venerdì, 29 giugno 2007, ore 01:27

Strana sensazione, sentirsi un conoscitore di qualcosa che altri non conoscono. Come colui che scopre ad esempio un luogo nascosto che rivela conoscenze all'umanità inimmaginabili, o ancora colui che trova per caso la porta di un'altra dimensione. Mi sento così. Ho accesso a luoghi e conoscenze che altri non vedono, non possono vedere, o forse non vogliono. Ma non posso rivelarne l'esistenza, non posso far sapere che conosco, non posso dirlo perchè il mondo non accetterebbe, non capirebbe, non sarebbe pronto ad accettare una cosa simile. E io ci posso invece entrare, sentire, viverci, ma solo per un tempo limitato. Posso raggiungere posti perduti, vivere sensazioni umanamente sconosciute, sentire sulla pelle cose che possono portare enorme potere o felicità estrema, ma posso solo assaggiarle, sfiorarle, sentirne il profumo, capire cosa sono e cosa danno, ma non averle ed esserne parte, nè esserne coinvolti appieno. E non sai se rammaricarti del fatto che puoi averne coscienza ma non puoi vivere certi fenomeni oppure essere enormemente contento di aver fatto la scoperta ed essere consapevole di poter comunque godere, seppure molto limitatamente, di cose che al mondo non sono nemmeno lontanamente permesse. Si tratta alla fine di accettare un compromesso, è un cosa brutta e bella allo stesso tempo, ma d'altronde la vita ti impone delle scelte, e stai sempre in bilico tra l'emozione e il razionale, devi destreggiarti, devi riuscire a vivere tutto insieme, perchè se esageri con l'una o con l'altro si rischia sempre di non ottenere nulla. Però c'è anche la possibilità che facendo una scelta estrema quella sia giusta... E allora stai sempre là, sul filo del rasoio, a cercare di capire come muoverti, cosa fare e come agire per non cadere giù e rovinare tutto. E poi torni sulla terra a vivere "normalmente", fino a che potrai nuovamente oltrepassare quella porta ed essere coinvolto nel viaggio oltremondo...
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mercoledì, 27 giugno 2007, ore 22:27

Devo aver contratto qualche sindrome strana, qualche virus sconosciuto, e dire che mi reputo un virus io stesso. Un virus contagiato da un altro virus...
Eppure vedendo quello che dico e che faccio tanto sano non sono, ma forse sono così di natura. Ma perchè anche quando sono sicuro di una cosa, quando so per certo di poter fare qualcosa, di poterla affrontare, di riuscire a goderne appieno emozioni e sentimenti faccio trasparire insicurezza, tensione, paura? Sto sempre in difesa, razionale contro emotivo, sono sempre in guerra con me stesso, quando penso, quando parlo, anche quando scrivo. A volte penso di essere proprio fesso, un deficiente, un pirla, pur non volendo a volte riesco a rovinare tutto quel che di buono ho magari impiegato del tempo a costruire, a  tessere, a sognare anche. Alle volte riesco a rimediare, ma non sempre trovo dall'altra parte chi può capire cosa provo, e allora il rischio di venire mandato a quel paese è elevato, e non posso nemmeno recriminare perchè sono sempre io ad aver mandato tutto all'aria. Chiamiamoli dubbi, seghe mentali, paure, essere idiota, non so esattamente cosa prevalga, conoscendomi è sicuramente un mix letale di tutto questo. E per l'ennesima volta stavo per riuscirci anche oggi. Eppure so bene cosa voglio in qualche caso, sono certissimo di quello che sento e che provo... Magari è paura di lasciarmi troppo andare, di far trasparire troppo qualcosa che in effetti non ho mai mostrato appieno, e quindi paura di essere vulnerabile, pur essendo sicuro di non essere sotto tiro, anzi, tutt'altro. E' come quando dopo tre stagioni Vivaldiane torno al rifugio, salgo nello scoglio più alto da dove mi sono sempre tuffato, guardo l'acqua sotto di me e nonostante sappia bene che lo posso tranquillamente fare ho uno strano timore di non essere più in grado, temo che l'acqua non sia più così profonda, di scivolare mentre prendo lo slancio, di tante cose e di niente, e rimango lassù a guardare in basso, immobile, incapace di reagire. E poi tutto a un tratto scatta la molla e in un attimo sono in volo a guardare l'acqua che si avvicina, poi mi travolge, mi prende con sè e diventa la mia seconda pelle, e per qualche secondo non ho bisogno d'aria, vivo là dentro, sono un tutt’uno con lei a guardarmi attorno in mezzo a tutto quel blu, a pensare quanto sono scemo ad aver aspettato così tanto a tuffarmi. Già, sono proprio scemo...

