giovedì, 27 marzo 2008, ore 01:11

Piccoli segni di colei a cui voglio un bene dell'anima mi rimangono appiccicati addosso, e a volte si vedono.
Qualcuno non li nota, qualcuno li nota e sta zitto, forse per rispetto, forse perchè sa che sono una persona particolare e certe bizzarrìe appartengono al mio modo di essere.

Qualcuno durante la pausa caffè invece mi chiede.

"E quello cos'è?"

"Ma niente, me l'ha fatto la mia amica"

"Ah, QUELLA amica?"

"Si, quella, me l'ha fatto quasi per gioco, mi ha detto di tenerlo, e lo sto facendo"

"Lo sapevo io, questo è solo l'inizio, si comincia così e poi..."

"E poi cosa?"

"Eh, lo sai, l'amicizia fra uomo e donna non esiste, vedrai che voi due prima o poi..."

"Lo sai? Un pò mi fai pena e mi dispiace, davvero, perchè non credo arriverai mai a capire una cosa simile..."


Forse dovrei provare a frenare la lingua, ma dire le cose come le penso, anche se a volte rischio di far male, ce l'ho di indole, e non mi importa se alla fine posso risultare offensivo.
Forse sono uno stronzo, o forse no...
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lunedì, 24 marzo 2008, ore 15:30

240308-0009E' arrivata la primavera, ma un ultimo colpo di coda l'inverno lo voleva dare. Così stamattina, la mattina della pasquetta, degli spuntini all'aperto, dei festeggiamenti, dei tanti inviti a stare in compagnia hanno invece portato a un giretto, quello solito che faccio in notturna, ma stavolta in pieno giorno. Ma il motivo è particolare, certo è bello anche di giorno, ma oggi le cose sono cambiate in pochi minuti e c'era da godersi lo spettacolo. Questo è infatti quello che vedevo mentre passeggiavo con cautela tra i fiocchi enormi che cadevano veloci sul parabrezza dell'auto e gli alberi attorno a me che invece li accoglievano e se ne vestivano impallidendo e riempiendosi di quel fascino invernale che non sono più abituato a vedere, soprattutto in periodi come questo. Così, contento come un bambino sono rientrato a casa, finalmente solo mia per un giorno, vuota, di quel vuoto che cerco spesso per riempirmi di me stesso e godermi di quello che sono, perso in pensieri, parole, piccoli gesti e sogni di coloro che per me rappresentano davvero tanto, io che vivo e pulso anche tra le tre e le quattro del mattino in immagini di viaggio descritti al telefono, o in pomeriggi in cui senza saperlo riesco a dare calore anche solo scaldando mani infreddolite, le stesse che mi scaldano il cuore con un fiocchetto appeso ad un bracciale, o ancora nel sentire speranza e augurio in chi sogna di me senza che io ci sia davvero e che mi cerca in continuazione con qualsiasi scusa, e non serve dire perché, non serve spiegare né ribadire, le parole a volte non servono. A volte.240308-0011 E mentre mi accingo a preparare quel poco che so di cucina riempio anche il camino con un poco di legna, contrasto bellissimo il paesaggio bianco che filtra dalla finestra e il bagliore e il calore della fiamma che si propaga nell'ambiente. Nelle situazioni più difficili si vede quel che siamo davvero, quanto siamo pronti a sopravvivere e quanto siamo capaci di capire quanto freddo abbiamo dentro. Attendo in poltrona con un libro in mano che venga l'ora, l'ora di partire. Anche oggi non mi esimo dall'andare a fare quello che il lunedì notte, qualsiasi lunedì sia, faccio sempre.
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categoria : racconti, sensazioni, amicizia, pensieri personali, telefonata, cicciona





