lunedì, 31 dicembre 2007, ore 17:49

E così ci si accinge a festeggiare anche questa fine di un anno, di un altro giro intorno alla nostra stella in questa "cosa" che chiamiamo vita, questo attraversamento temporale rinchiusi in un ammasso di carne e sangue in continuo movimento, intenti a coesistere con noi stessi, con i nostri simili e con tutto quello che ci circonda.

Sembra sempre che il tempo non passi mai, ma quando arriviamo a questa ricorrenza ci accorgiamo ogni volta di quanto questo giro di giostra sia durato poco e ci sia scivolato via dalle mani senza che ce ne siamo ben resi conto, senza nemmeno riuscire a ricordare bene tutto quello che abbiamo vissuto e carezzato, quasi chiedendoci se certe cose siano davvero successe, se siano state reali o sogni, cercando conferme in qualsiasi cosa ce le riporti alla mente.

Guardare la data nel giornale di oggi, cercare foto di eventi che non siamo sicuri nemmeno di aver capito, prove tangibili di quel che pensiamo ci abbia dato emozione e che quasi ci sembra non sia nemmeno reale. E certe cose le ritroviamo passate, vecchie, sbiadite e noiose, mentre altre le troviamo vive, pulsanti, accese e potenti, a volte anche di più di quanto il nostro pensiero voleva farci credere, di quanto noi stessi cercavamo di dimenticare e di allontanare.

Un altro anno, un altro secolo di noia e un altro attimo di vita che ci siamo lasciati alle spalle, pronti a cominciarne un altro sperando che sia diverso, che sia migliore, che porti più gioia e felicità, ogni anno ad augurarcelo, ogni anno a sperarci, a volte succede e a volte no, ma la speranza è sempre quella, che cambino le cose, che cambino in meglio, a volte che cambino e basta.

E ci trasciniamo così di anno in anno, di momento in momento, e allora facciamoci un altro bel passaggio intorno al sole, altro giro altro regalo si dice alla giostra, purché il regalo sia bello, purché il regalo ci sia, purché valga almeno il costo del biglietto...

BUON NUOVO ANNO...
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lunedì, 31 dicembre 2007, ore 09:39

Non mi piace prendere parole altrui e riutilizzarle ma non capita spesso di leggere delle parole o di ascoltarle come se stessero appena uscendo dalla mia testa e dal mio cuore. Se poi queste vengono anche messe in musica e cantate con una voce che io giudico straordinaria allora si raggiunge l'apice o il fondo, a seconda di come la si vuol vedere. E' quello che succede tutte le volte che sento questa canzone...


Tutto questo tempo a chiedermi

Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così

Così un giorno
Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica
Non molto tempo
Dopo quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità
E la verità è che

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare il sole sorgere

Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà
Senza cuore così
Solo per far rumore

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare
Il sole sorgere

E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole

Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole

E non
Qualcosa che non c'è

(Elisa)

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venerdì, 28 dicembre 2007, ore 00:23

Festa passata. Finalmente. Festa per così dire, festa per chi la vive, festa per chi la sente. E io non la sento. Regali, sorrisi veri e sorrisi ipocriti, messaggi di auguri. Incontri inaspettati in posti ove lasciare soldi per acquistare sogni altrui, o ancora ricerca di sogni in luoghi dove compri solo oggetti materiali che ti daranno solo altro su cui sognare. Ma i sogni non si comprano, i sogni si vivono o si bramano. Alcuni si avverano, molto pochi, e quando succede li cerchi, li insegui ancora e ancora, li rivivi, te li metti addosso come un vestito prima di andare a dormire, per poi toglierteli al mattino quando la sveglia ti stordisce come una martellata. Ma rimangono lì, latenti, a bruciare sotto la cenere, e a venir fuori ogni volta che un alito di vento la sposta e n scopre il rosso vivo e bollente. Li si insegue con la fantasia, con la musica, per le strade tortuose con lo sfondo blu del mare, quando salti da uno scoglio all'altro o quando le tue scarpe scompaiono tra i granelli di una sabbia umida e fresca. Ma loro vanno veloci, ne acchiappi qualche istante, e anche se ti ci immergi dentro quel che senti sulla pelle non è mai quello che ne hai vissuto alla velocità della luce, e vorresti avere tempo, vorresti averlo tutto per te ma quando sei là vorresti non ci fosse, vorresti non esistesse, vorresti non passasse mai, e invece lui corre via più veloce di un battito di ciglia. E ti ritrovi a subire la festa senza sapere come né perché, sai solo che non ci sei davvero, sorridi, ci provi, ma chi lo sa vede che non ci sei. E ci prova, prova a strapparti un sorriso anche se non ce l'ha dentro. Bisogna essere buoni, bisogna essere felici. Bisogna esserlo, si fa in fretta a propinare frasi fatte, si fa meno presto a metterle in pratica, è facile dare consigli, un po' meno riuscire a seguirli per se stessi. La pagliuzza e la trave. Altra frase fatta, da altri, sempre gli altri a dare consigli, nessuno che riesca a seguirli senza aver prima cozzato cento e cento volte la testa sul muro, e allora o lo butti giù oppure crolli tu. Credo di stare crollando io. E magari a due metri da me ho una porta da cui passare e non la vedo. Dovrei magari guardarmi attorno forse, anziché andare avanti a testa bassa e lamentarmi del mal di testa??
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domenica, 23 dicembre 2007, ore 18:12

