dipendente, dimmi tu cosa vuoi che faccia, sei tu quello che comanda, non io, prendi le decisioni e assumitene le responsabilità.

Sono anni che si va avanti con questa storia, sono diventato intollerante con lui proprio perchè mi sento costantemente preso in giro, mi chiede le cose volendo fare in modo che sia io a deciderle, portandomi secondo lui a fare le cose senza che sia lui a ordinarle. E io non lo faccio, semplicemente perchè io chiedo solo che mi si dica cosa fare, se decido qualcosa da solo è perchè ho già preso impegni con qualche cliente, se l'impegno si disdice è perchè lo ha deciso lui, e lui se ne prende le responsabilità. Non mi sembra poi così difficile, a dire di essere un capo sono bravi tutti, a fare il capo però ci vogliono palle, e il babbeo palle non ne ha.

Ma poi mi chiedo, con chi va a lamentarsi di me? Col mio collega. Lo sa che poi le cose me le dice no? O forse è quello che vuole? Ma che figura ci fa a mandarmi a dire le cose tramite altri? Ha paura di me? Forse, ma penso che abbia solo la consapevolezza, per esperienza, che quando parla con me deve avere argomenti solidi, altrimenti torna a casa con le pive nel sacco. E' troppo abituato a usare paroloni e fare il saccente, e quindi sa che con me non funzionano certe cose perchè io vado sempre al nocciolo del discorso senza girarci attorno.

Gran futuro per l'azienda...
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mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 00:33

E' così che ormai sono stato catalogato dal mio collega, si, sempre lui. Dato che tutte le volte che parliamo di qualcosa, qualsiasi argomento, lui ha la soluzione a ogni cosa e io sono quello che invece prova a instillargli dei dubbi sulle sue teorie, sono anche io stato inserito nel suo database con accezione "bastiancontrario".

Si perchè se qualcuno vede le cose in modo differente dal suo deve per forza essere una persona a cui non va bene niente, a cui piace rompere le balle (in effetti mi piace molto, e in effetti con lui spesso lo faccio anche apposta, solo che non se ne accorge...), che deve per forza andare contro. Provando a parlare seriamente, una volta tanto, dato che questa storia all'inizio un pò mi ha irritato, ho provato a fargli capire che non è detto che se io vedo le cose diverse dalle sue sono per forza uno che va contro, abbiamo solo modi differenti di pensare, ho delle persone con cui mi ritrovo in sintonia totale, ho persone con cui basta una sola occhiata per intendersi.

Se fossi un bastiancontrario, seguendo la sua teoria, non andrei d'accordo con nessuno su niente, dato che andrei contro sempre e comunque. Niente da fare, io sono un contro, è così è basta. E questo perchè quando si dibatte di qualcosa io provo sempre a rompere i suoi schemi mentali.

E' brutto da dire, eppure è così, il suo modo di pensare lo conosco, ce l'hanno in molti, e per un periodo ammetto di essere stato così "chiuso" anche io. Lui vive delle sue sole esperienze senza mettere mai in dubbio nulla, tutto ciò che gli accade viene analizzato, schematizzato, catalogato, diventa regola, inserito in un contesto e diventa legge fisica.

Se per caso qualcuno, come me, gli fa notare che per uno stesso avvenimento o uno simile al suo le cose sono andate in modo diverso, questo contravviene allo schema, è un errore, un caso, non può essere preso in considerazione, e a volte viene messo in dubbio quel che dico proprio perchè nel suo schema mentale io sono ormai lo scassaballe, quello che rompe,e che quindi può inventare pur di contravvenire alla regola del suo schema. E' ormai una vita che continua a costruire il suo insieme di regole del "quieto vivere", e arriva a mentire a se stesso, palesemente addirittura, pur di non rompere gli schemi, pur di non contravvenire al sistema.

Un esempio banale: Venerdi prima di Natale, tra colleghi decidiamo di riunirci e cenare tutti insieme in ristorante, consci del fatto che lui alle 18.31 è seduto in macchina per tornare a casa sua (abita fuori città, a mezz'ora di macchina più o meno) ma che una volta l'anno sicuramente lo può fare. Sbagliato, dice di no. Per lui se andiamo a pranzo va bene, ma la sera non se ne parla. Chiedo motivo, ne tira fuori decine, tra cui che non gli va, che prederisce cenare a casa sua, che alla sera è stanco e non ha voglia di tornare tardi, che non gli va di lasciare moglie e figli da soli, che è abituato così.

