E' successo di nuovo, ma ormai sto diventando bravo. Che io abbia un caratteraccio è risaputo, che io mi accorga a pelle di cosa pensa la gente di me molto meno. Comunque qua in ufficio io sono il pazzoide rompiscatole intrattabile nevrotico, e questo è un dato di fatto. Così l'altra mattina, mentre smanettavo sopra una stampante da aggiustare con un difetto piuttosto strano, la segretaria viene e mi chiede a che punto è. Le dico che ci sto lavorando. Mi incalza e mi dice che è urgente. Lo so che è urgente, e ripeto che ci sto lavorando. Insiste: "Guarda che ci ha detto che gli serve subito perchè ha delle cose da stampare prima possibile". Sento una arteria nella tempia che comincia a chiudersi, il cervello entra in debito d'ossigeno, ma ribatto tranquillo che sto cercando di fare il prima possibile. Faccia stranita, come se non fosse contenta della risposta, e torna alla sua postazione. Passa un'ora e torna alla carica, mi chiede nuovamente, quasi scocciata, a che punto è la stampante. Divento nervoso, e a me si vede lontano due chilometri. Dico che ci sto ancora lavorando, lo dovrebbe pur vedere, il mio banco è ingombro dei pezzi della stessa, ma vabbè. Al mio rispondere non proprio pacato mi dice di darmi una calmata con aria ancora più stizzita (d'altronde sanno come va a finire poi, non sono un rompiballe mica per dire...). Il mio problema è che forse non ho proprio mezze misure, o sono calmo oppure mi girano. E hanno cominciato a girare. Ancora più nervoso replico che non sto giocando, ci sto lavorando. Così mi tornano alla mente cose già vissute. E' ormai evidente, da diverso tempo, che qua la gente pensa che io passi il tempo a grattarmi, a ciondolarmi nella sedia o a giocare al pc. D'altronde avevo avuto un paio d'anni fa una discussione anche col genero del capo, avevano mandato lui in avanscoperta perchè con me non si può discutere, ho sempre e solo torto e niente motivazioni (o forse è che replico e questo non va bene per chi è convinto di aver ragione?). E mi era stato detto che davo l'impressione di essere svogliato, di non fare niente in ufficio e di darmi una mossa col lavoro. Peccato fosse un periodo di stanca, un periodo in cui arrivava poco lavoro e tutti erano nervosi perchè le cose non andavano benissimo, e quindi fosse normale prendersela con quello che "rendeva" meno. Al mio replicare con lui le mie ragioni, in tutta pacatezza seppure le cose che gli avevano detto di dirmi ha visto anche lui quanto reggessero poco, tutto era tornato alla normalità, se così la possiamo chiamare. Ma nell'aria quel pensiero, quegli sguardi e quelle attenzioni a quel che faccio sono rimasti. Così quando la segretaria mi ha incalzato come se io non stessi facendo il possibile per risolvere un problema ho reagito male, ho detto che se era convinta che stessi giocando mi stava benissimo, e ho chiuso il discorso. Ha provato a dirmi qualcosa, come si fosse accorta che forse non era proprio come diceva, ma non è servito. Il problema è stato risolto, io ho tenuto i contatti col cliente, io ci ho parlato e ho spiegato bene come stavano le cose, e la cosa comica è che il cliente non aveva tutta la fretta che invece mi metteva addosso lei, aveva premura, come qualsiasi cliente, ma quando gli ho parlato ha anche capito la situazione. Adesso lei è fredda, un ghiacciolo al confronto brucia. Forse dovrei andare a chiarire, forse dovrei cercare di calmare le acque. Ma non lo faccio. Lei, come altri, è tra le persone che tempo addietro aveva fatto la stessa cosa quando i rapporti col mio collega si erano raffreddati. Senza motivo apparente, o forse si, semplicemente riteneva giusto quello che diceva il collega, d'altronde era l'unica campana che si sentiva visto che io non parlavo della cosa, quando ho cercato di farlo l'ho fatto col collega stesso, non mandavo certo gli altri a dire le cose. Stavolta siamo punto e a capo. Le passerà, se le vuol passare, altrimenti pazienza. Sopravviverò senza di lei? Qua qualcuno non ha capito che qui non siamo amici, siamo colleghi. Forse sarebbe meglio se andassimo d'accordo, ma ho altre priorità, io ho i miei scazzi, lei i suoi. Mi tengo i miei.
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