lunedì, 07 aprile 2008, ore 16:19

Tanto per non smentirmi, oggi parlo del padre del Babbeo, ossia del grande capo.
Stamattina una scena che si vede spesso in azienda, ma che tutte le volte mi fa un effetto che è la mescolanza di tante cose. Sono rientrato da un'intervento presso un cliente e ho trovato il capo che parlava con due persone vicino alla mia postazione.

Ho dovuto usare gli stivali chiodati da alpinismo per non scivolare sulla saliva che c'era per terra! L'operazione lecchinaggio estremo era in corso da qualche minuto e gli effetti si vedevano lontano un miglio, il capo era quasi prono e prontissimo ad abbassarsi i pantaloni e immolarsi alla causa dell'azienda. Sono quindi venuto a sapere che uno di questi due è il responsabile capo dell'ufficio tecnico della sede locale di un'apparato statale, mentre l'altro, che lavora sempre in questo apparato, pare sia un onorevole o ex onorevole.

Avevano un problema col pc portatile di uno dei due e chiedevano spiegazioni. Ovviamente sono stato spedito a casa dell'onorevole con effetto immediato (non mi è nemmeno stato chiesto se c'era qualcosa da finire in ufficio) e altrettanto ovviamente non credo che l'intervento verrà mai pagato se non con altri tipi di "favoritismi". Non me ne dovrebbe importare poi tanto, io in effetti devo fare quello che mi dice il capo.

Solo ogni volta che vedo scene simili mi viene un misto di pena per lui, di compassione perché in fondo è una vita che usa questi metodi per far andare avanti l'azienda (se aspettiamo i risultati sul campo del figlio Babbeo stiamo freschi), di prurito alla lingua perché a leccare culi non sono bravo e mi viene di usarla per dire quello che penso, di nervosismo al pensiero che le cose debbano ancora funzionare così, di insofferenza perché il solo pensiero che un uomo anziano possa ancora prostrarsi così di fronte a chi pensa di avere chissà quali poteri, o peggio che lo faccia anche di fronte a persone che certi poteri non li hanno ma li millantano mi irrita.

E in tutto questo è ovvio che devo star zitto e far finta di niente. Non credo di essere in grado di amministrare e gestire un'azienda, sono il primo che lo ammette, probabilmente se dovessi averne una fallirei dopo poco tempo proprio per il mio pensare che devo fornire servizi senza chiedere favori a nessuno, meritandoli nel caso, non supplicandoli.

Però ho visto da solo clienti tornare da noi (dalle mie parti si dice che prima o poi tutti tornano a bere dalla fontana dove in precedenza hanno defecato) dopo avercene detto di tutti i colori e poi aver appurato che altri non danno quanto diamo noi, e non perché siamo migliori, anzi tutt'altro, ma solo perché siamo "onesti". Però mi spiace, mi spiace davvero vedere una persona che in teoria è già in pensione continuare a venire in azienda per cercare di tenerla su anche a causa dell'incapacità di qualcuno che invece se ne frega altamente. Mah...

viruslibero
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mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 10:20

Da rompipalle patentato quale sono anche oggi non è mancata occasione di venire a sapere che il babbeo ne ha detta un'altra delle sue.

Scene viste e riviste, con lui è un deja vu continuo e noioso, ma a volte riesco ancora a ridere di quest'uomo.

Ieri mattina sono arrivato in ufficio e subito mi sono messo a lavoro su un computer da preparare urgentemente per un cliente e su cui lavoravo già dalla sera prima, ed ero già stato "pressato" dal capo, dalla segretaria, dalla figlia del capo e dal cliente stesso per fare il più in fretta possibile.
Il babbeo (figlio del capo nonchè futuro proprietario dell'azienda, ahinoi) è arrivato poco dopo e ha chiesto ai colleghi come fossero messi col lavoro perchè c'era da andare a farne uno ugualmente urgente dove servono persone per far prima. Dopo l'ok dei miei colleghi viene anche da me a fare la stessa domanda.

