mercoledì, 14 maggio 2008, ore 15:56

Perchè finisco per sentirmi in colpa anche se so bene che non deve essere così? Episodi passati hanno portato un rapporto a essere in un primo momento buono, poi ad essere di maggiore confidenza, infine ad assumere sembianze di amicizia. Le cose sembravano andar bene, ma la troppa confidenza a volte genera aspettative, e le aspettative abbassano le difese e scoprono settori vulnerabili, talmente vulnerabili che sono stati colpiti da cose futili e idiote. Sul momento sembrava finita là, mi sono detto che no, non ce la si poteva prendere per una cosa simile. Eppure è stato così. Da buon cinico e stronzo mi adeguo alle situazioni pur senza volerlo, però quando prendo posizione poi è dura, molto dura spostarmi. Così per qualche anno quello che sembrava un bel rapporto è diventato indifferenza quasi totale, parole spiccicate e forzate, forzate dal vedersi ogni giorno perché si fa parte di quell'ambiente e si deve collaborare. Tutti si sono accorti, tutti hanno provato a parlarci, prima con la controparte, poi con me. Pian piano il gelo d'oltreconfine si è sciolto, ma di qua è rimasto, eccome se è rimasto, e per lungo tempo anche. Tanto che alla fine sembrava che la colpa di tutto fosse addirittura la mia perché rifiutavo ogni tipo di approccio che andasse oltre discorsi che non riguardassero l'ambiente. E non me ne importava niente, come al solito. C'è voluto molto tempo, molto, però le cose alla fine sono migliorate di parecchio, ma ovviamente non può essere più come prima. Così adesso mi ritrovo a sentire nuovamente confidenze, cose private, cose personali, inviti in casa, trattamenti gioviali e  sereni, ma il muro rimane ben saldo. Me ne dispiace, un po' mi sento in colpa per non dare quanto ricevo, ma è già successo e non risuccederà. E non è colpa mia, non l'ho voluto io, tutti fanno degli errori, ma dagli errori si impara, si impara a proteggersi, si impara a non rifarli e a non recare danno, e io non ho tempo né voglia di richiudermi come avevo già fatto. Peggio per me, peggio per lui.
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categoria : racconti, amicizia, collega





venerdì, 09 maggio 2008, ore 12:39

Qualcuno ogni volta mi dà sempre del matto, anzi, quasi tutti in realtà, però quando, come ieri, ho mal di gola, raffreddore, tosse, dolori alle ossa e altre belle cosette sintomo di principio di influenza (anzi, diciamo proprio influenza senza la febbre, e non sono nemmeno sicuro) io non trovo di meglio che andare a farmi una bella partitona a calcetto con gli amici. Sarà una pazzia, ma per me è un toccasana, mi diminuisce un sacco il catarro, smetto di starnutire e di tirar su di naso come un ossesso e mi passano pure i dolori. A fine partita gli amici mi hanno pure chiesto se mi fossi "bombato"!! Ho corso come una trottola, certo il livello tecnico è quello che è, ma a me interessa muovermi, non faccio certo i campionati. Quando sono rientrato a casa ero uno straccio, mi sono fatto una doccia calda che sembravano tre e poi mi sono buttato nel divano, ero davvero a pezzi. Però stamattina sto decisamente meglio, sento la fatica, ma non ho più i dolori, respiro molto meglio e ho solo un pò di tosse. Sarà che la faticata mi fa espellere le tossine che mi porto dentro, chissà...
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categoria : amicizia, cazzeggio





giovedì, 08 maggio 2008, ore 01:39

"Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita?

Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indietro...

Ci sono cose che il tempo non può accomodare...

Ferite talmente profonde che lasciano un segno..."



Non è mia, ma è come se lo fosse.
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categoria : sfoghi





mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:35

E la luna torna a splendere, qualche nuvola, ma il vento d'alta quota la porta via in fretta. E' bello guardarla da quaggiù, ma si dice che andarci le faccia perdere tutta la sua carica romantica. Ma io mi ci sono avvicinato, ci sono andato, e non è così. Un astronauta non lo sa che bisogna "sentirla", bisogna viverla per sapere cosa si prova. Con la tuta e la navicella non la si può capire, bisogna saperci respirare, bisogna saperci vivere, bisogna lasciarla così com'è, non cercare di modificarla, altrimenti scappa a nascondersi al buio, e mostra di se solo uno spicchio. La tuta non serve, serve essere come lei. O lo si è o non ci si vive. E se non ci si vive la si può solo guardare da lontano, ma allora non sarà mai luna piena.
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categoria : delirio, metafore





