mercoledì, 28 maggio 2008, ore 22:08

Decisamente non sono mansueto, anzi, tutt'altro.

Riesco a mordere e a far male anche a distanza.

Non mi piaccio così, non mi piaccio per niente, ma quella belva che mi porto dentro si sente braccata e sola, e reagisce.

Non sono così, non voglio esserlo.

Gli eventi però creano questa situazione, e io non so dominarla.

Ho bisogno di altro, ho bisogno... di ben altro.

Sembrano passati secoli, e i silenzi che ho intorno mi dilaniano l'anima.

E non sopporto nemmeno che ci si prenda colpe che non sono mie né di nessuno.

Ma in questo bosco blu, qualcuno ci sarà??
viruslibero
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : pensieri personali, metafore





venerdì, 23 maggio 2008, ore 00:34

Fantasmi che conosco già tornano a volte a farmi visita, specie nei silenzi del mio non vivere. Me li porto appresso da sempre, ma stanno sempre in sordina a bisbigliare. Quando decidono però di venir fuori solitamente c'è silenzio, quando l'Essere Nero che mi porto dentro fa calare il buio. Passare dalla molta luce alla penombra è sempre un po' inquietante, e vado a volte a pensare cose che trasmetto a chi magari sa che sono senza luce e non può farci nulla. E non vorrei. Fantasmi infidi e velenosi che però poi spariscono al primo raggio di luce, anche nel pieno della notte, purché sia luce. Attese infinite di eventi lontani dal piccolo mondo accentuano suoni e urla del mio non essere, del mio non sentire, del mio non vivere dentro a luoghi e tempi che non mi appartengono. Quel che muove il tam tam perpetuo mi da anche forza per attendere un sogno che aleggia imperterrito dal tempo del mio percepire senza capire, come un volano che mi sostiene quando credo e penso che non è per me il poter dare quel briciolo di bello che si pensa io possa avere. Tutto va contro e tutto sembra fermo, eppure va avanti, come il tempo che passa lento nel silenzio e va veloce nel sospiro. E io qua a partorire pensieri che dicono niente e dicono vita, sollevando impercettibilmente labbra e guance all'immagine di chi piega la testa per immergersi in tutto questo senza bagnarsi, immagine di cui tanto senso di vuoto e di inutilità mi fa invadere il sangue.
viruslibero
P.link ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria : pensieri personali, delirio, metafore





mercoledì, 21 maggio 2008, ore 00:40

Mi ci sento proprio, circondato da tanti ma in fondo sempre solo, con un'anima che urla in silenzio e una luna che sa sentirmi ma è lontana. Vedo sorrisi che stanno a distanza, perchè sanno che non mi si può avvicinare troppo, i rischi di un morso che ti stacca la mano sono troppi, troppo selvatico, troppo randagio, troppo imprevedibile. Solo chi è come me sa capire cosa ho, cosa mi spaventa, cosa mi fa star bene. E io so stare bene, e a volte riesco anche far stare bene altri. Bello da vedere, misterioso, mai domato. Quando si pensa di aver capito come sono riesco ancora a stupire, a incutere timore, a spaventare e allontanare. Si, sono selvatico, sono solitario, sono capace solo di spaventare, e da me bisogna stare lontani. Sempre, anche ora, sopratutto ora.
viruslibero
P.link ¤ commenti (7) ¤ commenti (7)(popup)
categoria : sfoghi, delirio, metafore