Babbeo - Come sei messo col lavoro? (fantasia eh?)

Io - Ho da finire questo di tal cliente che aspetta urgentemente...

Babbeo - E quanto ci metti?

Io - Sinceramente non lo so, ho appena formattato, va installato, configurato, reinmessi i dati salvati, insomma, c'è un pò da fare...

Babbeo - Ma lo finisci per stamattina?

Io - (Ma parlo arabo o cosa?) Non lo so, te l'ho detto, dipende da quanto ci mette a fare l'installazione e tutto il resto...

Babbeo - Perchè c'è da andare in tale posto a fare questo lavoro qua

Io - Ho capito, ma non posso dirti vengo a tale ora, non so quanto ci metto

Babbeo - Ma ce la fai a liberarti per questo pomeriggio?

Io - Facciamo una cosa, dimmi tu cosa devo fare, per me problema non ce n'è, devo finire questo o devo venire a fare quell'altro lavoro? Dimmelo tu, a me non cambia nulla, col cliente ci parli tu però

Babbeo - ...


A questo punto se ne è andato coi due colleghi e io ho continuato a fare il lavoro che facevo.
Stamattina, parlando col collega sono venuto a sapere che il babbeo, come suo solito, anzichè dire le cose in faccia come faccio sempre (purtroppo) io, si è lamentato con lui del fatto che ho un caratteraccio, che è stufo del mio atteggiamento e che se non sto attento questo mese lo stipendio decide lui quando darmelo.

Oggi è 13 e lo stipendio l'ho preso adesso, in ritardo come tutti i colleghi, ma lo stipendio me lo da il capo e non lui, e non è lui che decide queste cose, a lui piace tantissimo fare il duro con tutti meno che con gli interessati, mi fa ridere il fatto che con me non è capace di ribattere nemmeno se sono calmo, figuriamoci se un poco mi altero. Il mio atteggiamento, per quanto io non sia esattamente un agnellino, diventa poco trattabile quando trovo persone come lui che mi fanno mille domande a cui ho già risposto.

Farebbe molto prima a dirmi cosa vuole in modo chiaro e conciso, però quando invece le cose chiare le chiedo io allora sono un rompiballe.

Ho un lavoro da finire, vuoi che faccio questo o faccio altro? Io sono un dipendente, dimmi tu cosa vuoi che faccia, sei tu quello che comanda, non io, prendi le decisioni e assumitene le responsabilità.

Sono anni che si va avanti con questa storia, sono diventato intollerante con lui proprio perchè mi sento costantemente preso in giro, mi chiede le cose volendo fare in modo che sia io a deciderle, portandomi secondo lui a fare le cose senza che sia lui a ordinarle. E io non lo faccio, semplicemente perchè io chiedo solo che mi si dica cosa fare, se decido qualcosa da solo è perchè ho già preso impegni con qualche cliente, se l'impegno si disdice è perchè lo ha deciso lui, e lui se ne prende le responsabilità. Non mi sembra poi così difficile, a dire di essere un capo sono bravi tutti, a fare il capo però ci vogliono palle, e il babbeo palle non ne ha.

Ma poi mi chiedo, con chi va a lamentarsi di me? Col mio collega. Lo sa che poi le cose me le dice no? O forse è quello che vuole? Ma che figura ci fa a mandarmi a dire le cose tramite altri? Ha paura di me? Forse, ma penso che abbia solo la consapevolezza, per esperienza, che quando parla con me deve avere argomenti solidi, altrimenti torna a casa con le pive nel sacco. E' troppo abituato a usare paroloni e fare il saccente, e quindi sa che con me non funzionano certe cose perchè io vado sempre al nocciolo del discorso senza girarci attorno.

Gran futuro per l'azienda...
viruslibero
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mercoledì, 06 febbraio 2008, ore 11:55

Per chi come me stare a casa significa autolesionarsi in mille pensieri doverci essere costretto causa influenza può diventare una tortura. E' da venerdì sera scorso che infatti mi ritrovo ingabbiato ad aspettare che la febbre faccia il suo corso. Dopo i primi due giorni di febbre che stazionava fra i 38 e mezzo e i 39, è da domenica che, come al solito, di giorno sto bene e la sera la temperatura corporea sale fino a 37 e mezzo.

