giovedì, 27 settembre 2007, ore 11:07

Una buona colazione prima di tutto! Cosa che faccio non proprio spesso, anzi diciamo poche volte e solo se i colleghi mi seguono. Oggi però la colazione è stata un pò diversa, senza cibo ma molto nutriente e con una dose di ottimismo non indifferente. Cominciare la giornata così, anche se sono arrivato tardi in ufficio perchè la sveglia non ha suonato, è tutta un'altra cosa, lo devo ammettere. Seppure delle ombre ogni tanto si vedono all'orizzonte, seppure sensazioni strane facciano attorcigliare il mio stomaco su se stesso, forse per troppa fretta, forse per dubbi non miei, tutto questo viene attutito da cose semplici come parole o immagini che scaldano l'anima e mettono allegria. E così la mattinata vola via, dentro a cose che il giorno prima sembravano impossibili e insopportabili, e che ora invece si riesce a fare in poco tempo, sulle ali del buonumore, dell'attesa, della speranza. Quella speranza che a volte sembri non sentire se non forzandola dentro a te stesso. E' l'ultima a morire si dice, a volte sussurra e a volte urla a squarciagola, a volte invece sembra non esserci proprio. Che sia lunatica anche lei? Per ora teniamola così, finchè c'è...
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mercoledì, 26 settembre 2007, ore 01:22

Non riesco, dovrei esserci abituato, d'altronde ne ho viste diverse,  dovrei aver esorcizzato un poco l'argomento. E invece no, la morte fa comunque un effetto sempre brutto, comunque sia, e parlarne o vederla non sminuisce la paura che si ha di lei. La signora in nero con la falce mi ha evitato molto spesso, anche se raramente credo ce l'avesse con me. Si può scherzare su di lei quanto si vuole, ma quando la sua ombra si insinua nei pensieri a volte non si può fare a meno di rimanerne condizionati, che sia per qualche secondo che per una vita intera.

E giusto l'altro giorno ha preso di mira un ragazzo come me, motociclista come me (forse più bravo con la moto ma meno fortunato), e se l'è preso via nello stesso punto in cui anche io sono passato pochi minuti prima con la germanica. Ho ripensato un po' a questa cosa, chiesto in giro, raccolto informazioni, e forse, anche se fossi stato lì, non avrei potuto fare granché per lui, però forse qualche segno dentro me l'ha lasciato.

Si perché quell'ombra si è insinuata nei miei pensieri stasera, e il solo immaginare di perdere quello che finora mi ha dato solo gioia ed emozione mi ha provocato un po' di panico, mi ha urlato dentro e un po' mi ha scosso. Non mi è piaciuto per niente provare una sensazione simile ed esorcizzare non è servito a molto. Certo era solo un pensiero, magari uno scherzo senza cattiveria, però lì per lì è stato brutto.

Stare a guardare la luna piena di stasera un po' mi ha risollevato, nonostante la vedessi lontana ed offuscata. Mi sono ripreso quasi subito alla sua luce,  e quel pensiero si può dire sia andato via, ma la mia reazione iniziale un po' ha stupito anche me. Ci tengo così tanto? Credo proprio di si. Prima non era così, prima non ero così, perché non ci pensavo o perché non avevo tutto questo? Ora sono più ricco, sono più fortunato, sono più vivo per certi aspetti, e se sei vivo senti maggiormente la differenza, immagini meglio il vuoto, il baratro, e lo temi...
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sabato, 22 settembre 2007, ore 01:24

Ieri non l'ho fatto, nonostante mi si aspettasse, ma sono contento così, la priorità delle cose ha ormai una certa valenza, quella istintiva. Rinunciare oggi invece mi ha fatto male. Non ho fatto quello che volevo fare e me ne sono andato, anche se qualcosa mi urlava dentro dicendomi di no. Perché sapevo già che parole sincere non sarebbero bastate a dare tranquillità, come sapevo che essere via non lo sarebbe stato solo per me.