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mercoledì, 27 giugno 2007, ore 22:15

Si può ripristinare quelle che si pensava fosse una amicizia e che per anni poi è stata rotta per una cosa futile? Con il collega di lavoro il primo periodo è stato bello, quasi idilliaco, e nonostante la mia innata diffidenza a volte si è anche usciti assieme la sera, si andava a giocare a calcetto, si organizzavano trasferte in gruppo per occasioni disparate tipo vedere una corsa di auto da rally o ancora uscite in moto tutti assieme. E poi, tutto un tratto, buio. Una parola detta male, un fraintendimento, nasce un dissapore, l'orgoglio suo iniziale non ammette qualsiasi mio tentativo di spiegazione, il rimanere offeso gli dura qualche giorno e toglie addirittura il saluto, dopo il parlare con gli altri colleghi forse si ravvede, forse vede solo l'inutilità della situazione, forse semplicemente gli passa, e prova a farsi nuovamente avanti, senza chiedere scusa, ma solo cercando nuovamente un rapporto. E stavolta sono io che non torno indietro. Un dissapore è normale, nemmeno io ho un carattere semplice, spesso e volentieri sono scontroso e dò l'impressione di essere acido anche quando non lo sono. Ma il togliere il saluto è una cosa che non ammetto, sopratutto se la causa del gesto è una stronzata. E allora la mia anima si chiude a riccio, e tira fuori solo aculei e artigli. E non dò il permesso di entrare. E a nulla valgono i discorsi dei colleghi che stavolta provano con me a parlare e a convincermi. Niente da fare, si è rotto. Ricevo anche accuse di essere stronzo, stupido, ottuso, mi dicono che non c'è bisogno di prendersela tanto. Non c'era bisogno nemmeno dall'altra parte, in precedenza, e ora è tardi. Questa storia va avanti giorni, settimane, mesi, addirittura anni. In azienda l'aria che tira è sempre tesa, si cerca di non dar peso alla cosa ma è chiaro che io e lui non possiamo fare le cose assieme, non possiamo collaborare, non più. Solo dopo anni si comincia a spiccicare qualche parola solo per parlare di lavoro: passami quello strumento, questa macchina ha questo problema, ha chjiamato tal cliente. E i responsabili dell'azienda provano a parlare, a parlarmi, a dire che dovrei mettere da parte certe cose, che è ora di smetterla perchè ne risente anche il lavoro svolto. Lo so bene, è ormai evidente che è così, ma certe cose mi lasciano tracce profonde nell'animo, e raramente guariscono. Ora, dopo anni, si parla un pò di più, lui è tornato a essere quello che ricordavo, gioviale, simpatico, disponibile. E il rapporto si è disteso, va meglio, ma è comunque rotto. Lui prova a volte a coinvolgermi nuovamente in quelle cose passate, ma non funziona più, quelle distanze credo siano ormai non più colmabili. Siamo colleghi, non siamo amici. E' brutto dirlo, lo so, mi rendo conto che forse esagero, ma certi percorsi a ritroso non credo sia possibile rifarli. Eravamo colleghi, siamo diventati amici, poi il vuoto. Ora siamo di nuovo colleghi, ma amici lo si è una volta. Se è vera amicizia ok, altrimenti lasciamo stare le minestre riscaldate, sarebbe solo fino alla prossima volta, e due volte non è concesso, non per me.

