Occhi lucidi raccontano cose senza tempo, lo scorrere delle parole e il perdercisi dentro, non si può dare un perché, si può solo sentirlo senza capirlo. E’ assurdo, è tutto assurdo. Luce filtrata, flebile e dolce, eppure accecante, dà solo un’idea di quanto è caldo e splendente quel che la crea, è solo un sentore di cosa mai possa essere ciò da cui arriva. E fa paura, molta paura, eppure si vive alla sua ricerca, quel calore e quella luce danno vita, danno motivo di esistere, si viaggia lontano dentro a sogni e magie, quasi coscienti di non poterla avere, di non essere in grado di sopportare, eppure si brama il suo esistere come la pentola d‘oro dell’arcobaleno, quella che insegui invano senza trovarla mai, perché sai che è sogno, che non esiste, che non c’è, ma non sei sicuro perché non si è mai arrivati tanto vicino da poter dire che è fantasia o meno. E ci si rintana in angoli bui a scrutare i raggi di quella luce che passano nelle fessure della vita, a prenderne il calore poco alla volta per timore di scottarsi, ad ammirare l’assenza di muschio laddove ogni tanto passa quella luce, lasciando viva l’emozione pura senza niente che possa ricoprirla o attenuarla. Rimanere troppo rintanati porta poi a sopportare poco la luce, e gli occhi poi fanno male, e la pelle poi si arrossa, e d’istinto ci si ritrae. A volte si arriva a pensare che in fondo non si sta nemmeno così male in quegli angoli, ci si crea degli spazi, si trovano cose che danno sprazzi di gioia, e si guarda sognanti dalle fessure. Ci si può anche dimenticare cosa sia quella luce ma ci si mette un attimo però a tornare a essere solari, a essere vivi, è sempre lei che comanda, è sempre lei che guida, difficile perderla, difficile rimanere senza, specie se di luce si sa che ce n’è tanta da non aver nemmeno più bisogno di cercare calore o di trovare fessure da cui poter guardar fuori. E’ lei che sussurra, che parla o che urla, a seconda di dove siamo, e non serve tapparsi le orecchie, non è ascoltare, è sentire, è voglia di vivere che strattona e schiaffeggia quando ci si trova troppo intorpiditi, è lei che ci fa arrivare da fuori suoni dimenticati, voci sognate e mai sentite, sensazioni nascoste dentro all’anima tanto bene da non riconoscerle nemmeno più, allontanate per non dover sentire e toccare, per non avere sogni, per poter apprezzare di più quel che non ci appaga e non ci scalda. E invece è là, a due passi, solo da prendere, anche quando sembra che quei passi sembrano infiniti, la pentola c’è, bisogna crederci.