Viaggio nel paese della Fatgirl, mancavo da un po' e mi ha fatto davvero piacere reinmergermi nel suo mondo, il solito mondo di corse, di fretta e di ritardi cronici dove anche l'orologio rimasto all'ora legale va avanti di quindici minuti. Gli orari in questo mondo sono sballati, non sono orari compatibili con la "normalità" del quotidiano comune, quindi zaino con vesti di ricambio nel cofano, nell'eventualità di pernottamento.
Trovarla che corre tra bagno e camera nel suo vestirsi e svestirsi è ormai usualità, quella stessa che mi e ci permette di considerare quasi nullo il tempo in cui non ci vediamo. E il suo gatto che mi sale sulle ginocchia a farmi le fusa come fossi una persona di casa, mentre aspetto osservo il suo correre avanti e indietro e il chiedere consigli anche a me che posso dire al massimo "si, mi piace" oppure "no, era meglio l'altro".
Serata musicale, quindi appuntamento col resto del gruppo per sistemazione strumenti e preparativi. In mezzo ai vicoli stretti e tortuosi un locale, un circolo che ci vai solo se sai che esiste, altrimenti vedi la porta e pensi a uno scantinato. E invece dentro è carino, migliorabile ma carino, troppo soffuse le luci magari, ma ci si può stare. Sorrisi di chi già mi conosce e sguardi straniti, io sono "l'amico", ma chi non sa o non vuol sapere pensa diverso e diffida, per natura o per preconcetto, ma non mi pesa, sono abituato a chi non capisce, quindi anche a chi diffida.
Aiuto per quel che posso, osservo, rido. E' bello e mi mancava, vedere e sentire l'elettricità del legame che la musica riesce a fornire, non tanto il suonarla o cantarla quanto il volerla trasmettere e diffondere, consapevoli poi di chi la gusta e chi la giudica, chi la sente e chi la capisce, e anche di chi la critica. Ce la si gusta negli sguardi e nell'impegno di chi la gode e la emana, anche solo mentre si montano e si sistemano gli strumenti.
Attesa dell'inizio, ultimi accordi e regolazioni, poi via, si parte. Repertorio diverso da quello solito, ma godibile e allegro, e il trasporto sale, mi prende e mi solleva, e vado via e mi perdo, qualcuno mi parla ma non sento niente, come solito ripercorro cose che non vivo più, attimi di gioia e momenti di malinconia, speranze e paure si rimescolano nelle mie viscere, la calma impetuosa del momento che prende il posto della fretta da panico mi rimette in circolo cose che scaccio senza successo ormai da tempo, cose distanti ma non in quel momento.
Un applauso, poi due, tre, non so quanti ne faccio, quanti se ne fanno, la musica che mi passa accanto e quella voce che tanto mi scalda sono un tutt'uno con quello che sono e che non sono, ne apprezzo ogni nota e me la gusto accordandola a sogni e immagini che prendono forma o che saltano fuori da luoghi lontani dove erano riposte. Pausa, si siede accanto a me, parlottiamo un po', esco anche io a respirare un po' di aria artificialmente invelenita altrui, poi si riprende, altro giro, altro regalo.
L'orario di stop è ben definito, lo si sfora del canonico quarto d'ora e si inizia a smontare tutto nell'attesa di mangiare qualcosa nella penombra poco romantica del locale stesso. Due battute, due risate, qualche sguardo nei miei confronti un poco si scioglie, è evidente, c'è meno tensione che all'inizio, ma d'altronde ho cercato di allentarla volutamente, e credo di esserci riuscito, non perchè ci tenga particolarmente, quanto perchè ingiustificata.
Cambio di rotta, qualcuno va a casa a dormire, noi ci trasferiamo di luogo, lei mi chiede che intenzioni ho per la serata, se trattenermi e dormire in questo mondo per ripartire l'indomani mattina oppure partire direttamente, decido per la seconda, così mi sveglio nel mio letto senza sorbirmi il viaggio al mattino. Andiamo a fare due puntate al bingo, passiamo un'altra oretta a divertirci, e dopo aver vinto ben 3,06 euro di cinquina senza ricevere i miei sei sudatissimi centesimi decido che è ora, sono quasi le tre nell'orologio "normale", e al mattino la sveglia suonerà all'orario "normale" per andare a lavoro.
Saluto e ringrazio per la serata, con la coscienza sporca per essere in credito di ben tre euro con lei senza essermeli fatti restituire, la tranquillizzo dicendole che non ho sonno e non sono stanco ma le prometto di chiamarla appena arrivo a casuccia, e parto, cosciente di lasciare qualcosa in quel mondo che mi riporterà prima o poi a tornarci.
Il viaggio è tranquillo, nessuno in giro a quell'ora se non qualche camion, l'andatura è sostenuta, il limite è superato ma non di tanto, la strada scorre via sotto le note di altra musica regalatami e ormai penetratami dentro, due terzi di viaggio e il cellulare squilla, lo sapevo e aspettavo, anche lei sta tornando a casa ma ci arriva in ben poco tempo, continuiamo a parlarci finchè non arrivo anche io, con qualche pausa per mancanza segnale, e rimango un pò in macchina sotto casa a parlare con lei, di tutto e di niente, cose importanti e cose frivole, ma è un discorrere che è piacevole sempre, così diversi e così legati, sono fortunato. Un saluto affettuoso e appuntamento al prossimo viaggio fuori dal mondo, dal mio mondo, per entrare in un altro, così diverso ma non meno accogliente nè noioso.
Non lo è mai con lei, non lo è mai stato, bella cosa l'amicizia.
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