http://www.iene.mediaset.it/video/video_2323.shtml
L'avevo già visto un'altra volta, ma ho rivisto anche ieri il servizio di Marco Berry a Le Iene fatto in Africa in quei villaggi sottoposti a massacri e rapimenti di bimbi e bimbe da utilizzare come soldati o come prostitute e come al solito mi sono venute le lacrime agli occhi che un'amica ha notato (stavolta non sono riuscito a trattenermi come avrei voluto) anche se non ha detto niente. Queste cose mi fanno tornare in mente vecchi progetti mai accantonati, vecchie idee mai sopite che tornano a far capolino, dandomi sensazioni ed emozioni contrastanti e affascinanti che mettono in dubbio tutto quello che ho e che faccio, facendomi ponderare scelte dure sul decidere se quello che mi trattiene qua sia o meno più forte dell'andar via e far qualcosa di veramente buono e utile nella mia vita. E il turbine continua: mollo tutto e vado o resto per chi mi vuol bene e a cui voglio bene?
Fine settimana intenso, questo. Capatina al mare, toccata e fuga al rifugio, mare verde e sole freddo, viaggio fino ad altro posto di mare pieno di amici, di colleghi, di festa. Festa che non mi appartiene (tanto per cambiare) ma la compagnia è riuscita a non farmici pensare, a distrarmi, a darmi un’alternativa. E allora giù a divertirsi, a parlare, a straparlare a causa di tutto quell’alcool a cui il mio fisico non era più abituato, e a ridere, a scherzare, a ululare dentro un microfono senza che nessuno possa sentirlo, a dare l’indirizzo di questo posto a una persona che di me sa praticamente zero. Perché l’ho fatto? Non lo so, ma mi andava, perché in quegli occhi ci leggo cose che mi intrigano, mi danno la sensazione che quella persona sia una bella persona. Come tale in possesso anche di cose che non mi vanno, ma esiste la persona a cui darei un giudizio di perfezione? Si, perché tutte a loro modo lo sono, solo che quando sono rapportate agli altri ovviamente non possono combaciare, per cui la perfezione è semplicemente relativa a chi giudica. Quel che un po’ mi incuriosisce ora è venire a sapere cosa potrebbe pensare ora detta persona quando le si aprirà una finestra sul mio essere, sul mio pensare, sul mio scrivere. Che cosa strana. Internet è aperta al mondo eppure se non sai cosa cercare puoi apprendere un sacco di cose sulla gente senza sapere niente di colei di cui apprendi. Fantastico. Ma se invece sai a chi associare ciò che leggi le cose sono ben diverse, e ora si conoscerebbero cose di me che tutti coloro che passano di qua sanno, ma pochissimi sanno chi è che pigia sulla tastiera per comporre tutto questo. Fantastico. E poi ieri ho anche risentito una di quelle persone che non voglio perdere, Angie, l’amica di Ombra, e mi ha fatto davvero piacere sentirla. E caso strano ha voluto che oggi l’abbia anche incontrata e mi è sembrato di aver letto gioia nei suoi occhi, anche se ancora velati dall’attesa di chissà quale responso di cui anche io attendo i risultati. Fantastico. Azz, quanto scrivono queste dita, quanto si lasciano andare quando seguono il pensiero. E non credo sia l’alcool di ieri, oramai dovrei aver dissipato anche i postumi di capogiro che avevo stamattina. Certo qualche svalvolata oggi in giro con gli amici l’ho data e anche di brutto. Tipo: La cioccolata calda si mangia o si beve? Domandone da un milione di dollari. O ancora: ma una cerbottana è un cervo femmina di facili costumi? Per oggi l’ho detta, vado a nanna…
L’operazione smontaggio prosegue, avanti mezza! Un altro pezzo del mio passato è tornato a casa, un altro pezzo della mia vita lo sto riponendo in un cassetto della mia mente. E’ sempre là, a disposizione, e so che piano piano quel cassetto prenderà polvere. Ogni tanto andrò a spolverarlo, certo, ma col tempo so bene che ci andrò sempre meno, che lo spolvererò con sempre minore frequenza. Ma sarà ancora più bello poi tornarci e spolverarlo, e poter dire che quel pezzo di vita sono stato felice, sono stato bene, sono stato vivo. Mentre guardo questo pezzo di vita adesso il cuore ancora mi fa male, e spero che quella sensazione brutta che ho sia solo un capriccio del cuore stesso che si contorce e si dimena perché non vuole chiudere quel cassetto.