Questo è solo un esempio, purtroppo è successo anche con altre persone, solo una ha avuto la possibilità di ritentare, esperimento fallito miseramente. Non so se sia una regola, di sicuro è una logica. Le amicizie quando lo sono rimangono anche se ci sono discussioni che poi restano fini a se stesse, le altre, se sono amicizie superficiali rimangono tali anche dopo dissapori, quelle vere o presunte possono perdersi, ma tornare indietro non è consentito, non è plausibile.
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mercoledì, 27 giugno 2007, ore 01:12

Sono cambiati dei valori, dei parametri. Sono cambiate diverse cose da qualche tempo, aspettative, caratteristiche, modi di vedere le cose, le persone. Alcune cose sembrano significare molto di più, avere molto più senso, essere più importanti, altre invece sono passate in secondo piano, a volte sembrano futili, a volte inadatte se non addirittura cambiate in peggio. La vita va avanti, le esperienze si susseguono, si alternano, gli eventi danno risalto a cose che prima non vedevi e offuscano cose che sembravano avere un valore. E ti chiedi allora se prima sbagliavi e ora no o viceversa, oppure se semplicemente sei cambiato tu, o ancora se è cambiato tutto ciò che ti sta attorno. Magari sono tutte e tre le cose assieme. Prima fantasticavi poco, ti tenevi con i piedi per terra, anche troppo forse, guai a immaginare, farti illusioni, pensare ai se e ai ma, fare delle congetture di possibili sogni o desideri. Ti ponevi un obiettivo e a tentoni, costruendo giorno per giorno cercavi di raggiungerli, con costanza e lena, poco alla volta ma inesorabilmente. Ora no, ora vorresti avere prima possibile, ambisci a cose che sai essere impossibili, ma le reprimi, le tieni dentro, e non le lasci uscire perche in cuor tuo le temi, e quando provi a far trapelare certe paure queste si amplificano e prendono il sopravvento, tempestando tutti i suoni e le parole con urla e rumoracci immondi che non ti appartengono e non fanno parte del tuo mondo ma di quello della paura stessa. In fondo ognuno di noi ha un Essere Nero dentro di se, e diventa sempre più forte man mano che trovi gioia, e più sei felice più hai paura, più sei tranquillo e più i dubbi ti attanagliano la mente. Si nutre di questo, del tuo star bene, della felicità, del desiderio, della vita. Si, quella stessa vita che più ti sembra volgere al bello e più ti sta prendendo in giro, la cosa importante è rendertene conto, sapere a cosa vai incontro quando fai o pensi le cose, quando fantastichi al punto da riuscire a sentire degli eventi senza toccarli, senza viverli davvero. Però intanto continui a dire e fare le cose che fai sempre, sono cose che hai dentro, cose tue, cose talmente intime che solo chi ha il privilegio di entrarci può capire e comprendere. Ma in apparenza puoi sembrare addirittura più gioviale del solito, e magari in superfice lo sei davvero. La quiete prima della tempesta? O dopo?
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categoria : sensazioni, amicizia, pensieri personali, metafore





domenica, 24 giugno 2007, ore 21:09

Prima vera uscita con la bimba dopo l'ennesimo crash del mese scorso. Tanto per cambiare io rischio anche solo per andare a mettere benzina: curva a sinistra, supero l'angolo e appena ho visuale un'auto sbuca invadendo la mia parte, si ravvede in fretta, io ho spazio e riesco a evitare. Stavolta è andata bene, ma ho inveito contro non so bene cosa oltre che col condicente perchè comincio a essere stufo di questa gente che porta un'auto ma pensa che la strada sia di suo esclusivo utilizzo quando stringe un volante!! Comunque sono arrivato al distributore sano e salvo, rifornisco e parto, destinazione posto di mare via strada secondaria per fare un pò di curve. E lei mi si stringe e io mi accoccolo a lei, e assieme cominciamo quella danza quasi dimenticata. Un viaggio la mattina e una la sera, con pausa pranzo e missione accompagnatoria di mezzo, seguiamo l'andamento tortuoso e sinuoso della strada, a pensare a tutto e a niente, ad un altro tipo di curve che seppure molto belle, fino al giorno prima sembravano avere anche un senso e che invece presentano troppi incroci e troppi ostacoli, a suoni e caratteri che ti mancano come l'acqua o l'aria, a ciccione senza ciccia che svegli nel cuore della "sua" notte e con cui il tempo sembra fermarsi mentre ci parli e che ti piange il cuore dover salutare troppo frettolosamente senza poter poi riprendere a parlare, a come persone autoconsideratesi toste e irreprensibili nei loro pseudoprincipi cedano invece di fronte alla prima vera prova in cui dimostrare che non hanno mai parlato a vanvera, a molti pensieri e poche parole che ti "aspettano" di fronte a un monitor ben consci della remota possibilità di riaprire una finestrella nel mondo parallelo dove non esistono distanze. Tutto questo nel mentre che la bimba ed io ci divertiamo a separarci dal mondo reale per goderci il nostro momento, la nostra pace, la nostra felicità, seppure in certi attimi pensi che dietro di te quella porzione di sellino brama qualcuno che aspetti con ansia di portare fino a un tramonto da sogno desiderato magari una vita, magari solo un attimo. Arrivati. Ciao bella bimba, al prossimo viaggio oltremondo.
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categoria : donne, racconti, moto, sensazioni