mercoledì, 07 maggio 2008, ore 00:27

Passaggio effettuato. Emozioni andate, sensazioni rimaste. La cosa in sè è stata bella, ben orchestrata, quasi "monotona" per quanto era lineare. Piccole sfumature che forse ho colto solo io, forse ho voluto coglierle senza che ci fossero. Ma il messaggio delle stesse, l'ennesimo, era sempre quello. Una sirena bella, emozionata, timorosa, a volte quasi assente, magari la fatica e lo stress. Un tizio, quello della barca, molto preso, concentrato, attento a tutto, ha studiato bene la parte, la conosceva bene, talmente bene da essere impeccabile, tanto da sorridere imbarazzato a un piccolo incespicare nella frase di rito della sirena. Tutto bello, tutto a memoria. Peccato per le sfumature. E io a "godermi" il deja vu, scene di un film già visto, tutto uguale, ma non il protagonista. Non mi dispiace non essere là, mi spiace solo che la mia controfigura non la considero all'altezza del film, della trama, dell'attrice. Tutto è andato via liscio, mi scivolava addosso come pioggia sulla pelle. Le speranze vanno in una direzione, le sensazioni da un'altra. Spero convergeranno prima o poi, e mi auguro nella direzione delle speranze. Il pinguino era sempre là, oscuro e minaccioso, finora è stato ben controllato dalla sirena e ben schivato dal tizio. La strada è nuova, il viaggio è iniziato.
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categoria : sensazioni, amicizia, metafore





sabato, 03 maggio 2008, ore 01:16

Serata intensa. Emozioni contrastanti si annodano e si contorcono, sono contento, ma non lo sono. Sono felice, ma non lo sono. Ho quel che cercavo, ma non ce l'ho. Così una sirena smette il suo canto e nuota via, trascinata da sè stessa in un viaggio di speranza, eppure mi vuole accanto a sè, ancora, comunque. Sono in un vortice che mi trascina con sè, non so se ridere o piangere, d'altronde non posso far niente, non devo far niente, è così. Emozione, tanta nei suoi occhi stasera. La sorpresa è riuscita. Appena ha un secondo però mi chiede se io sapessi. Sapevo. Mi dà bonariamente del traditore. Ma è contenta che io lo sia stato, almeno stavolta. Spero che il viaggio sia buono, spero che la compagnia sia giusta, spero tutto il bene possibile. Il tizio della barca domani parte con lei, destinazione... non lo so. E io sto là a guardare, a vederla andar via... Come mi sento? Non lo so neanche io, assorbito nei miei soliti dubbi da rompiballe e nelle mie speranze sempre positive per coloro a cui voglio bene. Buon viaggio, cucciolotta...
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venerdì, 02 maggio 2008, ore 10:50

Eh si, non so cosa farci...

Mi dico sempre di non farlo, di lasciar perdere, e invece persevero.

Stamattina scena già vista in ufficio, parcheggio la bimba ed entro, i miei due colleghi parlano col capo, discutono partendo dal vaffa day di Grillo per continuare con AnnoZero, la trasmissione di Santoro, e del fatto che ci fosse come ospite Sgarbi che come al solito ha dato spettacolo.

Non ho visto niente ieri, quando di sera sono tornato a casa mi sono buttato sul divano e mi sono anche appisolato a sognare.

Volente o nolente sento quello che dicono. Mi contorco lo stomaco a cercare di star zitto, delle cose dette dal capo sono segno solo di faziosità e ignoranza, ognuno ha la sua opinione e mi va bene, purchè supportata almeno da un minimo di cultura, e invece niente, lui ha la verità rivelata in mano.

Poi faccio una battuta. Giusto per instillare un minimo di dubbio, per fargli capire che non è tutto come dice lui. Niente. Provo a fargli capire cosa volevo dire. Forse è il suo modo di dire le cose che non mi va, tanti giri di parole per dire niente e tornare al punto di partenza, senza aver cambiato versione nè detto nulla di diverso, anzi, si contraddice e non si accorge di farlo.

E allora salta fuori quello stronzo che ho dentro, il bastardo, il rompiballe.