Dato che non ho più nessuna voglia di imparare a memoria la scaletta dei programmi televisivi facendo zapping selvaggio con quel povero telecomando ieri è venuto il mio medico, mi ha visitato, come al solito ha detto che ho una fibra forte, che sono uno tendenzialmente sano ma che se insisto a non prendere niente mi tengo i postumi ancora per qualche tempo e che rischierei anche una ricaduta.

Mi ha dato una cura e mi ha detto che anche oggi e possibilmente domani devo stare a casa, guardandomi male quando ho detto che già oggi io volevo tornare a lavoro. Insomma, sono ancora inchiodato a casa. E' vero che un po' me l'ho cercata, Giovedì scorso, nonostante sentissi di non essere proprio a posto, a lavoro ci sono andato in moto, e la sera sono comunque andato a giocare a calcetto. Il venerdì infatti ero un po' intontito, e quando me ne sono rientrato a casa perché sentivo di non star bene il termometro mi ha chiesto se fossi scemo ad andarmene a lavoro con la febbre a 38 e mezzo.

Mi sono fatto certe sudate sotto due piumoni che devo aver dimagrito il dimagribile, a volte essere influenzati è comodo per la dieta! Non che ne avessi bisogno chissà come, però insomma, sto quasi diventando maniaco della linea (se mi sente chi mi conosce mi prende per matto).

Però ieri mi hanno detto che ho attaccato l'influenza anche al babbeo!! Almeno i miei colleghi saranno contenti di non averlo tra i piedi questi giorni. Insomma, se stasera la temperatura se ne rimane a livelli accettabili domani torno a lavoro, non ho più voglia di stare dentro casa. Voglio uscireee
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venerdì, 26 ottobre 2007, ore 11:18

Ha colpito ancora, e stavolta anche forte!

In un ufficio dentistico c'era da collocare e sistemare un Fax. Nel banco della reception c'è però poco spazio.

Il babbeo ha ben pensato a una soluzione da par suo: "
Mettiamolo dietro alla postazione della segretaria e colleghiamolo in wireless, senza fili!". In quella posizione però manca il cavo telefonico, e manca anche una presa di corrente. Ora, per comandarne le funzioni da pc la cosa sarebbe anche fattibile, ma non servirebbe a niente se non c'è un collegamento telefonico. Pensa due secondi e poi fa: "E allora passiamo un cavo della corrente così, volante, no?"

Certo, bravo.

E allora cosa lo colleghiamo a fare in wireless se comunque dobbiamo portare un cavo volante fino a lì???

E' inimitabile, sto ancora ridendo.

Ha un'azienda di informatica e macchine per ufficio, ma non ne capisce una mazza, oltre a non avere un minimo di idea realizzabile. Mah...
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martedì, 02 ottobre 2007, ore 23:42

Eccolo! Oggi era il suo compleanno. E' entrato nel quarantacinquesimo anno, dice lui. Bastava dire quarantaquattro, dico io. Ma le cose semplici e banali non sono per lui. Questi giorni sembra un'anima in pena, sempre in ufficio, a fare niente se non a stare al telefono o a passeggiare tra noi e a chiedere le cose più banali, quasi a dire che c'è anche lui, è presente. Altrimenti non ci si accorge.

E a cercare con qualsiasi scusa un motivo per parlare, per trovare argomenti, che alla fine poi tendono sempre a tornare a parlare della barca che si è appena finito, che ha appena messo in acqua e del cui fatto deve rendere partecipe il mondo, a cui tra l'altro credo non importi un bel niente. E' un marinaio, dice lui, anche se a volte dubbi enormi ci assalgono. Qual'è la cosa che i marinai imparano a fare subito? I nodi. Già, solo che a volte capita che dobbiamo trasportare qualcosa con il nostro furgoncino, e qualche volta si è messo ad aiutarci a fissare il materiale con le corde. Io i nodi non li so fare, non ho mai imparato, ma dato che è così non mi ci metto nemmeno. L'ultima volta che lui ha fissato della roba con la corda, quando siamo arrivati a destinazioni il cliente ha guardato la sua opera e ha esclamato "E questa cosa chi ve l'ha fatta, l'uomo ragno??" Abbiamo riso per giorni...