sabato, 23 giugno 2007, ore 02:14

Continuo a guardare da lontano la germanica. E continuo a non capire cosa stia facendo, cosa stia pensando. La sua mente ancora fresca ha reazioni proporzionate al suo essere, anche se in effetti il metodo di pensiero è sviluppato, è sveglio, non "omologato". Ha una sorta di spavalderia con cui nasconde il suo essere introversa e  timida, non si lascia andare perchè la complicatezza della situazione non le permette di capire, di sentire cosa c'è dall'altra, perchè dall'altra troppe cose non sono razionali, non combaciano, non hanno senso logico, sono discontinue. E lei sembra le studi, cercando barlumi di logica o quantomeno di sicurezza su cui basare comportamenti e aspettative, ma con troppe variabili in gioco avere un chiaro quadro della situazione sembra alquanto complesso. E allora lei continua a tastare, alludere, lanciare il sasso e nascondere la mano, per cercare di vedere cosa provoca quel gesto, trovarci un effetto, un senso, una logica. Ma in certe cose la logica, lo si sa, non è contemplata. E lei attende, e dall'altra si attende, camminando paralleli. Ma prima o poi un punto di incontro lo si troverà, quando magari le traiettorie convergeranno, arriveranno vicine al punto che magari basterà un piccolo passo per far vedere bene che intenzioni ci siano. Se chi dico io ha ragione, questo può essere una di quelle traiettorie di convergenza che potrebbe dare il via a una qualche reazione, altrimenti il mio pensiero è esatto e questo non servirà a niente, non ora e non qui.
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categoria : la germanica





sabato, 23 giugno 2007, ore 02:00

Voci silenziose urlano la loro tristezza, il loro quotidiano disappunto, la loro voglia di nuovo, di migliore, di sereno, ma sopratutto di meno solitario e bisognoso d'appoggio. La forza c'è, ed è tanta, ma c'è anche stanchezza, voglia di rivalsa, di rivincita forse. Ma quest'ultima c'è, non si vede ma c'è, è silenziosa certo, ma imponente, la si vede, tutti la vedono, e ne hanno timore, da ciò nasce l'aggressività e l'inspiegabile contrarietà delle persone, anche quelle che dovrebbero essere vicine. Si ha paura di quello che non si conosce, e si diventa aggressivi con chi ci spaventa, con coloro dei quali si è invidiosi. Gran brutta bestia l'invidia, il non poter dire "ho fatto di meglio", l'essere deboli e invidiosi scatena collera e rabbia, nei forti no, nonostante l'impulso alla reazione loro stanno fermi, sanno che alla fine tanti ringhi e mostrar di denti porteranno solo a ulteriore reverenza, è inevitabile, il debole è così e fa così. Siamo ancora animali dopotutto, ancora inclini a comportamenti istintivi e primordiali, dove chi vince non è chi mostra i denti, è chi sa mordere al momento opportuno e far male. E spesso non c'è nemmeno bisogno, a volte la superiorità è talmente manifesta da provocare solo sotterfugi e vigliaccherie di poco conto, che non tangono nemmeno il dominante. Solo che l'uomo ha anche un cervello, e certe domande se le fa, si chede motivi, si da colpe non sue, non trova spiegazione a comportamenti apparentemente irrazionali ma che in fondo sono dettati da due sole cose, quelle che dominano gli esseri viventi, tutti: paura e invidia. C'è chi ci sa convivere, chi se ne frega e guarda avanti, chi li usa per i suoi scopi e chi ne ha meno degli altri e si chiede perchè questi ne siano così tanto condizionati, e a volte ci si da anche le colpe che invece sono altrui. Eh, si, siamo ancora troppo animali in fondo, purtroppo per alcuni, fortunatamente per altri.
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categoria : sensazioni, pensieri personali





