mercoledì, 31 ottobre 2007, ore 20:25

E' da un po' che ne ho voglia, che in fondo ne sento un po' il bisogno, e credo che domani che è festa e non si lavora, anche se credo pioverà (ma forse sarà bello anche per questo) tornerò a rifugiarmi un po'. Magari saranno solo cinque minuti, magari invece starò con me stesso per delle ore, non lo so ancora. Mi viene in mente chi non può farlo, chi ne ha bisogno, voglia o semplicemente ne è incuriosito, e non lo fa. E mi considero fortunato, è un po' che lo sono, e potrei esserlo anche di più. Mi è stato anche detto che in fondo la mia fortuna sono io, è l'essere così come sono, con quelli che mi porto come pregi o difetti. Forse è così, io non lo so, di certo posso dire la stessa cosa a chi mi dice questo, si può pensare per una vita di essere sfortunati, che certe cose non esistano, di non avere mai quello che si vorrebbe veramente o che sia impossibile averlo, addirittura di credere di essere tutto sommato fortunati senza esserlo. Adesso credo di sapere cose che prima credevo impossibili, alcuni avvenimenti possono sembrare casuali, determinati incontri e cose a volte danno certezze, ne demoliscono delle altre, creano confusione ma danno anche consapevolezza. Ma ci sono anche cose che opprimono, schiacciano, non le si capisce appieno e sovrastano, e le difese si alzano, creano dubbi, incertezze, paure. E' sempre così quando si viene travolti dagli eventi, istintivamente si cerca una difesa, e la consapevolezza del nuovo non basta a dare spinta sufficiente, si cerca un passaggio "comodo", indolore magari, perché forse si soffrirà. Forse. O forse no. Dal di fuori è facile parlare, ma quando si è là dentro, nel vortice, spesso non si ragiona, non c'è razionalità, si perde un po' di quella consapevolezza e l'istinto prende il sopravvento. In alcuni casi però l'istinto è dettato solo dalla paura, e se la paura non la si domina, se non ce la si fa amica, diventa tutto più difficile. Per me lo è, lo è stato e lo è ancora, ma non solo per me...
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lunedì, 29 ottobre 2007, ore 11:26

Non so come interpretare questa cosa, diverse volte quando mi si vede con delle amiche o parlo di loro si pensa spesso che sotto ci sia ben altro. E' così strano per un uomo avere delle donne come semplici amiche?

E' successo anche ieri mattina, quando ho preso la bimba per un giretto, tanto per staccare dai soliti pensieri che mi vagano per la testa. Nel mio gironzolare per le strade qua attorno sono capitato in quel posto che mi è amico, dove faccio volontariato, dove la bimba ormai quasi ci va da sola. E' sempre bello vedere il mare al mattino col sole che lo abbaglia e che di riflesso abbaglia anche gli occhi di chi lo osserva dall'alto. Mi fermo al bar, quelli che ormai sono degli amici mi salutano, mi chiedono come mai sono là, se per caso sono di servizio. Sorrido, oggi libera uscita, mi tocca domani sera (ossia stasera). Poi, tanto per parlare mi si fa la fatidica domanda che tutte le volte mi lascia spiazzato: "E la donna oggi non l'hai portata?"

Mille pensieri e nessuno mi scorrono nella mente, non ce l'ho mica la donna, faccio i vari collegamenti, cerco di capire a chi si possano riferire, un'ideuzza si fa strada, in moto con me ne vengono ben poche, ma chiedo lo stesso. "La donna?" Quale?" Il mio riferimento è chiaramente inteso col fatto che di amiche ne ho diverse, ma forse da quelle parti pensano a una sola, e in effetti intendevano proprio lei, la germanica. Mi scappa mezzo sorriso, dico di no, che questo periodo ha qualche problemino fisico e non riuscirebbe a stare sulla sella della moto, per quanto le piaccia parecchio. Poi, giusto per puntualizzare nel caso non si fosse capito, aggiungo che io e lei, pur se abbiamo un bellissimo rapporto, non stiamo insieme.