E infatti quel canale era collegato, come sempre d'altronde, e i pensieri si sono scontrati, e le sensazioni attorcigliate, e la comunicazione è partita in modo univoco e contemporaneo. Ma non è bastato a dare tranquillità, a darmi quello che tanto cerco e che tanto mi scalda l'anima. Il sedile di fianco al mio non era occupato, anche se in realtà qualcosa c'era, qualcosa di freddo, di buio.

Era il vuoto, quel vuoto lasciato ogni volta che ci si pensa, ci si "sente". E quel vuoto cercavo di prenderlo per mano e scaldarlo, ma sapevo bene che non era possibile. Eppure in quel buio illuminato a giorno il mio animo ha vagato, seppure per poco, e ci ha sperato, tanto. Ma avrei vagato solitario alla ricerca del mio essere completo, e sarei tornato comunque come ero arrivato.

E invece ho rinunciato e sono scappato, e sapevo che non dovevo farlo, perché ora aspetto di ritrovare le tracce di me stesso mentre ritorno sui miei passi invisibili, e so bene che quando cambio strada le fasi lunari possono cambiare, a volte infatti mi ritrovo senza quella luce che un piccolo spicchio di  luna non riesce a darmi come quando invece è piena e luminosa.

Spero nel domani, spero in parole che ridiano speranza e in persone che scaldino l'anima, così che di riflesso io abbia luce abbastanza per ritrovare il sentiero che ora seguo a tastoni nel buio che mi avvolge.

viruslibero
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venerdì, 21 settembre 2007, ore 00:07

Stasera avrei tanto da scrivere, ma proprio tanto. Ho tante di quelle emozioni dentro che non so nemmeno quante e quali siano. Un sorriso mi aveva dato allegria, contentezza, adorazione che sono andate via via sfumando, sopraffatte da emozioni meno gioiose ma non per questo meno forti come la curiosità e la sorpresa. E poi ancora dubbi, e dopo  tristezza, collera, un sentirsi tanto impotenti mentre cerco di capire cose della vita che non so nemmeno cosa significhino e cosa provochino nell'animo umano. E poi  volontà, ammirazione, anche invidia, per poi tornare alla speranza e alla gioia, quella vera, quella che ti vela gli occhi di lacrime che non puoi far vedere, ma che si sentono e superano barriere di spazio e di tempo. Tutto questo in una sera. Sono fortunato, non finirò mai di pensarlo. Sono in credito con la madama cieca, e spero di esserlo maggiormente in futuro...
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mercoledì, 19 settembre 2007, ore 23:44

E va bene, lo faccio. L'avevo già fatto una volta, ripromettendomi di non rifarlo perché sono cose che non mi vanno tanto, però stavolta mi ci avete tirato in mezzo in due, quindi accetto, ma sappiate che non passo la palla a nessuno, sia perché non saprei nemmeno dove trovare otto persone che leggano il mio blog e quindi vengano a sapere, sia perché sono dispettoso!!

Allora, devo
elencare otto fatti o episodi a caso riguardanti la mia vita. Azz, addirittura otto?? Non so nemmeno se ce li ho... comunque iniziamo e poi vediamo dove si arriva:

1) Quando ero più piccolo sognavo spesso di affacciarmi al balcone di casa mia, al terzo piano, di salire in equilibrio sulla ringhiera, aprire le braccia e lasciarmi andare in volo, nonostante avessi una paura matta e il cuore a mille, ma subito dopo aver staccato i piedi mi accorgevo di fluttuare, scendere verso il basso ma pianissimo, come se tutto fosse rallentato. Che significa? Non lo so...

2) Sono sempre stato uno abbastanza svelto di gambe, alcuni dicono molto veloce, ( ma non ho mai eccelso in niente, un eterno secondo, o terzo), per questo dico sempre che sono molto bravo nella ritirata strategica, cioè nello scappare!

3) Ho fatto diversi sport, mai a livello agonistico se non qualche anno di pallacanestro nelle giovanili, ho fatto calcio, calcetto, atletica leggera, body building ( a vedermi non si direbbe ), pallamano, ho usato per diverso tempo la mountain bike anche se quasi solo su asfalto, me la cavicchio a nuotare. Insomma, proprio fermo non sono mai stato se non in quest'ultimo anno e mezzo in cui mi hanno consigliato di non forzare un ginocchio che ha avuto problemi dopo l'incidente in moto. Ma ho appena ripreso a muovermi e pare che vada benino, quindi si torna a fare movimento!

