giovedì, 31 gennaio 2008, ore 01:14

Non ci riesco
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mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 00:33

E' così che ormai sono stato catalogato dal mio collega, si, sempre lui. Dato che tutte le volte che parliamo di qualcosa, qualsiasi argomento, lui ha la soluzione a ogni cosa e io sono quello che invece prova a instillargli dei dubbi sulle sue teorie, sono anche io stato inserito nel suo database con accezione "bastiancontrario".

Si perchè se qualcuno vede le cose in modo differente dal suo deve per forza essere una persona a cui non va bene niente, a cui piace rompere le balle (in effetti mi piace molto, e in effetti con lui spesso lo faccio anche apposta, solo che non se ne accorge...), che deve per forza andare contro. Provando a parlare seriamente, una volta tanto, dato che questa storia all'inizio un pò mi ha irritato, ho provato a fargli capire che non è detto che se io vedo le cose diverse dalle sue sono per forza uno che va contro, abbiamo solo modi differenti di pensare, ho delle persone con cui mi ritrovo in sintonia totale, ho persone con cui basta una sola occhiata per intendersi.

Se fossi un bastiancontrario, seguendo la sua teoria, non andrei d'accordo con nessuno su niente, dato che andrei contro sempre e comunque. Niente da fare, io sono un contro, è così è basta. E questo perchè quando si dibatte di qualcosa io provo sempre a rompere i suoi schemi mentali.

E' brutto da dire, eppure è così, il suo modo di pensare lo conosco, ce l'hanno in molti, e per un periodo ammetto di essere stato così "chiuso" anche io. Lui vive delle sue sole esperienze senza mettere mai in dubbio nulla, tutto ciò che gli accade viene analizzato, schematizzato, catalogato, diventa regola, inserito in un contesto e diventa legge fisica.

Se per caso qualcuno, come me, gli fa notare che per uno stesso avvenimento o uno simile al suo le cose sono andate in modo diverso, questo contravviene allo schema, è un errore, un caso, non può essere preso in considerazione, e a volte viene messo in dubbio quel che dico proprio perchè nel suo schema mentale io sono ormai lo scassaballe, quello che rompe,e che quindi può inventare pur di contravvenire alla regola del suo schema. E' ormai una vita che continua a costruire il suo insieme di regole del "quieto vivere", e arriva a mentire a se stesso, palesemente addirittura, pur di non rompere gli schemi, pur di non contravvenire al sistema.

Un esempio banale: Venerdi prima di Natale, tra colleghi decidiamo di riunirci e cenare tutti insieme in ristorante, consci del fatto che lui alle 18.31 è seduto in macchina per tornare a casa sua (abita fuori città, a mezz'ora di macchina più o meno) ma che una volta l'anno sicuramente lo può fare. Sbagliato, dice di no. Per lui se andiamo a pranzo va bene, ma la sera non se ne parla. Chiedo motivo, ne tira fuori decine, tra cui che non gli va, che prederisce cenare a casa sua, che alla sera è stanco e non ha voglia di tornare tardi, che non gli va di lasciare moglie e figli da soli, che è abituato così.

A nulla serve ogni mio tentativo (gli altri hanno rinunciato in partenza, e dire che sono anche ormai imparentati, uno dei miei colleghi e la segretaria sono padrino e madrina del suo primogenito), nemmeno il chiedergli di portare anche moglie e figli, o ancora di trovare un posto nel suo paese e fare la cena là. Niente, o si fa il pranzo o niente. Allora la mia provocazione: "Quindi ok, noi avevamo deciso per la cena, se proprio non vuoi pazienza, pensavamo che almeno una volta l'anno riuscissi a uscire dalla tua routine quotidiana, ma visto che sbagliavamo noi andiamo a cena e tu non ci sei, che ti devo dire?". Risposta: "Non posso dire che mi fa piacere, se facevate il pranzo era meglio, almeno c'ero anche io, ma se volete fare così pazienza".