E così ogni tanto ce lo ritroviamo tra le scrivanie, a osservare, a chiedere qualsiasi cosa di cui ovviamente non capisce niente ma intanto è lì, a far la parte del padrone d'azienda.

"Di quale cliente ti stai occupando ora? Qual'è il suo problema? Quando pensi di risolvere? Mi raccomando, cerca di fare il prima possibile". Un disco rotto sarebbe meno ripetitivo. Stamattina, mentre andavamo a prenderci il solito caffè tra colleghi, se uno di noi (non io) non lo avesse chiamato per venire e "invitare" probabilmente non l'avrebbe nemmeno fatto, la sua tattica è come le sue frasi ricorrenti. Me lo sento già dire "Ah, siete già andati a far colazione? Peccato, toccava a me invitare, oggi è il mio compleanno".

Lui svicola, è una vita che lo fa, soprattutto quando c'è da lavorare. Però per fare le belle figure di fronte ai clienti ha cominciato a imparare con chi può permettersi di fare il figaccione e con chi invece deve evitare. Credo di essere nella seconda categoria.

Già, perché gli piace tanto, ma proprio tanto, di fronte a un cliente, scaricarsi di eventuali suoi errori o dimenticanze chiamandoci e dicendo cose del tipo "Ma questo problema com'è che non è stato risolto?" e alle prime spiegazioni lo si sente subito dire "Ma come? Io te l'avevo detto, non ricordi?". All'inizio qualche dubbio e qualche remora per non far storie davanti ai clienti mi bloccava un po', ma poi, capita e imparata l'antifona, il mio solito tatto da elefante gli ha procurato qualche travaso di bile quando mi ha sentito rispondere "No, guarda, mi ricordo benissimo, e tu non mi hai detto proprio niente, non è che forse ti confondi? Io sono sicurissimo".

La prima volta è rimasto di ghiaccio, la seconda ha provato a ribattere senza ottenere niente, la terza non c'è mai stata. Almeno impara in fretta... Ma perché non ha preso dal padre? Perché non ha almeno un minimo di umiltà? Poi mi tocca fargli capire le cose a modo mio... Buon compleanno, babbeo!
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venerdì, 13 luglio 2007, ore 22:18

Il babbeo anche oggi ha dato come suo solito il meglio di sè. Trasferta per lavoro con un collega stamattina. Dato che in città non si trovava un aggeggio elettronico che a lui serve, ci ha chiesto di passare nella città dove stavamo andando per a prenderlo da parte sua, lui aveva già telefonato per sapere se il negozio ne aveva disponibili e l'ha trovato. E allora, come è ovvio, ci ha dato le indicazioni per arrivare in tale posto. Ha iniziato la sua spiegazione, dovete passare qua, girare là, arrivare in tale via e trovate tale posto. Dato che il mio collega c'era già stato ha chiesto "Ma è il negozio tal dei tali?" e lui dice no, assolutamente, è uno molto prima, di fianco a una attività nostra cliente. Ci guardiamo perplessi col collega e partiamo. Una volta svolti gli incarichi di lavoro andiamo a cercare questo fantomatico posto. Raggiungiamo il viale indicato, lunghissimo, e ci guardiamo attorno. Noi conoscevamo una attività che vendeva l'oggetto in questione, ma lui ha detto che ce n'era una molto prima. Mah, continuiamo a percorrere il viale ma non vediamo nulla, e nel frattempo cerchiamo anche l'attività nostra cliente di cui lui ci ha comunicato il nome. Dove potevamo trovarla? Ovviamente di fianco a dove intendevamo noi. Abbiamo perso un quarto d'ora a cercare il posto che già conoscevamo e che avremmo raggiunto in un batter d'occhio... Ma lui era sicuro che noi sbagliavamo, non possiamo sapere tutte le cose che sa lui, per cui non poteva essere come diciamo noi. La cosa buffa però è che una volta entrati in quel negozio il pezzo che a lui serviva era finito!! Venduto nel mentre che noi facevamo il lavoro. Non se l'è fatto nemmeno mettere da parte quando ha telefonato!!! Non sapevamo se piangere per il tempo perso o ridere per il fatto di tornare senza niente!
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giovedì, 07 giugno 2007, ore 21:53