lunedì, 19 maggio 2008, ore 17:20

E' successo di nuovo, ma ormai sto diventando bravo. Che io abbia un caratteraccio è risaputo, che io mi accorga a pelle di cosa pensa la gente di me molto meno. Comunque qua in ufficio io sono il pazzoide rompiscatole intrattabile nevrotico, e questo è un dato di fatto. Così l'altra mattina, mentre smanettavo sopra una stampante da aggiustare con un difetto piuttosto strano, la segretaria viene e mi chiede a che punto è. Le dico che ci sto lavorando. Mi incalza e mi dice che è urgente. Lo so che è urgente, e ripeto che ci sto lavorando. Insiste: "Guarda che ci ha detto che gli serve subito perchè ha delle cose da stampare prima possibile". Sento una arteria nella tempia che comincia a chiudersi, il cervello entra in debito d'ossigeno, ma ribatto tranquillo che sto cercando di fare il prima possibile. Faccia stranita, come se non fosse contenta della risposta, e torna alla sua postazione. Passa un'ora e torna alla carica, mi chiede nuovamente, quasi scocciata, a che punto è la stampante. Divento nervoso, e a me si vede lontano due chilometri. Dico che ci sto ancora lavorando, lo dovrebbe pur vedere, il mio banco è ingombro dei pezzi della stessa, ma vabbè. Al mio rispondere non proprio pacato mi dice di darmi una calmata con aria ancora più stizzita (d'altronde sanno come va a finire poi, non sono un rompiballe mica per dire...). Il mio problema è che forse non ho proprio mezze misure, o sono calmo oppure mi girano. E hanno cominciato a girare. Ancora più nervoso replico che non sto giocando, ci sto lavorando. Così mi tornano alla mente cose già vissute. E' ormai evidente, da diverso tempo, che qua la gente pensa che io passi il tempo a grattarmi, a ciondolarmi nella sedia o a giocare al pc. D'altronde avevo avuto un paio d'anni fa una discussione anche col genero del capo, avevano mandato lui in avanscoperta perchè con me non si può discutere, ho sempre e solo torto e niente motivazioni (o forse è che replico e questo non va bene per chi è convinto di aver ragione?). E mi era stato detto che davo l'impressione di essere svogliato, di non fare niente in ufficio e di darmi una mossa col lavoro. Peccato fosse un periodo di stanca, un periodo in cui arrivava poco lavoro e tutti erano nervosi perchè le cose non andavano benissimo, e quindi fosse normale prendersela con quello che "rendeva" meno. Al mio replicare con lui le mie ragioni, in tutta pacatezza seppure le cose che gli avevano detto di dirmi ha visto anche lui quanto reggessero poco, tutto era tornato alla normalità, se così la possiamo chiamare. Ma nell'aria quel pensiero, quegli sguardi e quelle attenzioni a quel che faccio sono rimasti. Così quando la segretaria mi ha incalzato come se io non stessi facendo il possibile per risolvere un problema ho reagito male, ho detto che se era convinta che stessi giocando mi stava benissimo, e ho chiuso il discorso. Ha provato a dirmi qualcosa, come si fosse accorta che forse non era proprio come diceva, ma non è servito. Il problema è stato risolto, io ho tenuto i contatti col cliente, io ci ho parlato e ho spiegato bene come stavano le cose, e la cosa comica è che il cliente non aveva tutta la fretta che invece mi metteva addosso lei, aveva premura, come qualsiasi cliente, ma quando gli ho parlato ha anche capito la situazione. Adesso lei è fredda, un ghiacciolo al confronto brucia. Forse dovrei andare a chiarire, forse dovrei cercare di calmare le acque. Ma non lo faccio. Lei, come altri, è tra le persone che tempo addietro aveva fatto la stessa cosa quando i rapporti col mio collega si erano raffreddati. Senza motivo apparente, o forse si, semplicemente riteneva giusto quello che diceva il collega, d'altronde era l'unica campana che si sentiva visto che io non parlavo della cosa, quando ho cercato di farlo l'ho fatto col collega stesso, non mandavo certo gli altri a dire le cose. Stavolta siamo punto e a capo. Le passerà, se le vuol passare, altrimenti pazienza. Sopravviverò senza di lei? Qua qualcuno non ha capito che qui non siamo amici, siamo colleghi. Forse sarebbe meglio se andassimo d'accordo, ma ho altre priorità, io ho i miei scazzi, lei i suoi. Mi tengo i miei.
viruslibero
P.link ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria : lavoro, sfoghi, collega





lunedì, 19 maggio 2008, ore 00:43

Ho sognato, ma anche no.

Molti sognano, ma altro non possono.
viruslibero
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria : delirio





mercoledì, 14 maggio 2008, ore 15:56

Perchè finisco per sentirmi in colpa anche se so bene che non deve essere così? Episodi passati hanno portato un rapporto a essere in un primo momento buono, poi ad essere di maggiore confidenza, infine ad assumere sembianze di amicizia. Le cose sembravano andar bene, ma la troppa confidenza a volte genera aspettative, e le aspettative abbassano le difese e scoprono settori vulnerabili, talmente vulnerabili che sono stati colpiti da cose futili e idiote. Sul momento sembrava finita là, mi sono detto che no, non ce la si poteva prendere per una cosa simile. Eppure è stato così. Da buon cinico e stronzo mi adeguo alle situazioni pur senza volerlo, però quando prendo posizione poi è dura, molto dura spostarmi. Così per qualche anno quello che sembrava un bel rapporto è diventato indifferenza quasi totale, parole spiccicate e forzate, forzate dal vedersi ogni giorno perché si fa parte di quell'ambiente e si deve collaborare. Tutti si sono accorti, tutti hanno provato a parlarci, prima con la controparte, poi con me. Pian piano il gelo d'oltreconfine si è sciolto, ma di qua è rimasto, eccome se è rimasto, e per lungo tempo anche. Tanto che alla fine sembrava che la colpa di tutto fosse addirittura la mia perché rifiutavo ogni tipo di approccio che andasse oltre discorsi che non riguardassero l'ambiente. E non me ne importava niente, come al solito. C'è voluto molto tempo, molto, però le cose alla fine sono migliorate di parecchio, ma ovviamente non può essere più come prima. Così adesso mi ritrovo a sentire nuovamente confidenze, cose private, cose personali, inviti in casa, trattamenti gioviali e  sereni, ma il muro rimane ben saldo. Me ne dispiace, un po' mi sento in colpa per non dare quanto ricevo, ma è già successo e non risuccederà. E non è colpa mia, non l'ho voluto io, tutti fanno degli errori, ma dagli errori si impara, si impara a proteggersi, si impara a non rifarli e a non recare danno, e io non ho tempo né voglia di richiudermi come avevo già fatto. Peggio per me, peggio per lui.
viruslibero
P.link ¤ commenti (6) ¤ commenti (6)(popup)
categoria : racconti, amicizia, collega