4) Sono un timido all'ennesima potenza, a volte passo per uno snob, a volte per un asociale.

5) Nella mia vita ho messo una sola volta la cravatta, a undici anni, il giorno che mi sono cresimato. Non volevo assolutamente, ma mia madre mi ha fatto due mongolfiere così perché secondo lei era un'occasione speciale e tutti i bambini in chiesa sarebbero stati vestiti come me, con abito, cravatta e mocassini. Non so come mi sono lasciato convincere, ma una volta entrato in chiesa mi sono sentito ribollire come dentro una pentola. Ci fosse stato un altro bambino che fosse vestito come me l'avrei pagato oro!! Avevo un'arrabbiatura da record. Da quel giorno il mio abbigliamento raramente si discosta da un paio di jeans con scarpe sportive e maglietta. D'autunno una felpa, d'inverno un giubbotto sopra!!

6) Non so ballare, sono un pezzo di legno, merito della mia timidezza che non mi ha mai fatto imparare. Ma il ballo per me non significa discoteca, ci sono andato qualche volta ma non mi piace la musica assordante e la calca, preferirei imparare qualche ballo particolare che non sia lo sculettare solito...

7) Nonostante qualche matta dica che d'aspetto non sono poi così male (anche se mi dicono che starei meglio con i capelli corti)  non credo di essere granché e infatti ho avuto poche esperienze amorose, e qui lo dico e qui lo nego, non vado in giro a farmi le storielle, sono cose che, non so se per fortuna o purtroppo, non mi interessano. E infatti ora sto con una che, nonostante qualche scherzo me l'abbia fatto, mi fa girare come una trottola, andiamo spesso in giro insieme quando troviamo il tempo, ha due occhi favolosi e una linea da sballo. Parlo della mia moto, ovviamente...

8) Uff, l'ultima, che cosa scrivo?? Ah, si, parliamo di quelli che possono essere considerati difetti. Sono permaloso, a volte alzo la voce e dò l'impressione di essere alterato pur non essendolo, sono pignolo sul parlato, molto molto testardo, parecchio istintivo (a volte anche troppo), dico parecchie parolacce, sono molto trasparente nel senso che se una persona mi sta sugli zebedei posso anche stare zitto ma mi si legge in faccia.

Ok, ho accontentato chi mi ha chiamato in causa, qualunque blogger legga questa "cosa" si ritenga formalmente in dovere di eseguire la stessa cosa sul suo blog. Ma per favore, non chiedetemelo più perchè non eseguirò un altra volta
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martedì, 18 settembre 2007, ore 23:15

Sono stato a salutare una parente oggi. Per l'ultima volta. Una prozia, la sorella di mia nonna che già da tempo non c'è più. Ho passato un sacco di tempo assieme a lei da piccolo, a lei come ai figli e figlie che sono poi miei zii e zie, di cui due hanno fatto da battesimo alla più piccola delle mie due sorelle.

C'era un bellissimo rapporto con lei, una gran donna davvero, ho dei bellissimi ricordi, seppure ormai molto sfumati. Già, sfumati ormai, perché in pratica in questi ultimi quindici anni l'ho vista pochissimo, e via via sempre meno, fino a quando l'ho rivista l'anno scorso e quasi non mi riconosceva, mi ha dovuto chiedere se fossi veramente io, e non perché non mi vedesse bene, ma perché nel frattempo sono un po' cresciuto, e  come è normale, tutti questi anni un po' scoloriscono la memoria, specie in una donna ormai anziana. Però sembrava davvero contenta di vedermi.

L'età sembrava non averla minimamente scalfita da come me la ricordavo anni prima, i suoi occhi erano uno spettacolo, uno azzurro chiaro e l'altro grigio, la sua vitalità e il suo spirito erano memorabili, e nonostante gli anni passati e l'imbarazzo della situazione ancora si vedevano tutte queste cose. Forse è anche un po' colpa mia che ho permesso l'allontanamento, ma sicuramente la situazione non era delle più rosee.