venerdì, 22 giugno 2007, ore 01:18

Il tempo, è là che scorre, lo vedi volar via assieme alle lancette di un orologio o al ticchettio di un pendolo. E non ci si rende proprio conto di come vola se non quando lo ha già fatto. Ci si vede ragazzini a pensare che si ha tutto il tempo del mondo, con uno zainetto in spalla, invincibili, immortali, affrontare la vita senza il minimo pensiero di cosa sia, senza nemmeno rendersi conto di cosa significhi ogni minuto che passa, e si va avanti così per tutto quel tempo in cui pensi di essere ragazzino fino a che non ti accorgi che non lo sei più. E allora conti gli anni che hai, magari ne sono passati una decina da quando pensavi di essere invincibile, e certe convinzioni cominciano a vacillare, e anche se ti senti forte come prima certe domande cominci a fartele. E pensi a cosa hai fatto in quei dieci anni. Come hanno fatto a passarti così, tra le mani, senza quasi accorgertene? Hai fatto tanto ma alla fine dei conti magari ti sembra di essere stato fermo per tutto quel tempo, di non aver concluso niente, di aver solo visto scorrere le cose come guardandole come da un treno in corsa, vanno via veloci senza toccarle. Eppure le hai vissute, le hai sentite, ne sei anche stato coinvolto, travolto e a volte anche calpestato, altre invece le hai viste fare alla tua persona senza essere convinto che fossi tu a volerle fare, eppure le hai fatte, te ne sei preso meriti e problemi, hai accettato compromessi nonostante magari ideali ed emozioni ti urlassero ben altro. E mentre pensi tutto questo altri dieci anni sono passati, cominci a vedere le prime rughine apparire sul tuo viso, le persone che ti stanno accanto crescere assieme a te, vecchie amicizie sparire, nuove amicizie irrompere nella tua vita, nuove persone, nuove emozioni, nuovi sentimenti che contrastano con quanto magari hai sentito finora. Renderti conto che il tempo però è sempre lì, a ticchettare, inesorabile, lento come una lumaca e veloce come un raggio di sole. E ti accorgi che di tante cose che volevi fare ne hai fatto un centesimo, perché il tempo si dice non basti, ma forse sono solo gli spazi che non bastano, è la vita che non te li dà, e se li dà si è sempre lì a pensare che tempo ce n’è, e invece quel tempo l’hai perso nel mentre che lo pensi. Il tempo, che a volte ti agevola, a volte ti gira le spalle, a volte fa migliorare le cose, a volte ti accoltella alla schiena, ti fa diventare saggio oppure ti prende in giro e si burla di te. Ma chi comanda alla fine è sempre lui…

viruslibero
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giovedì, 21 giugno 2007, ore 10:49