sabato, 22 marzo 2008, ore 00:47

Mi si chiede come faccio...
Non lo so, non mi pare di avere capacità o doti oltre il "normale", ma ci sono cose che esistono e sono giuste così, e una volta trovate credo sia bellissimo lasciarle andare dove devono, dove è naturale che stiano e che possano dare quello che vogliono davvero. Fuggirle forse può sembrare la cosa migliore, specie se, grandi come sono, incutono timore. Ma forse affrontarle e sentirle come sono in realtà magari danno modo di vedere che le cose non sono poi così difficili. Facili non lo sono in ogni caso, ma arrendersi senza nemmeno provare, perché? Le cose si affrontano, e non è detto che lo si faccia sempre da soli, si trova più forza di quel che si crede compiendo gesti all'apparenza disperati per poi rendersi conto di quanto invece diano potenza e vitalità proprio grazie al gesto stesso. Una sirena stasera è tornata a cantare, la canzone non era bellissima, le parole non erano pura gioia, ma esprimevano una forza che sono contento di aver finalmente visto e ritrovato, e spero che quel mare in cui si sta avventurando la porti a quello che si merita, avrei preferito qualcosa di meglio per lei, ma non decido io, ed è giusto così. Cose davvero belle sono riaffiorate questi giorni, cose che non vedevo da tempo, voci e parole persi nel tempo che si sono ritrovate per lo stesso motivo, e nello stesso modo hanno ridato fiato e energia a sentimenti un poco assopiti, e ne sono stato contento. E c'è quel che mi riempie il cuore di gioia ad ogni respiro, la felicità, la serenità. Non lo so come faccio, succede, riesco a dare questo e il suo contrario, ma questo mi riuscirebbe molto meglio se gli esseri neri venissero affrontati anziché lasciarli agire indisturbati. I due mondi che tanto sembrano distanti in realtà non lo sono affatto,  non c'è uno stargate da passare, sono la stessa cosa, non ci sono distanze, ci sono solo tempi, e se corro veloce i tempi si riducono e diventano niente, perché sono niente, basta volerlo.
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sabato, 22 marzo 2008, ore 00:12

E' iniziata la primavera, teoricamente.
Praticamente sta arrivando il freddo. Stamattina andando a lavoro  c'era abbastanza freddo rispetto a ieri, e ancor più rispetto a ieri l'altro. Insomma le previsioni ci hanno preso, questo ponte di Pasqua sarà freddo e piovoso. Marzo pazzerello...
Non per niente ci sono nato in questo strano mese.
Nonostante tutto sto ancora andando a lavoro con la bimba. Qualche tempo fa mi ci ero "costretto" da solo, la vecchia auto di mio padre, dopo 19 anni e 11 mesi di servizio ha detto basta e non ha voluto saperne di compiere almeno i 20 anni, così ho lasciato la mia fida automobile a lui e mamma e io ho iniziato ad andare a lavoro in moto, non tralasciando di rinfacciarlo a mia madre che per mesi mi ha detto di venderla e di non andarci più (carogna che sono), e a rimanere in giro anche la sera con la bimba. Adesso hanno di nuovo un'auto tutta loro  mi hanno restituito la mia, ma io continuo a preferire uscire la mattina con la bimba, qualunque sia il meteo seppure, freddo intenso a parte, mi sono risparmiato docce fuori programma, a parte una volta in cui sono bastati 200 metri per sorprendermi e ridurmi come un pulcino. Ovviamente non potevano mancare i commenti a lavoro, compreso quello del babbeo che adesso, non sapendo come farsi notare, ha preso a chiamarmi "Pistoni di ghiaccio". Ora, per intuito posso provare a dedurre che sia perché anche col freddo che fa me ne vado in giro in moto, ma devo dire che un soprannome più stupido non avrei saputo inventarlo nemmeno essendo ubriaco perso.
Insomma, oggi è l'equinozio di primavera, la durata del giorno è identica a quella della notte, da qui in poi le giornate diventeranno sempre più lunghe e le notti sempre più corte. E fra una settimana entrerà in vigore l'ora legale.
Tutti parlano di Pasqua, tutti a preparare gite o pranzi in compagnia, io non ho programmato un bel niente, so solo che domenica sono a pranzo da una delle mie sorelle, per lunedì di pasquetta non so nulla, se il tempo sarà clemente, anche se non credo proprio, mi farò un giretto in solitario, tanto alla sera devo tornare al paesello perché sono di servizio, sempre che non decido di fare servizio anche tutto lunedì visto che i turni erano un po' scoperti.
Insomma, quest'anno la vivo così, improvvisazione allo stato puro. E vedremo come andrà.
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martedì, 18 marzo 2008, ore 15:46