Stamattina arriva il babbeo e mi saluta, visto che come al solito io quando sono entrato non gli ho fatto il saluto personalizzato come vorrebbe lui. Mi chiede se sono impegnato. Rispondo si, come sempre, sto lavorando no? Che domande fai? Comunque mi chiede se è pronto il computer del cliente tal dei tali. Dico si, finisco di rimontare ed è pronto. E allora mi fa:

"Sai, stavo pensando, visto che questo cliente, come sai, ha l'attività in piazza XXX dove ci sono lavori ed è difficile parcheggiare, semmai ti fai accompagnare e poi qualcuno passa a riprenderti quando hai finito"

Rimango perplesso per qualche secondo. Penso. Ma che cavolo di suggerimento è? Ma da quando è che ti preoccupi di queste cose? Ma cosa ne sai che io il parcheggio vicino non lo trovo? Ma se tanto ci vado con la mia macchina, anche se parcheggio male che t'importa di come faccio la consegna? E poi tu mica lo sai che fare un tratto a piedi, seppur con un computer in mano, mica mi spaventa, anzi, tut'altro. Ma oggi non sapevi come mettere in moto il cervello o l'hai lasciato sul comodino stamattina? O dovevi trovare il modo di parlarmi e hai detto la prima delle tante stronzate che ti vengono in testa? Ma lo sai che quando sei zitto sembri anche "normale", finchè non apri bocca?

Dico: "No, non ti preoccupare, vado in macchina e poi vedo" E se ne va...

Ho parcheggiato a sette, dico, sette metri dall'ingresso del negozio del cliente!!!

Babbeo, ma vaaaa....
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giovedì, 12 aprile 2007, ore 17:38

Anni fa ho preso la decisione di dedicare parte del tempo che ho a disposizione per il volontariato. In città al periodo c'erano due associazioni, una era la Croce Rossa, che tra le altre cose faceva primo soccorso, l'altra una associazione che si dedicava maggiormente al trasporto infermi e all'assistenza manifestazioni.

Ho scelto la prima perchè meglio organizzata nel settore primo soccorso. I motivi che mi ci hanno spinto sono diversi, la voglia di aiutare il prossimo, l'impegnarmi nel sociale, il vincere paure mie intime come quella del sangue.

Il corso al periodo (ora non so, per vari motivi me ne sono andato via) era organizzato in trecento ore divise in 150 ore di corso teorico con l'ausilio di diversi personaggi tra cui medici, avvocati o responsabili di protezione civile, le altre 150 ore di corso pratico con possibilità di uscire in ambulanza assieme all'equipaggio formato in qualità di osservatore.

Devo dire che più lo seguivo più l'argomento mi piaceva, perchè notavo anche che non è un passatempo, ci vogliono passione e studio per apprendere certe nozioni, sentire la responsabilità che implica l'essere messo in condizione di poter salvare una vita, ed essere coscienti del fatto che un tuo errore, una tua negligenza o qualsiasi operazione errata può avere effetti devastanti nella persona che ti sei prefisso di aiutare.