Un'altra volta, è successo ancora. E stavolta pareri molto più autorevoli del mio hanno confermato quelle che io considero solo ipotesi fino a che non vengono confermate dai fatti. Come io faccia non lo so, forse le persone a cui voglio bene mi danno segnali che mi permettono di capire, di comprendere, di avere una visione di quello che può succedere, del cosa portano determinate scelte. E anche se non serve a niente, se non impedisce lo svolgersi degli eventi, il sapere non è certo una bella cosa. Aspettare che si verifichi una cosa prevista a volte non è proprio bello, sopratutto se quel che ci si aspetta si preferirebbe non avvenisse. Mi ero messo di impegno per combattere l'Essere nero, e nonostante qualche volta abbia fatto capolino non era più arrivato a essere così potente. Ma ora, grazie anche a quella nube nera a forma di pinguino, quei poteri sono andati amplificandosi, il mostro è andato via via ingigantendosi, nutrendosi di quelle paure che man mano venivano fuori, e più ce n'erano e più lui diventava forte, e più lui lo diventava e più ce n'erano. Fino ad arrivare a questo punto. Ma ora una luce la si può vedere, la consapevolezza dell'essere in balia di un mostro, anzi due, ha finalmente fatto uscire quelle difese che cercavo da tempo, e la sirena si è resa conto del suo non essere, del suo non vivere, dell'avere non uno ma due problemi grossi. Oltre a me anche qualcun'altro tentava di tirarla fuori da quella situazione, senza mai vincere la forza del mostro ma riuscendo almeno a tenerla in bilico senza farla mai precipitare, e ora è riuscita a voltarsi, a guardare in faccia l'Essere nero e rendersi finalmente conto di quello che le stava facendo, e rendersi consapevole che nemmeno un sorriso ebete davanti a lei serviva a qualcosa, anzi, peggiorava solo la situazione. E ora si torna indietro, si spera, ci si prova. Non so quanto e se servirà il mio apporto, ma quel che importa alla fine è che quell'Essere se ne torni da dove è venuto, e che il tizio con la barca sia davvero influenzato dalla nube a forma di pinguino, e non , come a volte penso, che sia fatto così...
viruslibero
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martedì, 19 giugno 2007, ore 23:17

Certi discorsi a volte mi lasciano perplesso. Pensavo di capirmi, perlomeno di capire quanto sono complicato, poco incline a essere prevedibile o comunque parecchio soggetto a pormi migliaia di problemi anche dove magari non ce ne sono o sono pochi. Questo poi amplificato per mille nella vita "affettiva", che non ho se non a livello di amicizia, anche se qualcuna davvero molto particolare. Su questa ultima qualcuno potrebbe anche pensare cose sbagliate, ma non voglio star qua a sottolineare cosa significhi, la persona interessata sa bene cosa voglio dire. A sentirmi parlare si può pensare di me che io abbia mille dubbi su qualsiasi cosa, e molto spesso è così, ma spesso mi faccio anche guidare dall'istinto, quella vocina che sento ogni tanto "guidare" le mie decisioni senza che mille ragionamenti, razionali e non, possano far niente per impedirmi di agire. E devo dire che molte volte ci ha visto giusto. Solo che non ha uno standard di comportamento, a volte agisce subito, prende il comando prepotentemente e non c'è verso di accorgersi, di pensare, di "protestare" razionalmente. L'emotività prende il sopravvento e fa tutto lei, senza che dubbi o incertezze possano interagire. Altre volte invece le cose vengono fuori pian piano, man mano che gli avvenimenti si succedono la razionalità prende le varie cose, le mette su un tavolo come un puzzle e prova a dargli un senso logico, poco importa che questo poi porti a cosa belle, cose brutte, cose serie o cose futili. E là l'istinto sta a guardare, a vedere cosa combino da solo, senza guida, senza un briciolo di aiuto. E a volte, quando vede che sono talmente fesso da non capire niente ( perchè con le emozioni la razionalità e la logica fanno a cornate ) ci mette lo zampino, dà qualche "spintarella", indica la via senza farsi notare troppo. A volte penso che questa voglia di affetto e di coccole possa fuorviare la mente e accecarla un pò, e magari fargli credere delle cose che non sono come nella realtà. Può esser vero, eppure li occhi delle persone dicono molto, e le reazioni a quelle occhiate fanno pensare a cose che hanno un significato. Potrebbero anche non essere l'essere travolti dal crollo di diga a cui ho assistito tempo fa, e che sarà anche difficile ripetere come esperienza, ma potrei anche essere accecato proprio da esso, o da passeggiate al crepuscolo in spiagge ancora mai visitate, o visite in posti dove epiche battaglie sono in corso, o vecchie paure che annebbiano la mente. Ecco, i dubbi, sempre. Le verità assolute sono sempre state create per guidare il popolino, e puntualmente sono sempre state smentite. E allora quasi quasi prima o poi crederò in qualche cosa, qualcosa di bello che possa capitarmi. Mi hanno promesso lezioni al riguardo, e mi hanno chiesto una cosa, una cosa meravigliosa, a cui mi sento di promettere, seppure non richiesta, che si, lo farò, con tutto il cuore lo farò. Puoi contarci!
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