A nulla serve ogni mio tentativo (gli altri hanno rinunciato in partenza, e dire che sono anche ormai imparentati, uno dei miei colleghi e la segretaria sono padrino e madrina del suo primogenito), nemmeno il chiedergli di portare anche moglie e figli, o ancora di trovare un posto nel suo paese e fare la cena là. Niente, o si fa il pranzo o niente. Allora la mia provocazione: "Quindi ok, noi avevamo deciso per la cena, se proprio non vuoi pazienza, pensavamo che almeno una volta l'anno riuscissi a uscire dalla tua routine quotidiana, ma visto che sbagliavamo noi andiamo a cena e tu non ci sei, che ti devo dire?". Risposta: "Non posso dire che mi fa piacere, se facevate il pranzo era meglio, almeno c'ero anche io, ma se volete fare così pazienza".

Insomma, lui vorrebbe stare con noi, ma non in orari che siano diversi dai soliti. Inutile spiegargli che volevamo fare la cena per mangiare e divertirci in tutta calma per non dover correre poi nuovamente a lavoro alle 15.00. Niente da fare. Alla fine abbiamo fatto il pranzo. Possibile che una persona non riesca a uscire da un suo schema in questo modo? Io un sospetto ce l'ho, io penso di sapere quale sia il motivo, ma voglio rimanere cattivo solo pensandolo. D'altronde sono un bastiancontrario...
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giovedì, 03 gennaio 2008, ore 23:11

Posso essere acido oggi? Ma si, in fondo questo è il mio blog...

Collega: Ho visto la tua fidanzata oggi, sai?

Io: Non è possibile

Collega: Ti dico che l'ho vista oggi, vicino a via tal dei tali, ero dal cliente tizio

Io: Ti dico che non è possibile, la mia fidanzata è parcheggiata in garage tutto il giorno...

Collega: E piantala di fare il pignolo, intendevo la tua ex no?

Io: Lo sai che se non rompo non sono contento. Però c'è un pò di differenza da fidanzata a ex fidanzata, non ti pare?

Collega: Si, sei un rompi. Ma poi, ogni tanto vi vedete no? Magari c'è ancora qualcosa...

Io: Ma che dici? Ma se ha già fissato la data delle nozze col suo nuovo ragazzo!!

Collega: Ah, davvero? Non lo sapevo, mica potevo immaginarlo...

Io: Perchè, faceva differenza? Se mi vedo con lei deve per forza esserci qualcosa al di là di una bella amicizia?

Collega: ....

Ma perchè diavolo la gente deve per forza farsi idee sbagliate in base alla prima cosa che gli viene in testa?? Ma sono strano io a fregarmene altamente di quello che fa chi mi sta intorno?? E' vero che parlo poco di me, è vero che costui non crede all'amicizia tra uomo e donna, ma non penso che anche parlando di più di me stesso la gente smetterà di pensare cose sbagliate sul mio conto. E li lascio fare allora, è più bello alla fine lasciarli senza parole tutte le volte che dico qualcosa... ma che tristezza però, giudicare in base alle apparenze sempre e comunque, una vera tristezza...

Ok, ho scritto quello che penso, oggi evidentemente sono in vena di critiche...
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venerdì, 02 novembre 2007, ore 18:13

E così anche oggi sono riusciti in extremis, al venerdi sera, a farmi perdere le staffe. Già, il rompipalle dell'azienda, l'indisponente, il ribelle, il piantagrane, cioè io, ne ha fatta un'altra delle sue.

Un cliente che qualche giorno fa ha acquistato un pc portatile è venuto poco fa con il figlio in ufficio. Mi hanno chiamato. Pare che il figlio non riuscisse a collegare il pc con internet senza fili. Ho chiesto le cose basilari ma da quel che ho capito in ufficio il problema non era risolvibile per cui ho detto al bambino che avrei dovuto andare a casa loro e controllare i loro parametri e configurarli nel pc. Mi dice ok, diciamolo anche a mio padre. Questi parlava con il mio capo. Ci siamo avvicinati, ho spiegato la situazione e ci siamo accordati per la settimana prossima.

A questo punto interviene il capo e mi dice "Perché non fai un salto ora a casa loro a controllare?" Sapevo già che non c'era tempo per finire entro l'ora di chiusura, e inoltre avevo già un altro pc in mano per un altro cliente. Ho detto "Mmm, ora non posso proprio". Come faccio sempre d'altronde, tutti i clienti mi dicono che sono educato e accomodante, qualche volta anche molto paziente (che per me è anche strano), ma è il mio lavoro, sono uno che non sta a lecchinare, le cose vanno dette come sono, e forse è questo che si apprezza di me.