Tanto è vero che una volta saputo quello che stavo facendo il babbeo mi aveva anche chiesto se gli procuravo il libro da cui stavo studiando perchè voleva imparare qualcosa anche lui. Mi sono rifiutato di farlo, semplicemente perchè una cosa è imparare certe cose da un libro, altra è ascoltare un medico, un volontario con esperienza, vedere e provare manovre di soccorso.
E siccome sono dell'opinione che persone che studiano certe cose da un libro solo per avere argomenti in più di cui parlare ma che poi, se messe in situazioni estreme possono fare danni irreparabili (perchè qua si parla di vite umane, non di stronzate da raccontare agli amici) ho preferito non permettergli di essere un pericolo vagante, Gli ho detto chiaro che se voleva imparare era meglio se si iscriveva al corso.

Ho avuto anche la fortuna di trovare inizialmente un ambiente sano e privo, almeno in apparenza, di attriti o invidie tra i vari volontari, cosa di cui comunque ero stato messo in guardia prima di diventare volontario del soccorso. Man mano che passava il tempo il mio entusiasmo cresceva, la mia voglia aumentava, e anche se cominciavo a vedere le prime cose strane e i primi dissapori non me ne curavo, il mio intento era fare del bene, dare il meglio nel mio operato e lasciar stare tutto quello che succedeva in sede.

Solo che far convivere tante persone diverse non è mica semplice, molte volte si arriva a discutere anche per fesserie, e non è tanto semplice lasciare sempre perdere. Dopo le prime scenette da teatrino che ho visto fare ad altri ho ben pensato di munirmi di libro ogni volta che andavo a prestar servizio, mi isolavo dal resto e passavo le mie belle ore a occuparmi di me stesso, della lettura, del ripassare le manovre di soccorso e di metterle in pratica laddove fosse necessario. Fortunatamente sono riuscito a trovare persone con cui andavo d'accordo e a far combaciare i miei turni con i loro, questo ha contribuito parecchio a evitare di scontrarmi con chi andava già in giro a dire che ero un asociale perchè andavo in sede senza familiarizzare troppo (ma pensa te...)

Il mio impegno, e non lo dico perchè mi piace lodarmi ma perchè è vero, come quello di altre persone, è stato notato da molti. Oltre a intere serate o a qualche fine settimana era esteso anche a due o tre notti la settimana, nonostante la mattina lavorassi e a volte ci andassi stanco morto perchè a volte si usciva in intervento anche due o tre volte a notte. Ma in fondo era questo che mi piaceva, il sentirsi utili, il fare qualcosa per gli altri è una cosa indescrivibile.

Questo "ovviamente" ha portato al crearsi delle invidie nei confronti miei e dei miei colleghi, cosa che non abbiamo mai capito visto che ci limitavamo al fare servizio senza impedire a nessuno di farlo, addirittura avevamo anche rinunciato a partecipare alle manifestazioni perchè anche lì qualcuno aveva avuto da ridire che ne facevamo troppe, salvo capire che se nessuno si segnava alla fine a coprire i buchi eravamo noi, che venivamo cercati, non ci segnavamo di proposito.

Una delle cose che non ho mai capito sono queste invidie, questi attriti. Ma il volontariato non dovrebbe essere semplicemente voglia di aiutare il prossimo? In questi anni ho capito che non è così. Nel volontariato si trova anche gente che sta là semplicemente perchè vuole una divisa addosso, gente che ha semplicemente voglia di apparire, di poter dire in pubblico "io faccio questo", gente a cui piace andarsene in giro, sopratutto alle manifestazioni, con una divisa addosso, magari per entrare gratis o per essere notata. Salvo poi trovarli in sede a chiacchierare, a parlare di questo o di quell'altro, senza un minimo di interesse per ripassare manovre, fare corsi di aggiornamento. Per alcuni, insomma, il volontariato è semplicemente un passatempo, e sono coloro che poi rischiano di mandare in malora tutto l'impegno e la voglia di chi invece davvero ci tiene.

Per non parlare poi di quelli che, forse per chissà quali complessi di inferiorità, hanno la smania di voler comandare e imporsi su tutto e tutti. E quando succede che questi poi si candidano e diventano ispettori, vice o accoliti vari, il tranquilo proseguo del servizio comincia a diventare problematico perchè, per chissà quali ragioni, si cerca in tutti i modi di impedire a chi davvero ha entusiasmo e capacità di svolgere il suo operato.

