lunedì, 16 giugno 2008, ore 12:00

Ci sto pensando ora e scrivo ora, perchè altrimenti tutto mi sfugge nuovamente, e nuovamente non scriverei nulla per settimane. Non che questo mi interessi, se scrivo lo faccio per me, ma poi non riuscirei a rimettere insieme tutto quello che ora, adesso, in questo istante, mi passa per la testa. Si perchè ci penso sempre e ormai quasi me ne convinco, io non credo avrò mai quello che cerco. Non esiste, o se c'è non è me che cerca. Io... sono troppo... amico. Non sono un compagno, forse nemmeno lo sarò mai. E' sempre stato così finora, e non credo l'andazzo cambierà. So fare solo questo, so essere solo questo, mi si vede solo per questo. Tante persone intorno, poche veramente amiche, nessuno che riesca ad andare oltre, per volere mio o per volere altrui, ma comunque è così. Non sono uno che dà la "botta" (prendo riferimenti da chi, in questo momento, credo pensi cose simili alle mie), sono ricercato, molto ricercato lo ammetto, anche da persone che non conosco proprio, forse a qualcuno piace parlare con me, chissà per quale motivo poi, dico poco e non dò quasi mai consigli, o forse è proprio per questo. Quando lo faccio, quando spero in qualcosa, mi sembra di essere invadente e sopratutto di parte, ma finisco per dirlo lo stesso, e allora non vale più. Dicevo che non sono uno che dà scossoni, botte di vita, non in quel modo che dà abbastanza emozione da far fare colpi di testa o ancora da dare quella sicurezza necessaria. Sono fuffa, sono niente, sono occasioni perse, sono molto ma anche niente, niente che valga la pena. E arrivo sempre a decidere io, perchè nessuno decide con me, per me, insieme a me. E' la mia vita, ora come allora, e non credo cambierà. In fondo ho tanto affetto intorno a me, non da tantissime persone, ma sono quelle importanti, mi cercano sempre, a volte sembra abbiano davvero bisogno di me, come io di loro, e seppure non sia sufficiente, seppure non sia quello che cerco, il buco che ho dentro lo riempiono in gran parte. La germanica mi da del "tonto", dice che dovrei approfittare di certe occasioni, di non considerare quasi sacre certe cose di cui non sono capace. Ma non riesco a spiegarle che io non vado avanti a tatto, ho bisogno di "senso" in generale. Però mi cerca sempre, mi dà del suo senza volere del mio, le piace stare con me, ed è una bella compagnia. La cicciona mi riempie di coccole, reali o a distanza, e mi tira su il morale con qualsiasi cosa, come solo lei sa fare, si preoccupa di me come io di lei, e le voglio un bene dell'anima. La sirena è sempre là, mi chiede, mi dà, mi cerca, ora meno spesso ma è normale, ha iniziato un viaggio e deve organizzarsi meglio, parte importante della mia vita. E mia sorella, una cosa strana e bellissima, non importa come, non importa chi, è sempre là e sempre ci cerchiamo, possiamo anche passare una sera davanti alla tv a vedere dottor house, senza commenti, senza chiacchiere, in silenzio, ma abbiamo bisogno l'uno dell'altra, anche senza dircelo. Disperata solo all'idea che io possa cambiare residenza. Fantastico. Potrei anche non desiderare altro in fondo. Eppure, quando torno ad essere lupo (praticamente sempre) io devo uscire, inoltrarmi nel bosco e ululare alla luna, ancora e ancora, anche se non mi si sente. Perchè lei sta comunque lassù, e mi sente anche se sto zitto. Almeno spero...
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domenica, 09 marzo 2008, ore 02:41

Non volevo parlarne e non pensavo minimamente di farlo, ma mi ci sono trovato in mezzo e qualcosa devo dirla. Parlo della festa della donna.