Periodi come questo mi mettono addosso l'orticaria.

Tutti sono buoni, ma la maggior parte fanno solo finta, e se sei buono perchè "bisogna" esserlo non lo sei davvero, stai solo aspettando di tornare a essere stronzo come eri prima.

E' una regola, a Natale si è tutti più buoni.
E le regole, le cose imposte, quello che tutti si aspettano io faccia non c'è verso di farmelo fare, e infatti sono più intrattabile del solito (e già di solito non sono un agnellino, anzi...)

Perchè non mi va di vedere la frenesia nelle persone di spendere soldi per regali che non compreranno mai spontaneamente, che hanno nello sguardo l'espressione di chi compra per il semplice fatto che bisogna farlo altrimenti si fa brutta figura, nemmeno perchè ci si sente in debito ma proprio per il solo motivo di doverlo fare per le apparenze, per il non dar scusa di pensar male. E tutto questo lo vivo anche io in prima persona, ma lo comunico, mi si legge in faccia, e lo dico anche senza nessuna remora.

Natale: festa che tra le altre cose nemmeno mi appartiene più di tanto, motivo di festeggiare un avvenimento in cui, lo dico chiaro, non credo. Miscuglio di varie credenze tutte ben addomesticate nel corso dei secoli, mescolate ben bene in modo che nessuno si ricordi le sue origini, e con le date coincidenti per far si che alcune prendano il posto di altre. Patetico.

E' magari un'occasione, una volta l'anno, di vivere un periodo in cui ci si ricorda delle persone care. Beh, se non me ne ricordo in tutto l'anno vorrà pur dire qualcosa, forse che una persona non mi è cara?? L'era del dover dimostrare sempre tutto con cose materiali, altrimenti si pensa male, si è tirchi oppure si è stronzi. Beh, allora sono stronzo.

Prima finisce questa sceneggiata globale meglio starò con me stesso e con gli altri.

Ah, ovviamente, buon Natale a tutti!
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giovedì, 20 dicembre 2007, ore 20:52

La mente umana è davvero una cosa che mi stupisce ogni volta di più. Quello che arriva a far male o che può farlo viene pian piano studiato, catalogato e classificato fino a trovare una maniera per "difendersi", anche se una difesa non la si vuole. Viene creata una sorta di protezione, di strato assorbente che attenua gli "attacchi" di quello che ci può ferire o indebolire. Mi è successo, inizialmente non capivo il meccanismo, mi veniva spiegato, mi è stato detto come funziona, ma non capivo o non volevo capire, ma poi è successo anche a me. Qualcosa mi urla dentro, non vuole che vada così, non voglio questa tuta che mi avvolge, non voglio questo impedimento, questo tramite che non mi fa apprezzare appieno le cose, le sensazioni, però quando tutto è troppo forte, troppo vivo, ci si può anche scottare. E' stranissimo però vivere così, in fondo anche bello, perché sono consapevole che in fondo questa tuta la posso togliere quando voglio, e quando mi capita è come scendere dall'auto dopo aver guidato per delle ore e salire in moto. Difficile da spiegare, da far capire, è un passaggio, uno stargate tra due mondi, un togliersi una maschera, un riemergere quando ti manca l'ossigeno e respirare al punto che i polmoni ti fanno male, un uscire dal buio e dal grigio verso la luce e i colori. Eh si, ma per ora devo tenermela questa tuta, quando la tolgo devo anche riabituarmi a tutto quanto, e non sempre è subito piacevole. Ce l'ho e me la tengo, è bella calda e nemmeno troppo ingombrante, non mi da sensazione, non mi fa apprezzare le cose, ma per ora va bene così. Spero di potermela togliere prima o poi (meglio prima che poi)...
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domenica, 16 dicembre 2007, ore 22:38