Rimangono un pò straniti, come chi era talmente convinto di una cosa che non riesce ad accettarla o pensa sia uno scherzo. E anche qualche giorno fa, una sera che eravamo di servizio, mi è stata fatta la battuta da un altro volontario del posto perchè mi si trova spesso di servizio a coprire i turni della germanica. E' così strano che se lei ha problemi fisici chiede al primo che sa essere abbastanza disponibile per aiutarla a coprire dei turni che erano già stati prefissati? Bisogna per forza pensare che ci sia "dell'altro"?

Questo per quel che riguarda la germanica, ma anche il mio collega di lavoro, che proprio non concepisce un discorso di amicizia mista, pensa che quando vado a far visita alla cicciona, la mia amica del cuore, ci sia per forza "dell'altro". E' così difficile accettare un discorso simile? Non so se sono strano io o se il pensiero comune (prettamente maschile ma non sempre) non accetta sentimenti sinceri che prescindono dal sesso.

Un'altra amica tempo fa mi aveva detto che l'amicizia tra uomo e donna esisterebbe solo se già prima ci fosse stato dell'altro e poi fosse finito, altrimenti il sesso ci si metteva di mezzo. Forse è vero, forse no, sarei un bugiardo a dire che un pensiero non ce l'ho mai fatto, ma credo sia comunque nella natura umana, e comunque spesso quel pensiero è rimasto tale, senza implicazioni come quelle che vedo spesso nelle "amicizie" maschili che mi stanno intorno.

Quando penso a quel "dell'altro" devo avere coinvolgimenti che vanno ben oltre il sesso, altrimenti rimangono solo impulsi chimici naturali che hanno tutti, chi più chi meno, e che non mi bastano per andare oltre.
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domenica, 28 ottobre 2007, ore 20:54

Ci si spera sempre, ma le persone difficilmente cambiano. Magari quelle caratteristiche di alcune persone che riescono a stizzirti e che non ti piacciono non sono poi tanto "grosse", però viste in situazioni di tutti i giorni le puoi anche considerare in modo anche accondiscendente, in altre possono dare molto fastidio. Così succede che l'amica del cuore della sirena decide tempo fa di aprire un locale.

E' una tipa strana, un'artista anche lei, dipinge perché dipingeva il padre, o forse dipinge perché così ha deciso la madre dopo la morte del padre. Niente da dire, sono scelte, anche se in passato ho visto l'invidia di quelle due per la sirena e le sue doti artistiche che erano e sono molto apprezzate nonostante la sirena non abbia frequentato l'accademia di belle arti come la sua amica. Mi faccio la mia opinione, condivisa per la madre, a mio parere non una di quelle che io considero belle persone, non condivisa per quanto riguarda l'amica, che in qualche occasione ha mostrato cose di sé che la sirena non ha ritenuto gravi, io invece si, ma forse dipende dal concetto che abbiamo dell'amicizia quando viene ritenuta vera.

Questa però è solo una premessa, la mia opinione d'altronde rimane comunque personale, non per forza deve essere verità né deve essere per forza condivisa. La caratteristica di cui parlavo è quella che nel quotidiano è l'essere ritardatari cronici. Appuntamenti e orari non sono proprio il suo forte, e sta anche bene quando sono cinque, dieci, quindici minuti, comincia a diventare irritante quando magari superano la mezz'ora quando non oltre.

E' capitato di darsi appuntamento in pizzeria per festeggiare magari un compleanno, fortunatamente non in tanti, e di prenotare per un orario tipo le otto e mezza ad esempio, e di dover aspettare anche un'ora il suo arrivo, con tutto quello che ne consegue, imbarazzo con i camerieri o il gestore per il continuo rinvio dell'ordinazione, l'irritazione per l'attesa stessa, il nervosismo per l'ennesima volta che questo succede. Tutti i pensieri e possibili giustificazioni come traffico, imprevisti e cose varie che si sapeva bene non esistere infatti si sono ridotti a un ritardo per il cambiarsi, per l'aver fatto tardi da un'altro impegno, insomma per ritardo su ritardo. Che io più che ritardo, disorganizzazione o altro la chiamo mancanza di rispetto verso il prossimo.

