Anni fa ho preso la decisione di dedicare parte del tempo che ho a disposizione per il volontariato. In città al periodo c'erano due associazioni, una era la Croce Rossa, che tra le altre cose faceva primo soccorso, l'altra una associazione che si dedicava maggiormente al trasporto infermi e all'assistenza manifestazioni.
Ho scelto la prima perchè meglio organizzata nel settore primo soccorso. I motivi che mi ci hanno spinto sono diversi, la voglia di aiutare il prossimo, l'impegnarmi nel sociale, il vincere paure mie intime come quella del sangue.
Il corso al periodo (ora non so, per vari motivi me ne sono andato via) era organizzato in trecento ore divise in 150 ore di corso teorico con l'ausilio di diversi personaggi tra cui medici, avvocati o responsabili di protezione civile, le altre 150 ore di corso pratico con possibilità di uscire in ambulanza assieme all'equipaggio formato in qualità di osservatore.
Devo dire che più lo seguivo più l'argomento mi piaceva, perchè notavo anche che non è un passatempo, ci vogliono passione e studio per apprendere certe nozioni, sentire la responsabilità che implica l'essere messo in condizione di poter salvare una vita, ed essere coscienti del fatto che un tuo errore, una tua negligenza o qualsiasi operazione errata può avere effetti devastanti nella persona che ti sei prefisso di aiutare.
Tanto è vero che una volta saputo quello che stavo facendo il babbeo mi aveva anche chiesto se gli procuravo il libro da cui stavo studiando perchè voleva imparare qualcosa anche lui. Mi sono rifiutato di farlo, semplicemente perchè una cosa è imparare certe cose da un libro, altra è ascoltare un medico, un volontario con esperienza, vedere e provare manovre di soccorso.
E siccome sono dell'opinione che persone che studiano certe cose da un libro solo per avere argomenti in più di cui parlare ma che poi, se messe in situazioni estreme possono fare danni irreparabili (perchè qua si parla di vite umane, non di stronzate da raccontare agli amici) ho preferito non permettergli di essere un pericolo vagante, Gli ho detto chiaro che se voleva imparare era meglio se si iscriveva al corso.
Ho avuto anche la fortuna di trovare inizialmente un ambiente sano e privo, almeno in apparenza, di attriti o invidie tra i vari volontari, cosa di cui comunque ero stato messo in guardia prima di diventare volontario del soccorso. Man mano che passava il tempo il mio entusiasmo cresceva, la mia voglia aumentava, e anche se cominciavo a vedere le prime cose strane e i primi dissapori non me ne curavo, il mio intento era fare del bene, dare il meglio nel mio operato e lasciar stare tutto quello che succedeva in sede.
Solo che far convivere tante persone diverse non è mica semplice, molte volte si arriva a discutere anche per fesserie, e non è tanto semplice lasciare sempre perdere. Dopo le prime scenette da teatrino che ho visto fare ad altri ho ben pensato di munirmi di libro ogni volta che andavo a prestar servizio, mi isolavo dal resto e passavo le mie belle ore a occuparmi di me stesso, della lettura, del ripassare le manovre di soccorso e di metterle in pratica laddove fosse necessario. Fortunatamente sono riuscito a trovare persone con cui andavo d'accordo e a far combaciare i miei turni con i loro, questo ha contribuito parecchio a evitare di scontrarmi con chi andava già in giro a dire che ero un asociale perchè andavo in sede senza familiarizzare troppo (ma pensa te...)
Il mio impegno, e non lo dico perchè mi piace lodarmi ma perchè è vero, come quello di altre persone, è stato notato da molti. Oltre a intere serate o a qualche fine settimana era esteso anche a due o tre notti la settimana, nonostante la mattina lavorassi e a volte ci andassi stanco morto perchè a volte si usciva in intervento anche due o tre volte a notte. Ma in fondo era questo che mi piaceva, il sentirsi utili, il fare qualcosa per gli altri è una cosa indescrivibile.
Questo "ovviamente" ha portato al crearsi delle invidie nei confronti miei e dei miei colleghi, cosa che non abbiamo mai capito visto che ci limitavamo al fare servizio senza impedire a nessuno di farlo, addirittura avevamo anche rinunciato a partecipare alle manifestazioni perchè anche lì qualcuno aveva avuto da ridire che ne facevamo troppe, salvo capire che se nessuno si segnava alla fine a coprire i buchi eravamo noi, che venivamo cercati, non ci segnavamo di proposito.
Una delle cose che non ho mai capito sono queste invidie, questi attriti. Ma il volontariato non dovrebbe essere semplicemente voglia di aiutare il prossimo? In questi anni ho capito che non è così. Nel volontariato si trova anche gente che sta là semplicemente perchè vuole una divisa addosso, gente che ha semplicemente voglia di apparire, di poter dire in pubblico "io faccio questo", gente a cui piace andarsene in giro, sopratutto alle manifestazioni, con una divisa addosso, magari per entrare gratis o per essere notata. Salvo poi trovarli in sede a chiacchierare, a parlare di questo o di quell'altro, senza un minimo di interesse per ripassare manovre, fare corsi di aggiornamento. Per alcuni, insomma, il volontariato è semplicemente un passatempo, e sono coloro che poi rischiano di mandare in malora tutto l'impegno e la voglia di chi invece davvero ci tiene.
Per non parlare poi di quelli che, forse per chissà quali complessi di inferiorità, hanno la smania di voler comandare e imporsi su tutto e tutti. E quando succede che questi poi si candidano e diventano ispettori, vice o accoliti vari, il tranquilo proseguo del servizio comincia a diventare problematico perchè, per chissà quali ragioni, si cerca in tutti i modi di impedire a chi davvero ha entusiasmo e capacità di svolgere il suo operato.
Dopo vari problemi tra cui anche il coivolgimento del comitato nazionale della Croce Rossa (siamo arrivati a questo) ottenendo dopo alcuni mesi la revoca di una sospensione dal servizio completamente immotivata, la voglia iniziale e l'entusiasmo erano spariti. Per cui me ne sono andato via, con rammarico certo, ma non potevo più restare là.
Da allora sono stato in un'altra associazione cittadina sorta nel frattempo, ma anche lì è andata maluccio perchè chi comandava preferiva investire i soldi che il 118 pagava per il servizio in cose che esulavano dal servizio stesso, non so quali e non voglio saperlo, ma in interventi di primo soccorso l'arte di arrangiarsi e del "risparmio" sono cose che non mi appartengono, la vita altrui non può essere messa in discussione perchè la bombola dell'ossigeno non è stata ricaricata, perchè le gomme dell'ambulanza costano o altre amenità del genere.
E così sono approdato in una associazione degna di questo nome, non è nella mia città ma in un paese vicino, sono attorniato da persone che DAVVERO ci tengono a far del bene e lo fanno con volontà e impegno, e non mi importa se tutte le volte devo fare quaranta chilometri per arrivare sul posto.
A volte mi si chiede "ma chi te lo fa fare?", "ma ti pagano almeno?", "ma i soldi della benzina te li ridanno?". Tutte cose che non mi va mai di stare a spiegare, perchè se provassero a pensare a chi viene in soccorso quando ci si fa male, forse vorrebbero persone che lo fanno perchè danno valore alla vita, non alla benzina o al tempo libero passato al bar...
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racconti, pensieri personali, babbeo