Tutto a causa di un dissapore tra i miei parenti, quelli più stretti (ossia i miei genitori e i miei zii e zie, figli di mia nonna) e lei con i suoi figli. Se poi penso a quale dissapore mi viene un po' l'orticaria, una discussione nata dalla presunta proprietà di un costume folcloristico tradizionale che apparteneva, pare, a mia nonna, e di cui la figlia si era impossessata tempo addietro. In qualche maniera i miei parenti stretti sono riusciti a rientrare in possesso del costume e non hanno poi voluto restituirlo, per il fatto che apparteneva a mia nonna defunta. Apriti cielo.

Sono sempre rimasti fuori da questa che io reputo una stronzata, o perlomeno ci ho provato, ma nonostante questo, la mia zia a cui è stato "rubato" il costume folk ha tolto il saluto anche a me, e ha fatto lo stesso sua sorella. I tre fratelli, miei zii, invece, bene o male hanno mantenuto il rapporto con i miei e quindi anche con me. In pratica le donne di quella famiglia hanno chiuso i rapporti con la mia, gli uomini no.

Dicevo che un po' forse è colpa mia,  mi dispiace, non tanto per le figlie (mie zie) quanto per lei, che chiamavo "Nonna" anche se non lo era, solo che vivendo a casa di una delle due mi veniva un po' male anche mantenere il rapporto, visto che questa mi aveva tolto il saluto.

E ora non c'è più. E mi chiedo se davvero valeva la pena tutto questo casino per andarsene senza aver potuto riallacciare un rapporto che i miei parenti avevano cercato più volte di risanare, di trovare un accordo o perlomeno di cercare di chiarire. Loro, le due mie zie, non hanno invece mai voluto e lei ci si è trovata in mezzo e sicuramente, sentendo una campana sola, non ha voluto o potuto trovare spiegazioni alternative alla versione delle figlie. Non capirò mai i litigi di questo genere per delle motivazioni così assurde...

Ciao Nonna, dovunque tu sia.
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martedì, 18 settembre 2007, ore 21:31

E vai! Come al solito non resisto senza fare danno, senza rovinare la giornata a chi magari voglio più bene. Si perché è da ieri notte che mi porto addosso una paura matta dei fantasmi che albergano nel mio animo, e più cercavo di pensare a cose belle più questi si ingigantivano e si facevano minacciosi proprio sulle cose belle a cui andavo a pensare.

Chissà perché a volte mi vengono queste paranoie, ieri sera pensavo di essere tranquillo, pensavo che la serata fosse iniziata bene. Discesa verso il mare, come ogni lunedì, a prestare il mio tempo libero alla salute altrui, per quel che posso ovviamente. Il tempo non era granché, avevo promesso di fotografare nella mia mente un tramonto che invece non si è fatto vedere a causa delle troppe nuvole.

Però la serata sembrava promettere bene, una bella pasta alla carbonara con il mio collega, un film un po' commedia un po' sognante alla TV, due risate tra amici e poi a nanna.

In teoria.

Si perché a letto ci sono andato, ma il sonno non è mica arrivato, e il rigirarmi da una parte all'altra ha solo rallentato le lancette di quell'orologio che andavo a vedere praticamente ogni dieci o quindici minuti credendo che fossero passate delle ore.

Niente, cercavo di pensare a cose della mia vita che mi hanno dato gioia, che mi scaldano il cuore al solo pensarci, ma stranamente più cercavo queste cose più vecchie e nuove paure prendevano forma nella mia mente, e più succedeva e meno sonno arrivava. Mi sono anche alzato e sono uscito in balcone a cercare nella notte di intravedere quel mare scuro che tanto mi da tranquillità, ma ieri non c'è riuscito nemmeno lui. Sono tornato a letto con gli occhi che sembravano quelli di un gufo. Ricordo che una delle ultime volte che ho guardato l'ora sullo schermo del mio cellulare erano passate le due, alchè ho deciso di non controllare più.