Comunque l'ennesima perla si è avuta ieri sera. La tipa decide di aprire un locale, un'idea anche carina se vogliamo, un caffè letterario con bar, sala lettura, sala esposizione opere d'arte, studio e sala per lezioni d'arte applicata. Orario inaugurazione: le sette della sera. Dato che non si tratta della mia città io con la sirena, sua madre e mio cognato decidiamo di partire per arrivare là verso le sei, già d'accordo con lei per trovarla sul posto, di modo che poi possiamo ripartire presto per via di altri impegni nostri. Altri amici andranno più tardi e si tratterranno.

La nostra puntualità fa spavento, alle sei e qualche minuto siamo fuori del locale. Suoniamo. La sorella della tipa ci viene ad aprire, lei non c'è, è andata a prendere delle cose. Ci sta, stanno per inaugurare, gli ultimi ritocchi prima dell'apertura, diciamo che è normale. Facciamo un giro per il locale, ce lo gustiamo senza il casino che verrà perché ancora non c'è praticamente nessuno. Carino, qualcosa mi sembra un po' da cambiare come disposizione, ma tutto sommato l'idea mi piace. Passa qualche minuto e lei arriva. Saluti e baci, ultimi ritocchi, poi lei con la sorella vanno via, devono cambiarsi a casa e tornare con la madre di lei. Conoscendo le sue abitudini le chiediamo se tarda perchè poi noi dobbiamo andar via presto, dice di no, che per le sette sarà di ritorno.

Lasciano nel locale il suo ragazzo (che con il locale non c'entra niente) e una parente. L'addetto al bar esce anche lui a prendere non so cosa. Noi continuiamo a sbirciare per il locale, tra tavolini ricolmi di stuzzichini, opere più o meno verosimili appese alle pareti, libri etc. Io e mio cognato usciamo a fare un giretto nei dintorni e ad aggiornare la tessera parcheggio per la sosta dell'auto. Passa il tempo, si fanno le sette meno dieci, decidiamo di tornare, ormai ci siamo. Fuori un po' di gente già aspetta, noi suoniamo e ci fanno entrare ma lei non è arrivata, e nemmeno l'addetto al bar è rientrato.

Si fanno le sette, alla gente che sta fuori il ragazzo dice che ci sarà un piccolo ritardo per le sette e mezza, poi la chiama e lei dice che ha quasi finito di cambiarsi e che sta arrivando. Sette e dieci, sette e un quarto. L'assembramento i persone fuori comincia a diventare imbarazzante. Alle sette e venti il ragazzo decide di cominciare a fare entrare la gente, dicendo che la tipa sta per arrivare. Io ero già quasi idrofobo alle sette e dieci, anche se un po' me l'aspettavo, solo non credevo a questo modo.

E vedere la gente arrivare con regali, fiori di buon augurio, pensierini vari  sentire lui imbarazzatissimo dire sempre che lei stava per arrivare mi ha solo fatto pensare che al suo posto mi sarei sotterrato. Alle sette e mezza, poi, è arrivato l'addetto al bar. Noi abbiamo aspettato fino alle sette e quaranta, dopodiché non potevamo più aspettare e ce ne siamo andati via. Oggi abbiamo saputo che lei, la madre e la sorella sono arrivate là alle otto e mezza!!!

Ora io dico, va bene, sei ritardataria, ma stai aprendo un locale, una cosa tua, il tuo lavoro, quello che hai scelto di fare nella vita, possibile che non riesci ad avere quel poco di senso pratico per capire che hai anche una responsabilità da adesso in poi? E vuoi cominciare così? Se il buongiorno si vede dal mattino...