Sono il primo che si indispone se si cerca di prendermi in giro con delle scuse, per cui cerco sempre di non trovarne, dico le cose come sono. Comunque il tipo si vede che sa come funziona, vende moto, lo conosce, è un commerciante anche lui, così dice che non è affatto urgente, d'altronde devono partire fuori questi giorni e torneranno alla fine della settimana prossima, per cui dice che ci sentiremo giovedì per metterci d'accordo. Perfetto mi dico, questione risolta, almeno per ora, e torno alla mia postazione a fare quello che stavo facendo.

Passano cinque minuti e arriva il capo, inizia a parlare come fa sempre, cercando di indorare la pillola, e poi mi dice che non gli va bene come gli ho risposto davanti al cliente. Rimango un po' perplesso, non capivo, così ho chiesto cosa intendesse. Mi dice che non gli va che io risponda "Non ci vado", che nel caso dovevo fare dei salamecchi come fa lui e dire cose del tipo "Ma lei cosa dice, lascio stare il lavoro che ho in mano adesso? Mi dica lei cosa fare". Ora, sarò anche fatto male ma se ho qualcosa in mano e ho dato la mia parola di persona, non mi importa che stronzate o che impegni si è preso il capo senza chiedere, io finisco quello che ho in mano.

Altra cosa, quando mi mettono in bocca cose che non ho detto le mie balle girano vorticosamente. Io infatti non ho detto che non andavo a casa del cliente, ho detto che non potevo, il che sottintende che, siccome sono a lavoro, ho altre cose per le mani. Evidentemente è un sottinteso che per lui non esiste, dato che ormai ho preso l'appellativo di rompipalle, ha voluto intenderlo come un rifiuto, a sentirlo mentre mi parlava sembrava un mio capriccio.

Ho chiesto perché la volesse prendere nel modo sbagliato, il cliente non ha mica detto nulla. E lui continua con questa sua teoria che gli ho rovinato quello che lui aveva detto poco prima. Io non so nemmeno cosa si fossero detti, ho semplicemente risposto a quello che mi si chiedeva, non sono un veggente né uno sparaballe, sono un tecnico. Continuo a dire che non capisco il motivo di una simile ramanzina, e lui attacca ancora e dice che non mi devo permettere mai più.

Mah, rimango basito, chiedo sarcasticamente di essere fornito di un vocabolario con su scritte le frasi preferite, così un'altra volta non sbaglio. Chiudo il discorso e riprendo a fare quel che facevo. Dopo un paio di altre frasi a vuoto se ne va. Intanto però lo stomaco si arrotola e il fegato lavora a tempo pieno. Forse per certe cose non ci sono buono, forse essere chiari e diretti non paga, mi si rigirano le budella solo a pensare di dire qualcosa che non sia vera, ma meglio le stronzate e i lecchinaggi, no?

Ma sono io che sono intollerante e rompiscatole più del solito? Voglio andarmene...
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giovedì, 02 agosto 2007, ore 02:04

