lunedì, 16 giugno 2008, ore 12:00

Ci sto pensando ora e scrivo ora, perchè altrimenti tutto mi sfugge nuovamente, e nuovamente non scriverei nulla per settimane. Non che questo mi interessi, se scrivo lo faccio per me, ma poi non riuscirei a rimettere insieme tutto quello che ora, adesso, in questo istante, mi passa per la testa. Si perchè ci penso sempre e ormai quasi me ne convinco, io non credo avrò mai quello che cerco. Non esiste, o se c'è non è me che cerca. Io... sono troppo... amico. Non sono un compagno, forse nemmeno lo sarò mai. E' sempre stato così finora, e non credo l'andazzo cambierà. So fare solo questo, so essere solo questo, mi si vede solo per questo. Tante persone intorno, poche veramente amiche, nessuno che riesca ad andare oltre, per volere mio o per volere altrui, ma comunque è così. Non sono uno che dà la "botta" (prendo riferimenti da chi, in questo momento, credo pensi cose simili alle mie), sono ricercato, molto ricercato lo ammetto, anche da persone che non conosco proprio, forse a qualcuno piace parlare con me, chissà per quale motivo poi, dico poco e non dò quasi mai consigli, o forse è proprio per questo. Quando lo faccio, quando spero in qualcosa, mi sembra di essere invadente e sopratutto di parte, ma finisco per dirlo lo stesso, e allora non vale più. Dicevo che non sono uno che dà scossoni, botte di vita, non in quel modo che dà abbastanza emozione da far fare colpi di testa o ancora da dare quella sicurezza necessaria. Sono fuffa, sono niente, sono occasioni perse, sono molto ma anche niente, niente che valga la pena. E arrivo sempre a decidere io, perchè nessuno decide con me, per me, insieme a me. E' la mia vita, ora come allora, e non credo cambierà. In fondo ho tanto affetto intorno a me, non da tantissime persone, ma sono quelle importanti, mi cercano sempre, a volte sembra abbiano davvero bisogno di me, come io di loro, e seppure non sia sufficiente, seppure non sia quello che cerco, il buco che ho dentro lo riempiono in gran parte. La germanica mi da del "tonto", dice che dovrei approfittare di certe occasioni, di non considerare quasi sacre certe cose di cui non sono capace. Ma non riesco a spiegarle che io non vado avanti a tatto, ho bisogno di "senso" in generale. Però mi cerca sempre, mi dà del suo senza volere del mio, le piace stare con me, ed è una bella compagnia. La cicciona mi riempie di coccole, reali o a distanza, e mi tira su il morale con qualsiasi cosa, come solo lei sa fare, si preoccupa di me come io di lei, e le voglio un bene dell'anima. La sirena è sempre là, mi chiede, mi dà, mi cerca, ora meno spesso ma è normale, ha iniziato un viaggio e deve organizzarsi meglio, parte importante della mia vita. E mia sorella, una cosa strana e bellissima, non importa come, non importa chi, è sempre là e sempre ci cerchiamo, possiamo anche passare una sera davanti alla tv a vedere dottor house, senza commenti, senza chiacchiere, in silenzio, ma abbiamo bisogno l'uno dell'altra, anche senza dircelo. Disperata solo all'idea che io possa cambiare residenza. Fantastico. Potrei anche non desiderare altro in fondo. Eppure, quando torno ad essere lupo (praticamente sempre) io devo uscire, inoltrarmi nel bosco e ululare alla luna, ancora e ancora, anche se non mi si sente. Perchè lei sta comunque lassù, e mi sente anche se sto zitto. Almeno spero...
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categoria : donne, sensazioni, amicizia, pensieri personali