Oltre a questo mi chiedo anche come sia possibile non riuscire a pensare che hai dato appuntamento (e stavolta l'hai fatto tu, non ti è stato chiesto di essere in un posto a una certa ora) a non so quante persone, sicuramente più di cento, e che tardando un'ora e mezza hai mancato loro di rispetto in un modo allucinante! E per finire hai lasciato solo nel tuo locale il tuo ragazzo, che con la gestione del locale non c'entra nulla, a scusarsi per il tuo ritardo con una miriade di persone.

Sinceramente parlando queste sono cose che poco tollero, e credo che se fosse capitato a me di essere nei panni di quel ragazzo semplicemente avrei spento le luci e me ne sarei andato, lasciando lei, una volta arrivata, a giustificarsi con i pochi che sarebbero rimasti ad attendere l'apertura. Proprio non capisco...
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venerdì, 26 ottobre 2007, ore 11:18

Ha colpito ancora, e stavolta anche forte!

In un ufficio dentistico c'era da collocare e sistemare un Fax. Nel banco della reception c'è però poco spazio.

Il babbeo ha ben pensato a una soluzione da par suo: "
Mettiamolo dietro alla postazione della segretaria e colleghiamolo in wireless, senza fili!". In quella posizione però manca il cavo telefonico, e manca anche una presa di corrente. Ora, per comandarne le funzioni da pc la cosa sarebbe anche fattibile, ma non servirebbe a niente se non c'è un collegamento telefonico. Pensa due secondi e poi fa: "E allora passiamo un cavo della corrente così, volante, no?"

Certo, bravo.

E allora cosa lo colleghiamo a fare in wireless se comunque dobbiamo portare un cavo volante fino a lì???

E' inimitabile, sto ancora ridendo.

Ha un'azienda di informatica e macchine per ufficio, ma non ne capisce una mazza, oltre a non avere un minimo di idea realizzabile. Mah...
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giovedì, 25 ottobre 2007, ore 01:45

Pensavo di non farlo stasera, sono uscito, ho passato la serata a mangiare una pizza da mia sorella davanti alla tv, io che la guardo praticamente zero (ma il dottor House è un mio mito, non ci posso fare niente), e poi uno dei miei giretti notturni con lo stereo a palla ad ammirare una notte luminosissima, proprio per cercare di non ritrovarmi dove invece sono ora, a riempire di lettere dell'alfabeto un riquadro dentro a un monitor.

Ne avrei di cose da dire, da scrivere o da nascondere dietro mille significati, ma in effetti la domanda che mi faccio è sempre la stessa. Perché non mi lascia in pace? Perché quella signora, quella cosa, quella che in altri lidi conosco come Essere Nero e che ho addirittura combattuto, riesco a vederla, capirla, a volte anche intimidirla, ma quando si tratta di me invece mi prende in giro come un fesso qualsiasi? Forse perché in fondo fesso lo sono davvero.

Forse perché quando aiuto o provo ad aiutare gli altri in fondo è come se volessi farlo per me stesso, sapendo dentro me che invece non ci riuscirò mai o che sarà estremamente difficile, pur se so bene cosa fare, come pensare, di cosa essere convinto.

Eppure sta là, e se non abbasso le difese non "sento" e non "vivo", ma se lo faccio la Stronza ne approfitta e si intrufola al primo spiraglio. Di una cosa sono certo però, quello spiraglio lo trova solo perché nella situazione in cui mi trovo manca un pezzo di me, mi manca quella parte che completerebbe me stesso, e non è perché non esista o perché non ci sia, ma solo perché sono troppo distante, troppo diviso.