Premessa, tanto per chiarire il mio pensiero: il fatto che esista una festa della donna significa che va ricordato che la donna esiste e che fa parte del mondo al pari di qualsiasi altra cosa, in particolare che va trattata per quello che è, una persona, un essere umano uguale all'uomo (al maschio per intenderci, al cosiddetto padrone del mondo secondo alcune fantasiose teorie, ma questo è un altro discorso). E se si festeggia, o meglio, si deve ricordare, questo vuol dire che in passato qualcosa che ne ha minato l'importanza c'è stato. Su questo si potrebbe discutere per ore, al giorno d'oggi esistono posti dove ancora la donna è considerata qualcosa di diverso, di non "a livello" del maschio umano.

Il luogo comune dei cosiddetti benpensanti vuole che la donna venga festeggiata ogni giorno e tante altre teorie paritarie che, piaccia o no, considero corbellerie per fare scena.

Il mio pensiero, per quanto banale, è abbastanza semplice: la donna non deve essere festeggiata, non deve essere ricordata, non ci deve essere bisogno di una ricorrenza per mostrarne l'esistenza e l'importanza. Perché se c'è bisogno di tutto questo la donna viene considerata qualcosa di diverso, da cosa poi è da chiarire. La donna non è un mondo a sé, la donna non è qualcosa di diverso ma sopratutto qualcosa di inferiore, ogni persona è un mondo a sè, non dipende dal sesso o dal colore.

L'uomo in sé nel corso dei secoli ha voluto dimostrare e imporre, attraverso varie forme tra cui stronzate religiose o dimostrazioni tramite forza fisica, che la donna è inferiore all'uomo. C'è da capire l'uomo, poverino, d'altronde la donna ha sempre avuto la capacità di dominio sull'uomo maschio, che grazie alla sua incapacità di pensare contemporaneamente con il membro e col cervello ha pensato bene di prevaricare fisicamente la donna imponendole il silenzio e la sottomissione inventandosi un sacco di storielle anche ben congegnate a volte.

Chi un poco di sangue al cervello lo faceva arrivare sapeva bene invece che la donna ha sensibilità e cervello quanto l'uomo se non di più, ma erano pochi. Non so se sono uno di quelli, magari ho il membro piccolo e qualche particella di ossigeno al cervello ogni tanto arriva, chissà.

Comunque, veniamo al nocciolo. Siccome sono talmente idiota da non festeggiare queste cose spesso nemmeno mi ricordo di queste ricorrenze, come appunto è successo oggi che per me era un giorno qualunque. Dopo il consueto giro in moto del sabato pomeriggio, stasera mi sono fatto convincere a uscire con degli amici, tre uomini, quattro me compreso, e due donne per la precisione.

"Pensavamo di andare a fare due tiri al bowling". Dico ok, è un po' che non ci gioco. Arriviamo e all'ingresso il tipo ci guarda e dice che stasera entrano solo donne o coppie. In un nanosecondo le balle cominciano a girarmi per due motivi, il primo era l'essermi dimenticato della ricorrenza, il secondo era che selezionare la gente in questo modo è una emerita fesseria, ma vabbè, uno di noi conosce il tipo e ci fa entrare lo stesso, e questa è già la terza fesseria che aumenta il mio giramento di balle. Lascio perdere e entriamo.

Grande casino dentro, musica a manetta, ragazze di tutti i tipi e tutte le età ci guardano come marziani quando entriamo, la mia voglia di giocare è sparita alla velocità delle balle che ancora girano vorticosamente. Riusciamo ad avere una pista per giocare praticamente subito. Meno male, almeno mi distraggo un po', le palle ce le ho, me le sono appena gonfiate. Per una mezz'ora diamo addosso ai birilli, poi le due ragazze con noi mi instillano il dubbio che nel locale ci sarà lo spogliarello maschile.

Penso che non può essere, che non ho nessuna voglia di assistere, non tanto allo spettacolino in sé, quanto a quello che le ragazze daranno di sicuro. Ci sediamo al tavolo, il tipo che canta e suona la chitarra va avanti per un po', poi l'annuncio. Si, c'è lo spogliarello. Quelle palle che prima giravano vorticosamente ora giacciono per terra sotto la mia sedia. Un ragazzo vestito di bianco entra in scena con bandana in testa e occhiali da figo e inizia il suo ballo, si toglie una cosa alla volta, alcune donne urlano, altre applaudono, altre che ridono, qualcuna ha una faccia stranita quanto la mia. Rimane in perizoma rosso per la gioia delle quindicenni presenti  poi va via. Penso meno male, è finita qua.