Esco, un intervento e due consegne, robetta semplice, me la sbrigo in poco tempo. Un'ora e un quarto in giro, e ho anche perso tempo tra cercar parcheggio e ritardi vari. Torno verso l'ufficio, traffico, macchine a rilento, clacson. In lontananza luci blu lampeggianti, proprio di fronte all'ufficio. Scorgo i carabinieri, poi due ambulanze, di cui una parcheggiata di traverso, come quando la si lascia così come viene per fare il più presto possibile senza perder tempo, l'ho fatto anche io qualche volta. La riconosco, è quella medicalizzata. Qualcosa di serio sicuramente, l'istinto mi dice di mollare il furgoncino là dove sono e andare a dare una mano, la razionalità invece mi dice che sarebbe inutile, medico e infermiere sono già là, più autista e altri tre membri dell'altro equipaggio, quello dei volontari. No, sarei solo d'intralcio. Alla fine arrivo e parcheggio davanti all'ufficio, i colleghi sono fuori a parlare, sicuramente dell'accaduto. Mentre scendo l'equipaggio della medicalizzata va via, rimangono i volontari e le forze dell'ordine. Brutta cosa, se il medico va via e gli altri rimangono senza portar via nessuno credo purtroppo che le cose non siano andate per il meglio, credo anzi che qualcuno verrà portato via dentro a una sacca verde scuro chiusa. Arrivo dai colleghi e chiedo. Pare che la commessa dell'attività commerciale di fronte sia stata trovata cianotica da dei clienti, è stato chiamato il 118 ma da quel che si dice non ce l'ha fatta. Un infarto forse. Madre di due bambini piccoli, piuttosto giovane, la mia età o qualcosa di più. La segretaria dice "Vedi? Ci si alza la mattina e non si sa nemmeno se si rientra vivi a casa. Che senso ha fare progetti?". E' vero, i progetti servono per avere motivi di andare avanti, si rimanda, si progetta, si sogna. Sarà per questo che spesso e volentieri sono impaziente e cerco di godermi le cose così come vengono? Ha senso? E dire che queste cose le vedo in prima persona e anche spesso, purtroppo aggiungo. Ma ogni volta penso agli altri e mi faccio scivolare tutto addosso, quasi non voglio pensare a me. Forse dovrei farlo
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categoria : racconti, sfoghi





domenica, 16 marzo 2008, ore 23:41

Vedo affetto, tanto affetto, arriva da più parti, da voci lontane eppure calde e cercate.

Vedo un pischello insistente che non mi dice chiare le cose anche se le sa, esattamente come faccio io, e me lo merito, ma non me ne può fregar di meno.

Vedo bambole con sensi di colpa enormi che provano a costruire castelli in aria, e il vento si porta via tutto.

Vedo il mio nick in vari posti virtuali e ne sono contento, è una cosa piccola, ma significa tanto, soprattutto adesso.

Vedo allegria, un anniversario di nascita, tante persone, importanti e meno importanti, c'è una scala dei valori ma ognuna di esse significa qualcosa nella mia vita.

Vedo un regalo, è arrivato in ritardo, e non è materiale, ma significa tanto, tantissimo.

Vedo battute che sanno di vero, e indifferenza sulle risposte. Che so arriveranno, urlate o in silenzio, ma arriveranno.

Vedo un abbraccio, forte, intenso, pieno di quello che sono e di quello che ho, e solo il cielo sa quanto ne avessi bisogno.

Vedo sprazzi di vita che mi dilaniano, vedo piccole necrosi che avanzano lente, vedo una persona che annaspa e che chiama la vita solo per istinto di sopravvivenza, e la vedo ogni giorno.

Vedo fughe dal niente che servono solo a questo.

Vedo silenzio, tanto silenzio, delle volte lo chiamo e non viene, delle volte mi assorda.

Vedo amore e comprensione, vedo bellezza e ingenuità, vedo problemi, vedo... niente.
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giovedì, 13 marzo 2008, ore 00:13

E' già qualche tempo che durante il giorno ma anche di notte mi vengono in mente delle cose che mi sento di dover scrivere qua, di farle uscire, di permettere che sfoghino in qualche maniera, e invece appena mi metto di fronte alla tastiera e al monitor ho un blocco totale e non mi viene niente. Ho paura, questa è la verità, ho paura di non riuscire a farlo, o forse è proprio il contrario, forse ho proprio paura di esternare. E anche adesso posso solo scrivere questo, posso solo dire di aver timore di quello che ho dentro, o meglio, di scriverlo qua... vuoto, vuoto totale. Come sempre farò due metri, mi infilerò sotto le coperte vestito di me stesso e tutto tornerà a scorrere veloce e impetuoso, ma non qua, non adesso, non così...
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domenica, 09 marzo 2008, ore 02:41

Non volevo parlarne e non pensavo minimamente di farlo, ma mi ci sono trovato in mezzo e qualcosa devo dirla. Parlo della festa della donna.