Dopo vari problemi tra cui anche il coivolgimento del comitato nazionale della Croce Rossa (siamo arrivati a questo) ottenendo dopo alcuni mesi la revoca di una sospensione dal servizio completamente immotivata, la voglia iniziale e l'entusiasmo erano spariti. Per cui me ne sono andato via, con rammarico certo, ma non potevo più restare là.

Da allora sono stato in un'altra associazione cittadina sorta nel frattempo, ma anche lì è andata maluccio perchè chi comandava preferiva investire i soldi che il 118 pagava per il servizio in cose che esulavano dal servizio stesso, non so quali e non voglio saperlo, ma in interventi di primo soccorso l'arte di arrangiarsi e del "risparmio" sono cose che non mi appartengono, la vita altrui non può essere messa in discussione perchè la bombola dell'ossigeno non è stata ricaricata, perchè le gomme dell'ambulanza costano o altre amenità del genere.

E così sono approdato in una associazione degna di questo nome, non è nella mia città ma in un paese vicino, sono attorniato da persone che DAVVERO ci tengono a far del bene e lo fanno con volontà e impegno, e non mi importa se tutte le volte devo fare quaranta chilometri per arrivare sul posto.

A volte mi si chiede "ma chi te lo fa fare?", "ma ti pagano almeno?", "ma i soldi della benzina te li ridanno?". Tutte cose che non mi va mai di stare a spiegare, perchè se provassero a pensare a chi viene in soccorso quando ci si fa male, forse vorrebbero persone che lo fanno perchè danno valore alla vita, non alla benzina o al tempo libero passato al bar...
viruslibero
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domenica, 25 marzo 2007, ore 20:18

Rimembrando situazioni in cui il babbeo veniva bellamente incastrato nelle trappole che gli tendevamo e in cui naturalmente cascava a piè pari ricordo quella in cui col mio collega ci siamo messi d'accordo per parlare di navi.

La mattina, quando l'abbiamo visto entrare e dirigersi verso le nostre postazioni per salutare ci siamo fatti trovare a parlare di navi veloci, traghetti e quant'altro...

Collega: Un paio di mesi fa nella traversata per la Sardegna stavo parlando con un marinaio che mi spiegava le tecniche per non farsi venire il mal di mare nemmeno quando questo è molto mosso e anche di quando è stato in una petroliera...

Io: Azz, però, chissà com'è viaggiare in una petroliera...

E lui subito arriva e comincia a raccontare di come lui ha la patente nautica (vero), del fatto che ha un suo motoscafo (vero), di come ha fatto il giro della sardegna in una barca a vela che gli hanno prestato (mmm, sarà...), e non contento fa:
"... e poi dovete sapere che una volta, nella traversata per la Maddalena, mentre parlavo col comandante in sala comandi a un certo punto lui mi dice <<Mi tieni il timone che vado un attimo in bagno?>>"

Non dico altro...
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venerdì, 09 marzo 2007, ore 23:55

Potrei scriverci un libro con le sue fesserie, e quasi quasi lo faccio. Il babbeo stasera ne ha detta un'altra delle sue. Sappiate che la realtà della nostra azienda è limitata alle zone limitrofe, così capite perchè poi rido per certe cose.

Stasera una cliente arriva in ufficio, la riceve il babbeo e io con i colleghi tendiamo subito le orecchie. Vari discorsi, la nostra realtà qui, la nostra azienda là, noi facciamo questo, noi facciamo quello, solite sviolinate che chiunque capisce che sono puro intrattenimento, poi la perla:

"Deve sapere che attualmente ci stiamo occupando dei sistemi che ci sono nel porto di Xyxzyhyx, una volta finito dovremo trasferire le nostre forze lavoro per quelli di Miami e New York!!"

Mi chiedo se la gente gli creda o lo assecondino pensando "Poverino..."
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