Giornate strane, sensazioni strane, adrenalina accumulata dà dolori a un corpo sotto stress, una mente che fugge, un cuore indeciso, e fuggire col corpo serve a ben poco. Ma fuggire con la mente ancora meno. Cadere fa male, ma ci si alza e si continua. Lo faccio da sempre, in ogni senso.
Qualcuno dice che quello che non ti uccide ti rende più forte. Sembra talmente vero da farmela considerare una gran cazzata. Quel che non ti uccide cambia la tua percezione delle cose, ma non ti rende più forte. Forti non lo si è mai, non in assoluto. Si impara a difendersi forse, ma non si è mica più forti di prima, solo più... preparati. Ma questo vuol dire anche essere meno ingenui, e assaporare meno le cose, goderle meno.
A volte mi faccio trasportare da cose che sono luoghi comuni, cose inculcate, cose... banali. Razionalmente mi rifiuto di crederle, inconsciamente mi vengono in testa, perché sarebbe facile, è semplice scaricare su altri o su altro cose che invece dipendono solo da me. E invece me ne prendo la responsabilità se devo farlo, ma non per questo rinuncio a fare quello che mi pare, quello che sento, quello che mi va, quello che ritengo più giusto o semplicemente più... mio.
Ma col cuore, col corpo, con la mente, con tutto me stesso, che gli altri siano d'accordo o no, le faccio e basta. Io decido la mia vita, fintanto che mi ritengo capace di farlo, e se sbaglio ho deciso io, ma mai mi sono pentito di qualcosa, perché tutto quel che ho fatto finora l'ho fatto perché mi sentivo di farlo. Recriminare? Rimpianti? Rimorsi? Non mi appartengono, raramente guardo al passato, tutto quello che mi è successo finora, che dipendesse da me o no, mi ha insegnato sempre qualcosa, a volte ricado in scelte che so bene a cosa portano, ma non mi importa niente, perché se faccio una cosa sono convinto e deciso di farla perché la ritengo consona a quello che sono, a quello che ritengo di essere.
Alcune percezioni delle cose hanno subìto stravolgimenti, altre invece sono rimaste ferree, ma tutto ruota intorno a quello in cui io credo e sento, percepisco, tocco, vedo, gusto, intuisco. Ho un mio modo di vivere le cose, non mi interessa se vengo capito, se vengo considerato un sognatore, uno stolto, un idiota, un bastardo. Mi è stato chiesto chi sono. Sono tante cose e nessuna, ma so esattamente cosa sento e voglio, ogni giorno, ogni minuto.
Non voglio essere e non sarò mai niente di diverso da quello che sento, poco importa che in questi occhi camaleontici molti non riescano a leggere e altri ci vedano un mondo. Poco importa se alla luce sono una cosa, al buio sono un'altra, l'iride è solo una porta che si spalanca o si chiude, non ha importanza di che colore è, conta quello che c'è dentro. E quello che c'è dentro non ha colore, non ha massa, non ha sostanza, ma soprattutto non è diviso, è un tutt'uno, e fa quello che vuole, sempre e comunque.
E non c'è giusto o sbagliato, non c'è bene o male, c'è solo il sentire, il mio sentire, qualunque cosa porti, piaccia o non piaccia.
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pensieri personali, delirio, metafore