E' come conoscere il nemico, saperne i punti deboli, essere sicuro di poterlo combattere ma di non avere modo né luogo per farlo perché si è scoperti, indifesi. O più probabilmente questo esisterebbe solo perché si vive. Non vivendo si sarebbe forti ma lui non ci sarebbe, al contrario vivendo vivrebbe anche lui assieme a noi. Insomma alla fine il pericolo sono io stesso, me medesimo, il mio cuore o la mia mente.

Già, forse l'unica soluzione sarebbe conviverci e farsela amica, la Stronza...
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lunedì, 22 ottobre 2007, ore 13:02

Ebbene si, mi ero allontanato dalla famosa spiaggia del mare in tempesta, in fondo mi dispiaceva, ma il mio lottare non era servito a niente, e ho visto che le acque in fondo cominciavano a calmarsi, e alla fine era questo l'importante. L'essere nero sembra non essere più potente come prima, a volte mi viene il dubbio che anche io, con tutta la forza che ci ho messo a combatterlo, alla fine contribuissi a ingigantirlo.

Da quando mi sono allontanato sembra che le cose vadano meglio, sembra che l'essere abbia trovato più problemi a imperversare come faceva prima. Nonostante questo la sirena "chiama", non so se per bisogno d'aiuto o semplicemente per la mia mancanza, per il mio aver trovato altri posti dove vagare e dove sognare.

Quel che è certo è che la sirena e il tizio che sorride hanno deciso di salire sulla famosa barca e partire. Per dove non so, ma partiranno presto. A me quel mare spaventa, quel mare mi ha dato problemi, mi ha sbattuto su uno scoglio e ha messo a dura prova le mie difese, ma mi ci ero immerso comunque, e per un pò avevo sperato di essere riuscito a superare quelle tempeste che a volte incontravo, ma non l'ultima.

E paradossalmente l'ultima aveva un non so che di calmo, come una corrente forte ma senza onde, contro cui ho provato a nuotare senza essere riuscito a far niente se non a essere portato via fino a quello scoglio dove mi ero rintanato. Lì è cominciata la tempesta.

E ora loro partono ed entrano in quel mare ignoto, che spero davvero resti calmo e li porti in posti davvero belli, speriamo che il tizio sappia navigare, speriamo che il tizio più a largo abbia una bella nave e che ci salgano sopra per avere più difese da quel mare strano, in cui l'Essere nero e l'ombra a forma di pinguino hanno tanto potere. Rimango pensieroso, forse non scettico perchè posso sbagliare, ma è dal principio, da come è nata tutta questa "cosa" che ho dubbi, e quello che ho vissuto nel mio allontanarmi mi ha sempre più dato conferme che il sentimento esiste, e non è quello che ho visto nascere tra loro.

Ma io non conosco ogni regola, non so nemmeno se ce ne siano di regole, magari va bene così, il loro essere riusciti ad adattarsi l'un l'altra può anche essere quella ricerca che io ho vissuto in modo completamente differente, ma ammetto che non ci credo. Lei cercava un porto sicuro, lui cercava il faro, e si sono trovati. Buona navigazione allora, nel mio vagare ci ritroveremo sicuramente, e spero sia solo per le cose belle che auguro alla sirena.

Io continuo il mio cammino, ho tanto ancora da fare, da sognare, forse anche da aspettare, ma non importa, non ho fretta, l'importante è andare avanti, camminare, anche correre se c'è bisogno...
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domenica, 21 ottobre 2007, ore 22:27

Prologo:

 Tempo fa, quando ancora esisteva un gruppo di amicizie che frequentavo, era uso comune che qualsiasi ragazza "osasse" frequentare tale gruppo fosse soggetta a subire le zerbinate e i vari lecchinaggi da parte di qualunque componente del suddetto gruppo che non fosse  già accoppiato. Tutti a parte il sottoscritto che, vuoi perchè per un bel periodo ero accoppiato, vuoi perchè in seguito non ho mai trovato quello che cercavo, guardavo queste cose dal di fuori anche con un certo senso di "pena", anche se non nel vero senso del termine. Il gruppo iniziale si è disgregato per vari motivi, ne è nato un altro, ma i componenti del vecchio che sono rimasti da questa parte hanno comunque continuato a ripetere un poco certe prassi.