Insomma, lui vorrebbe stare con noi, ma non in orari che siano diversi dai soliti. Inutile spiegargli che volevamo fare la cena per mangiare e divertirci in tutta calma per non dover correre poi nuovamente a lavoro alle 15.00. Niente da fare. Alla fine abbiamo fatto il pranzo. Possibile che una persona non riesca a uscire da un suo schema in questo modo? Io un sospetto ce l'ho, io penso di sapere quale sia il motivo, ma voglio rimanere cattivo solo pensandolo. D'altronde sono un bastiancontrario...
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categoria : racconti, lavoro, sfoghi, collega





sabato, 26 gennaio 2008, ore 00:55

Il pischello ci prova ancora. Oggi mi ha nuovamente cercato via sms (ma perchè gli ho dato il mio numero?? Mannaggia a me) chiedendomi, visto che domani è previsto bel tempo, se uscivamo insieme a fare un giro in moto. Dato che mi sono frantumato le biglie di questa storia ho come al solito detto no, dicendogli che tanto aveva anche altre persone con cui uscire. Lui mi dice che invece tutti hanno problemi o sono impegnati. Chissà perchè mi è tornata alla mente una ragazza conosciuta anni fa, arrivata nel gruppo che frequentavo tramite conoscenze, la quale poco tempo dopo il suo arrivo, parlando del più e del meno ha detto una frase che è suonata come una sirena in una caserma dei vigili del fuoco. La frase incriminata era esattamente: "Io ho frequentato molte persone e molti gruppi di amicizie. Beh, erano tutti stronzi, per questo non li frequento più". Ora, se una persona dice una cosa simile, forse è più facile che in mezzo a tante persone la persona stronza sia una sola piuttosto che lo siano tutti gli altri, e infatti gli eventi hanno dimostrato che non era esattamente come diceva lei, e guarda caso anche il gruppo nostro è diventato l'ennesimo gruppo di stronzi. Nel caso del pischello, chissà perchè, nessuno vuole uscire con lui, sono tutti sempre impegnati... come lo sono io! Strano eh?
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categoria : sfoghi, sms , cazzeggio, pensieri personali





venerdì, 25 gennaio 2008, ore 00:56

Occhi lucidi raccontano cose senza tempo, lo scorrere delle parole e il perdercisi dentro, non si può dare un perché, si può solo sentirlo senza capirlo. E’ assurdo, è tutto assurdo. Luce filtrata, flebile e dolce, eppure accecante, dà solo un’idea di quanto è caldo e splendente quel che la crea, è solo un sentore di cosa mai possa essere ciò da cui arriva. E fa paura, molta paura, eppure si vive alla sua ricerca, quel calore e quella luce danno vita, danno motivo di esistere, si viaggia lontano dentro a sogni e magie, quasi coscienti di non poterla avere, di non essere in grado di sopportare, eppure si brama il suo esistere come la pentola d‘oro dell’arcobaleno, quella che insegui invano senza trovarla mai, perché sai che è sogno, che non esiste, che non c’è, ma non sei sicuro perché non si è mai arrivati tanto vicino da poter dire che è fantasia o meno. E ci si rintana in angoli bui a scrutare i raggi di quella luce che passano nelle fessure della vita, a prenderne il calore poco alla volta per timore di scottarsi, ad ammirare l’assenza di muschio laddove ogni tanto passa quella luce, lasciando viva l’emozione pura senza niente che possa ricoprirla o attenuarla. Rimanere troppo rintanati porta poi a sopportare poco la luce, e gli occhi poi fanno male, e la pelle poi si arrossa, e d’istinto ci si ritrae. A volte si arriva a pensare che in fondo non si sta nemmeno così male in quegli angoli, ci si crea degli spazi, si trovano cose che danno sprazzi di gioia, e si guarda sognanti dalle fessure. Ci si può anche dimenticare cosa sia quella luce ma ci si mette un attimo però a tornare a essere solari, a essere vivi, è sempre lei che comanda, è sempre lei che guida, difficile perderla, difficile rimanere senza, specie se di luce si sa che ce n’è tanta da non aver nemmeno più bisogno di cercare calore o di trovare fessure da cui poter guardar fuori. E’ lei che sussurra, che parla o che urla, a seconda di dove siamo, e non serve tapparsi le orecchie, non è ascoltare, è sentire, è voglia di vivere che strattona e schiaffeggia quando ci si trova troppo intorpiditi, è lei che ci fa arrivare da fuori suoni dimenticati, voci sognate e mai sentite, sensazioni nascoste dentro all’anima tanto bene da non riconoscerle nemmeno più, allontanate per non dover sentire e toccare, per non avere sogni, per poter apprezzare di più quel che non ci appaga e non ci scalda. E invece è là, a due passi, solo da prendere, anche quando sembra che quei passi sembrano infiniti, la pentola c’è, bisogna crederci.

viruslibero
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categoria : sensazioni, metafore





martedì, 22 gennaio 2008, ore 22:43

A un passo dal possibile

A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me

Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

Un senso di te

mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

Un senso di te

mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...