venerdì, 09 maggio 2008, ore 12:39

Qualcuno ogni volta mi dà sempre del matto, anzi, quasi tutti in realtà, però quando, come ieri, ho mal di gola, raffreddore, tosse, dolori alle ossa e altre belle cosette sintomo di principio di influenza (anzi, diciamo proprio influenza senza la febbre, e non sono nemmeno sicuro) io non trovo di meglio che andare a farmi una bella partitona a calcetto con gli amici. Sarà una pazzia, ma per me è un toccasana, mi diminuisce un sacco il catarro, smetto di starnutire e di tirar su di naso come un ossesso e mi passano pure i dolori. A fine partita gli amici mi hanno pure chiesto se mi fossi "bombato"!! Ho corso come una trottola, certo il livello tecnico è quello che è, ma a me interessa muovermi, non faccio certo i campionati. Quando sono rientrato a casa ero uno straccio, mi sono fatto una doccia calda che sembravano tre e poi mi sono buttato nel divano, ero davvero a pezzi. Però stamattina sto decisamente meglio, sento la fatica, ma non ho più i dolori, respiro molto meglio e ho solo un pò di tosse. Sarà che la faticata mi fa espellere le tossine che mi porto dentro, chissà...
viruslibero
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria : amicizia, cazzeggio





giovedì, 08 maggio 2008, ore 01:39

"Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita?

Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indietro...

Ci sono cose che il tempo non può accomodare...

Ferite talmente profonde che lasciano un segno..."



Non è mia, ma è come se lo fosse.
viruslibero
P.link ¤ commenti (2) ¤ commenti (2)(popup)
categoria : sfoghi





mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:35

E la luna torna a splendere, qualche nuvola, ma il vento d'alta quota la porta via in fretta. E' bello guardarla da quaggiù, ma si dice che andarci le faccia perdere tutta la sua carica romantica. Ma io mi ci sono avvicinato, ci sono andato, e non è così. Un astronauta non lo sa che bisogna "sentirla", bisogna viverla per sapere cosa si prova. Con la tuta e la navicella non la si può capire, bisogna saperci respirare, bisogna saperci vivere, bisogna lasciarla così com'è, non cercare di modificarla, altrimenti scappa a nascondersi al buio, e mostra di se solo uno spicchio. La tuta non serve, serve essere come lei. O lo si è o non ci si vive. E se non ci si vive la si può solo guardare da lontano, ma allora non sarà mai luna piena.
viruslibero
P.link ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria : delirio, metafore





mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:27

Passaggio effettuato. Emozioni andate, sensazioni rimaste. La cosa in sè è stata bella, ben orchestrata, quasi "monotona" per quanto era lineare. Piccole sfumature che forse ho colto solo io, forse ho voluto coglierle senza che ci fossero. Ma il messaggio delle stesse, l'ennesimo, era sempre quello. Una sirena bella, emozionata, timorosa, a volte quasi assente, magari la fatica e lo stress. Un tizio, quello della barca, molto preso, concentrato, attento a tutto, ha studiato bene la parte, la conosceva bene, talmente bene da essere impeccabile, tanto da sorridere imbarazzato a un piccolo incespicare nella frase di rito della sirena. Tutto bello, tutto a memoria. Peccato per le sfumature. E io a "godermi" il deja vu, scene di un film già visto, tutto uguale, ma non il protagonista. Non mi dispiace non essere là, mi spiace solo che la mia controfigura non la considero all'altezza del film, della trama, dell'attrice. Tutto è andato via liscio, mi scivolava addosso come pioggia sulla pelle. Le speranze vanno in una direzione, le sensazioni da un'altra. Spero convergeranno prima o poi, e mi auguro nella direzione delle speranze. Il pinguino era sempre là, oscuro e minaccioso, finora è stato ben controllato dalla sirena e ben schivato dal tizio. La strada è nuova, il viaggio è iniziato.
viruslibero
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : sensazioni, amicizia, metafore