Magari! Passa mezz'ora e ne arriva un'altro, anche questo con bandana e occhiali, diverso colore del vestito. Musichetta diversa, stessa scena. Le mie palle riesco a vederle al piano di sotto che scavano ancora. Passa anche questa con alcune ragazze che filmano, che fanno foto col cellulare e che urlano all'impazzata. E io mi chiedo perché mai ho avuto l'idea di uscire anziché rimanere a casa in camera mia a leggere. Ma ormai è tardi. La speranza comunque è che sia finalmente finita. E invece no.

Dopo un'altra mezz'ora arrivano tutti e due vestiti da poliziotti. Faccio per andarmene, mi trattengono "Dai è l'ultimo". Mi risiedo e aspetto che finisca questa pagliacciata, i due prendono quindicenni a caso dal pubblico e le portano sul palco a ballare con loro e a strusciarsi l'un l'altra. Finalmente, anche se questo è durato parecchio di più delle prime due uscite (o forse a me è sembrato così??) finisce anche questa e il tipo con la chitarra torna a cantare. Finisco la mia birra e dico che vado, si alzano anche gli altri e andiamo via.

Non sono infastidito, non sono stupito né mi fanno pena certe cose. E' solo che mi chiedo perché ci debba essere bisogno per le persone, in questo caso le donne, di avere un giorno specifico all'anno per potersi andare a divertire. Alcune davvero pensano che ci voglia un motivo per staccarsi dal quotidiano? O forse è proprio perché, avendo un quotidiano da cui non possono o non vogliono liberarsi, devono trovare una scusa? Ad alcune donne ho visto fare scene patetiche, forse sono quelle più frustrate da quell'andazzo che vivono tutti i giorni. Ovviamente è una mia supposizione.

Ho sproloquiato anche troppo su un argomento che decisamente non volevo affrontare, ma ancora non mi ci ero trovato in mezzo, o meglio, non mi ci ero voluto trovare, e credo a questo punto che facessi bene a non volerlo.
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domenica, 18 novembre 2007, ore 23:01

In questi due giorni, ma non solo, passati a pensare a mille cose mi sono anche reso conto di una cosa. Un periodo della mia vita l'ho passato a fianco alla sirena, e in un certo senso sono riuscito a contenere degli effetti non buoni per lei come ad esempio combattere l'Essere Nero ogni qual volta ha tirato fuori la testa da quel tugurio dove stava sepolto. Una volta che ha beccato però il momento giusto è riuscito a sopraffarla, e io a perdere il controllo della situazione. Di là in poi le cose si sono complicate e io mi sono fatto da parte. Se questo da un lato ha peggiorato le cose per la sirena senza più il mio appoggio, dall'altro l'ha portata ad un punto in cui si è resa conto che l'aiuto che aveva prima non c'era più, e che il tizio con la barca forse non sarebbe riuscito ad avere lo stesso effetto che avevo io in quel senso. E alla fine è stato un bene, è stata la molla che l'ha fatta reagire, che l'ha fatta combattere e che, da quel che vedo, sta anche ottenendo dei gran bei risultati, e al di là dell'idea che ho io del sentimento, sono davvero contento che le cose vadano bene, spero che in seguito continuino a farlo. D'altronde se non fosse successo quello che è successo anche io non sarei cresciuto, non avrei avuto occasione di provare altre sensazioni ed emozioni. Insomma tutto ha un perchè, spero di trovare anche un come e un quando.
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lunedì, 29 ottobre 2007, ore 11:26

Non so come interpretare questa cosa, diverse volte quando mi si vede con delle amiche o parlo di loro si pensa spesso che sotto ci sia ben altro. E' così strano per un uomo avere delle donne come semplici amiche?