Ultima in ordine di tempo ,e non so se lo resterà, è stata quella con una ragazza che chiamerò
M, anche con un pò di cervello, che per un pò ci ha frequentati e che al periodo sembrava essere il non plus ultra nel rappresentare il sesso femminile in quelle persone di cui parlo. Poi, piano piano i commenti su di lei hanno cominciato a diventare meno lusinghieri, i motivi sembravano disparati. Io che mi tenevo a distanza sentivo queste cose e non le capivo. Poi M è partita in località di villeggiatura per fare le stagioni lavorative, ogni tanto tornava, ogni tanto si faceva risentire. E i commenti su di lei variavano tra la contentezza di queste persone nel venire contattati per passare un pò di tempo assieme e le critiche per il poco tempo che a loro veniva dedicato. Poi, l'estate scorsa, il crollo. Al suo rientro qua annuncia: si sposa.

La questione:

Dopo aver saputo la notizia il mio primo pensiero è stato abbastanza distaccato. Vuoi perchè non siamo mai diventati talmente amici da rimanere sorpreso, pur se ha tutta la mia stima come persona, vuoi perchè in effetti non sono affari miei, dato che non credo sarò mai invitato a un eventuale matrimonio. Notizie frammentarie arrivano pian piano. Pare che il fortunato sia un suo collega di lavoro conosciuto anni prima, più piccolo di lei (lei 30 lui 22 o qualcosa di simile). Commenti vari iniziano a giungermi da varie parti, e delle volte la falsità della gente veramente mi schifa. Quella che doveva essere una delle sue migliori amiche parlando con i miei amici e con mia sorella fa battutine su di lei dicendo frasi tipo che la sera non è uscita perchè doveva badare al bambino, riferendosi al ragazzo di
M.

I commenti degli amici non differiscono molto da questo, ma oltre a questi ne arrivano altri che mi lasciano un pò sconcertato. Frasi come "Io non andrò mai al matrimonio, mi ha troppo deluso" oppure "Farò in modo quel giorno di essere impegnato" sinceramente non le capisco. E a un mio chiedere il motivo nessuno risponde, e quando poi si parla di loro, che nessuno come coppia in effetti conosce, i commenti vanno dal dire che non sono adatti l'uno all'altra al fatto che la differenza di età è troppa, o ancora che lei sta facendo un grosso errore. Ma sono così strano io a pensare che se arrivano a decidere di sposarsi un motivo ce l'avranno? E che come minimo ci avranno pensato bene prima di arrivare a una decisione simile? E ugualmente quando dico queste cose nessuno ribatte e tutti glissano e cambiano argomento. Fino a l'altra sera. Un amico, uno dei pochi a cui in effetti tengo, mi chiama per uscire. Dico va bene, e mi dice che usciamo con
M. che è rientrata perchè ha avuto problemi di lavoro. Perfetto.

Poi ci vediamo in giro e l'amico mi dice che
M si è sentita un pò male ed è rimasta a casa, così siamo solo noi due. Lui inizia a parlarmi di lei, del fatto che è contento che l'abbia cercato ma che continua a non capire perchè voglia sposarsi e che vuol fare in modo di essere impegnato il giorno che lo farà. Prendo la palla al balzo. "Fammi capire una cosa: a te M un periodo piaceva, so che gliel'hai fatto capire e che non è andata, siete rimasti amici visto che vi sentite ancora. Adesso mi devi spiegare perchè non vuoi andare al suo matrimonio, degli altri sinceramente non me ne importa niente, ma dato che tu sei mio amico mi devi spiegare il motivo, perchè secondo me è una gran cazzata. Sei geloso o cosa?"