Non so che ora fosse quando finalmente ho preso sonno, ma giustamente non poteva durare, e stavolta non per colpa mia. Il telefono, quello d'emergenza, ha iniziato a squillare alle cinque e venti, ci siamo guardati intontiti col mio collega; "Rispondo io o tu?". Ha risposto lui. Intervento, niente di serio per fortuna, ma nottata praticamente finita. Sono riuscito però a vedere almeno l'alba, anziché il tramonto come volevo. Quando siamo rientrati c'è stato giusto il tempo di fare una doccia e poi ripartire verso casa, il lavoro è lavoro, e non tiene conto di cosa fai la notte.

Ho cercato di star sereno tutta la mattinata, di lasciarmi dietro quelle paure, ma era solo un cercare di convincere me stesso, e siccome è già difficile che si riesca a convincermi di qualcosa con buone argomentazioni, figuriamoci se ci provo da solo ben sapendo di mentire a me stesso!!! Così mi sono tenuto il nervosismo e sono anche riuscito a comunicarlo e trasmetterlo.

E non mi sopporto quando faccio queste cose, e più non mi sopporto più mi innervosisco, come un vortice, o prendendo spunto da una metafora sentita nel film di ieri, come le sabbie mobili, quelle che quando ci finisci dentro ti prende il panico, e più ti agiti per tirartene fuori e più ci sprofondi dentro. E oltre a questo sono anche stanco. Proverò ad andare a nanna presto stasera, molte di quelle paure sono andate via, ma so che stanno là, e che cercheranno ancora di sorprendermi, ma devo aver pazienza e dominarle, perché so che prima o poi spariranno. Magari ne verranno altre, di altro tipo, ma queste no, queste proprio no...
viruslibero
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domenica, 16 settembre 2007, ore 00:06

Percorro questo sentiero da tempo ormai, passo svelto, quasi sicuro pur non essendomi mai avventurato in un percorso simile. Il paesaggio circostante è sicuramente strano, potrebbe sembrare impervio, con queste sue sconosciute fattezze e irregolarità, eppure una strana consapevolezza mi fa continuare senza dubbi, senza rimorsi o rimpianti, come se fossi certo che quello che mi lascio dietro non mi dia assolutamente preoccupazioni.

I paesaggi che ho ormai alle spalle sono ormai diventati diversi, non sono brutti né hanno perso le loro caratteristiche, semplicemente hanno assunto un altro valore nella mia attuale scala della bellezza, del cosa è interessante, del cosa è emozionante, anche del cosa è giusto e cosa no. Tutto quello che vedo, tutto ciò che ora mi circonda ha assunto un significato diverso, ma non so dire come né perché.

Vado avanti, a volte qualche dubbio prende il sopravvento, magari faccio qualche deviazione che poi mi accorgo non portare a niente se non a dirupi oppure a pareti rocciose, altre volte semplicemente ritorna al sentiero che percorro allungando un po' il cammino. Sembra in pratica che ci siano un bel po' di cose diverse in un paesaggio apparentemente "normale", con tutte le cose che si vedono di solito, come se le si vedesse da un posto diverso, o con una visuale cambiata, come ad avere degli occhiali tridimensionali che ti fanno vedere meno "piatte" le cose, meno normali, meno solite.

E' come se volassi, posso passare dove voglio perché i miei piedi quasi non toccano terra, levito, e i miei piedi non si fanno male, e passano dappertutto senza più temere ostacoli, e quella visione diversa è accentuata anche dal fatto che sto leggermente staccato dal suolo.

A volte capita che ad esempio si percorra una via, sempre la stessa, tutti i giorni, e che la si veda sempre ma non la si guardi. Però se ci si ferma e la si osserva bene ci si accorge in effetti di non averla mai guardata veramente, e ci dà l'impressione di una via sconosciuta, con le stesse sensazioni di quando si cambia città e ogni via che si imbocca viene guardata come sconosciuta.

In questo momento il sentiero che percorro è in pratica lo stesso che ho percorso finora, ma ormai lo vedo in modo diverso, perché il mio modo di guardarlo è cambiato, perché è cambiata l'importanza e i valori di quello che osservo, e ora certe cose che prima ritenevo importanti o punti fermi del vivere sono diventati banalità, o comunque hanno meno "peso" rispetto ad altre cose che prima mi sembravano piccole, insignificanti, destinate a rimanere tali e che invece ora sono cresciute a dismisura diventando importanti se non addirittura vitali.