E' successo anche ieri mattina, quando ho preso la bimba per un giretto, tanto per staccare dai soliti pensieri che mi vagano per la testa. Nel mio gironzolare per le strade qua attorno sono capitato in quel posto che mi è amico, dove faccio volontariato, dove la bimba ormai quasi ci va da sola. E' sempre bello vedere il mare al mattino col sole che lo abbaglia e che di riflesso abbaglia anche gli occhi di chi lo osserva dall'alto. Mi fermo al bar, quelli che ormai sono degli amici mi salutano, mi chiedono come mai sono là, se per caso sono di servizio. Sorrido, oggi libera uscita, mi tocca domani sera (ossia stasera). Poi, tanto per parlare mi si fa la fatidica domanda che tutte le volte mi lascia spiazzato: "E la donna oggi non l'hai portata?"

Mille pensieri e nessuno mi scorrono nella mente, non ce l'ho mica la donna, faccio i vari collegamenti, cerco di capire a chi si possano riferire, un'ideuzza si fa strada, in moto con me ne vengono ben poche, ma chiedo lo stesso. "La donna?" Quale?" Il mio riferimento è chiaramente inteso col fatto che di amiche ne ho diverse, ma forse da quelle parti pensano a una sola, e in effetti intendevano proprio lei, la germanica. Mi scappa mezzo sorriso, dico di no, che questo periodo ha qualche problemino fisico e non riuscirebbe a stare sulla sella della moto, per quanto le piaccia parecchio. Poi, giusto per puntualizzare nel caso non si fosse capito, aggiungo che io e lei, pur se abbiamo un bellissimo rapporto, non stiamo insieme.

Rimangono un pò straniti, come chi era talmente convinto di una cosa che non riesce ad accettarla o pensa sia uno scherzo. E anche qualche giorno fa, una sera che eravamo di servizio, mi è stata fatta la battuta da un altro volontario del posto perchè mi si trova spesso di servizio a coprire i turni della germanica. E' così strano che se lei ha problemi fisici chiede al primo che sa essere abbastanza disponibile per aiutarla a coprire dei turni che erano già stati prefissati? Bisogna per forza pensare che ci sia "dell'altro"?

Questo per quel che riguarda la germanica, ma anche il mio collega di lavoro, che proprio non concepisce un discorso di amicizia mista, pensa che quando vado a far visita alla cicciona, la mia amica del cuore, ci sia per forza "dell'altro". E' così difficile accettare un discorso simile? Non so se sono strano io o se il pensiero comune (prettamente maschile ma non sempre) non accetta sentimenti sinceri che prescindono dal sesso.

Un'altra amica tempo fa mi aveva detto che l'amicizia tra uomo e donna esisterebbe solo se già prima ci fosse stato dell'altro e poi fosse finito, altrimenti il sesso ci si metteva di mezzo. Forse è vero, forse no, sarei un bugiardo a dire che un pensiero non ce l'ho mai fatto, ma credo sia comunque nella natura umana, e comunque spesso quel pensiero è rimasto tale, senza implicazioni come quelle che vedo spesso nelle "amicizie" maschili che mi stanno intorno.

Quando penso a quel "dell'altro" devo avere coinvolgimenti che vanno ben oltre il sesso, altrimenti rimangono solo impulsi chimici naturali che hanno tutti, chi più chi meno, e che non mi bastano per andare oltre.
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lunedì, 22 ottobre 2007, ore 13:02

Ebbene si, mi ero allontanato dalla famosa spiaggia del mare in tempesta, in fondo mi dispiaceva, ma il mio lottare non era servito a niente, e ho visto che le acque in fondo cominciavano a calmarsi, e alla fine era questo l'importante. L'essere nero sembra non essere più potente come prima, a volte mi viene il dubbio che anche io, con tutta la forza che ci ho messo a combatterlo, alla fine contribuissi a ingigantirlo.