mercoledì, 14 maggio 2008, ore 15:56

Perchè finisco per sentirmi in colpa anche se so bene che non deve essere così? Episodi passati hanno portato un rapporto a essere in un primo momento buono, poi ad essere di maggiore confidenza, infine ad assumere sembianze di amicizia. Le cose sembravano andar bene, ma la troppa confidenza a volte genera aspettative, e le aspettative abbassano le difese e scoprono settori vulnerabili, talmente vulnerabili che sono stati colpiti da cose futili e idiote. Sul momento sembrava finita là, mi sono detto che no, non ce la si poteva prendere per una cosa simile. Eppure è stato così. Da buon cinico e stronzo mi adeguo alle situazioni pur senza volerlo, però quando prendo posizione poi è dura, molto dura spostarmi. Così per qualche anno quello che sembrava un bel rapporto è diventato indifferenza quasi totale, parole spiccicate e forzate, forzate dal vedersi ogni giorno perché si fa parte di quell'ambiente e si deve collaborare. Tutti si sono accorti, tutti hanno provato a parlarci, prima con la controparte, poi con me. Pian piano il gelo d'oltreconfine si è sciolto, ma di qua è rimasto, eccome se è rimasto, e per lungo tempo anche. Tanto che alla fine sembrava che la colpa di tutto fosse addirittura la mia perché rifiutavo ogni tipo di approccio che andasse oltre discorsi che non riguardassero l'ambiente. E non me ne importava niente, come al solito. C'è voluto molto tempo, molto, però le cose alla fine sono migliorate di parecchio, ma ovviamente non può essere più come prima. Così adesso mi ritrovo a sentire nuovamente confidenze, cose private, cose personali, inviti in casa, trattamenti gioviali e  sereni, ma il muro rimane ben saldo. Me ne dispiace, un po' mi sento in colpa per non dare quanto ricevo, ma è già successo e non risuccederà. E non è colpa mia, non l'ho voluto io, tutti fanno degli errori, ma dagli errori si impara, si impara a proteggersi, si impara a non rifarli e a non recare danno, e io non ho tempo né voglia di richiudermi come avevo già fatto. Peggio per me, peggio per lui.
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categoria : racconti, amicizia, collega





venerdì, 09 maggio 2008, ore 12:39

Qualcuno ogni volta mi dà sempre del matto, anzi, quasi tutti in realtà, però quando, come ieri, ho mal di gola, raffreddore, tosse, dolori alle ossa e altre belle cosette sintomo di principio di influenza (anzi, diciamo proprio influenza senza la febbre, e non sono nemmeno sicuro) io non trovo di meglio che andare a farmi una bella partitona a calcetto con gli amici. Sarà una pazzia, ma per me è un toccasana, mi diminuisce un sacco il catarro, smetto di starnutire e di tirar su di naso come un ossesso e mi passano pure i dolori. A fine partita gli amici mi hanno pure chiesto se mi fossi "bombato"!! Ho corso come una trottola, certo il livello tecnico è quello che è, ma a me interessa muovermi, non faccio certo i campionati. Quando sono rientrato a casa ero uno straccio, mi sono fatto una doccia calda che sembravano tre e poi mi sono buttato nel divano, ero davvero a pezzi. Però stamattina sto decisamente meglio, sento la fatica, ma non ho più i dolori, respiro molto meglio e ho solo un pò di tosse. Sarà che la faticata mi fa espellere le tossine che mi porto dentro, chissà...
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categoria : amicizia, cazzeggio





mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:27

Passaggio effettuato. Emozioni andate, sensazioni rimaste. La cosa in sè è stata bella, ben orchestrata, quasi "monotona" per quanto era lineare. Piccole sfumature che forse ho colto solo io, forse ho voluto coglierle senza che ci fossero. Ma il messaggio delle stesse, l'ennesimo, era sempre quello. Una sirena bella, emozionata, timorosa, a volte quasi assente, magari la fatica e lo stress. Un tizio, quello della barca, molto preso, concentrato, attento a tutto, ha studiato bene la parte, la conosceva bene, talmente bene da essere impeccabile, tanto da sorridere imbarazzato a un piccolo incespicare nella frase di rito della sirena. Tutto bello, tutto a memoria. Peccato per le sfumature. E io a "godermi" il deja vu, scene di un film già visto, tutto uguale, ma non il protagonista. Non mi dispiace non essere là, mi spiace solo che la mia controfigura non la considero all'altezza del film, della trama, dell'attrice. Tutto è andato via liscio, mi scivolava addosso come pioggia sulla pelle. Le speranze vanno in una direzione, le sensazioni da un'altra. Spero convergeranno prima o poi, e mi auguro nella direzione delle speranze. Il pinguino era sempre là, oscuro e minaccioso, finora è stato ben controllato dalla sirena e ben schivato dal tizio. La strada è nuova, il viaggio è iniziato.
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sabato, 03 maggio 2008, ore 01:16