Chiuso.
Manca ormai poco a smontare tutto quello che c’è da portar via. Il lavoro è quasi finito. So che ci vorrebbe pochissimo per rimontare tutto, ma so anche che è pura utopia sperarci, e probabilmente anche rimontando credo che la struttura sia vecchia, sia obsoleta, non possa resistere più come un tempo. In fondo mi piace proprio perché ho pochi ricordi brutti e tantissimi belli, felici, caldi. E posso toccarli con mano quando voglio.
Continuo a pensare e ripensare, e non trovo un solo motivo a quello che è successo. E io odio non capire il perchè delle cose. Si farebbe prima ad accettarle e rassegnarsi, certo, e in un certo senso l'ho fatto e ne sono convinto, ma la mia mente elabora, lavora di nascosto, riesamina e analizza, come quando vedevo il computer studiare migliaia di mosse possibili in pochi secondi nel gioco degli scacchi. E non trova risposte.
Perchè? Di solito certe cose le chiamo seghe mentali, quei pensieri che ti bloccano nelle decisioni, ma non è il mio caso. La mia vita va avanti, scorre, non è ferma, non vive nel passato, eppure una parte di me resta a contorcersi per avere un motivo. Credo sia umano che succeda questo.
Un metodo so che c'è, so che esiste e non è nemmeno tanto difficile, ma avrei preferito si fosse concretizzato da solo, quando doveva succedere. Me lo dirai? Chissà, conoscendomi credo che prima o poi parlerò, perchè sono fatto così, e spero che allora otterrò un qualcosa simile a una risposta.
Non mi metterà certo in pace con me stesso, non lo sarò mai d'altronde, ma spero riesca a completare un puzzle o almeno buona parte, di modo che finalmente me lo lascio alle spalle senza trascinarmelo dietro nel mentre che avanzo inesorabile
Tante volte mi sono chiesto se parlare di questo argomento o meno. E' di certo un argomento scottante, di cui la gente non parla volentieri e in cui si prende posizione in base a idee o credo particolari. Il mio pensiero credo si equivarrà a tante altre persone e altrettante le farà inorridire.
In questi giorni, come qualche tempo fa lo si è fatto per il caso di Piergiorgio Welby, si parla molto di caso di Giovanni Nuvoli, costretto a letto dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica e che riesce a muovere in pratica solo le palbebre (questo almeno scrivono i giornali), modo con cui comunica con moglie e persone care attraverso la lavagnetta con le lettere.E come Welby anche lui chiede di essere staccato dal respiratore automatico che lo tiene in vita.
La vita ha un valore altissimo, non riesco ad apprezzarlo coscienziosamente, credo che nessuno lo capisca appieno. Da un lato sappiamo bene che l'uomo lotta per la vita come qualsiasi essere vivente, è il suo scopo da quando nasce. Abbiamo fatto passi da gigante nella medicina, stimolati dalla paura della morte e dal desiderio di continuare a vivere nonostante in natura esistano vari pericoli per la nostra salute allo stesso modo in cui noi siamo un pericolo per la natura.
La paura della morte. Tutti ce l'hanno, chi più chi meno. Dalla notte dei tempi ci si inventa o ci si convince metodi per scacciarla. Le religioni sono nate così, dandosi un motivo per credere che la morte, che è inevitabile, sia un passaggio a qualcos'altro, a un'altra vita, a un qualcosa che continua, così abbiamo meno paura di attraversare quella porta.
Una cosa che differenzia le persone è la questione sul chi decide della propria vita. C'è chi pensa che la vita sia esclusivamente di colui a cui appartiene e chi invece pensa che la vita appartenga a Dio, colui che ce l'ha data.