Da quando mi sono allontanato sembra che le cose vadano meglio, sembra che l'essere abbia trovato più problemi a imperversare come faceva prima. Nonostante questo la sirena "chiama", non so se per bisogno d'aiuto o semplicemente per la mia mancanza, per il mio aver trovato altri posti dove vagare e dove sognare.

Quel che è certo è che la sirena e il tizio che sorride hanno deciso di salire sulla famosa barca e partire. Per dove non so, ma partiranno presto. A me quel mare spaventa, quel mare mi ha dato problemi, mi ha sbattuto su uno scoglio e ha messo a dura prova le mie difese, ma mi ci ero immerso comunque, e per un pò avevo sperato di essere riuscito a superare quelle tempeste che a volte incontravo, ma non l'ultima.

E paradossalmente l'ultima aveva un non so che di calmo, come una corrente forte ma senza onde, contro cui ho provato a nuotare senza essere riuscito a far niente se non a essere portato via fino a quello scoglio dove mi ero rintanato. Lì è cominciata la tempesta.

E ora loro partono ed entrano in quel mare ignoto, che spero davvero resti calmo e li porti in posti davvero belli, speriamo che il tizio sappia navigare, speriamo che il tizio più a largo abbia una bella nave e che ci salgano sopra per avere più difese da quel mare strano, in cui l'Essere nero e l'ombra a forma di pinguino hanno tanto potere. Rimango pensieroso, forse non scettico perchè posso sbagliare, ma è dal principio, da come è nata tutta questa "cosa" che ho dubbi, e quello che ho vissuto nel mio allontanarmi mi ha sempre più dato conferme che il sentimento esiste, e non è quello che ho visto nascere tra loro.

Ma io non conosco ogni regola, non so nemmeno se ce ne siano di regole, magari va bene così, il loro essere riusciti ad adattarsi l'un l'altra può anche essere quella ricerca che io ho vissuto in modo completamente differente, ma ammetto che non ci credo. Lei cercava un porto sicuro, lui cercava il faro, e si sono trovati. Buona navigazione allora, nel mio vagare ci ritroveremo sicuramente, e spero sia solo per le cose belle che auguro alla sirena.

Io continuo il mio cammino, ho tanto ancora da fare, da sognare, forse anche da aspettare, ma non importa, non ho fretta, l'importante è andare avanti, camminare, anche correre se c'è bisogno...
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domenica, 21 ottobre 2007, ore 22:27

Prologo:

 Tempo fa, quando ancora esisteva un gruppo di amicizie che frequentavo, era uso comune che qualsiasi ragazza "osasse" frequentare tale gruppo fosse soggetta a subire le zerbinate e i vari lecchinaggi da parte di qualunque componente del suddetto gruppo che non fosse  già accoppiato. Tutti a parte il sottoscritto che, vuoi perchè per un bel periodo ero accoppiato, vuoi perchè in seguito non ho mai trovato quello che cercavo, guardavo queste cose dal di fuori anche con un certo senso di "pena", anche se non nel vero senso del termine. Il gruppo iniziale si è disgregato per vari motivi, ne è nato un altro, ma i componenti del vecchio che sono rimasti da questa parte hanno comunque continuato a ripetere un poco certe prassi.

Ultima in ordine di tempo ,e non so se lo resterà, è stata quella con una ragazza che chiamerò
M, anche con un pò di cervello, che per un pò ci ha frequentati e che al periodo sembrava essere il non plus ultra nel rappresentare il sesso femminile in quelle persone di cui parlo. Poi, piano piano i commenti su di lei hanno cominciato a diventare meno lusinghieri, i motivi sembravano disparati. Io che mi tenevo a distanza sentivo queste cose e non le capivo. Poi M è partita in località di villeggiatura per fare le stagioni lavorative, ogni tanto tornava, ogni tanto si faceva risentire. E i commenti su di lei variavano tra la contentezza di queste persone nel venire contattati per passare un pò di tempo assieme e le critiche per il poco tempo che a loro veniva dedicato. Poi, l'estate scorsa, il crollo. Al suo rientro qua annuncia: si sposa.