Serata intensa. Emozioni contrastanti si annodano e si contorcono, sono contento, ma non lo sono. Sono felice, ma non lo sono. Ho quel che cercavo, ma non ce l'ho. Così una sirena smette il suo canto e nuota via, trascinata da sè stessa in un viaggio di speranza, eppure mi vuole accanto a sè, ancora, comunque. Sono in un vortice che mi trascina con sè, non so se ridere o piangere, d'altronde non posso far niente, non devo far niente, è così. Emozione, tanta nei suoi occhi stasera. La sorpresa è riuscita. Appena ha un secondo però mi chiede se io sapessi. Sapevo. Mi dà bonariamente del traditore. Ma è contenta che io lo sia stato, almeno stavolta. Spero che il viaggio sia buono, spero che la compagnia sia giusta, spero tutto il bene possibile. Il tizio della barca domani parte con lei, destinazione... non lo so. E io sto là a guardare, a vederla andar via... Come mi sento? Non lo so neanche io, assorbito nei miei soliti dubbi da rompiballe e nelle mie speranze sempre positive per coloro a cui voglio bene. Buon viaggio, cucciolotta...
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lunedì, 28 aprile 2008, ore 09:55

Giorno di festa, la bimba mi porta via.

Giornata intera in ballo di gruppo, ma solo con me stesso, montagna e mare, e sole.

Pensieri lontani e opprimenti.

Divertimento e spensieratezza, per un pò.

Mancanza e malinconia, per un altro pò.

Strada veloce, pensieri di pari passo.

Casa, zainetto, ancora strada.

Mega cena, alla faccia della dieta.

Persone, cagnara, chiasso, gente nuova, spirito unito.

Notte tranquilla, relativamente, tanto sonno, tanta stanchezza.

Doccia, colazione, divisa, concorrenti, tanto sole e tanta polvere.

Panino a pranzo.

Altro sole, altra polvere.

Rientro, riposo, telefono, tanto telefono.

Altra mega cena, altra mega dormita.

Doccia, colazione, divisa, altri concorrenti, meno sole e meno polvere.

Altro panino a pranzo, pochi interventi e tutti di scarsa rilevanza.

Rientro, saluti, bimba, strada veloce, pensieri veloci.

Doccia calda scioglie e si porta via la stanchezza.

Sirena, cicciona, telefono, tensione palpabile.

Sollievo, ma non troppo, si sente.

Paura, la solita, la regalo e non voglio.

Incomprensione, perchè questo è.

Cena, parenti, mente altrove, altro spazio e altro tempo.

Cicciona, giro in macchina, biliardo, tanto biliardo.

Ore piccole, al solito, mondo strano spostato di qua.

Pensieri e parole sulle dita, partono, non so quando arrivano.

Letto, piumone, calduccio, musica, pensieri che si sciolgono e si riannodano.

Buio.
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giovedì, 27 marzo 2008, ore 01:11

Piccoli segni di colei a cui voglio un bene dell'anima mi rimangono appiccicati addosso, e a volte si vedono.
Qualcuno non li nota, qualcuno li nota e sta zitto, forse per rispetto, forse perchè sa che sono una persona particolare e certe bizzarrìe appartengono al mio modo di essere.

Qualcuno durante la pausa caffè invece mi chiede.

"E quello cos'è?"

"Ma niente, me l'ha fatto la mia amica"

"Ah, QUELLA amica?"

"Si, quella, me l'ha fatto quasi per gioco, mi ha detto di tenerlo, e lo sto facendo"

"Lo sapevo io, questo è solo l'inizio, si comincia così e poi..."

"E poi cosa?"

"Eh, lo sai, l'amicizia fra uomo e donna non esiste, vedrai che voi due prima o poi..."

"Lo sai? Un pò mi fai pena e mi dispiace, davvero, perchè non credo arriverai mai a capire una cosa simile..."


Forse dovrei provare a frenare la lingua, ma dire le cose come le penso, anche se a volte rischio di far male, ce l'ho di indole, e non mi importa se alla fine posso risultare offensivo.
Forse sono uno stronzo, o forse no...
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lunedì, 24 marzo 2008, ore 15:30