Premessa, tanto per chiarire il mio pensiero: il fatto che esista una festa della donna significa che va ricordato che la donna esiste e che fa parte del mondo al pari di qualsiasi altra cosa, in particolare che va trattata per quello che è, una persona, un essere umano uguale all'uomo (al maschio per intenderci, al cosiddetto padrone del mondo secondo alcune fantasiose teorie, ma questo è un altro discorso). E se si festeggia, o meglio, si deve ricordare, questo vuol dire che in passato qualcosa che ne ha minato l'importanza c'è stato. Su questo si potrebbe discutere per ore, al giorno d'oggi esistono posti dove ancora la donna è considerata qualcosa di diverso, di non "a livello" del maschio umano.

Il luogo comune dei cosiddetti benpensanti vuole che la donna venga festeggiata ogni giorno e tante altre teorie paritarie che, piaccia o no, considero corbellerie per fare scena.

Il mio pensiero, per quanto banale, è abbastanza semplice: la donna non deve essere festeggiata, non deve essere ricordata, non ci deve essere bisogno di una ricorrenza per mostrarne l'esistenza e l'importanza. Perché se c'è bisogno di tutto questo la donna viene considerata qualcosa di diverso, da cosa poi è da chiarire. La donna non è un mondo a sé, la donna non è qualcosa di diverso ma sopratutto qualcosa di inferiore, ogni persona è un mondo a sè, non dipende dal sesso o dal colore.

L'uomo in sé nel corso dei secoli ha voluto dimostrare e imporre, attraverso varie forme tra cui stronzate religiose o dimostrazioni tramite forza fisica, che la donna è inferiore all'uomo. C'è da capire l'uomo, poverino, d'altronde la donna ha sempre avuto la capacità di dominio sull'uomo maschio, che grazie alla sua incapacità di pensare contemporaneamente con il membro e col cervello ha pensato bene di prevaricare fisicamente la donna imponendole il silenzio e la sottomissione inventandosi un sacco di storielle anche ben congegnate a volte.

Chi un poco di sangue al cervello lo faceva arrivare sapeva bene invece che la donna ha sensibilità e cervello quanto l'uomo se non di più, ma erano pochi. Non so se sono uno di quelli, magari ho il membro piccolo e qualche particella di ossigeno al cervello ogni tanto arriva, chissà.

Comunque, veniamo al nocciolo. Siccome sono talmente idiota da non festeggiare queste cose spesso nemmeno mi ricordo di queste ricorrenze, come appunto è successo oggi che per me era un giorno qualunque. Dopo il consueto giro in moto del sabato pomeriggio, stasera mi sono fatto convincere a uscire con degli amici, tre uomini, quattro me compreso, e due donne per la precisione.

"Pensavamo di andare a fare due tiri al bowling". Dico ok, è un po' che non ci gioco. Arriviamo e all'ingresso il tipo ci guarda e dice che stasera entrano solo donne o coppie. In un nanosecondo le balle cominciano a girarmi per due motivi, il primo era l'essermi dimenticato della ricorrenza, il secondo era che selezionare la gente in questo modo è una emerita fesseria, ma vabbè, uno di noi conosce il tipo e ci fa entrare lo stesso, e questa è già la terza fesseria che aumenta il mio giramento di balle. Lascio perdere e entriamo.

Grande casino dentro, musica a manetta, ragazze di tutti i tipi e tutte le età ci guardano come marziani quando entriamo, la mia voglia di giocare è sparita alla velocità delle balle che ancora girano vorticosamente. Riusciamo ad avere una pista per giocare praticamente subito. Meno male, almeno mi distraggo un po', le palle ce le ho, me le sono appena gonfiate. Per una mezz'ora diamo addosso ai birilli, poi le due ragazze con noi mi instillano il dubbio che nel locale ci sarà lo spogliarello maschile.

Penso che non può essere, che non ho nessuna voglia di assistere, non tanto allo spettacolino in sé, quanto a quello che le ragazze daranno di sicuro. Ci sediamo al tavolo, il tipo che canta e suona la chitarra va avanti per un po', poi l'annuncio. Si, c'è lo spogliarello. Quelle palle che prima giravano vorticosamente ora giacciono per terra sotto la mia sedia. Un ragazzo vestito di bianco entra in scena con bandana in testa e occhiali da figo e inizia il suo ballo, si toglie una cosa alla volta, alcune donne urlano, altre applaudono, altre che ridono, qualcuna ha una faccia stranita quanto la mia. Rimane in perizoma rosso per la gioia delle quindicenni presenti  poi va via. Penso meno male, è finita qua.