E per questo il cammino sembra meno impervio, sono spariti blocchi, cancelli, recinti o passaggi obbligati, il paesaggio si è allargato, sono sparite nebbie o fiumi impetuosi che non si potevano attraversare. E continuo ad andare avanti, la mia meta è lontana, ma in questo modo forse sarà più facile arrivarci...
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sabato, 15 settembre 2007, ore 03:17

- Che c'è?

(Tanto, tantissimo, talmente tanto da non riuscire a trovare le parole, perchè sarebbero comunque inadatte a spiegare, a descrivere. Non lo so dire, non lo so nemmeno scrivere se non usando parole di uso comune, spesso usate senza nemmeno sapere cosa significano, cosa vogliono dire, cosa nascondono. Troppo semplici per rappresentare quello che in realtà trasmette e fa trasparire. Non so nemmeno se esistano parole per poter dire quello che penso e sento. Sono riuscito a dare un senso e un volto alla parola amicizia, ma sarebbe sminuire quello che ho dentro, perchè anche in quel caso quello che sento non è questo, è molto di più. Ma in questo caso... è inconcepibile se non vivendolo, se non sentendolo dal più profondo dell'intimo umano fino al più esterno lembo di pelle e al più sottile pelo cutaneo. E'... assurdo, ecco!)

- Niente...
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venerdì, 14 settembre 2007, ore 00:23

Sempre meno spesso, dovrei dire purtroppo, sono e credo anche sarò presente per alcune persone. Magari in seguito le cose si aggiusteranno, magari sarò meno preso da me stesso, magari potrò tornare ad avere la stessa partecipazione di prima. Ma non lo so, il futuro non lo sa nessuno (almeno credo), e ora come ora so di aver trascurato diverse persone, e non per cattiveria o dimenticanza.

Mi piacerebbe ribadire quello che ripeto da una vita, che l'amicizia, quella vera per come la intendo io, non si misura con la quantità di tempo dedicata, in effetti non si misura proprio, è amicizia, possono passare giorni oppure anni, ma se è vera rimarrà sempre tale, e basteranno due minuti per essere nuovamente quello che magari si pensava non fosse più. Certo è difficile da credere, ma a me succede, succede di continuo, proprio con quelle persone, poche ma buone, a cui tengo di più. E mi dispiacerebbe se dovessero arrivare a pensare che il mio non farmi vedere o sentire per qualche tempo possa essere sintomo di perdita, perché non lo è.

Anzi, sono io il primo che si pone problemi se mi faccio vivo troppo spesso dopo essere magari sparito per qualche tempo, e mi è capitato di pensare di stare "approfittando" troppo della situazione. Certo, poi mi è stato detto che non era assolutamente così, in fondo anche io farei l'impossibile per coloro a cui tengo davvero. La mancanza di contatto però non voglio sembri una perdita di sentimento, perché quello non è condizionato dalla frequentazione.

Giorni fa mi è capitato di ricontattare Angie, che mi ha detto avere una giornata non bella e che nel caso ci saremmo sentiti in seguito. Mi ha detto anche che le aveva fatto piacere che l'avessi contattata visto che non ci si era più sentiti. Non so cosa sia successo, non so il perché dell'umore basso ma non ho insistito, ho solo detto che, come sempre, per qualsiasi cosa bastava chiamarmi, cosa che comunque proverò a rifare io nei prossimi giorni.

Anche con la Germanica sono un po' sparito, anche se ci sentiamo spesso in ogni caso, e un po' anche con la sirena che se ne è di certo accorta e me l'ha fatto notare. Ho usato le ferie per estraniarmi da tutto il resto, spero nessuno se ne abbia a male, ma avevo bisogno di stare con me stesso. Adesso magari tornerò ad avere più tempo da dedicare alle persone della mia vita, quelle a cui tengo, quelle che mi danno tanto e vogliono poco.
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