La questione:

Dopo aver saputo la notizia il mio primo pensiero è stato abbastanza distaccato. Vuoi perchè non siamo mai diventati talmente amici da rimanere sorpreso, pur se ha tutta la mia stima come persona, vuoi perchè in effetti non sono affari miei, dato che non credo sarò mai invitato a un eventuale matrimonio. Notizie frammentarie arrivano pian piano. Pare che il fortunato sia un suo collega di lavoro conosciuto anni prima, più piccolo di lei (lei 30 lui 22 o qualcosa di simile). Commenti vari iniziano a giungermi da varie parti, e delle volte la falsità della gente veramente mi schifa. Quella che doveva essere una delle sue migliori amiche parlando con i miei amici e con mia sorella fa battutine su di lei dicendo frasi tipo che la sera non è uscita perchè doveva badare al bambino, riferendosi al ragazzo di
M.

I commenti degli amici non differiscono molto da questo, ma oltre a questi ne arrivano altri che mi lasciano un pò sconcertato. Frasi come "Io non andrò mai al matrimonio, mi ha troppo deluso" oppure "Farò in modo quel giorno di essere impegnato" sinceramente non le capisco. E a un mio chiedere il motivo nessuno risponde, e quando poi si parla di loro, che nessuno come coppia in effetti conosce, i commenti vanno dal dire che non sono adatti l'uno all'altra al fatto che la differenza di età è troppa, o ancora che lei sta facendo un grosso errore. Ma sono così strano io a pensare che se arrivano a decidere di sposarsi un motivo ce l'avranno? E che come minimo ci avranno pensato bene prima di arrivare a una decisione simile? E ugualmente quando dico queste cose nessuno ribatte e tutti glissano e cambiano argomento. Fino a l'altra sera. Un amico, uno dei pochi a cui in effetti tengo, mi chiama per uscire. Dico va bene, e mi dice che usciamo con
M. che è rientrata perchè ha avuto problemi di lavoro. Perfetto.

Poi ci vediamo in giro e l'amico mi dice che
M si è sentita un pò male ed è rimasta a casa, così siamo solo noi due. Lui inizia a parlarmi di lei, del fatto che è contento che l'abbia cercato ma che continua a non capire perchè voglia sposarsi e che vuol fare in modo di essere impegnato il giorno che lo farà. Prendo la palla al balzo. "Fammi capire una cosa: a te M un periodo piaceva, so che gliel'hai fatto capire e che non è andata, siete rimasti amici visto che vi sentite ancora. Adesso mi devi spiegare perchè non vuoi andare al suo matrimonio, degli altri sinceramente non me ne importa niente, ma dato che tu sei mio amico mi devi spiegare il motivo, perchè secondo me è una gran cazzata. Sei geloso o cosa?"

Spiazzato di brutto, ha tentennato qualcosa, è rimasto a farfugliare, ha prima negato, poi quando gli ho ricordato due o tre volte in cui ha detto la stessa cosa ha detto di non ricordare e che forse ci siamo capiti male. Sinceramente? Sono deluso. Deluso perchè con me ha negato l'evidenza, deluso perchè ha cercato di farmi fesso, deluso perchè non trovando un motivo per giustificare un simile atteggiamento si è negato.
Non sono certo uno stinco di santo, non sono nemmeno la persona perfetta, ma credevo di essere almeno un amico per lui, non ci vuol molto a dire "Ho sbagliato", sopratutto con gli amici. E non l'ha fatto.

Peccato, davvero un peccato.
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venerdì, 14 settembre 2007, ore 00:23

Sempre meno spesso, dovrei dire purtroppo, sono e credo anche sarò presente per alcune persone. Magari in seguito le cose si aggiusteranno, magari sarò meno preso da me stesso, magari potrò tornare ad avere la stessa partecipazione di prima. Ma non lo so, il futuro non lo sa nessuno (almeno credo), e ora come ora so di aver trascurato diverse persone, e non per cattiveria o dimenticanza.