Un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te

Eppure sentire (un senso di te) - Elisa

Troppi blog ho letto in cui i testi di mille canzoni riempiono le pagine, non è una critica per nessuno, d'altronde i blog sono pagine personali aperte al mondo e quindi non criticabili, solo ritenevo e ritengo di dover esprimere qua le mie emozioni, non quelle altrui, nemmeno se mi ci ritrovo, mi ero ripromesso di non farlo mai, eppure è già la seconda volta che sono quasi "costretto".

Si, perché questa splendida cantante, come pochi, mi ruba le emozioni e le trascrive in canzoni e melodie...
viruslibero
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categoria : sensazioni





venerdì, 18 gennaio 2008, ore 00:07

Non ci riesco. Quando lascio che mi si urli dentro, quando permetto che mi si veda attraverso tutto incupisce, tutto diventa niente e niente diventa tutto, gocce di me che allagano il cielo spazzano via vaghezza e dubbi, troppo il sentire, assordante, non si è pronti, non lo si sopporta. E tutto vola via come foglie al vento mentre provo a rincorrerle come un disperato. Non è colpa mia, non è colpa di nessuno, e intanto lui continua a correre, a prendersi quello che mi rimane pezzo dopo pezzo, istante dopo istante, suonando la carica e lasciando il deserto, e in ogni granello di sabbia un pensiero e una paura, una speranza e la fine di essa, un incontro di respiri e il ritorno all'apnea. Nessuna strada, nessun percorso, niente riferimenti né direzione. Si va, né avanti né indietro, si va, si corre, ma non si arriva, non si prosegue, non si raggiunge. Lento e veloce, ma fermo e immobile. Urlo senza voce e ascolto il mio silenzio, anecoico, inutile, irritante e penoso.
viruslibero
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mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 00:11

Mi succede qualche volta di fuggire via, fuggire dalla noia, dal sempre uguale, dall'irritante, dal dovuto e taciuto. Rientrare in una tana non più mia, trovare tante piccole cose che violano il mio intimo, che modificano e prendono possesso del poco che credevo mio, di quegli attimi di pace che non trovo più, dell'isolamento di cui ormai mi sento privato. Per ritrovarlo paradossalmente laddove chi ti lascia entrare ha già vissuto ed è già scappato, definitivamente, per sempre, e mi capisce. Proprio oggi, proprio stasera che una luce mi ha nuovamente investito, che qualcosa mi ha di nuovo scaldato l'anima come da tempo non succedeva, che le difese sono volate via e la tuta mi è stata strappata di dosso senza che nemmeno me ne sia reso conto, riportando la pelle a contatto con la vita, riportando i sensi a percepire davvero tutto quel che è possibile, riportando alla mente sensazioni ed emozioni incancellabili. Una luce assurda, flebile ma bianchissima, luce di luna piena a illuminare la notte, luce di fastidio, di rabbia, di gelosia e passione che pulsa ancora, che scuote l'anima e riempie le arterie. Sono fuggito per ritrovarmi qua, nuovamente, per rivedermi, per ascoltarmi ancora nel correre delle dita su una tastiera, a scrivere cosa sono e cosa sento, a capire cosa voglio, a bramare quel che desidero, a convincere e convincermi che qualcosa esiste, che questo muscolo autonomo pompa ancora forte, anche se sotto la tuta non lo si sente ormai più. Mi manca me stesso, mi manca quel che sono, quel che voglio essere, quel che mi manca...
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categoria : sensazioni, delirio, metafore





venerdì, 11 gennaio 2008, ore 23:36

Una serata normale, una serata speciale. Partire con un favore per la sorella di una cicciona, routine per me, grosso aiuto per lei, ma vedere imbarazzo imbarazza anche me, eppure sapere di aver fatto qualcosa per qualcuno, seppure tanto semplice, mi allieta l'anima ogni volta. E poi si continua. Riprovare emozioni, ritrovare sorrisi e risate che mancavano da tempo, un po' di nostalgia, molta contentezza. La sirena sta bene, preparativi incombono, frenesia, eppure è serena, impegnatissima ma serena, forse proprio per questo. Eppure trova il tempo e la voglia di una serata insieme, solo noi, senza ricordare, senza sottintesi, un panino e coca cola davanti alla tv, a vedere un dvd pur di stare fuori casa, sentimento puro e semplice, strade diverse eppure rapporto molto stretto, mai finito, mai equivoco. Bello, davvero bello...
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categoria : racconti, sensazioni, amicizia





mercoledì, 09 gennaio 2008, ore 20:05

Il pischello scooterista è tornato, o meglio, non se n'è mai andato. Ogni occasione è buona per contattarmi e chiedermi di uscire assieme in moto, per msn o per sms (sembra uno scioglilingua). Ora, io ho già abbastanza casini per conto mio, non disdegno una uscita in moto, ma in tutta sincerità gli ho già spiegato che esco come e quando mi va bene e soprattutto quando ne ho la possibilità.