Magari! Passa mezz'ora e ne arriva un'altro, anche questo con bandana e occhiali, diverso colore del vestito. Musichetta diversa, stessa scena. Le mie palle riesco a vederle al piano di sotto che scavano ancora. Passa anche questa con alcune ragazze che filmano, che fanno foto col cellulare e che urlano all'impazzata. E io mi chiedo perché mai ho avuto l'idea di uscire anziché rimanere a casa in camera mia a leggere. Ma ormai è tardi. La speranza comunque è che sia finalmente finita. E invece no.

Dopo un'altra mezz'ora arrivano tutti e due vestiti da poliziotti. Faccio per andarmene, mi trattengono "Dai è l'ultimo". Mi risiedo e aspetto che finisca questa pagliacciata, i due prendono quindicenni a caso dal pubblico e le portano sul palco a ballare con loro e a strusciarsi l'un l'altra. Finalmente, anche se questo è durato parecchio di più delle prime due uscite (o forse a me è sembrato così??) finisce anche questa e il tipo con la chitarra torna a cantare. Finisco la mia birra e dico che vado, si alzano anche gli altri e andiamo via.

Non sono infastidito, non sono stupito né mi fanno pena certe cose. E' solo che mi chiedo perché ci debba essere bisogno per le persone, in questo caso le donne, di avere un giorno specifico all'anno per potersi andare a divertire. Alcune davvero pensano che ci voglia un motivo per staccarsi dal quotidiano? O forse è proprio perché, avendo un quotidiano da cui non possono o non vogliono liberarsi, devono trovare una scusa? Ad alcune donne ho visto fare scene patetiche, forse sono quelle più frustrate da quell'andazzo che vivono tutti i giorni. Ovviamente è una mia supposizione.

Ho sproloquiato anche troppo su un argomento che decisamente non volevo affrontare, ma ancora non mi ci ero trovato in mezzo, o meglio, non mi ci ero voluto trovare, e credo a questo punto che facessi bene a non volerlo.
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giovedì, 06 marzo 2008, ore 00:04

Immergo le dita in questa tastiera con tante cose in testa e niente da digitare. Loro vanno, vanno da sole, raccontano e provano a trasmettere quel che dentro a un cuore e un cervello corre all'impazzata e sibila vorticosamente. Raccontano di banalità quotidiane inespresse e poco palpabili, di piccole e grandi paure di far male, di cose meravigliose che sono problemi e sono emozioni. E vorrebbero dire, vorrebbero lasciarsi andare, e non lo fanno mai, da troppo cercano vie di fuga, spesso ne trovano senza volerlo, e ogni volta domande su quanto è dannosa la perdita, su cosa potrebbe dire, dare o instillare. Non si vola, qualche salto ogni tanto, e il becco sempre all'insù a guardare chi lo può fare e a sognare di farlo. Ma una via prima o poi la si trova, bella o brutta ma c'è, altrimenti si muore dentro, in un oblio logorante. E' meglio così? No, non lo è...
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categoria : sensazioni, delirio





martedì, 04 marzo 2008, ore 17:48

Viaggio nel paese della Fatgirl, mancavo da un po' e mi ha fatto davvero piacere reinmergermi nel suo mondo, il solito mondo di corse, di fretta e di ritardi cronici dove anche l'orologio rimasto all'ora legale va avanti di quindici minuti. Gli orari in questo mondo sono sballati, non sono orari compatibili con la "normalità" del quotidiano comune, quindi zaino con vesti di ricambio nel cofano, nell'eventualità di pernottamento.

Trovarla che corre tra bagno e camera nel suo vestirsi e svestirsi è ormai usualità, quella stessa che mi e ci permette di considerare quasi nullo il tempo in cui non ci vediamo. E il suo gatto che mi sale sulle ginocchia a farmi le fusa come fossi una persona di casa, mentre aspetto  osservo il suo correre avanti e indietro e il chiedere consigli anche a me che posso dire al massimo "si, mi piace" oppure "no, era meglio l'altro".