Mi piacerebbe ribadire quello che ripeto da una vita, che l'amicizia, quella vera per come la intendo io, non si misura con la quantità di tempo dedicata, in effetti non si misura proprio, è amicizia, possono passare giorni oppure anni, ma se è vera rimarrà sempre tale, e basteranno due minuti per essere nuovamente quello che magari si pensava non fosse più. Certo è difficile da credere, ma a me succede, succede di continuo, proprio con quelle persone, poche ma buone, a cui tengo di più. E mi dispiacerebbe se dovessero arrivare a pensare che il mio non farmi vedere o sentire per qualche tempo possa essere sintomo di perdita, perché non lo è.

Anzi, sono io il primo che si pone problemi se mi faccio vivo troppo spesso dopo essere magari sparito per qualche tempo, e mi è capitato di pensare di stare "approfittando" troppo della situazione. Certo, poi mi è stato detto che non era assolutamente così, in fondo anche io farei l'impossibile per coloro a cui tengo davvero. La mancanza di contatto però non voglio sembri una perdita di sentimento, perché quello non è condizionato dalla frequentazione.

Giorni fa mi è capitato di ricontattare Angie, che mi ha detto avere una giornata non bella e che nel caso ci saremmo sentiti in seguito. Mi ha detto anche che le aveva fatto piacere che l'avessi contattata visto che non ci si era più sentiti. Non so cosa sia successo, non so il perché dell'umore basso ma non ho insistito, ho solo detto che, come sempre, per qualsiasi cosa bastava chiamarmi, cosa che comunque proverò a rifare io nei prossimi giorni.

Anche con la Germanica sono un po' sparito, anche se ci sentiamo spesso in ogni caso, e un po' anche con la sirena che se ne è di certo accorta e me l'ha fatto notare. Ho usato le ferie per estraniarmi da tutto il resto, spero nessuno se ne abbia a male, ma avevo bisogno di stare con me stesso. Adesso magari tornerò ad avere più tempo da dedicare alle persone della mia vita, quelle a cui tengo, quelle che mi danno tanto e vogliono poco.
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martedì, 11 settembre 2007, ore 19:43

Dopo aver approfittato di quell'angelo a cui pare dia fastidio anche che io pensi solo al concetto di approfittare, dopo esserci resi conto che antiche paure non hanno senso di esistere oramai, e non si sa se con sollievo o malinconia, dopo essere entrato nella sua dimensione temporale totalmente diversa dal "convenzionale" e averne goduto e apprezzato dei suoi lati piacevoli, che ancora non so se siano positivi o no, e sopratutto dopo che mi ha permesso di staccarmi dalla vita "normale" per poter avere momenti, seppure pochi, davvero belli, io e la mia bimba siamo tornati al mondo dove viviamo il quotidiano.

Ci siamo tornati al sorgere del sole, quando i bioritmi di quella dimensione segnavano semplicemente ora di andare a letto, anche se le nubi scure non promettevano niente di asciutto. Ma a parte qualche goccia durata pochi chilometri la strada è passata sotto di noi abbastanza velocemente, e il ritorno alla realtà è stato traumatico solo per la mancanza di quell'emozione a cui oramai mi stavo abituando, e di cui non riuscirò di certo a fare a meno in seguito, di vivere cose troppo diverse da come le pensavo e credevo prima, al punto da non saperne nemmeno dell'esistenza. Cose che quell'angelo che mi ritrovo come amica mi ha permesso di vivere in una condizione che non pensavo possibile, e che lei invece mi ha fatto vedere essere plausibili e nemmeno tanto strane, e per certi versi addirittura auspicabili.

Una giornata insomma davvero piena di partenze che sono ritorni e di ritorni che sono partenze.

Ritorno al quotidiano, con tutto che torna com'era, anche la nostalgia e il desiderio, la malinconia e il sorriso, il rumore del lavoro e il silenzio del mare notturno, la monotonia delle stesse facce di sempre e la sorpresa del trovare tutto diverso, piccolo, inutile.