Nascosto oppure no, vivo oppure no, esistente oppure no. Sono in balia di eventi e cose che mi segnano la vita come cicatrici, pezzo per pezzo, lembo per lembo, e non sempre tutto si rimargina, non sempre i globuli bianchi e le piastrine riescono a richiudere quei passaggi da dove la vita pulsa, scorre e straripa. Certe cose fanno male, male dentro, ma il vedere il mio sangue mi fa capire quanto sono vivo, quanto esisto, quanto è grande e meraviglioso quello che ho dentro, quello che mi porta avanti, quello che mi dà forza. Lacrime e sangue sono segnali, sono prove di esistenza, sono sensazioni che non si spiegano, si vivono e basta. Si dice che chi non ha mai provato dolore non sappia cosa sia la gioia, forse ha ragione, se non vai a fondo non sai cosa voglia dire stare lassù in alto, e chi sa volare sa capire la differenza tra vivere e sopravvivere, tra molto e poco, tra apatia ed emozione. Io ho volato, ancora troppo in basso, ma ho volato, e so che si può andare più in alto ancora, per vedere quanto piccolo e insignificante sia quello che ho avuto finora, seppure adesso mi sembri tanto. Si perché le differenze le vedo già, e voglio salire ancora.
viruslibero
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domenica, 16 dicembre 2007, ore 22:08

Ci sono delle volte che mi piace proprio tanto avere torto. Questa è una di quelle, perché quando mi devo ricredere su qualcuno, vedendo stravolti dei pregiudizi dettati solo da diffidenze personali, ne sono sempre contento.

E' il caso di una ragazza che prima non frequentavo molto, soprattutto per le compagnie che invece frequentava lei, compagnie che alla fine si sono rivelate quelle che invece sapevo con quasi certezza fossero non compatibili con me. Insomma poco tempo fa lei è diventata la ragazza di un amico, e da qualche tempo mi capita di frequentarla, dapprima con la mia diffidenza di sempre, ma che pian piano si è sciolta, e devo dire che la cosa è reciproca perché sentivo che nemmeno io ero per lei ero simpatico.

E invece il passare del tempo e l'evolversi delle cose ci ha permesso di vederci in una luce un po' diversa, con stupore e una sorta di gioia, quasi a essere contenti di essere stati smentiti dai fatti, e devo dire che ieri sera, nonostante dei segnali ci siano stati anche in precedenza, ce n'è stata l'ennesima prova. Non avevo molta voglia di uscire, come al solito, ma un amico mi ha minacciato di passare a prendermi con la forza, e dato che è più grosso di me ho volontariamente deciso di raggiungerli in un locale dove andiamo spesso.

Non sapevo nemmeno chi ci fosse con lui, ma dato che di stare a casa avevo meno voglia dello starmene in giro ci sono andato. Ho trovato un po' di amici che ormai, data la mia latitanza, non vedevo più tanto spesso. Tra loro, seppure senza il ragazzo, c'era anche lei. Essendo io un musone taciturno e lei invece abbastanza spigliata e chiacchierona, per non dire quasi logorroica, mi sono limitato ad ascoltare i discorsi tra lei e gli altri.

Uno in particolare un po' mi ha preso, forse perché mi ci sono ritrovato altre volte anche io, che verteva su certi concetti di amicizia che in teoria dovrebbero prescindere da storie sentimentali e che invece spesso finiscono per modificare atteggiamenti o addirittura far venire fuori cose che da persone di cui ci si fidava non si pensava esistessero. Insomma il discorso mi ha visto dapprima semplicemente chiedere spiegazioni, e alla fine iniziare a parlare solo tra noi, seppure tenendoci sul vago riguardo esperienze o personaggi, lasciando gli altri a parlare di altre cose.

Da una parte ho trovato conferme su quelle persone che prima lei frequentava, conferme su cose che sentivo solo a pelle, e sono stato contento di vedere in quegli occhi cose che mi ero rifiutato di guardare ma solo perché non c'era modo di poterlo fare data la distanza che prima esisteva per via della mia (e di conseguenza sua) diffidenza. Diffidenza che, devo ammetterlo, per me è palese, se una persona non mi piace o non mi ispira me lo si legge in faccia, non c'è niente da fare. Insomma, logorroicità e differenze sostanziali a parte, sono contento di aver cambiato opinione e di averla di conseguenza fatta cambiare su di me.

Sono piccole soddisfazioni, ma d'altronde vivo di queste cose...
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domenica, 16 dicembre 2007, ore 15:03

Ho appena finito un libro che, come se già lo sapessi prima di iniziarlo, mi ha trovato concorde in alcuni aspetti della vita e della natura, e mi ha coinvolto parecchio. Parla della vita nella prateria della Mongolia Interna, ossia quella parte di Mongolia appartenente alla Cina, negli anni settanta, vissuta da parte di uno studente universitario di Pechino, delle differenze di pensiero tra i cinesi e i mongoli, del rispetto per la natura che avevano i mongoli e del non comprendere il mantenimento di determinati equilibri nella natura stessa, seppure a volte paiano crudeli e spietati.