240308-0009E' arrivata la primavera, ma un ultimo colpo di coda l'inverno lo voleva dare. Così stamattina, la mattina della pasquetta, degli spuntini all'aperto, dei festeggiamenti, dei tanti inviti a stare in compagnia hanno invece portato a un giretto, quello solito che faccio in notturna, ma stavolta in pieno giorno. Ma il motivo è particolare, certo è bello anche di giorno, ma oggi le cose sono cambiate in pochi minuti e c'era da godersi lo spettacolo. Questo è infatti quello che vedevo mentre passeggiavo con cautela tra i fiocchi enormi che cadevano veloci sul parabrezza dell'auto e gli alberi attorno a me che invece li accoglievano e se ne vestivano impallidendo e riempiendosi di quel fascino invernale che non sono più abituato a vedere, soprattutto in periodi come questo. Così, contento come un bambino sono rientrato a casa, finalmente solo mia per un giorno, vuota, di quel vuoto che cerco spesso per riempirmi di me stesso e godermi di quello che sono, perso in pensieri, parole, piccoli gesti e sogni di coloro che per me rappresentano davvero tanto, io che vivo e pulso anche tra le tre e le quattro del mattino in immagini di viaggio descritti al telefono, o in pomeriggi in cui senza saperlo riesco a dare calore anche solo scaldando mani infreddolite, le stesse che mi scaldano il cuore con un fiocchetto appeso ad un bracciale, o ancora nel sentire speranza e augurio in chi sogna di me senza che io ci sia davvero e che mi cerca in continuazione con qualsiasi scusa, e non serve dire perché, non serve spiegare né ribadire, le parole a volte non servono. A volte.240308-0011 E mentre mi accingo a preparare quel poco che so di cucina riempio anche il camino con un poco di legna, contrasto bellissimo il paesaggio bianco che filtra dalla finestra e il bagliore e il calore della fiamma che si propaga nell'ambiente. Nelle situazioni più difficili si vede quel che siamo davvero, quanto siamo pronti a sopravvivere e quanto siamo capaci di capire quanto freddo abbiamo dentro. Attendo in poltrona con un libro in mano che venga l'ora, l'ora di partire. Anche oggi non mi esimo dall'andare a fare quello che il lunedì notte, qualsiasi lunedì sia, faccio sempre.
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martedì, 04 marzo 2008, ore 17:48

Viaggio nel paese della Fatgirl, mancavo da un po' e mi ha fatto davvero piacere reinmergermi nel suo mondo, il solito mondo di corse, di fretta e di ritardi cronici dove anche l'orologio rimasto all'ora legale va avanti di quindici minuti. Gli orari in questo mondo sono sballati, non sono orari compatibili con la "normalità" del quotidiano comune, quindi zaino con vesti di ricambio nel cofano, nell'eventualità di pernottamento.

Trovarla che corre tra bagno e camera nel suo vestirsi e svestirsi è ormai usualità, quella stessa che mi e ci permette di considerare quasi nullo il tempo in cui non ci vediamo. E il suo gatto che mi sale sulle ginocchia a farmi le fusa come fossi una persona di casa, mentre aspetto  osservo il suo correre avanti e indietro e il chiedere consigli anche a me che posso dire al massimo "si, mi piace" oppure "no, era meglio l'altro".

Serata musicale, quindi appuntamento col resto del gruppo per sistemazione strumenti e preparativi. In mezzo ai vicoli stretti e tortuosi un locale, un circolo che ci vai solo se sai che esiste, altrimenti vedi la porta e pensi a uno scantinato. E invece dentro è carino, migliorabile ma carino, troppo soffuse le luci magari, ma ci si può stare. Sorrisi di chi già mi conosce e sguardi straniti, io sono "l'amico", ma chi non sa o non vuol sapere pensa diverso e diffida, per natura o per preconcetto, ma non mi pesa, sono abituato a chi non capisce, quindi anche a chi diffida.

Aiuto per quel che posso, osservo, rido. E' bello e mi mancava, vedere e sentire l'elettricità del legame che la musica riesce a fornire, non tanto il suonarla o cantarla quanto il volerla trasmettere e diffondere, consapevoli poi di chi la gusta e chi la giudica, chi la sente e chi la capisce, e anche di chi la critica. Ce la si gusta negli sguardi e nell'impegno di chi la gode e la emana, anche solo mentre si montano e si sistemano gli strumenti.

Attesa dell'inizio, ultimi accordi e regolazioni, poi via, si parte. Repertorio diverso da quello solito, ma godibile e allegro, e il trasporto sale, mi prende e mi solleva, e vado via e mi perdo, qualcuno mi parla ma non sento niente, come solito ripercorro cose che non vivo più, attimi di gioia e momenti di malinconia, speranze e paure si rimescolano nelle mie viscere, la calma impetuosa del momento che prende il posto della fretta da panico mi rimette in circolo cose che scaccio senza successo ormai da tempo, cose distanti ma non in quel momento.

Un applauso, poi due, tre, non so quanti ne faccio, quanti se ne fanno, la musica che mi passa accanto e quella voce che tanto mi scalda sono un tutt'uno con quello che sono e che non sono, ne apprezzo ogni nota e me la gusto accordandola a sogni e immagini che prendono forma o che saltano fuori da luoghi lontani dove erano riposte. Pausa, si siede accanto a me, parlottiamo un po', esco anche io a respirare un po' di aria artificialmente invelenita altrui, poi si riprende, altro giro, altro regalo.