Serata musicale, quindi appuntamento col resto del gruppo per sistemazione strumenti e preparativi. In mezzo ai vicoli stretti e tortuosi un locale, un circolo che ci vai solo se sai che esiste, altrimenti vedi la porta e pensi a uno scantinato. E invece dentro è carino, migliorabile ma carino, troppo soffuse le luci magari, ma ci si può stare. Sorrisi di chi già mi conosce e sguardi straniti, io sono "l'amico", ma chi non sa o non vuol sapere pensa diverso e diffida, per natura o per preconcetto, ma non mi pesa, sono abituato a chi non capisce, quindi anche a chi diffida.

Aiuto per quel che posso, osservo, rido. E' bello e mi mancava, vedere e sentire l'elettricità del legame che la musica riesce a fornire, non tanto il suonarla o cantarla quanto il volerla trasmettere e diffondere, consapevoli poi di chi la gusta e chi la giudica, chi la sente e chi la capisce, e anche di chi la critica. Ce la si gusta negli sguardi e nell'impegno di chi la gode e la emana, anche solo mentre si montano e si sistemano gli strumenti.

Attesa dell'inizio, ultimi accordi e regolazioni, poi via, si parte. Repertorio diverso da quello solito, ma godibile e allegro, e il trasporto sale, mi prende e mi solleva, e vado via e mi perdo, qualcuno mi parla ma non sento niente, come solito ripercorro cose che non vivo più, attimi di gioia e momenti di malinconia, speranze e paure si rimescolano nelle mie viscere, la calma impetuosa del momento che prende il posto della fretta da panico mi rimette in circolo cose che scaccio senza successo ormai da tempo, cose distanti ma non in quel momento.

Un applauso, poi due, tre, non so quanti ne faccio, quanti se ne fanno, la musica che mi passa accanto e quella voce che tanto mi scalda sono un tutt'uno con quello che sono e che non sono, ne apprezzo ogni nota e me la gusto accordandola a sogni e immagini che prendono forma o che saltano fuori da luoghi lontani dove erano riposte. Pausa, si siede accanto a me, parlottiamo un po', esco anche io a respirare un po' di aria artificialmente invelenita altrui, poi si riprende, altro giro, altro regalo.

L'orario di stop è ben definito, lo si sfora del canonico quarto d'ora e si inizia a smontare tutto nell'attesa di mangiare qualcosa nella penombra poco romantica del locale stesso. Due battute, due risate, qualche sguardo nei miei confronti un poco si scioglie, è evidente, c'è meno tensione che all'inizio, ma d'altronde ho cercato di allentarla volutamente, e credo di esserci riuscito, non perchè ci tenga particolarmente, quanto perchè ingiustificata.

Cambio di rotta, qualcuno va a casa a dormire, noi ci trasferiamo di luogo, lei mi chiede che intenzioni ho per la serata, se trattenermi e dormire in questo mondo per ripartire l'indomani mattina oppure partire direttamente, decido per la seconda, così mi sveglio nel mio letto senza sorbirmi il viaggio al mattino. Andiamo a fare due puntate al bingo, passiamo un'altra oretta a divertirci, e dopo aver vinto ben 3,06 euro di cinquina senza ricevere i miei sei sudatissimi centesimi decido che è ora, sono quasi le tre nell'orologio "normale", e al mattino la sveglia suonerà all'orario "normale" per andare a lavoro.

Saluto e ringrazio per la serata, con la coscienza sporca per essere in credito di ben tre euro con lei senza essermeli fatti restituire, la tranquillizzo dicendole che non ho sonno e non sono stanco ma le prometto di chiamarla appena arrivo a casuccia, e parto, cosciente di lasciare qualcosa in quel mondo che mi riporterà prima o poi a tornarci.

Il viaggio è tranquillo, nessuno in giro a quell'ora se non qualche camion, l'andatura è sostenuta, il limite è superato ma non di tanto, la strada scorre via sotto le note di altra musica regalatami e ormai penetratami dentro, due terzi di viaggio e il cellulare squilla, lo sapevo e aspettavo, anche lei sta tornando a casa ma ci arriva in ben poco tempo, continuiamo a parlarci finchè non arrivo anche io, con qualche pausa per mancanza segnale, e rimango un pò in macchina sotto casa a parlare con lei, di tutto e di niente, cose importanti e cose frivole, ma è un discorrere che è piacevole sempre, così diversi e così legati, sono fortunato. Un saluto affettuoso e appuntamento al prossimo viaggio fuori dal mondo, dal mio mondo, per entrare in un altro, così diverso ma non meno accogliente nè noioso.

Non lo è mai con lei, non lo è mai stato, bella cosa l'amicizia.
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