Ma soprattutto parla del convivere dell'uomo della prateria con il lupo e di come costoro lo adorassero come un Dio, avendone fatto il loro totem, pur combattendolo per evitare che facesse strage degli animali da loro allevati, era comunque un maestro di vita da cui apprendere e seguirne l'esempio, come facevano ad esempio Gengis Khan e il suo esercito, che aveva conquistato l'Asia fino all'attuale Europa, pur non avendo la "cultura" occidentale. Mi aveva invogliato a comprarlo soprattutto il sottotitolo di questo libro, che recita "I cinesi adorano il drago, il totem dei mongoli è il lupo". Per un amante del lupo e di tutto ciò che per me rappresenta non poteva che essere una molla a comprarlo, e non ne sono affatto pentito.

Scritto da un cinese "dissidente" che usa uno pseudonimo per non incorrere in guai con le autorità "comuniste", ci sono scritti pensieri che non credo sarebbero ben visti dal pensiero nazionale cinese. E' bellissimo però leggere di come la vita del pastore nomade mongolo, ormai quasi sparito, fosse piena di pericoli e di fatiche, di quotidiane lotte con la natura, eppure fosse piena di rispetto verso di essa al punto da opporsi in qualsiasi modo allo sterminio dei lupi voluto dal governo cinese di quegli anni.

Non è servito, e infatti la prateria mongola pare sia in grave crisi e rischi la desertificazione come il Gobi, per via dello sfruttamento agricolo troppo intensivo e la mancanza di fauna che ne regoli gli equilibri, tra cui appunto il lupo stesso. E poi leggere da chi le ha vissute di persona le battaglie con i branchi di lupi, il loro coraggio e la loro ferocia, ma soprattutto la loro immensa voglia di vivere e di libertà, il loro accudirsi l'un l'altro, la loro natura monogama e l'amore per la famiglia da difendere a costo della vita, tutte cose in cui in un certo senso mi riconosco da sempre, e nonostante l'essere avversari capire il rispetto tra uomo e lupo è cosa non semplice, ma che può insegnare parecchio alla persona.

Bello davvero.
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giovedì, 13 dicembre 2007, ore 00:37

viruslibero
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domenica, 09 dicembre 2007, ore 21:20

Un mondo a parte oggi mi ha aperto le braccia, mi sono sentito un pò il barone rampante, in equilibrio non sempre stabile su degli arbusti con tanta gente intorno ma solo con me stesso e la mia musica. Non è proprio un bel passatempo la raccolta delle olive, ma ha qualche lato positivo, come questo di oggi, staccare la spina.

A volte mi sentivo un pò scemo nel ritrovarmi a biascicare e cercare di seguire la musica che mi arrivava negli auricolari con improbabili mugugni o mimando le parole delle canzoni facendo facce strane nel sentirne le note. Però il tempo in effetti è passato molto più in fretta che non stare a sentire i discorsi triti e ritriti del parentame o le urla di mia sorella che rimprovera i miei due nipoti. Certo il tempo non è molto clemente e tra vento, qualche spruzzata di pioggia e le mani gelate alla fine un pò di fastidio c'è, ma è passato in secondo piano rispetto ai pensieri che mi rinzavano per quella parte di cervello rimasta libera dalle note dei brani che mi sono portato dietro.

E mi sono trovato a rivivere chiacchierate in cui riscopro cose che credevo e volevo passate e che invece stanno ancora là a creare adesso anche un pò di imbarazzo, perchè un rifiuto, seppure virtuale, non è mai bello da dare, e il dubbio che una speranza continui ad autoalimentarsi seppure fioca e flebile non credo dia la giusta percezione della realtà.

E ancora trovarmi in posti amici con tutti che si divertono e che si impegnano perchè ci si diverta mi trova a sentire sul mio viso un'espressione che mostra questo e che dentro ha ben altro. Oppure rivivere un'emozione che a volte sembrava persa leggendola in una semplice frase riportando a galla tutto quello che le paure nascondevano, vedendo passare come dal finestrino di un treno attimi immensi di vita vera durati poco ma tanto profondamente da non poter essere scalfiti nemmeno da millenni di attesa.

O ancora i soliti dubbi sul perchè ci si senta a volte ingombranti e opprimenti in situazioni di per sè già complicate e laceranti. Poi uno strattone, ah ok, scendo da questo, facciamo il prossimo albero...
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