Spiazzato di brutto, ha tentennato qualcosa, è rimasto a farfugliare, ha prima negato, poi quando gli ho ricordato due o tre volte in cui ha detto la stessa cosa ha detto di non ricordare e che forse ci siamo capiti male. Sinceramente? Sono deluso. Deluso perchè con me ha negato l'evidenza, deluso perchè ha cercato di farmi fesso, deluso perchè non trovando un motivo per giustificare un simile atteggiamento si è negato.
Non sono certo uno stinco di santo, non sono nemmeno la persona perfetta, ma credevo di essere almeno un amico per lui, non ci vuol molto a dire "Ho sbagliato", sopratutto con gli amici. E non l'ha fatto.

Peccato, davvero un peccato.
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mercoledì, 17 ottobre 2007, ore 10:16

Non serve a niente cercare di fermarsi, agitarsi o dibattersi, non peggiora nè migliora la situazione. Non capisco e mi dimeno, cerco un appiglio inesistente, un qualcosa a cui aggrapparmi che esiste solo nella mia fantasia, e nonostante lo sappia continuo a cercare. Mi giro, mi guardo attorno in quel buio pesto, trascinato via da un qualcosa che nemmeno so cosa sia, me lo sento addosso, mi ha travolto senza colpirmi e mi ha trascinato via senza sensazioni di vertigine o di dolore, come il vuoto, come nello spazio, spinto via dal niente e senza possibilità di oppormi. Provo a pensare a cosa è successo ma non ne ho idea, pensavo di essere tranquillo, al sicuro, e invece mi rendo conto di essere ancora vulnerabile, forse anche più di quanto lo sia mai stato prima, urlo, chiamo, cerco nel nulla una voce, un sussurro, qualcosa prova a darmi emozione ma mi sfiora e scivola via come brezza sulla pelle. Una sorta di panico si è insinuato della mia anima, come quando mi succede qualcosa e non so cosa fare, quando tutti gli sforzi di reagire portano ad altro niente, alla fine sono stanco, chiudo gli occhi, ma quando li riapro la situazione non è cambiata. Buio, sempre buio. Per ora mi lascio andare in questo vuoto, chissà, non posso oppormi nè fare qualcosa, mi faccio trascinare e cerco di abituare gli occhi a questo buio, magari prima o poi vedrò qualcosa, magari troverò una mano protesa per tirarmi fuori da tutto questo, magari...
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lunedì, 15 ottobre 2007, ore 00:00

Da non molto abbiamo avuto a che dire, certi suoi comportamenti non mi sono piaciuti l'ultima volta, ma non sono riuscito a capire se la colpa fosse sua o mia, o forse semplicemente non ci fosse una colpa, forse qualche fattore esterno ha minato la nostra intesa e non ci ha permesso di capirci come invece ci succede di solito. Si perché solitamente invece siamo una cosa sola, io e lei, insieme siamo qualcosa che non è definibile nel gergo umano, non è descrivibile, non si può raccontare, si può solo vivere. Sentirsi l'un l'altra è qualcosa di magico, di assurdo.

Ci siamo incontrati, guardati e studiati, era da qualche tempo che non ci vedevamo e quella paura di non ritrovare quello che avevamo lasciato si insinua sempre tra noi. Usciamo insieme, ci confidiamo un po', riprendiamo un po' a "conversare", a comunicare, a cercarci, e dopo esserci chiariti e capiti meglio ci rendiamo conto che le cose non sono cambiate e, anzi, di volta in volta la voglia in entrambi cresce sempre di più. Cerchiamo a vicenda delle reazioni, ci provochiamo, ci coccoliamo, e lungo quel percorso di sensazioni e movimenti che sembrano andare all'unisono il nostro "sentirci" cresce, a dismisura.