Quel che in effetti non gli ho detto chiaro è che preferisco uscire da solo, sopratutto questo periodo, perché non mi va di star dietro a nessuno o di stare davanti e dover aspettare, vado per conto mio, senza una meta definita, senza un percorso, decido al momento, così come decido quando e se uscire. E lui invece continua a chiedermi quando ci facciamo un giretto, nemmeno fossi l'unico al mondo ad avere una moto con cui uscire...

A ben vedere siamo anche totalmente diversi, lui un pischello pressoché ventenne, studente, anche ben fornito economicamente visto che, anche se non lavora, spende un bel po' di soldi in accessori tuning per l'auto (neon blu sotto la macchina, amplificatori stereo da trilioni di watt per pompare musica da discoteca, accessorini vari tipo display per vedere i dvd, adesivi da mettere sul cofano o sul lunotto posteriore), infatti pare che il papà gli comprerà una moto "vera" appena possibile.

Io invece di chiedere certe cose a mio padre non me lo sono nemmeno mai sognato, non ho fatto l'università per non dover pesare sui miei facendo il mantenuto, sopratutto perchè avrei dovuto studiare fuori città, ho comprato la mia prima Y10 a 24 anni dopo aver trovato il mio primo lavoro, e sono riuscito, indebitandomi per un bel po', a comprarmi la moto, unico grosso sfizio, a 30 anni suonati, contro tutto e tutti, parere contrario di padre motociclista compreso. Odio la musica da discoteca, adoro le musiche dei Pink Floyd (che non smettono di girare in quel povero lettore cd che ho in macchina), sono sempre finanziariamente spiantato, costretto a fare il "bamboccione" in attesa di trovare sistemazione migliore e di potermene andare per conto mio.

Non che siano cose che impediscono di fare un giro assieme, ma quando si esce in gruppo è una cosa, mille teste diverse con mille idee diverse, quando si esce in due qualche "affinità" bisognerebbe averla, e anche se il motociclista in genere non guarda queste cose forse sono un anomalo che preferisce godersi la strada e il panorama per conto suo. Per sabato mi ha proposto un giretto in un posto che, devo dirlo, mi piace molto, assieme a dei suoi "amici" che vengono qua per l'occasione. Sarei tentato, meteo permettendo, ma solo per la strada che si intende fare. Ma se poi mi stacco dal gruppo per fare la mia andatura?? E non è detto che sia più veloce, anzi, probabilmente sarà anche più lenta, ma certi posti hanno un loro perché.

No, non me la sento, questo periodo è così, io e la mia bimba, la mia fidanzata meccanica vogliamo starcene per conto nostro... o comunque senza nessuno che non sia davvero gradito, e lui, mi spiace, non lo è...
viruslibero
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categoria : racconti, moto





lunedì, 07 gennaio 2008, ore 00:26

Percorsi saturi di particelle d'acqua, avvolti in una coltre umida e avvolgente, che si respira, che si impregna in quello che sei, che ti circonda e ti confonde assieme ad essa, dove sparisci e non sai chi sei, cosa sei, dove vai. Gli occhi lucidi ti fanno vedere solo per qualche metro tutto intorno a te, il resto è di un colore indefinito, senza luce, senza buio, tutto è un niente, tutto è uguale, indefinito e infinito allo stesso tempo. Sulla pelle senti solo un lievissimo pizzicorio, l'essenza di tutto ti penetra tra i vestiti, ti da i brividi, ti scuote, ti provoca sensazioni strane, contrastanti e diverse l'una dall'altra. Una sorta di strana allegria nello sparire, un pò di solletico che ti fa sorridere, un'estraniarsi da tutto che dà sollievo, un brivido eccitante che andando in avanti ti fa vedere quel poco in più a cui non darai seguito fino al prossimo passo, come il vivere alla giornata, ognuna è una diversa, ognuna è un altro passo in cui non sai come sarà domani. Ma anche malinconia, noia nel vedere tutto uguale, nel non avere prospettive nè punti di riferimento da seguire, paura del dopo che non si conosce, di eventuali presenze che non si vedono, brivido freddo dall'essere avvolti dall'umidità del non sapere, del non vedere, tensione nel stare con i sensi all'erta per captare qualsiasi cosa di strano, di indefinito, di non visibile. Percorsi come periodi, a volte nebbiosi, a volte tersi e soleggiati. E non so nemmeno com'è questo periodo. E' nebbia o è solo notte?
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