Ma quando parlo le cose che dico si capiscono o no? Evidentemente no. Sabato mattina, giorno della partenza, ero stanco morto ma felice di esserlo perchè la sera prima ho fatto un giro in moto di quelli da prenderti il cuore e stracciarlo in mille pezzi per poi cercare di ricomporlo con la colla vinilica di Art Attack, praticamente impossibile. In teoria mi sarei dovuto svegliare presto, prendere la borsa con il mio bagaglio da cinque giorni e dirigermi alla fermata dell'autobus che doveva portarmi a prendere quell'aereo diretto verso un mondo parallelo già visto ma che nuovamente mi attendeva. Il problema è sorto quando la sveglia è suonata, io l'ho sentita, mi sono svegliato, l'ho spenta e poi ho poggiato la testa sul cuscino pensando "Si, ora mi alzo". Solo che tutto questo è una mia ipotesi, perchè non ricordo niente di tutto questo, quello che ricordo è la voce di mio padre che, alzatosi presto per andare in campagna, mi scuote e mi chiede cosa ci faccia ancora a letto visto che mezz'ora prima avrei dovuto essere partito per l'aeroporto. Apro gli occhi, guardo l'orario, dico "Merda" e qualcos'altro che mamma mi ha detto essere volgare ma che io non ricordo, e nonostante io sia ancora totalmente rimbambito dal sonno riesco a pensare "Vado in macchina". Una macchia strana come quella di Flash si intravede passare tra la camera e il bagno a velocità supersonica, poi apre la porta e una volta fatte le scale sparisce dentro la mia auto. So di aver tempo e non corro, sono cento chilometri da casa all'aeroporto, ho anche l'occasione di ammirare l'alba nascere sul mare, dopo che poche ore prima l'ho visto tramontare prima di rimettere su il casco e ripartire verso casa. Il viaggio va bene, tutto tranquillo, prendo l'aereo, arrivo a destinazione. Mamma a metà mattina mi chiama e mi chiede come è andata. Dico tutto bene. Colgo l'occasione e chiedo se per caso capita a lei o babbo di passare vicino all'aeroporto magari di prendere la macchina dal parcheggio a pagamento altrimenti dopo cinque giorni spendo più di parcheggio che non di viaggio!! Ma solo se capita ovviamente. L'indomani mattina alle nove, nel pieno del sonno dopo una serata spassosissima e divertente ma anche affaticante, mi chiama babbo per dirmi che è andato assieme a mamma in aeroporto a prendere la macchina. Non capisco un accidente, sono stanchissimo, ma dico ok. Col passare delle ore riprendo coscienza di me stesso, richiamo e chiedo cosa ci facessero così presto in aeroporto. Sono andati apposta a prendere la macchina... Ma se dico di andarci solo se capita perchè ci andate apposta??? Mah...
Viaggio dal mondo parallelo fino a Roma per un corso di aggiornamento per lavoro, tre giorni intensi e anche poca voglia di uscire in giro per la città eterna, arriva finalmente oggi, giorno del rientro. Mia sorella mi chiama e mi chiede come torno a casa una volta giunto in aeroporto. Niente di più facile, con l'autobus. Mi dice che forse sono in giro e passano a prendermi loro (lei e il fidanzato). Dico chiaramente che se sono vicino all'aeroporto per altro si può fare, ma cento chilometri solo per me non è il caso, non avrebbe senso. Stazione Tiburtina questo pomeriggio, treno per l'aeroporto, attesa. Telefona mia sorella, a prendermi vengono loro, dico ok, ma cosa ci fate di là? "Siamo in giro per altre cose". Strano mi dico, di pomeriggio lei di solito lavora. Salgo in aereo, ritardo di mezz'ora, due palle, poi finalmente il decollo, due pensieri di quelli che mi attanagliano ormai da tempo e già atterriamo. Scendo e trovo mia sorella con Sergio ad aspettarmi. Domande di rito: cosa ci fate qua? come mai in giro a quest'ora? Risposta: per riportarti a casa, e non protestare, tanto ormai siamo qua!!
Ma parlo ostrogoto quando dico che non c'è bisogno di fare le cose che sono inutili? Se capita di farle ok, ma altrimenti che senso ha? Poi si lamentano quando faccio le cose e non dico mai niente...
Certo dovrei dire che fa piacere avere tante attenzioni, ma perchè allora mi sembra sempre di "disturbare" le persone? Son fatto male, lo so...
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mercoledì, 25 luglio 2007, ore 12:29

La partenza si avvicina, tra qualche giorno un aereo mi porterà lontano da casa. Lunedì un corso per lavoro mi terrà tre giorni impegnato a imparare cose nuove e approfondirne altre che già magari conosco. Sono stato fortunato stavolta, perchè a questo corso unirò un incontro con quel gruppo di persone che già tempo fa mi aveva ospitato e che tanto ha insistito perchè li raggiungessi questo fine settimana per una serata di divertimento in uno dei parco giochi più grandi d'italia. La ditta infatti non ha obiettato quando ho chiesto se il biglietto di andata potesse avere giorno e destinazione diversa da quella in programma, pagandone io ovviamente la differenza. Così raggiungerò per il fine settimana questo gruppo che tanto mi emoziona (specie chi lo "guida") tutte le volte che ci sentiamo e che mi coccola con la sua stima e la sua amicizia come se fossi una specie di fratello, anche se poi, nonostante ci si sia frequentati molto via web, ci si è visti in pratica solo una volta, e questa sarebbe la seconda. Certo partire ora mi lascia un pò in sospeso, un pò in apnea, sto lasciando cose qua che non vorrei abbandonare, seppure per qualche giorno. Spero di trovare qualche canale di comunicazione una volta che sarò partito, per tenere su il contatto. A volte mi vien voglia di acquistare un notebook per poter avere la possibilità di tenerli questi contatti anche se non sono a casa o in ufficio, certo le mie finanze non sono proprio messe bene, anzi, però forse pagandomelo a rate...
Così potrei avere un canale per poter continuare a entrare in questo mondo strano che qualche tempo fa un pò snobbavo, non perchè non mi piacesse o non ne conoscessi le potenzialità, ma solo perchè non mi interessava più di tanto. Ora invece mi dà la possibilità di fare tante cose, anche tramite questo blog che mi permette di buttar giù quei pensieri che mi ronzano per la testa e che si accavallano sempre l'un l'altro, i quali quando li metto per iscritto spesso riesco se non a capirli quanto meno a dargli un senso, vederli separati da tutto il resto e quindi averli a disposizione. Sarebbe insomma un'ancora di salvezza più che uno strumento di lavoro...
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categoria : sensazioni, lavoro, amicizia, pensieri personali