Qualche attimo di panico, di paura o semplicemente di timore verso cose che non dipendono da noi ma che ci si parano davanti ci provano e ci spaventano, ma dopo qualche attimo siamo nuovamente solo noi, noi e il percorso che, seppure non sappiamo dove porti e che ci rendiamo conto essere pieno di difficoltà, vogliamo percorrerlo e viverlo insieme, quasi serenamente, come se quello che potremmo lasciarci dietro né quello che potremmo trovare in seguito non fosse importante, come se quel che conta è solo l'andarci insieme, solo io e lei, in un movimento che è una dolcissima danza spontanea, quasi che il fiato e il respiro  facessero da sottofondo musicale al nostro muoverci l'uno sull'altra amplificando sensazioni ed emozioni fino a portarle a spasmi di gioia non immaginabili.

E poi arriva il momento del distacco, del forzato saluto, del ritornare alla realtà, alla routine, alla monotonia, al sopravvivere di sempre, in attesa di un nuovo incontro, di un nuovo sole che ci permetta di stare assieme nuovamente, non importa dove, non importa come. Importa solo il quando e il quanto, perché il tempo quando siamo assieme accelera di brutto, e le ore nell'orologio vanno via veloci, e non fai in tempo a dire che stai partendo che sei già arrivato e che il tempo è finito, quel tempo che delle volte ti sembra non passare mai, e delle altre che non ti basta, che ti tradisce, che ti prende in giro. E allora non fai che bramare ancora e ancora quel groviglio, quel tutt'uno di te e di lei...

Insomma, sono uscito con la mia "piccola" bimba.
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giovedì, 11 ottobre 2007, ore 00:42

Mi ritrovo qua, dopo qualche giorno di assenza che sta diventando ormai abitudine, perché come al solito le domande che mi gironzolano per la testa sono sempre tante. Periodo particolare questo, sicuramente non brutto, tutt'altro, pieno di cose che nemmeno sapevo esistessero e di altre che continuano a ruotarmi intorno e a cui bado, seppure un po' mi dispiaccia,  sempre meno.

Routine, routine, routine, picchi emozionali altissimi e poi nuovamente routine. E mi rompe quando le cose che mi passano attorno mi distraggono, come se non le volessi più, come se non ne sentissi più il bisogno. Troppi pensieri, troppe aspettative, troppi desideri, troppi solo perché enormi e incontrollabili, che si accavallano e mi travolgono, e non è mai facile dominarli, e a volte nemmeno ci riesco, magari mi rubano le notti oppure me le allietano, oppure mi cambiano lo stato d'animo creando cadute dall'Everest alla fossa delle Marianne per poi invece seguire il percorso contrario alla stessa velocità.

E basta poco in fondo, ma soprattutto è il "sentirsi" che rende tutto infinitamente assurdo. Troppo vulnerabile forse, troppo sensibile mi chiedo, sentirsi così fa del bello il fantastico e del brutto l'orribile, ma viverlo è certamente meglio del vivere piatto e del "sentire" poco, in una attesa che rende tutto aleatorio e imprevedibile, seppure un finale che ci si augura c'è, eccome se c'è.

Bisogna scriverlo però, non basta solo pensarlo o immaginarlo, bisogna anche sedersi e intingere la penna nel calamaio dell'anima, prenderne l'inchiostro e fissare nel foglio della vita quello che si vuole veramente, chiedendo aiuto a chi magari sa un po' scrivere, o quantomeno averlo accanto mentre lo si fa, e trovare l'emozione e il coraggio giusto per riuscire a scrivere quello che si ha dentro.

A volte penso solo che basta guardare avanti e "vedere" cosa c'è, ma non è mica così semplice, non lo è mai, la vita non lo è mai, se sbagli non c'è la gomma, non sparisce quello che hai scritto, e forse è giusto così, però si può continuare a scrivere quello che senti e provi, senza magari scrivere cose che non sono tue, che non sono te, che hai scritto in passato perché la mano ti veniva "guidata" e che ora invece vuoi lasciar mettere nero su bianco perché si riesca finalmente leggersi veramente dentro all'anima.
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