Eppure ci sono casi in cui la morte, qualunque cosa sia, diviene un desiderio. Casi come questo di Welby o di Giovanni Nuvoli. Per arrivare a un certo punto la vita deve davvero averti tolto molto, o deve fart soffrire talmente tanto che una persona sana nemmeno può immaginare cosa si prova. Solo che c'è chi si arroga il diritto di giudicare se sia giusto o no poter scegliere se morire o continuare a vivere, e guarda caso nessuno di questi, pur se in possesso di cultura notevole (ma non sempre) sa nemmeno lontanamente cosa voglia dire sofferenza.
Certamente non lo so nemmeno io, non posso immaginare cosa voglia dire svegliarsi immobilizzato, comunicare con il solo battito delle ciglia, vedermi attaccato a una macchina finchè sono sveglio e sapere che ho un corpo che non è un corpo, vedere l'amore di chi ti ama sempre e comunque, vedere la compassione negli occhi di chi ti sta accanto e ti accudisce ogni momento, magari facendoti sentire inutile e d'intralcio alla vita "normale" anche se chi ti ama non lo pensa minimamente, veder scorrere le ore del giorno lente e inesorabili, sentire nella tua mente rimasta lucida pensieri di tutti i tipi, farti domande tipo cosa c'è dopo, che senso ha questo prima.
No, non lo immagino proprio. E nemmeno immagino come si sente una moglie, un marito, un figlio o un padre veder comporre in una lavagnetta parole che prendono il significato di una richiesta di morte. Come ci si può sentire? Come si fa a dire a una mente con i soli occhi come metodo di comunicazione di non cedere, di continuare a vivere, di restare a questo mondo?
Un medico è vero che fa un giuramento e si sentirebbe in dovere di aiutare a vivere comunque, ma può una persona rifiutare ulteriori cure? Si che può, ma chissà perchè non se è immobilizzato su un lettino. Se vado in ospedale firmo e me ne vado, ma se sono immobilizzato come queste persone di cui parlo non posso. Una donna tempo fa è morta, aveva seri problemi a una gamba tipo una infezione ormai irrimediabile, l'unica soluzione era l'amputazione, ma lei rifiutò, e dopo una perizia psichiatrica in cui venne appurato che fosse conscia di quel che faceva fece rientro a casa sua e morì poco tempo dopo.
La cosa che spesso mi fa un pò senso è il cambio di posizione della Chiesa in questioni di questo tipo. Nel caso Welby ha mobilitato stampa e media in genere per impedire quella che secondo loro è eutanasia. Per la signora però ha fatto sapere che rifiutare le cure "non è peccato". Mi chiedo che differenza ci sia tra le due cose, visto che uno morirebbe se non fosse aiutato dall'uomo meccanicamente, l'altra invece si può benissimo dire che abbia consapevolmente acconsentito a morire. Il mio pensiero sembrerebbe di parte visto che non sono credente, anche se amo la vita quanto un cattolico.
Continuo però a pensare che certe situazioni non si possono "bollare" per partito preso senza avere la minima idea di cosa si prova, e visto che non lo si sa si dovrebbe almeno prendere per buono quello che viene detto da una persona il cui corpo magari non funziona più ma la mente è ben lucida per poter giudicare e poter decidere quello che a suo giudizio è meglio fare, sopratutto se la vita su cui si decide è la sua medesima.
Ci sono persone che in determinate condizioni seguitano a voler rimanere attaccati alla vita, altre no. E' una scelta che andrebbe rispettata, che si vorrebbe fare senza essere attaccati a un respiratore e senza essere immobilizzati in un lettino, ma sopratutto senza dover essere pilotati in una decisione solo perchè non si ha la possibilità di muoversi.
Io non so cosa farei in una situazione simile, ma a questo punto dovrei dire che non so cosa VORREI FARE in una situazione simile, perchè la decisione non la potrei prendere, dovrei vivere perchè altri per me hanno deciso così.