L'orario di stop è ben definito, lo si sfora del canonico quarto d'ora e si inizia a smontare tutto nell'attesa di mangiare qualcosa nella penombra poco romantica del locale stesso. Due battute, due risate, qualche sguardo nei miei confronti un poco si scioglie, è evidente, c'è meno tensione che all'inizio, ma d'altronde ho cercato di allentarla volutamente, e credo di esserci riuscito, non perchè ci tenga particolarmente, quanto perchè ingiustificata.

Cambio di rotta, qualcuno va a casa a dormire, noi ci trasferiamo di luogo, lei mi chiede che intenzioni ho per la serata, se trattenermi e dormire in questo mondo per ripartire l'indomani mattina oppure partire direttamente, decido per la seconda, così mi sveglio nel mio letto senza sorbirmi il viaggio al mattino. Andiamo a fare due puntate al bingo, passiamo un'altra oretta a divertirci, e dopo aver vinto ben 3,06 euro di cinquina senza ricevere i miei sei sudatissimi centesimi decido che è ora, sono quasi le tre nell'orologio "normale", e al mattino la sveglia suonerà all'orario "normale" per andare a lavoro.

Saluto e ringrazio per la serata, con la coscienza sporca per essere in credito di ben tre euro con lei senza essermeli fatti restituire, la tranquillizzo dicendole che non ho sonno e non sono stanco ma le prometto di chiamarla appena arrivo a casuccia, e parto, cosciente di lasciare qualcosa in quel mondo che mi riporterà prima o poi a tornarci.

Il viaggio è tranquillo, nessuno in giro a quell'ora se non qualche camion, l'andatura è sostenuta, il limite è superato ma non di tanto, la strada scorre via sotto le note di altra musica regalatami e ormai penetratami dentro, due terzi di viaggio e il cellulare squilla, lo sapevo e aspettavo, anche lei sta tornando a casa ma ci arriva in ben poco tempo, continuiamo a parlarci finchè non arrivo anche io, con qualche pausa per mancanza segnale, e rimango un pò in macchina sotto casa a parlare con lei, di tutto e di niente, cose importanti e cose frivole, ma è un discorrere che è piacevole sempre, così diversi e così legati, sono fortunato. Un saluto affettuoso e appuntamento al prossimo viaggio fuori dal mondo, dal mio mondo, per entrare in un altro, così diverso ma non meno accogliente nè noioso.

Non lo è mai con lei, non lo è mai stato, bella cosa l'amicizia.
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domenica, 24 febbraio 2008, ore 01:38

Sento troppo, da un lato è dura, dall'altro è fantastico. Dura perché ogni emozione è una botta forte, fantastico perché forse riesco anche a trasmetterla.

Ma sono migliorato io o è regredito qualcun altro? Perché oggi, in giro con la bimba, un amico che ricordavo guidasse meglio di me faceva errori sui errori e quando stavo davanti non riusciva ad avere il mio passo? Bioritmi forse, giornata buona per me, meno per lui, forse, di certo io e la bimba andiamo davvero d'accordo questo periodo...

Ho divorato un libro in pochi giorni, cosa inusuale per me, mi ha preso parecchio e lo finirò tra poco. Non so se esserne contento oppure no, perché da un lato vuol dire che mi è piaciuto molto, moltissimo, dall'altro vorrei non finisse, per quello che mi ha dato, per quello che mi ha fatto vivere, per il batticuore che avevo e che ho mentre lo leggo. Ne voglio un altro altrettanto bello. Consigli?

Ho ordinato e sto aspettando Caos calmo, e infatti mi sono rifiutato di andare a vedere il film prima di aver letto il libro. Spero sia bello come mi hanno detto.

Serata tra amici, un compleanno, festeggiato in pizzeria, conferme di affinità, cazzeggio vario, segnali strani che non colgo e non voglio cogliere, il pensiero e l'anima che volano oltre l'orizzonte, come solito, come sempre.

Gli auguri di buon anno, dati per l'ennesima volta, come in ogni occasione in cui ci si vede, che si ripetono per più di duecento volte su trecentosessantacinque, un rito ormai, quasi un saluto, mandati e scambiati addirittura via fax, che quest'anno magari ci faremo una volta in più: anno bisestile...

Mi chiedo quanto sono strano a volte, ma non so rispondermi...

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