mercoledì, 27 giugno 2007, ore 22:15

Si può ripristinare quelle che si pensava fosse una amicizia e che per anni poi è stata rotta per una cosa futile? Con il collega di lavoro il primo periodo è stato bello, quasi idilliaco, e nonostante la mia innata diffidenza a volte si è anche usciti assieme la sera, si andava a giocare a calcetto, si organizzavano trasferte in gruppo per occasioni disparate tipo vedere una corsa di auto da rally o ancora uscite in moto tutti assieme. E poi, tutto un tratto, buio. Una parola detta male, un fraintendimento, nasce un dissapore, l'orgoglio suo iniziale non ammette qualsiasi mio tentativo di spiegazione, il rimanere offeso gli dura qualche giorno e toglie addirittura il saluto, dopo il parlare con gli altri colleghi forse si ravvede, forse vede solo l'inutilità della situazione, forse semplicemente gli passa, e prova a farsi nuovamente avanti, senza chiedere scusa, ma solo cercando nuovamente un rapporto. E stavolta sono io che non torno indietro. Un dissapore è normale, nemmeno io ho un carattere semplice, spesso e volentieri sono scontroso e dò l'impressione di essere acido anche quando non lo sono. Ma il togliere il saluto è una cosa che non ammetto, sopratutto se la causa del gesto è una stronzata. E allora la mia anima si chiude a riccio, e tira fuori solo aculei e artigli. E non dò il permesso di entrare. E a nulla valgono i discorsi dei colleghi che stavolta provano con me a parlare e a convincermi. Niente da fare, si è rotto. Ricevo anche accuse di essere stronzo, stupido, ottuso, mi dicono che non c'è bisogno di prendersela tanto. Non c'era bisogno nemmeno dall'altra parte, in precedenza, e ora è tardi. Questa storia va avanti giorni, settimane, mesi, addirittura anni. In azienda l'aria che tira è sempre tesa, si cerca di non dar peso alla cosa ma è chiaro che io e lui non possiamo fare le cose assieme, non possiamo collaborare, non più. Solo dopo anni si comincia a spiccicare qualche parola solo per parlare di lavoro: passami quello strumento, questa macchina ha questo problema, ha chjiamato tal cliente. E i responsabili dell'azienda provano a parlare, a parlarmi, a dire che dovrei mettere da parte certe cose, che è ora di smetterla perchè ne risente anche il lavoro svolto. Lo so bene, è ormai evidente che è così, ma certe cose mi lasciano tracce profonde nell'animo, e raramente guariscono. Ora, dopo anni, si parla un pò di più, lui è tornato a essere quello che ricordavo, gioviale, simpatico, disponibile. E il rapporto si è disteso, va meglio, ma è comunque rotto. Lui prova a volte a coinvolgermi nuovamente in quelle cose passate, ma non funziona più, quelle distanze credo siano ormai non più colmabili. Siamo colleghi, non siamo amici. E' brutto dirlo, lo so, mi rendo conto che forse esagero, ma certi percorsi a ritroso non credo sia possibile rifarli. Eravamo colleghi, siamo diventati amici, poi il vuoto. Ora siamo di nuovo colleghi, ma amici lo si è una volta. Se è vera amicizia ok, altrimenti lasciamo stare le minestre riscaldate, sarebbe solo fino alla prossima volta, e due volte non è concesso, non per me.

Questo è solo un esempio, purtroppo è successo anche con altre persone, solo una ha avuto la possibilità di ritentare, esperimento fallito miseramente. Non so se sia una regola, di sicuro è una logica. Le amicizie quando lo sono rimangono anche se ci sono discussioni che poi restano fini a se stesse, le altre, se sono amicizie superficiali rimangono tali anche dopo dissapori, quelle vere o presunte possono perdersi, ma tornare indietro non è consentito, non è plausibile.
viruslibero
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