Partenza verso mondi irreali, posti conosciuti ma mai vissuti, dove creature mitologiche vorrebbero permetterti di avere quello che vuoi, che aspetti, poter esaudire i tuoi desideri, in un sentimento reciproco che non sai nemmeno se mai potrai ricambiare, ma che col pensiero hai fatto milioni di volte.

E la sento quella malinconia, illuminata da una speranza di poter davvero esprimere quello che si ha dentro e che sento vibrare tutte le volte che quegli occhi mi parlano, mi chiedono e che vedo sorridere a quello che dico e scrivo, e di cui gioiscono con me e per me, come faccio io quando le parti si invertono, perchè anche io voglio la stessa cosa per lei, magari meno travagliata, meno complicata.

Tante partenze e tanti ritorni, ma nessun arrivo, in viaggio, sempre, scegliendo come meta solo la libertà, quella di essere come si è, senza limiti, senza silenzi che siano solo tali...
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giovedì, 06 settembre 2007, ore 10:42

Alcuni argomenti che tempo fa avevo nascosto e chiuso nella mia mente perché ritenuti a rischio, o comunque dolorosi, sono ora invece semplici accadimenti del passato di cui mi sono ritrovato a parlare senza nessun problema. Inizialmente avevo quasi paura anche solo ad accennarli, come quando si tocca l’acqua del mare con il piede per il primo bagno di stagione, con la paura che l’acqua sia terribilmente fredda, e scoprire invece che non è così, e continuare a camminarci fino a che non ci si rende conto che il bagno si può fare e che la paura è passata, messa ormai da parte per lasciar spazio magari ad una leggera malinconia ma con la consapevolezza di avere intrapreso una scelta giusta, soprattutto per quello che è successo dopo. Il rammarico rimane solo per non essere riusciti a sconfiggere mostri ancora presenti, e che le scelte fatte dall'altra parte, nonostante siano comunque personali, non le si reputa idonee. Ma queste cose sono comunque considerazioni mie che non hanno comunque seguito nella mia vita se non per il fatto di essere una continuazione di quello in cui ero stato presente. Però sono contento di non avere più nessun tipo di remora ad affrontare argomenti che pensavo essere quasi tabù, sia da una parte che dall’altra, ora sono semplici discussioni da cui prendere spunto, capire e capirsi…

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venerdì, 31 agosto 2007, ore 00:53

Non mi piace ritrovarmi in certe situazioni, forse non piace a nessuno, mi costa sempre un pò dover essere troppo duro con chi non lo merita, ma sono anche dell'opinione che determinate cose vadano dette subito e direttamente, prima che la situazione assuma una piega troppo "brutta" e che rischia di far davvero troppo male. Ho metodi e toni forse discutibili nel dire le cose, o comunque nel cercare di farle capire, ma indorare la pillola credo serva a ben poco, meglio se si vede come la penso e trovare un accordo o comunque chiarire bene la situazione. Tralasciare, omettere, mentire o fare finta di niente credo sia molto peggio che dire la verità nuda e cruda da subito. Stasera mi è toccato farlo, speravo di non arrivarci, speravo di non doverlo fare, sopratutto perchè l'interlocutore mi piace per la tenerezza che ha, ma andava fatto perchè è giusto così. Spero di aver spiegato bene, spero di essere stato chiaro, spero non se ne abbia e continui a essere quello che è, il mondo è pieno di tante belle persone ben più meritevoli di attenzione, e sopratutto meglio disposte a riceverla. Scrivere qua ora è solo un modo per esternare quello che sento e il dispiacere che ho provato nel rendermi forse un pò antipatico, ma preferisco sembrarlo che non rischiare di deludere o di alimentare speranze che inevitabilmente non avrebbero seguito. E non è questione di corazza o di difese, è solo evitare di perdere tempo in sogni o speranze irrealizzabili ora come ora. Certo, il futuro nessuno lo sa prevedere, mai dire mai si dice, ma il futuro in questo momento non è una priorità, staccarmi da certe quotidianità è infatti un modo per lasciarle là dove erano e dove credo le ritroverò tra non molto, con la speranza, un pò meno remota, che assumano altri aspetti e altre forme al mio ritorno.

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