Risatina sarcastica, gli dico anche che il suo modo di dire le cose senza avere il minimo dubbio che possa sbagliarsi non va proprio bene, che la sua opinione vale quanto la mia, ma la mia è tale, ossia un'opinione, la sua è certezza.
E gli rinfaccio il suo discorso, gli faccio notare come abbia detto due cose una agli antipodi dell'altra, la sua contraddizione, il suo girare con le parole e dire tutto e il contrario di tutto senza aver poi detto niente che non sia un luogo comune.

Mi guarda e dice che lui certe cose non le ha mai dette.

Tempo perso, lo sapevo che dovevo starmene zitto. Ultima battuta: "Ho capito, lei ha ragione, non ha mai detto queste parole poco fa, me le sono inventate. Discorso chiuso."

Dice ancora qualcosa ma ormai non ascolto più. Sono proprio fesso a impegolarmi in discorsi che non portano a niente. La mia filosofia del dubbio non attacca con certe menti, hanno troppo bisogno di aver ragione per accorgersi che magari, forse, in teoria, in qualche caso, a volte, può capitare che non tutto sia solo bianco o solo nero...

Ma forse sono io che sto troppo nel grigio...
viruslibero
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lunedì, 28 aprile 2008, ore 09:55

Giorno di festa, la bimba mi porta via.

Giornata intera in ballo di gruppo, ma solo con me stesso, montagna e mare, e sole.

Pensieri lontani e opprimenti.

Divertimento e spensieratezza, per un pò.

Mancanza e malinconia, per un altro pò.

Strada veloce, pensieri di pari passo.

Casa, zainetto, ancora strada.

Mega cena, alla faccia della dieta.

Persone, cagnara, chiasso, gente nuova, spirito unito.

Notte tranquilla, relativamente, tanto sonno, tanta stanchezza.

Doccia, colazione, divisa, concorrenti, tanto sole e tanta polvere.

Panino a pranzo.

Altro sole, altra polvere.

Rientro, riposo, telefono, tanto telefono.

Altra mega cena, altra mega dormita.

Doccia, colazione, divisa, altri concorrenti, meno sole e meno polvere.

Altro panino a pranzo, pochi interventi e tutti di scarsa rilevanza.

Rientro, saluti, bimba, strada veloce, pensieri veloci.

Doccia calda scioglie e si porta via la stanchezza.

Sirena, cicciona, telefono, tensione palpabile.

Sollievo, ma non troppo, si sente.

Paura, la solita, la regalo e non voglio.

Incomprensione, perchè questo è.

Cena, parenti, mente altrove, altro spazio e altro tempo.

Cicciona, giro in macchina, biliardo, tanto biliardo.

Ore piccole, al solito, mondo strano spostato di qua.

Pensieri e parole sulle dita, partono, non so quando arrivano.

Letto, piumone, calduccio, musica, pensieri che si sciolgono e si riannodano.

Buio.
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mercoledì, 16 aprile 2008, ore 10:28

Ho un cuore che pulsa e si dibatte come non mai. Energie nuove ma conosciute danno vigore a un ritmo che ormai si era assopito su se stesso. Cose piccole danno davvero tanta forza. Piccole parole con rinnovata fiducia, quasi non ci credo, eppure stanno lì a brillarmi negli occhi, a darmi cose spaventose. Volare alto, si può cadere, ma è meglio star per terra? Arrivare deciso, duro, impenetrabile, credendo di essere tutto questo, e perdere tutto in un secondo, in uno sguardo, una parola. Ci riprovo, dico ciò che penso, congelo tutto per poi sciogliermi ancora, e ancora. Il tocco è semplice, delicato, eppure giusto, un completarsi quasi inquietante tanto è perfetto. Finisce il tempo, finisce il tocco, continua la sensazione di esso, sempre e comunque. Mi ci rituffo ogni volta, e ogni volta è assurdo. Inquietante e assurdo.
viruslibero
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venerdì, 11 aprile 2008, ore 10:24

Ci sono regole non scritte che sono vere quasi sempre, diciamo al 99%.

Una è sicuramente che i deficienti in automobile sono come le lumache: sono lenti fino allo sfinimento ed escono sopratutto con la pioggia.

Come è anche vero che nel traffico più uno ha l'auto di grosse dimensioni e meno è in grado di saperla utilizzare.

Mah...
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